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Ma come facciamo a riprodurci?

una famiglia gay

Qualche anno fa a Bologna, durante “The Italian Miss Alternative”, Alessandro Fullin s’esibì in una fantastica interpretazione, nientepopodimeno, di Dio. Con la sua voce inconfondibile, capace di trapanare timpani ed imeni, salì sul palcoscenico, scrutò il pubblico, sempre più numeroso ad ogni edizione della sfilata ideata per raccogliere fondi a favore della prevenzione dell’aids, ed esclamò strepitando, rivolto alle migliaia di finocchi e di lesbiche presenti: “Ma come fate a riprodurvi?”.

L’attacco sferrato da alcuni lgbt iscritti al Partito della Nazione Vaticana (segnatamente tali Concia e Mancuso) alla possibilità d’adottare i figli del o della partner e alla gestazione per altri – attacco rilanciato dalla relatrice del progetto di legge sulle unioni civili, Monica Cirinnà, e da alcune donne del coordinamento “Se non ora quando” – segna un punto di svolta nella discussione in merito ai diritti da riconoscere in Italia alle coppie omosessuali.

Il retrivo livello del dibattito impone di tornare all’ironica domanda posta da Fullin.

Le avvisaglie erano nell’aria da tempo e lo schema di discussione del testo presentato sta ricalcando pedissequamente le esperienze del passato: si parte da un punto di vista arretrato e anti-storico (unioni civili riservate alle sole coppie omosessuali invece che matrimonio egualitario e nuovi istituti familiari aperti alle coppie di qualunque orientamento sessuale), si procede ad eliminare ulteriori diritti (la stepchild adoption e, forse, chissà, la reversibilità della pensione), fino a rendere un testo, nato già indigeribile, un’accozzaglia di veti e di divieti, che hanno come ratio quella di tramutare in legge la morale sessuofobica e omofobica delle gerarchie cattoliche e delle loro alacri vestali, molto attive dentro e fuori il Parlamento.

Morale che ha alla base delle sue rivendicazioni una precisa ideologia: la sessualità non è una fonte di piacere, la sessualità non è una forma di sperimentazione e di conoscenza di sé e dell’altro o dell’altra da sé, il genere s’annulla nel sesso biologico, che è dato, statico, mai in itinere e ancor meno in perenne, cangiante trasformazione, come sarebbe invece liberatorio considerarli all’interno della vita d’ogni individuo e delle relazioni dal singolo o dalla singola create.

Il sesso biologico e gli atti sessuali, secondo la morale giudaico-cristiana, sono gabbie immutabili, finalizzate esclusivamente alla riproduzione della specie.

Facciamoci il favore di chiamare le cose col loro nome: da qui nasce l’attacco alla possibilità delle persone omosessuali d’avere figli e di poterli adottare. Si vogliono le persone omosessuali sterili e inadatte ad allevare bambini.

Contro ogni evidenza storica, contro le opportunità offerte dalla ricerca scientifica, s’intende riservare il concetto di famiglia, con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista sociale e giuridico, alle sole coppie eterosessuali. Meglio se sposate.

Eppure, da sempre, le persone lgbt fanno figli e li allevano disgraziatamente o felicemente, esattamente come le persone eterosessuali.

Non sorprende che a sostenere tali tesi siano i clericali.

Sorprende e dispiace invece che alcune donne, di chiara fama e di storico impegno, vogliano continuare a vietare la libertà di scelta di altre donne a gestire una gravidanza per chi è impossibilitato a farlo, etero od omo che sia.

Dispiacere che registriamo e che non può farci arretrare nemmeno di un millimetro dalla nostra proposta, culturale e giuridica, rivolta alla società italiana: liberazione del sesso biologico dal binarismo d’Adamo e d’Eva, liberazione delle sessualità, svincolandole dall’esclusiva finalità riproduttiva, pluralità di istituti familiari aperti alle coppie d’ogni orientamento sessuale, piena uguaglianza giuridica delle persone lgbt, a partire dal matrimonio.

Come direbbe il generale Charles de Gaulle, questo dovrebbe essere il nostro “vaste programme”, per il quale battersi duramente.

Invito pertanto l’associazione ad affermare a chiare lettere che noi difendiamo con le unghie (smaltate) e coi denti il diritto delle persone omosessuali a formare una famiglia con o senza bambini – e con diritti e doveri riconosciuti tanto alla coppia quanto agli eventuali, voluti minori.

Invito pertanto l’associazione a rigettare il sostegno ad un progetto di legge che offende la ricchezza e la multiforme diversità delle nostre esistenze e la dignità delle persone lgbt.

Perché gli unici due luoghi in cui ha senso calarsi le braghe sono il bagno e la camera da letto.

A margine di questo mio intervento al Consiglio nazionale di Arcigay del 05/12/2015, consiglio la lettura dell’articolo di Chiara Lalli, pubblicato da Internazionale, e quello di Eretica.

Fecondazione assistita: è presto per cantar vittoria, manca un ultimo, fondamentale passo

Legge 40 - Uaar

Con l’abolizione del divieto alla fecondazione eterologa, possiamo considerare conclusa la via giudiziaria contro la legge 40: la parte normativa, infatti, è stata progressivamente abolita, a colpi di sentenze inappellabili. Giova, a questo proposito, notare che i clericali di destra e di “sinistra” non conoscono o, peggio, disconoscono la Costituzione e che gli stessi scrivono male le loro pessime leggi. Per fortuna, vien da commentare, giacché così ci rendono più facile il lavoro di combatterli e di abbatterli.

Dopo l’ultima recente vittoria, il mondo laico s’è speso in proclami di gioia – ok, ci stanno, perché vincere fa bene all’energia con cui portiamo avanti le nostre battaglie. Attenzione però. Passata l’euforia, sarà meglio tornare coi piedi per terra e prendere atto che del testo sulla fecondazione assistita resta in piedi un ultimo pezzo, l’architrave, ovvero quel principio espresso a inizio legge, che rende l’embrione soggetto di diritto.

Tutto ciò che si poteva cambiare attraverso i tribunali è stato cambiato. Per cancellare il pericoloso precedente giuridico rappresentato dall’articolo uno, che in futuro potrebbe minare il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, sarà invece necessaria una battaglia parlamentare, trasversale agli schieramenti politici.

Memoria storica: la comparsa di Mediaset che siede a Palazzo Chigi, quando era presidente della provincia di Firenze, si espresse a favore dell’astensione al referendum abrogativo della legge 40, tenuto nel 2005. La stessa posizione della Cei e del Vaticano. Non dimentichiamolo.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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