Articoli marcati con tag ‘Walter Veltroni’
Fare la storia
Walter Veltroni e il Partito Democratico hanno ribadito al Lingotto che “vogliono uscire dal ’900″.
Tradotto significa rinunciare alla possibilità di ribaltare i rapporti di forza tra capitale e sfruttamento del lavoro, per consegnarsi, mani e piedi legate, alla gestione di un presente sempre peggiore.
Possiamo tranquillamente affermare che, per ora, l’unico e inutile risultato che hanno ottenuto è d’uscire dalla storia.
Là dove la storia si fa.
Uolter lo statista e la morte dell’opposizione

Bassezze elettorali – La “sinistra” a Bologna
Cosa dovrebbe fare la sinistra ora, dopo questa Caporetto esistenziale, è la domanda che da mesi si pongono in tanti e tante. C’è chi invoca l’unità poi fa altre scissioni, c’è chi riparte dal basso, con fatica, per riallacciare i nodi di una rappresentanza dispersa ma non scomparsa.
C’è un intero ceto politico, logorato dagli anni, che cerca lavoro. Va bene qualunque cosa: un’occasione, un ritaglio di giornale, uno scranno da cui pontificare sulle sorti magnifiche e progressive dell’umanità. Li vedete? Vengono dalle fila del PRC, dei Verdi, della Sinistra Democratica, dei Comunisti Italiani (questi ultimi, bisogna riconoscerglielo, con una tale assenza di senso della vergogna che suscita rispetto per il molto pelo sullo stomaco).
Fino alla vicenda della pseudo-riforma della legge elettorale europea, sembrava possibile una mediazione tra la burocrazia della sinistra e la necessità di ritrovare l’ossigeno necessario a ripartire. La soluzione s’era trovata in una serie di accordi locali col PD, per andare uniti alle elezioni amministrative e vincere dove possibile.
Certo è un bel rospo da mandare giù, quello di cercare un accordo con chi ti ha dato una mano a farti sparire. Ma in politica bisogna saper digerire anche questo, si sa. Fino a che… visti i sondaggi elettorali, che danno il PD in caduta libera, al 23%, Veltroni ha deciso di puntellare la sua vuota leadership con un accordo bipartisan con Berlusconi. Si son detti: “Mettiamo uno sbarramento abbastanza alto da elimare la rappresentanza dei partiti minori a destra e a sinistra, ridiamo fiato alle trombe del voto utile e arginiamo la diaspora”.
Ora, che faranno i reduci della Sinistra Arcobaleno? A livello nazionale già gridano allo scandalo, minacciano ricorsi, preparano sit-in davanti alle sedi del PD. Ma non dicono l’unica cosa che un’organizzazione con un po’, ma giusto un pochetto di dignità, dovrebbe dire: “Nessun accordo elettorale con voi, né locale né nazionale, finché non abbondonate la chimera del bipartitismo”.
Grideranno come polli incattiviti dalla presenza di una faina nel pollaio, poi si risiederanno tranquilli in un angolo, in attesa che il felino divori le uova e la possibilità di un futuro. Perché l’importante è che gli accordi, almeno a livello locale, si facciano. Della cagnara per salvare la faccia e tanta sottomissione programmatica per salvare qualche poltrona.
Cari amici e care amiche, a Bologna andrà così, ci vogliamo scommettere?
Post Scriptum: un’alternativa al PD+rametti-confusi c’è. L’unica realtà che non è disposta a scendere a patti con l’uccisione della rappresentanza e delle possibilità di un’azione di sinistra si chiama Bologna Città Libera. Fine del dispaccio.

Cassero Magazine Novembre / Dicembre 2008
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Democrazia? Nel PD puoi dire quello che ti passa per la testa
Le posizioni del Partito democratico su temi di grande importanza, come l’uguaglianza dei diritti e la lotta ad ogni fenomeno discriminatorio come l’omofobia – afferma il segretario del partito in una nota – sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti ad un mare di persone. E’ chiaro, quindi – prosegue – che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l’opinione del partito ma esprimono un parere personale.
Veltroni non risponde però alle domande più sostanziose.
Può un dirigente esprimere opinioni contrarie alla carta dei valori del partito?
E che senso ha che un partito elegga dei dirigenti che si oppongo alle finalità del partito stesso?
Mi sembra un caso, questo, che ha implicazioni interessanti. C’è da riflettere.

Dal sindaco sceriffo al grande privatizzatore: la città ha bisogno d’altro
Presso la Sala Bianca di Palazzo d’Accursio
Piazza Maggiore 6
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Dal sindaco sceriffo al grande privatizzatore: la città ha bisogno d’altro
Incontro pubblico di Bologna città libera
Giovedì scorso, alle 10 di mattina, è arrivata la notizia del ritiro di Sergio Cofferati da candidato sindaco per il 2009. La frase che più è circolata in città, accompagnata da una sensazione di sollievo è stata: “il tiranno è caduto“.
Ma sarebbe da ottusi cantare vittoria, come se la città, con la partenza di Cofferati, si fosse liberata, in un sol colpo, dall’oppressione, dal dispotismo e dall’autocrazia. Qualcuno ha detto che “un macigno è stato rimosso”, ma noi riteniamo che (usando lo slang bolognese) che c’è ancora un bel “masagno” in mezzo alla strada. Ad ostacolare la liberazione di questa città ci sono ancora le politiche liberiste e securitarie di cui Cofferati è stato certamente portabandiera ed antesignano, ma che appartengono a pieno titolo a quel partito in decomposizione accelerata che si chiama Partito Democratico.
Le politiche securitarie di cui Cofferati è stato il simbolo appartengono alla cultura ipocrita di tutto il suo partito. Il dogma liberista che ha trovato nel Cofferati del luglio del 1993 il suo grimaldello anti-operaio, non è il suo dogma personale, ma quello di tutto quel partito, che infatti sta affondando come il liberismo.
Bologna città libea non è nata per battere il tiranno, ma per affrontare in campo aperto la tirannia: il potere stalino-liberista cittadino, i furbetti del quartierino Unipol, e il Partito Democratico che, dopo avere tradito i lavoratori, ora si offre come complemento alla mafia berlusconiana, come dimostra l’indegna vicenda Alitalia. Tutti vediamo l’ormai quotidiana genuflessione di Walter Veltroni di fronte alle compatibilità economiche e il suo arretramento davanti alla necessità di attaccare a fondo il governo Berlusconi.
Adesso qualcuno sosterrà che ci sono le condizioni per andare alle prossime elezioni amministrative tutti insieme con l’obiettivo di sconfiggere la reazione guazzalochiana.
Da alcune settimane in tutto il mondo si parla di un’unica cosa: il collasso del sistema finanziario capitalistico, il crollo dell’ideologia liberista, l’approssimarsi di un’onda di miseria disoccupazione e barbarie e noi dovremmo metterci assieme a personaggi come Flavio Delbono che, da assessore al Bilancio al Comune di Bologna (dal 1995 al 1999), ha incarnato la svolta liberista del centro-sinistra della nostra città. Chi ha gestito, se non l’attuale vicepresidente della Regione, insieme all’ex sindaco Vitali, le principali scelte di privatizzazione del Comune (e parliamo di Farmacie Comunali, SEABO, Interporto, Aeroporto, ecc.) ?
E non è che quelli che si contrapporranno a lui, nell’ambito delle Primarie, sostenendo la continuità delle politiche cofferatiane, ci garantiscono un “futuro migliore”.
Noi continuiamo per la strada (diversa) che abbiamo imboccato con la nascita di Bologna città libera. Invece di aggrapparsi disperatamente alle minuscole poltrone che si annidano in qualche anfratto della macchina amministrativa locale, concentreremo la nostra attenzione sugli effetti immediati e su quelli di medio periodo che la crisi in corso produrrà sulla società bolognese, e lavoreremo per trovare soluzioni politiche nuove, adeguate ad una simile accelerazione.
Quello che è in gioco in questi mesi e in queste settimane è il destino di milioni di uomini e di donne, e la possibilità di aprire una nuova fase di lotta, di condivisione culturale e di solidarietà e questo può avvenire se si è alternativi al partito di Matteo Colaninno e Massimo Calearo.
Noi puntiamo sulla creazione di un nuovo spazio pubblico alternativo alla disfatta in corso della società occidentale. Per cogliere questa opportunità non occorre l’alleanza con dei cadaveri, ma occorrono coerenza e fantasia. E la fantasia non è un optional per chi pretende di governare processi imprevedibili come il divenire della società.

Caduto il tiranno, cadrà la tirannia? – Sergio Cofferati ritira la candidatura
“Non cedo le armi e non mi ritiro a vita privata. La mia disponibilità a Veltroni e al Pd”.
Nel PD si apre la corsa alle primarie, con Andrea Forlani, presidente del Quartiere Santo Stefano già candidato alla carica di primo cittadino. Lo stesso che due anni fa annullò la mostra di Arcilesbica che conteneva una rilettura dei dieci comandamenti.
Altri candidati/e del PD arriveranno a breve. E altri arriveranno dall’ ex-Unione.
Appresa la notiza, Franco Berardi “Bifo” afferma: “ora deve cadere la tirannia”. Di seguito il suo post, pubblicato sul sito di Bologna città libera.
Giovedì mattina alle 10 arriva la notizia: tornato a Bologna dopo l’incontro con Veltroni, Sergio Cofferati annuncia il suo ritiro. Il tiranno è caduto. Ora nulla sarebbe più stupido che maramaldeggiare o cantare vittoria. Bologna città libera non è nata per battere il tiranno, ma per affrontare in campo aperto la tirannia: il potere stalino-liberista cittadino, i furbetti del quartierino Unipol, e il partito democratico che dopo avere tradito i lavoratori ora si offre come complemento alla mafia berlusconiana, come dimostra l’indegna vicenda Alitalia. Vogliamo fare di Bologna una zona di resistenza umana, nei tempi cupi che si preparano, ora che il capital-liberismo crolla aprendo la strada a una forma di statal-capitalismo aggressivo che scarica sulla società le sue perdite e i suoi disastri per tentare di sopravvivere. Non sopravviverà, ma dipende da noi quali conseguenze avrà la sua agonia. Potranno essere conseguenze dolorose di miseria barbarie e fascismo. Oppure potrà essere l’inizio di un’epoca nuova di ricchezza frugale e di amicizia. Dipende da noi. La battaglia che abbiamo inziato a Bologna non è bolognese, e ora che il tiranno è caduto ciò appare evidente. Dobbiamo vincere le elezioni bolognesi e governare questa città perché non si tratta di una questione bolognese. La settimana prossima uscirà il primo numero del foglio urgentissimo che esce quando gli pare. Si chiama BBC (Bologna dei Beni Comuni). Martedì prossimo 16 ottobre alle 16.30 in via Zampieri 12 si riunisce la commissione Inquinamento zero per lanciare la campagna progettuale che ha come finalità la realizzazione di una zona No Oil Zone cittadina. Il tiranno è caduto ma nulla cambia del nostro percorso.

Cristiana Alicata invita Walter Veltroni al Bologna Pride
Oggi il baluardo progressista del parlamento è il Pd. Un Pd che riesce a litigare su tutto dalla leadership al posizionamento in Europa, quindi dando spettacolo di divisione, ma sul GayPride tutto tace. E questo silenzio, comincia a pesare. Comincia a pesare perché da fuori qualcuno potrebbe chiedersi che sul GayPride nel PD nemmeno si litiga. Semplicemente entrambe le componenti sono d’accordo nel non ritenere opportuno parlarne. Inviare una ministra ombra per farci contenti, ma non rilasciare dichiarazioni pubbliche a nostro favore, è una forma di ipocrisia così imbarazzante da essere quasi peggiore delle dichiarazioni omofobe, ma esplicite e sincere di certi esponenti della destra. Persino l’adesione del PD di Bologna seguita dalle polemiche a livello locale, relegano l’argomento ad una manifestazione cittadina, quando invece si tratta di una manifestazione nazionale, di una parte di Paese che manca dei diritti fondamentali del vivere civile. Una manifestazione insomma alla quale dovrebbe partecipare Veltroni. Altrimenti non vale.

