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Bologna non merita un sindaco fascista
Un’onda di allegria si è diffusa quando, una decina di giorni fa, il ragionier Cofferati ha deciso di non ricandidarsi. Incontrandosi per strada l’amico abbracciava l’amico come se fossimo finalmente liberi. Non è così. Non solo perché i candidati che il partito democratico presenterà alle prossime elezioni saranno fatti della stessa pasta di Cofferati. Ma soprattutto perché quell’individuo è ancora seduto sulla poltrona, e nei mesi che ci separano dalla sua dipartita possiamo stare certi che farà del suo meglio per vendicarsi di una città che gli ha mostrato di non amarlo quanto egli avrebbe desiderato. Cofferati è un pericolo per questa città, è un pericolo per ciascuno di noi, un pericolo per la libertà per la convivenza, per la democrazia. Le ultime azioni compiute dalla sua Junta sono azioni dichiaratamente fasciste. La decisione di chiudere un bar per la semplice ragione che davanti ad esso si radunavano persone dall’aspetto non conformato non può essere definita in altro modo che questo: un gesto di fascismo. E’ un gesto di arroganza, di violenza e – tecnicamente parlando – di fascismo. Quella decisione equivale a un ordine di scioglimento degli assembramenti sotto la minaccia della Milizia armata. Le normative a cui questa chiusura si riferisce sono quelle con cui il regime fascista colpì a morte la democrazia. Le multe che da qualche tempo vengono comminate a chi siede per terra sono dichiarazioni arroganti di intolleranza contro qualsiasi gesto libero che una persona possa azzardarsi a compiere nella città. La punizione esemplare per un cittadino senzatetto che occupava un metro quadrato del territorio pubblico in maniera non conformata è violenza che colpisce ciascuno di noi. Attenzione. Il 15 maggio del 1921 nella città di Bologna 175.000 persone votarono come deputato un criminale di nome Mussolini. E’ bene ricordarlo, è bene sapere che, a dispetto delle leggende, una parte di questa città ha sempre avuto una vocazione autoritaria. Perciò in questa città ci può essere ancora qualcuno che voterebbe di nuovo per Cofferati e per il suo partito. Ma Bologna è anche la città di Anteo Zamboni, è anche la città medaglia d’oro della resistenza. Chi si è impadronito del potere cittadino lo esercita con uno stile che è quello del ventennio mussoliniano. Questa città non può accettarlo. Finora abbiamo pensato che il giorno della cacciata di Cofferati sarebbe venuto alla fine della primavera del 2009. Ora dobbiamo ricrederci. Non possiamo aspettare quella data.

Movimento degli studenti contro il decreto Gelmini – I consigli di Cossiga al Governo Berlusconi
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.
Dichiarazione di Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica Italiana, nonché Ministro degli Interni nel 1977.

Cara, carissima Bologna
Meno della metà degli studenti fuori sede, il 48%, ha un contratto d’affitto in regola; e tra gli altri, almeno il 26% è in “nero”, o perché il contratto non è stato registrato o perché il proprietario non ha reso noti i redditi nella propria dichiarazione. E’ quanto emerge dalla prima tranche dei controlli incrociati tra la Guardia di Finanza, il Comune e l’Università di Bologna.
Negli ultimi cinque anni, s’è fatto un gran parlare della “questione legalità”, che evidentemente interessa solo i migranti e chi frequenta l’Alma Mater. In altre parole, la legalità è un obbligo solo per chi non vota in città.
Secondo il Sunia, a Bologna “gli affitti per gli studenti sono nell’ordine dei 250.00 / 280.00 euro per un posto letto in una stanza doppia, tra i 370.00 e i 500.00 euro per una stanza singola”. Il rapporto completo lo potete scaricare in .pdf.


