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STRANABOLOGNA, in strada contro l’omofobia – Venerdì 2 Ottobre 2009

STRANABOLOGNA
In strada per spezzare il filo nero della paura

Venerdì 2 ottobre 2009
Concentramento Piazza Castiglione – Ore 17

Non ti sembra strano che oggi si chiamino “emergenze” problemi che in realtà esistono da sempre, come ben sanno le donne, le lesbiche, i gay e i/le trans?

Non ti sembra strano che ci si accorga di questi problemi solo quando si vogliono giustificare pacchetti-sicurezza, controllo e repressione?

E non ti sembra strano che più si parla di sicurezza più i gruppi neofascisti e razzisti acquisiscano agibilità politica e più aumenti la violenza contro donne, lesbiche, gay, trans, migranti e ogni altro soggetto considerato “diverso”?

Non ti sembra strano che gli stessi che fomentano razzismo e discriminazione da un lato ti incitino alla paura e dall’altro ti “offrano” protezione?

Non ti sembra strano sentirti “più sicuro/a” in una città militarizzata e piena di polizia, vigili e vigilanti, divieti, sessismo e odio razzista?

Non ti sembra strano definire omofobia (fobia=paura) i feroci tentativi di imporre il dominio di UN pensiero, UN genere, UNA sessualità, UNA identità monolitica alla complessità di saperi, esperienze e desideri che attraversano le strade della nostra città?

SE HAI RISPOSTO SÌ AD ALMENO UNA DI QUESTE DOMANDE, sei stata/o scelta/o per partecipare alla STRANABOLOGNA: autodeterminazione, desideri, creatività, visibilità in strada per liberarci collettivamente – e senza nessuna delega – dalla violenza fascista, sessista, razzista e anti-omosessuale.

Ripartiamo dalle nostre strade per riallacciare il filo della memoria e della solidarietà e per spezzare – ciascuna/o con le proprie pratiche – il filo nero della violenza con cui fascisti, sessisti e razzisti (istituzionali e non) cercano di alimentare un clima di terrore.

Promossa da
Facciamo Breccia Bologna, Antagonismo Gay, Figlie Femmine
Frangette Estreme, Fuoricampo Lesbian Group, Laboratorio Smaschieramenti
M.I.T. – Movimento Identità Transessuale, XM24

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Trampolieri

Quisquilia

Non capisco la mania di definirci e di farci definire “popolo” – in quanto uomini e donne lgbt – . “La parola popolo indica l’insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno stato”. Non siamo un popolo. Siamo delle comunità di persone gay/lesbiche/bisex/trans in relazione tra loro. Parrebbe una quisquilia, ma vi ricordate chi è che “difende il popolo”?

Popolo d'Italia alle armi!

L’omofobia di Buttiglione e la futura alleanza PD-UDC

La contrarietà di Rocco Buttiglione – presidente dell’Unione di Centro (prossima a cambiar nome in Partito della Nazione) – a una legge sull’omofobia rende plasticamente indispensabile una presa di posizione delle associazioni lgbt in merito all’alleanza per il governo tra Partito Democratico e UDC, che si concretizzerà qualora Bersani/D’Alema vincessero il congresso del PD.

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Cosa propone D’Alema, in sintesi, e che Bersani ha fatto suo da quando è candidato alla segreteria del PD?

La proposta del Baffino Nazionale è di rivedere in senso “tedesco” la legge elettorale: un ritorno al proporzionale con un’alta soglia di sbarramento. Una legge elettorale siffatta aprirebbe la strada a una ridefinizione del peso politico dei partiti presenti in Parlamento e di quelli che si (ri)candideranno ad entrarci.

Il cambiamento della legge elettorale permetterà ai centro cattolico rappresentato dall’UDC di trovare una sua collocazione al centro degli schieramenti (oggi è schiacciata dal maggioritario e senza l’aiuto concreto del Vaticano alle ultime elezioni non avrebbe superato la soglia di sbarramento, restando priva di una rappresentanza).

D’Alema/Bersani intendono quindi garantire una sopravvivenza-senza-patemi al cattolicesimo conservatore e ipotizzare il rientro in Parlamento di una sinistra, nel frattempo divenuta marginale, anche grazie al contributo determinante delle leggi elettorali e dei correttivi approvati in Parlamento col voto favorevole del Partito Democratico.

La loro visione è: un PD che si fa centro di un’alleanza per il governo che va dall’UDC a una sinistra debolissima. Sono convinti che il peso elettorale del PD sarà in grado di garantire un equilibrio tra le diverse anime che si propongono di unire in un nuovo centro-centro-sinistra (un’ulteriore involuzione del precedente e già debolissimo centro-sinistra). In questo quadro, la voce della sinistra, se ci sarà, sarà paragonabile al cinguettio di un passerotto.

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Torniamo a noi. Cosa c’azzeccano quindi i froci, le lesbiche, i/le bisessuali e i/le trans con la futura alleanza PD-UDC?

A una domanda (anche se retorica) è maleducazione rispondere con un’altra domanda. Faccio il maleducato a fin di bene, perché chi legge è importante che arrivi a comprendere questi sviluppi da solo/a.

Secondo voi, quale sarà il punto di mediazione su cui si stringerà l’accordo PD-UDC? [Siete pregati di rispondere lasciando un commento/opinione]

Vi scrivo come la vedo io. Così: si scambieranno qualche poltrona e qualche centro di potere (naturalmente) e sul piano politico l’accordo si farà sull’insabbiamento sine die della riforma del diritto di famiglia, sui veti nei confronti dell’estensione dei diritti individuali – gli unici argomenti elettorali a cui è interessata l’Unione di Centro – . I diritti civili (coppie gay, adozioni, divorzio breve, testamento biologico, riforma della legge sulla fecondazione assistita), i diritti della persona e quelli collettivi, saranno il terreno della rinuncia del Partito Democratico per i prossimi vent’anni.

E’ il prezzo che hanno deciso di pagare per tornare al governo del paese. E’ un prezzo che in realtà paghiamo e pagheremo noi, uomini e donne, di qualunque orientamento sessuale e in particolare le persone omosessuali a cui oggi non è riconosciuto nessun diritto.

Risponderà qualcuno: “Fantapolitica!” oppure “Pessimista!” oppure “Bugiardo!” o più pericolosamente “Vedrete che andrà diversamente, ce la faremo a convincere l’UDC a votare a favore delle coppie gay e di una legge sull’omofobia!”.

Ribatto: cari amici/amiche del PD, non siete riusciti a far votare nemmeno i vostri di deputati e senatori a favore dei diritti civili e pensate di convincerci/prendere-in-giro facendo credere che gestirete “progressivamente” l’alleanza con cattolicesimo conservatore? Suvvia! I loro sono “valori non negoziabili”: ve l’hanno detto in tutti i modi possibili.

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Così andrà la storia se non interverranno fattori diversi a farle cambiar percorso. Uno di questi potrebbe essere il movimento gay/lesbico/bisessuale/trans e la sua capacità di rapportarsi trasversalmente con la società civile italiana.

Fin da oggi è prioritario che le associazioni e i soggetti della galassia arcobaleno prendano pubblicamente le distanze da questo compromesso. Ognuno col suo tono e ognuno con la sua voce, ma col comune obiettivo di smetterla di essere merce di scambio per il gioco delle alleanze tra i partiti e con l’inemendabile richiesta di uguaglianza.

Non ci risponderanno “Sì”, anzi ci attaccheranno pesantemente, emarginandoci dalla comunicazione politica ancor più di adesso (avete notato che i Pride sono diventati notizie da quinta pagina, vero? E che i più attenti a considerarci “poco significatici” sono i quotidiani di centro-sinistra?).

Per questo dobbiamo aprire una stagione (vera e non solo a parole) di mobilitazione, in ogni città. Dobbiamo reagire prontamente ogni qual volta succederà un fatto che ci riguarda. Dobbiamo programmare per tempo almeno un paio di grandi manifestazioni sul tema della “parità di diritti”. Questo sarà un anno importante che aprirà o chiuderà i giochi per tanti anni a venire. E l’oggetto del contendere siamo noi e le nostre vite. Non restiamo inermi.

Ce la faremo? Chissà.

La diversità fuori dal PD+UDC

I diritti e l’ombra del potere

Parafrasando Alexis de Tocqueville – che affermò che “alleandosi a un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti” – sostengo che “alleandosi a una forza politica, il movimento omosessuale, bisessuale e trans concede potere ad alcuni uomini e donne, ma perde la speranza di ottenere diritti per tutti/e”.

Alexis de Tocqueville

Un “Avvenire” senza rispetto

Arcigay Emilia-Romagna
Comunicato stampa, 22 Giugno 2009

L’Avvenire senza rispetto

“Sono pretestuose e senza rispetto le critiche formulate dal supplemento cittadino Bologna Sette del quotidiano Avvenire, a proposito degli spot realizzati per i 60 anni della Costituzione e commissionati dalla Regione Emilia-Romagna a un gruppo di studenti di Scienze della Comunicazione” – dichiara Flavio Romani, coordinatore Arcigay Emilia-Romagna.

“L’Avvenire si indispettisce per il fatto che in questi spot “famiglie e cattolici vengono oscurati dagli zerovirgola”, come se famiglie e cattolici già non imperversassero senza scampo 24 ore su 24 su tutti i media. E come se la famiglia non fosse l’argomento più di moda fra i politici che amano nominarla in continuazione per fare contenti i vescovi, tranne poi dimenticarsi di realizzare qualsiasi concreto aiuto che dia un reale sostegno alle moltissime famiglie in difficoltà”.

“Siamo inoltre certi che a far sobbalzare maggiormente l’Avvenire sia stato lo spot con protagonista una trans a un colloquio per la selezione di personale, sessanta secondi delicati e ironici, che toccano uno dei momenti più difficili della vita delle persone trans, ovvero trovare un lavoro. L’Avvenire, tronfio e supponente, classifica queste persone fra gli “zerovirgola”, ovvero una minoranza insignificante che non vale nemmeno la pena di ricordare. Eppure il Vangelo insegna che i dimenticati dovrebbero essere i primi ad essere accolti a braccia aperte”.

Trans negli spot sulla Costituzione. Per la Curia di Bologna la Regione Emilia-Romagna sbaglia

Spot sulla Costituzione: la Curia bacchetta la Regione
Su Bologna Sette: “La campagna per l’anniversario
si dimentica delle famiglie e dei cattolici”

di Giovanni Panettiere, 22 Giugno 2009, Il Resto del Carlino

Sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ed è braccio di ferro tra Regione e Curia sulle radici cristiane e la famiglia fondata sul matrimonio. Per celebrare anniversario, Via Aldo Moro ha realizzato cinque spot su altrettanti articoli della Carta, trasmessi in queste settimane su MTV, il network televisivo più seguito dai giovani. Al centro la pari dignità e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (art. 3), la libertà delle comunicazioni (art. 15), quella religiosa (art. 19), il diritto all’istruzione (art. 34) e la disciplina del lavoro (art. 35). Di per sé l’iniziativa non dispiace a Bologna Sette, il settimanale dell’arcidiocesi, che, però, ieri non ha risparmiato critiche ai contenuti degli spot con due articoli in prima pagina: l’apertura, dal titolo eloquente “La Carta in dissolvenza”, e il commento di Stefano Andrini, ‘Famiglie e cattolici oscurati dagli zerovirgola”. “La campagna si dimentica – attacca il caporedattore – della maggioranza sociale e religiosa del Paese suggerendo ai giovani un modello di Costituzione a una dimensione”. A non piacere è soprattutto la pubblicità che invoca il rispetto della dignità delle persone transessuali (“nessuno la mette in discussione ma rappresentano pur sempre uno zerovirgola“), tacendo, invece, sui diritti della famiglia tradizionale (che nel nostro Paese è “ancora un modello largamente maggioritario”, nonostante venga ignorata “dal legislatore, anche quello regionale”). Ma la polemica non dimentica il capitolo sulla libertà religiosa, perché – dice la Curia – lo spot promuove l’idea che “tutte le religioni sono uguali (quella cattolica un po’ meno)” e riduce la fede a “fatto individuale”. Mentre via Altabella promuove il progetto culturale del già presidente della CEI, cardinale Camillo Ruini, sulla presenza della Chiesa nello spazio pubblico e rilancia l’identità cristiana dell’Italia. Bologna compresa. Ancora più duro l’articolo di Teresa Mazzoni che non nasconde di avere provato “un moto di rabbia” davanti alla campagna della Regione. “Basta con questo relativismo – scrive – in cui essere maschio e femmina non è iscritto nel nostro DNA ma appannaggio del libero arbitrio” e con “l’omologazione di chi vuoi far credere che ogni religione è uguale all’altra”.

In Piazza dell’Unità MONTEVENTI UNISCE

Bologna Città Libera
Comunicato stampa, 29.05.2009

DOMANI IN PIAZZA DELL’UNITA’ MONTEVENTI UNISCE

Domani dalle 17.30, il candidato a sindaco di Bologna Città Libera, Valerio Monteventi, unirà tutte le coppie (omo, lesbo ed etero) che vorranno partecipare ad un simbolico rito civile. “Con questa iniziativa – spiega Monteventi – vogliamo manifestare l’assenza del tema della laicità e dei diritti civili nei programmi dei tre candidati sindaci considerati favoriti. Per questo alla fine di ogni unione inviteremo le coppie che parteciperanno a firmare un registro simbolico che invieremo a Flavio Delbono affinché nella sua sede elettorale si possa trovare almeno un documento sul quale è scritta la parola omosessuale“.

Vogliamo impegnarci davanti alla comunità bolognese – continua Maurizio Cecconi, candidato consigliere di BCL e partecipante alla manifestazione – come fanno le persone che si sposano. Perché questo è il senso di un’unione pubblica: di fronte a voi, amici e amiche, famigliari, noi vi promettiamo che avremo cura l’uno dell’altro“.

Dopo l’iniziativa, tutte le coppie e tutti i partecipanti saranno invitati ad un aperitivo presso il Cassero.

Questa la formula – ripresa in parte dal codice civile con cui vengono sposate le coppie in Comune – che utilizzerà domani Valerio Monteventi per unire.

“Le coppie lesbiche, gay ed eterosessuali qui riunite, con questo rito dal valore certamente simbolico e altamente civile, s’impegnano oggi davanti ai cittadini bolognesi raccolti in Piazza dell’Unità a sostenersi reciprocamente, in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà, a contribuire ai bisogni della famiglia, a istruire ed educare la prole, tenendo conto delle loro capacità, delle loro inclinazioni e delle loro aspirazioni”.

Valerio Monteventi con la fascia arcobaleno

I gay e l’inciucio del PD con l’UDC. Cecconi: “Nessun voto a Delbono e agli alfieri della discriminazione”

Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale e candidato consigliere per BCL, sulle aperture del PD all’UDC.

Il Parlamento Europeo ha bocciato l’elezione di Rocco Buttiglione, presidente dell’UDC, come Commissario alla Giustizia perché sostiene che ‘l’omosessualità va curata’. Il partito di Casini ha contribuito all’approvazione della Legge 40 sulla fecondazione assistita – poi in gran parte bocciata dalla Corte Costituzionale -, ha boicottato le iniziative legislative sulle unioni civili e sulla legge contro l’omofobia. Con questo partito, che sostiene a Bologna la candidatura di Guazzaloca, dopo Rizzo Nervo anche Caronna, massimo esponete del PD in Emilia-Romagna, vorrebbe fare un accordo elettorale per garantire la traballante elezione di Delbono“, così Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale, candidato consigliere di Bologna Città Libera, che lancia un appello: “A Delbono e all’UDC non vada nessun voto delle persone omosessuali, bisessuali e trans. Siamo di fronte a un inganno epocale e votarli sarebbe per noi un atto auto-lesionistico, che condannerebbe le rivendicazioni del movimento omosessuale all’irrilevanza politica”.

Conclude Cecconi con una considerazione/domanda: “Mi chiedo cosa ne pensino i candidati gay e lesbiche del centro-sinistra della possibilità di un accordo fra l’Unione di Delbono e l’UDC. Il loro silenzio è preoccupante e sembra condannarli a una posizione di subalternità”.

Bologna. I gay, il PD e il tranello dell’UDC

Durante questa campagna elettorale per le elezioni amministrative, abbiamo sentito spesso, da parte del centro-sinistra di Delbono, rivendicare la loro diversità sia da Cazzola (e il PDL che lo sostiene) (anche con toni aspri da “nuova resistenza”), sia da Guazzaloca (e l’UDC che lo sostiene).

Abbiamo ascoltato da parte di autorevoli esponenti del Partito Democratico (i “laici”) invettive del tipo: “Non si può votare Guazzaloca né fare accordi con lui, perché sui diritti civili, Re Giorgio è sostenuto dall’UDC, che in Parlamento ha boicottato tutte le richieste di civiltà avanzate dai movimenti, dal testamento biologico, alle coppie di fatto fino alla fecondazione assistita”.

E’ un argomento calzante, senza dubbio. E qualche volenteroso ci aveva creduto. Finché un giorno di questa settimana Rizzo Nervo, Responsabile Enti Locali del PD (insomma quello che si occupa delle politiche dei comuni), ha aperto una porta grande come una futura casa in comune all’UDC: “Dopo il primo turno, se c’è condivisione non escludiamo nessuno”.

Ora resta da chiedersi: voteranno i gay, le lesbiche, i/le bisessuali, i/le trans, tutti i cittadini attenti ai diritti civili e alla laicità, chi da una parte si dichiara amico dell’uguaglianza e dall’altra parte (quella più importante, quella che conta) stringe accordi con chi ne è fiero avversario?

Quale sarà il prezzo, in termini di programma, da pagare all’ingresso dell’UDC nella coalizione di Delbono? E’ facile immaginarlo: qualche poltrona, più finanziamenti alle scuole private e cattoliche (più di quelli che già ora accorda il centro-sinistra), più familismo, blocco di qualunque avanzamento laico nelle politiche del Comune di Bologna.

Ha ragioni da vendere Valerio Monteventi, candidato sindaco, quando commenta beffardamente che “cosa non si fa per restare al potere, dopo cinque anni di amministrazione disastrosa e senza la necessaria auto-critica. Le proposte indecenti del PD spingeranno gli elettori del centro-sinistra a schierarsi per l’unica alternativa allo sfascio: Bologna Città Libera. Per questo diciamo grazie a Rizzo Nervo e al PD”.

Il 6 e il 7 giugno misureremo se saremo stati saggi o auto-lesionisti.

Più forti noi, più forte in te

Monteventi: sfido Delbono, “sposo” 20 coppie di fatto

Monteventi: sfido Delbono, “sposo” 20 coppie di fatto
Corriere di Bologna, Daniela Corneo, 24 Maggio 2009
Laicità. Sabato prossimo in Piazza dell’Unità. Ci sarà anche Eva Robin’s
Registro delle unioni, gay e non, andrà al candidato PD

All’inizio ci furono i PACS, patti civili di solidarietà. Che diventarono DiCo, diritti e doveri delle persone conviventi. Che a loro volta (dopo l’intervento della senatrice PD Paola Binetti) si trasformarono in DiDoCo, diritti e doveri della coppia. Adesso è la volta dei Monteventi. O meglio, dei Monteventi unisce. Perché alle 17 di sabato 30 maggio il candidato indipendente ed ex PRC Valerio Monteventi, sostenuto nella corsa per Palazzo d’Accursio dalla lista Bologna Città Libera, si trasformerà in un sacerdote laico, indosserà la fascia (multicolore stavolta, quella del movimento omosex) e unirà le coppie di fatto. Omosessuali ed eterosessuali. Cornice dell’evento: Piazza dell’Unità, cuore della Bolognina rossa, scelta non per questioni politiche ma per il nome. Ospite d’onore (qualcuno avrebbe tanto voluto fosse la madrina) Eva Robin’s. Hanno già chiesto di aderire al rito collettivo una ventina di coppie, sia omosessuali che eterosessuali, ma la lista che sostiene Monteventi ne recluterà altre tutta la settimana.

L’ex Prc, che la mattina sarà invece impegnato in un matrimonio vero nella Sala Rossa di Palazzo d’Accursio, li “sposerà” pronunciando una formula studiata per l’occasione: “Queste persone si impegnano simbolicamente a sostenersi reciprocamente”. I novelli “sposi” firmeranno quindi un registro informale che verrà spedito direttamente alla sede elettorale del candidato sindaco del PD, Flavio Delbono. Una scelta con un chiaro intento politico e un messaggio al Partito Democratico, perché, almeno a Bologna, una delle capitali del movimento gay, il centro-sinistra torni a occuparsi dei diritti delle coppie di fatto e degli omosessuali. Per festeggiare le coppie unite da Monteventi verrà regalato un quintale di “tortellini gay” con i nomi dei candidati omosessuali della lista Bologna Città Libera.

“Non è la prima volta che faccio una cosa di questo tipo – racconta Monteventi – : lo feci già nel ’95, quando il Cassero era a Porta Saragozza e con Marcella Di Folco sposai due coppie gay. Il Parlamento Europeo aveva da poco dato l’ok alle unioni civili e speravamo che il Consiglio Comunale arrivasse a una delibera in merito”. Così non fu. E non lo è ancora. Da qui la decisione di spedire il registro che verrà firmato sabato a Delbono. “E’ un modo per sensibilizzare i democratici su una tema sentito da molti bolognesi – continua Monteventi – : se ne parla da 15 anni e per l’interferenza delle correnti cattoliche si è sempre fatta marcia indietro e oggi forse quelle pressioni sono più forti”.

Maurizio Cecconi, consigliere di Arcigay candidato in consiglio per Bologna Città Libera, che sabato si “sposerà” con il suo compagno Tomas, aggiunge: “Nel suo programma Delbono evita di usare parole come gay, lesbica e trans”.

Monteventi torna invece all’attacco delle amministrazioni che si sono succedute da metà degli anni Novanta a oggi: “Il Comune di Bologna in tutti questi anni non ha mai portato a termine la scelta di istituire un registro delle unioni civili”. L’unica possibilità, per chi Io chiede e Io vuole dichiarare, resta il registro dell’anagrafe che riconosce la convivenza per “vincoli affettivi”.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
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