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Quella pazza idea di andare in pensione
L’Unione Europea ci invia un secondo richiamo: l’Italia deve parificare l’età della pensione per gli uomini e per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Attualmente è di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne.
La questione viene dibattuta a senso unico: equiparare equivale a innalzare a 65 anche per le donne l’etè della pensione.
Siamo sicuri che sia una buona idea? (Domanda retorica).
In un paese in cui aumenta drammaticamente la disoccupazione – tanto da doverla considerare come elemento costitutivo del sistema economico finanziario/capitalista -; dove i giovani non trovano impiego, né precario né tantomeno stabile, fin oltre i trentanni; in cui si registrano picchi di invecchiamento nella porzione di popolazione attiva nelle fabbriche e negli uffici; dove il ricambio generazionale è una chimera che ti fa invecchiare a forza di discuterne e ti ritrovi cinquantenne senza averlo mai avvistato, è corretto proporre di aumentare la permanenza delle donne al lavoro?
O non sarebbe meglio, partendo proprio dalla Pubblica Amministrazione, andare nella direzione opposta, equiparando sì l’età della pensione per uomini e donne, e diminuendola complessivamente a 60 anni?
Quante possibilità si aprirebbero per lo Stato! Stabilizzazione dei precari, fine delle politiche di esternalizzazione dei servizi, riqualificazione e snellimento della burocrazia italiana, nuove energie, nuove idee.
I conti dell’INPS sono in attivo. Ce lo potremmo permettere, con qualche accorgimento. E faremmo un passo in avanti, basato sull’innovazione, verso il superamento della crisi economica.
Una buona, pazza idea quella di andare prima in pensione.
Verrà anche solo valutata, presa in considerazione? No. Si ragiona solo per sottrazione, tanto a destra, quanto a sinistra, nei partiti e nei sindacati, da decenni in posizione di difesa di diritti sempre più fragili e inconsistenti.
Che fine farà l’Europa? E gli europei?
Me lo sono chiesto qualche giorno fa, pubblicando le mie riflessioni in questo breve scritto.
Desidero tornare sull’argomento (e temo ci sarà necessità di tornarci sopra ancora per molti mesi, forse anni) segnalando un articolo pubblicato su L’Unità, a firma di Loretta Napoleoni.
Napoleoni analizza il piano di salvataggio approvato dall’Unione Europea, che prevede 750 miliardi di euro di finanziamenti per gli stati in difficoltà e che saranno reperiti sui mercati emettendo bond, ovvero indebitando i già fragili bilanci statali e federali. La conclusione dell’economista è paradigmatica del dilemma a cui ci troviamo tutti di fronte:
Il problema più serio è chi nel lungo periodo si accollerà il debito, i già indebitatissimi contribuenti europei? E tutte le piazze affari concordano che costoro non ce la fanno a tirare ulteriormente la cinghia. A che serve salvare l’Europa se per farlo dobbiamo sacrificarne gli abitanti?
Proseguo i consigli, suggerendo la lettura di due lunghi post di Mauro Zani, ex parlamentare europeo: Carlo Marx e Finanza per lo sviluppo.
Zani si concentra sulle cause prime del disastro e le individua nelle politiche liberiste, a cui la sinistra s’è accodata. Le sue conclusioni sono di prospettiva: dov’è il problema, come risolverlo, da dove ripartire.
La malattia è nel capitalismo. Né più, né meno. Ma allora bisogna curarlo. Domare e poi addomesticare la bestia selvatica che è in lui. Tener a freno il suo intrinseco essere asociale senza uccidere il suo spirito animale e vitale. Operazione complicata. Non impossibile. Solo logica, necessaria, urgente. In verità: umana. Alla luce degli eventi attuali e alla fin della fiera forse conviene ripartire dai grandi umanisti. Come Karl Marx. Con tutti i grani di sale che volete.
Gay bolognesi e emiliani, brevi istruzioni per il suicidio
1. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi concede qualcosa purché rinunciate alla pubblica rivendicazione delle vostre richieste, fatelo.
2. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi finanzia il Pride con 1.500 euro e poi sgancia 2 milioni di euro all’anno alla Curia, ringraziatelo: siete pur sempre nei suoi pensieri.
3. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi promette una legge regionale contro le discriminazioni e poi in cinque anni non riesce ad approvarla a causa dei veti dei cattolici, plaudite l’escamotage d’inserire un articolo nella finanziaria emiliano-romagnola: ottenere qualcosa è sempre meglio che lottare con dignità.
4. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza difende il crocefisso dalla assurde richieste di laicità che provengono dall’Europa, complimentatevi con voi stessi per aver votato democristiano.
5. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza prende le distanze dai festival culturali che organizzate e afferma di non aver approvato i finanziamenti, riunitevi in preghiera: è solo un brutto momento, passerà.
6. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza sostiene che offendete la Santa Romana Chiesa, per buona educazione distogliete lo sguardo dalla sua lunga sottana nera.
7. Quando chiedete una campagna informativa contro le malattie a trasmissione sessuale e l’assessore del partito di centro-sinistra e di maggioranza vi risponde che non si può mostrare un preservativo, esclamate “Mea culpa”. Lo sanno tutti che i bambini li porta la cicogna.
8. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza elegge contemporaneamente un discepolo dell’Opus Dei e una persona omosessuale, fingete che quest’ultima conti qualcosa.
9. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi regala una briciola, sentitevi sazi come Lucio Licinio Locullo dopo una cena in compagnia di Cicerone e Pompeo.
10. Quando il masochismo non sarà più una piacevolissima pratica sessuale ma politica, avrete raggiunto il vostro obiettivo. Amen.
Baffino D’Alema e la “generosità” di Berlusconi
66 paesi a favore della depenalizzazione dell’omosessualità, 58 contro
Grazie alla Francia, che ha la presidenza semestrale dell’Unione Europea, è già online il sito ufficiale della dichiarazione, dove saranno raccolti video, documenti, le versioni tradotte della dichiarazione, per ora disponibile in francese, inglese e spagnolo. Il sito si chiama LGBT TV e ha questo indirizzo web www.droitslgbt2008.fr .
Alcuni attivisti lgbt presenti a New York all’ONU per sostenere la dichiarazione hanno scritto dei resoconti dettagliati e appassionati. Quello di Philippe Colomb lo trovate qui [in francese], che ha anche pubblicato un bel album fotografico. Quello di Björn Van Roozendaal qui [in inglese]. Arcigay, che ha fortemente sostenuto la dichiarazione, ha messo online un esaustivo comunicato stampa disponibile qui [in italiano, of course], in cui leggiamo che “la nostra associazione, attraverso l’importante campagna che ha visto decine di manifestazioni nel paese, 50.000 sostenitori alla “Cause” su Facebook e la costruzione di una rete internazionale di sensibilizzazione, ha contribuito a rafforzare un percorso che sarà ancora lungo, ma che oggi vede realizzato una passo importante nell’affermazione dei diritti e della tutela delle persone LGBT”. La “Cause”, nel frattempo, ha ottenuto il sostegno del governo francese ed è linkata direttamente dall’homepage del sito promosso dal Ministero degli Esteri.
Per chi non s’accontenta delle parole e desidera vedere coi propri occhi ciò che è avvenuto al Palazzo di vetro, ha a disposizione due video, sul sito dell’ONU: qui e qui. Con emozione possiamo ascoltare un ragazzo del Camerun che ci ricorda che “in Africa l’omosessualità esiste”, oppure l’intervento del deputato maoista Sunil Babu Panta, fondatore della Blue Diamond Society, associazione che promuove i diritti delle persone lgbt in Nepal.

18 Dicembre 2008, la Francia presenta la proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità – La diretta sul web
Sarà un giorno che possiamo definire storico e dal grande significato politico, per le lotte dei movimenti di liberazione sessuale.
“È una prima vera e propria rivoluzione globale, che vede uniti molti paesi dei 5 continenti.” – dichiara da New York Renato Sabbadini, dirigente di Arcigay e co-segretario di ILGA World, rete di associazioni LGBT mondiale – “I 27 paesi UE sono tutti tra i firmatari della dichiarazione e per la prima volta sono al nostro fianco grandi paesi dell’America Latina come Cuba, Brasile ed Argentina, cinque paesi africani, o nazioni asiatiche quale il Nepal. ”.
Sarà possibile seguire la diretta della cerimonia e il discorso di presentazione di Madame Rama Yade via webradio, grazie a RadioFG.
Sarà possibile seguire la diretta video in più lingue grazie al webcats delle Nazioni Unite.
Sarà possibile seguire la diretta con reports e foto dall’homepage della Cause su Facebook.
L’intervento di Rama Yade è previsto per le 21.30, ora italiana.


