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Roma, caccia alle trans: stasera alle 20, le associazioni LGBT al TG1

In riparazione all’orrendo servizio dell’altro giorno che documentava una spietata caccia alle trans a Roma, quartiere Prenestino, questa sera il direttore del TG1 Gianni Riotta darà spazio per una replica alle associazioni LGBT. La protesta lanciata dal Bologna Pride e ripresa con forza da puta.it, sembra che ottenerà un risultato positivo. Interverranno Marcella Di Folco – presidente del M.I.T. – e Aurelio Mancuso – presidente di Arcigay – . Chi ha la possibilità di registrare il servizio e di caricarlo su YouTube, è pregato poi di lasciare un commento a questo articolo col link al video. Grazie.

Una proposta di disobbedienza civile attiva

COL CAVOLO CHE PAGHIAMO IL CANONE
Il 5×1000 al M.I.T. – Movimento Identità Transessuale

Ieri sera, durante il TG1 delle ore 20.00, è andato in onda un servizio “giornalistico” sulla caccia ai viados e alle trans al quartiere Prenestino a Roma. Si vedevano distintamente un gruppo di uomini – sì, solo di uomini – spalleggiati dalle forze dell’ordine, inseguire in una zona desolata ai margini di una strada le trans che lì si prostituivano. La motivazione “ufficiale” era che lottavano contro il “degrado del quartiere”; non c’era neanche una casa attorno. Distintamente si sentivano grida quali: “froci di merda”, “ve la faremo vedere”. Il tono generale del servizio “giornalistico” era compiaciuto; si può affermare che per l’autore e per la redazione della più importante testata informativa della televisione italiana finalmente si rimetteva ordine.

La RAI è un’azienda pubblica, sovvenzionata coi soldi dei contribuenti, che ogni anno versano ciascuno una tassa che supera i 100 euro. Non è accettabile che non si dia spazio alla voce delle trans stesse, alle associazioni che le aiutano nel loro percorso, che le rappresentano e che le difendono. Perché non è stato aperto uno spazio di contradditorio? Era sufficiente chiedere l’opinione sui fatti riportati, indubbiamenti degni di nota e di passaggio televisivo, al M.I.T. o al Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute.

Duole dirlo, perché non è che Beppe Grillo sia particolarmente simpatico: in Italia c’è un problema dell’informazione, che è riduttivo definire schiava dei partiti politici. Il problema è ben più serio: si chiama sudditanza ideologica ai poteri forti – partiti e chiesa e confindustria – ; si chiama mistificazione della realtà; si chiama rinuncia a informare partendo da un punto di vista morale sul mondo. Ci si adegua, senza spina dorsale, all’andazzo generale. E l’andazzo generale è pessimo.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha assistito alla presentazione della nuova edizione on-line del TG1 promossa dal direttore Riotta, chiediamo se questa informazione è coerente a quel richiamo ai giornalisti ad essere liberi e indipendenti promosso dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi.

Perché dovremmo, noi persone omosessuali, bisessuali e transessuali, senza diritti per quanto riguarda gli elementi fondamentali della nostra vita – il riconoscimento delle nostre relazioni, il rispetto del nostro habeas corpus – perché dovremmo pagare anche una tassa per vederci offendere e inseguiti come animali da caccia in un mostruoso e sanguinolento safari?

No. Noi non abbassiamo la testa, non ci facciamo offendere e cacciare impunemente. Apriamo una stagione di conflittualità, che sia efficace e diffusa. Usiamo, nel maggior rispetto possibile della legalità, anche forme di disobbedienza civile. Smettiamola, da oggi, di pagare il canone.

E apponiamo una croce sulla nostra dichiarazione dei redditi per devolvere il 5×1000 al M.I.T., codice fiscale 92030980376.

A Roma è caccia alle trans – Il comunicato del M.I.T. e del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

Che in Italia le cose fossero cambiate ce ne eravamo accorti, ma da quanto si è visto ieri sul TG 1 delle ore 20, la prova è sotto gli occhi di tutti, o quantomeno sotto gli occhi di quanti e quante hanno a cuore la democrazia. Il telegiornale mostrava le scene della folla inferocita contro le transessuali in una zona della capitale. Le interviste ai cittadini “esasperati” erano intramezzate da scene di vera caccia all’uomo da parte di giovani, molti dei quali con le teste rasate. Si capiva benissimo la piega che aveva preso la protesta, anzi che piega è stata fatta prendere al disagio della periferia romana. Baldi giovani, con una buona dose di esagitazione, si lanciavano tra i cespugli alla caccia delle prede sotto gli occhi delle telecamere e delle forze dell’ordine. L’obiettivo era centrato sulla “cattura” (questi i termini usati nel servizio) di due transessuali da parte dei baldi giovani che ricordavano verosimilmente gli stessi che hanno colpito a Verona. Le due malcapitate aggredite e insultate venivano trascinate nelle macchine della polizia indifferente a quanto accadeva e circondate da una folla inferocita. A noi sono venuti i brividi!

Dopo mesi di una pericolosa strategia della tensione basata tutta sulla sicurezza che individua nell’immigrato e nel diverso in generale colui che attenta alla tranquillità dei cittadini, dopo una campagna di odio lanciata dalle gerarchie ecclesiastiche contro tutte le persone non conformi, dopo mesi e mesi di campagna politica centrata tutta sulla creazione delle più assurde fobie, questo è il risultato! Nell’ora di massimo ascolto, quello trasmesso dal telegiornale non ci è sembrato il servizio di una paese civile ma quello molto più populista di una paese arretrato. Come associazioni e come democratici non possiamo e non vogliamo restare in silenzio aspettando che il peggio avanzi perché quello che si è visto in televisione ieri è quanto di peggio l’Italia può produrre. Denunciamo il clima di odio e di intolleranza che non risolve i problemi ma minaccia la sicurezza dei più deboli. Denunciamo l’indifferenza della politica e delle istituzioni verso una violenza trans fobica, omofoba, razzista che sta diventando ogni giorno più forte. Ci appelliamo a tutte e tutti coloro che hanno a cuore la democrazia, perché di questo si parla, di non restare in silenzio, di rispondere all’avanzata dell’odio e della violenza che sta facendo precipitare l’Italia verso un baratro che sembrava scongiurato per sempre. Quello che si è visto è vergognoso e va condannato.

M.I.T. -Movimento Identità Transessuale
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

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