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Emilia-Romagna, clericale dell’UDC verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità. Una petizione per dire NO

Clericali? No, grazie!

Clericali? No, grazie!

Per evitare che la consigliera clericale dell’UDC Silvia Noè diventi presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna, Rete Laica Bologna, in collaborazione con tante associazioni, ha avviato una petizione per raccogliere quante più firme possibile.

Se condividete le intenzioni e il testo dell’appello, firmate e diffondete.

I clericali non vanno mai in ferie. Nemmeno noi.

Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità

Silvia Noè

Silvia Noè

Indiscrezioni giornalistiche danno Silvia Noè dell’UDC in prima fila per la presidenza della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna. La candidatura fa parte della strategia del PD per allargare il campo delle alleanze politiche; non avendo potuto includere direttamente gli integralisti dell’UDC nella coalizione che ha vinto le recenti elezioni regionali, a posteriori offrono loro una poltrona.

E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.

La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:

Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.

Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.

Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.

Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.

Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.

L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).

I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.

Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.

Concordo in pieno con l’amico Franco.

Appello ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura

CSM, accordo nel segno dell’omofobia

Michele Vietti

Michele Vietti

Sul nome di Michele Vietti, quale vice-presidente del CSM, Anna Finocchiaro, a nome del PD, ha dato il via libera: “Hai il nostro voto”.

Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.

In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.

Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).

Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.

Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -

“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.

Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:

“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.

Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?

Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.

Pronti alla grande ammucchiata?

Io sì, ma solo a letto. Con l’UDC, testa d’ariete della negazione di diritti delle persone lgbt, fiera avversaria della laicità delle Istituzioni, quale programma di governo è possibile immaginare per la città di Bologna?

Dalle parti del Partito Democratico devono pensare (sottovoce): “Ma chi se ne frega della laicità e dei diritti e del programma, qualcosa da scriveremo lo troveremo. Del resto sono anni che riempiamo pagine su pagine di programmi elettorali che nessuno legge”.

E infatti Andrea De Maria, segretario uscente del PD, dichiara: “Ritengo giusto che il centrosinistra sviluppi un confronto sui programmi sia con l’UDC, sia con l’esperienza della lista civica promossa da Giorgio Guazzaloca”.

Intervento di Gianni Sofri alla direzione del Partito Democratico di Bologna

Desidero cominciare il mio intervento con alcune precisazioni. Sono del tutto libero da appartenenze correntizie così come da ambizioni personali (è noto a tutti che ho avuto un ruolo pubblico e che l’ho tranquillamente lasciato, preannunciando la mia decisione con un anticipo di due anni). In passato, mi è capitato di dare una mano, convintamente, a Virginio Merola e a Claudio Merighi (due personaggi con ruoli e figure molto diversi all’interno del Partito), ma nessuno di loro ha letto il mio intervento o ne conosce il contenuto neppure nelle sue grandi linee. Dico queste cose perché nessuno possa ascoltarmi pensando a quali siano i miei scopi più reconditi. Semplicemente, non ci sono. Non ho mai amato le dietrologie e le teorie del complotto o simili. Per me le parole valgono per quello che dicono. Quanto al mio scopo, è solo quello di contribuire, con una franchezza che mi è permessa forse dall’età (è noto che il passare degli anni fa cadere i freni inibitori, e questo a volte -ma solo a volte- è positivo); di contribuire, dicevo, al dibattito sulle sorti future del nostro partito e, soprattutto, della società in cui esso opera.
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DD. Declino Democratico

Il sindaco di Bologna, Flavio Delbono, s’è dimesso, in seguito a uno scandalo sessuale-finanziario, che lo vede pesantemente coinvolto i strani giri di soldi nella sanità emiliano-romagnola.

Bologna s’avvia verso le elezioni. Ancora non si conosce la data certa; s’ipotizza una concomitanza con le regionali, quindi tra due mesi, il 28 e il 29 marzo.

Si sono aperte le danze: chi va di qua, chi va di là, con chi mi alleo (per fare cosa?), chi è il candidato sindaco, primarie sì primarie no però di coalizione.

Intanto Baffino D’Alema persevera. Oggi a Bologna, tende una mano all’UDC: “Naturale che, anche localmente, non sia alleata col PDL”. Per ora Casini risponde picche… ma forse è solo per alzare il prezzo… vedremo.

Per discutere del marasma in cui siamo caduti a causa dell’insipienza della classe dirigente del Partito Democratico e della sinistra a lui alleata, Bologna Città Libera ha convocato un’assemblea aperta a tutti per Martedì 2 Febbraio, alle ore 20.30, presso l’Istituto del Risanamento, in Via Muratori 4/2 [vedi mappa]. Partecipate!

Potevamo dire: ve l’avevamo detto. E’ vero, ma non basta. E del resto non siamo stati certo con le mani in mano in tutto questo tempo. Per questo di fronte al nuovo scenario che si è aperto con le dimissioni del sindaco noi preferiamo rispondere nell’unico modo che abbiamo sperimentato durante la scorsa campagna elettorale per dialogare con/nella città: un’assemblea pubblica di Bologna Città Libera.

Arcigay 2010, appunti pre-congressuali

DI MAURIZIO CECCONI
(Scaricalo in .odt oppure .pdf)

DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA

“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.

Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.

Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.

L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.

Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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Bocciata la legge Concia contro l’omofobia

BOLOGNA, 14 OTTOBRE – La legge contro l’omofobia, fortemente voluta dalla parlamentare PD Anna Paola Concia, dichiaratamente lesbica, è stata affossata alla Camera. La maggioranza ha infatti votato l’incostituzionalità del provvedimento dopo essere stata sconfitta sulla possibilità di mantenerlo in Commissione giustizia per una serie di “limature al testo”, come chiesto, in particolare, dall’UDC.

La “legge Concia”, che prevedeva l’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali, era passata al vaglio della Camera dopo che era stata licenziata in Commissione giustizia con i soli voti contrari dell’UDC e dell’IDV, i quali avevano votato contro per motivi opposti: l’UDC perché contraria ad una legge contro l’omofobia, l’IDV perché la considerava, così com’è, inutile, non prevedendo un reato specifico ma solo un’aggravante.
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Il movimento lgbt non riconosca come sua la legge contro l’omofobia

La Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato il testo base della legge contro l’omofobia, avente come relatrice l’onorevole Anna Paola Concia. Il testo ha avuto il voto favorevole di PD e PDL e Lega Nord e quello contrario dell’UDC e dell’IDV, per motivi opposti. Per i centristi perché sono contrari a una legge contro l’omofobia (sono gli stessi, ricordo, con cui il PD vorrebbe tessere un’alleanza per il prossimo governo) e per l’IDV perché il testo approvato è “inutile” in quanto, non prevedendo il reato di omofobia, non avrà effetti sul piano pratico e giuridico. In più, il testo base approvato cancella l’aggravante per le violenze compiute in base all’identità di genere: espelle quindi dal provvedimento i/le trans. Le possibilità di apportare emendamenti migliorativi e che questi siano approvati sono estremamente basse. Anzi, è assai probabile che la legge peggiori ulteriormente.

Questi i fatti nudi e crudi.

Il movimento lgbt da anni è impegnato a chiedere qualcos’altro in merito alla lotta all’omofobia, ovvero l’estensione della legge Mancino. Per chi non lo sapesse o non avesse chiari i termini della vicenda, riepilogo qui brevemente perché preferiamo questa soluzione.
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La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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