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Gay nell’esercito, queste sì che son conquiste
Non sono uno di quelli che pensa che siccome l’esercito vieta ai gay dichiarati di far parte delle forze armate, allora, per lottare contro le discriminazioni, dobbiamo rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans. Ne ho parlato qui e confermo quanto scritto.
Grazie all’abolizione del DADT, da oggi le persone omosessuali dichiarate (quelle velate lo fanno già da sempre) potranno partecipare alle prossime illegali invasioni imperiali, dopo quella dell’Iraq. Potranno sparare sui civili in Afganistan. Potranno partecipare alle “guerre preventive”. Potranno partecipare alla destituzione dei governi democratici invisi a Washington, quali per esempio quelli del Cile, del Vitnam, del Guatemala e del Nicaragua. Potranno usare le armi proibite dalla Convenzione di Ginevra e da quella di Ottawa, tanto al Pentagono se ne infischiano del diritto internazionale e della vita umana.
Questo è l’elenco degli interventi armati degli USA negli ultimi sessant’anni:
Cina 1945-6
Corea 1950-3 (Guerra di Corea)
Guatemala 1954
Indonesia 1958
Cuba 1959-61
Guatemala 1960
Vietnam 1961-73
Congo 1964
Laos 1964-73
Perù 1965
Cambogia 1969-70
Guatemala 1967-69
Grenada 1983
Libano 1983-84
Libia 1986
El Salvador anni ’80
Nicaragua anni ’80
Iran 1987
Panama 1989
Iraq 1991-2002
Kuwait 1991
Somalia 1993
Bosnia 1994-5
Sudan 1998
Afghanistan 1998
Jugoslavia 1999
Afghanistan 2001-
I prossimi scriveteli voi.
Queste sì che son conquiste di cui esser fieri.
Louis C. K. spiega cos’è la Chiesa Cattolica
Louis C. K. è un comico americano abbastanza famoso. Negli USA la satira non si preoccupa di non pestare i piedi ai poteri. Ci va giù duro e fa il suo mestiere. Infatti…
Divise gay? No, grazie
Le stellette militari, la paccottiglia nazionalista e patriottica, la retorica della forza e del dominio dell’uomo sull’uomo, i guerrafondai della realpolitik, mi disgustano assai. L’unica divisa che apprezzo è quella da hostess (o da stewart).
Non sono uno di quelli che pensa che siccome l’esercito vieta ai gay dichiarati di far parte delle forze armate, allora, per lottare contro le discriminazioni, dobbiamo rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans.
La questione, così posta, parrebbe simile alla nostra richiesta di accesso al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso: se lo Stato prevede un istituto, non può riservarlo ad alcuni (gli eterosessuali) ed escluderlo per altri (le persone omosessuali). Se lo Stato istituisce il matrimonio, questo deve poter essere utilizzato da chiunque ne faccia richiesta, pena il venir meno del principio di uguaglianza di fronte alle legge. In questo senso, anche le persone che non credono all’istituzione del matrimonio possono e debbono sostenerne l’estensione alle coppie gay: è in gioco la parità dei diritti.
Lo stesso, volendo, si potrebbe affermare (e molti lo affermano) per quanto concerne l’esclusione delle persone lgbt dall’esercito: laddove c’è un’esplicita discriminazione, questa va combattuta chiedendone la rimozione, a prescindere da considerazioni di merito, ovvero se siamo o non siamo favorevoli all’esercizio della forza armata.
Credo che il problema, così posto, sia fuorviante e mistificatorio. L’esercito non è “una Istituzione qualsiasi”. L’esercito è il frutto del dominio maschile sulla società, l’esito logico della teorizzazione della forza bruta quale migliore strumento per la risoluzione dei conflitti fra le società e nelle società. L’esercito è Maschio, e tale resterà, nonostante la spruzzatina di modernismo data dall’introduzione delle donne fra i suoi ranghi. L’esercito è Maschio perché è il prodotto dall’ideologia del Maschio dominatore, violento, misogino, omofobo.
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Nucleare, Iran chiama Italia
Haiti, partiamo dal cancellarne il debito estero
Le varie nazioni che farneticano da giorni su come aiutare le popolazioni dopo il terremoto, potrebbero partire da qui: azzerare i loro crediti verso Haiti e permettere allo stato d’investire nella ricostruzione e nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone.
Certo bisogna evitare con gli aiuti finanziari di risollevare le sorti della dittatura; per evitarlo, sarebbe sufficiente che Obama s’impegnasse a non considerare Haiti un bantustan degli USA.
Perché anche la solidarietà, quando maschera aiuti sotto forma di prestiti, diventa un nuovo cappio con cui soffocare ancor più il futuro di un povero paese travolto dalla tragedia.
Milk – Anteprima a Bologna, martedì 20 gennaio
Milk – Il trailer italiano
Bologna città libera – Come sarà il mondo tra poco?
Il 6 novembre, in via Zampieri 12 alle ore 21 [aggiungi l'appuntamento al tuo calendario e invita i tuoi amici e le tue amiche a partecipare], ci vediamo per fare il punto sul mondo, per ragionare sulle prospettive che si stanno aprendo.
Quella che si apre alla società italiana – nel quadro della crisi globale che è precipitata negli ultimi due mesi – è una prospettiva drammatica: i licenziamenti stanno già colpendo i lavoratori precari, quelli che tanto chi se ne frega manco li avevamo conteggiati. Poi sarà la volta dei lavoratori che credono di essere garantiti. I tagli che devastano la scuola saranno estesi poi anche alla sanità (il Presidente del Consiglio lo ha già annunciato). Dopo un periodo (che potrà essere lungo o breve, ma che sarà certamente doloroso e violento) è probabile che la gente riprenderà a pensare con la propria testa. Allora dovremo disporre di strumenti per la comprensione, di una mappa capace di indicarci la dislocazione delle forze sociali, le contrapposizioni e le potenziali alleanze, le linee di una possibile ricomposizione. Dopo il crollo elettorale di aprile la sinistra ha tentato di mettere insieme i cocci, ma finora non ha saputo intrecciare la dimensione politica con quella sociale, non ha saputo sintonizzarsi sulle prospettive di ricomposizione sociale. Invece di attorcigliarsi sulle identità passate, occorre ragionare sulle possibilità future di ricomposizione di un corpo sociale oggi disgregato.





