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#Antirazzismo, ovvero la cartina di tornasole delle prossime elezioni politiche

migranti senza cittadinanza italianiL’unico programma credibile per la sinistra che vuol fare la sinistra: smetterla di giocare coi diritti delle persone, siano esse migranti, lavoratori, donne, tutti frutti.

Alle prossime elezioni la cartina di tornasole sarà il rinato razzismo, cresciuto, coltivato dalle destre con la compiacenza dei centro-sinistri, e il relativo “dibattito” sulla pelle dei migranti.

Che, giova ricordarlo, sono migranti non per scelta, bensì a causa delle nostre guerre e del sistema economico, vorace e di predazione, che imponiamo ai loro paesi.

Con la rinuncia alla votazione dello sbiaditissimo “ius soli”, Renzi, Gentiloni & Co. hanno certificato la loro correità al populismo più schifoso.

Voterò se e solo se la sinistra saprà indicare chiaramente i propri nemici: le destre (a partire dal Partito Democratico), i razzisti, i fascisti, i bigotti, i perbenisti, i benpensanti, i liberalisti.

A pensar male si fa peccato

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina

Sulla vicenda Atlantide e sullo “scontro Merola – Ronchi” occorre uscire dalla dicotomia legalità/occupazioni ed osservare il panorama cittadino nel suo complesso. Occorre chiedersi: cui prodest? A chi giova?

Le mosse del Partito Democratico in vista delle elezioni amministrative del 2016 erano già iniziate da tempo: cene di Virginio Merola con quel variegato mondo dell’associazionismo che, a prescindere dai percorsi e dai giudizi delle singole associazioni sull’Amministrazione, col Comune di Bologna hanno un rapporto continuativo; la costruzione del “doppio forno”, che ponesse il Pd al centro di una coalizione, coperta a destra da una lista di cattolici clericali e a sinistra da una lista formata da Sel, Frascaroli e Ronchi.

Non occorre spendere parole sulla dignità di questa operazione. Limitiamoci a registrare che tale disegno è stato mandato all’aria nel momento stesso in cui la Coalizione Civica Bologna è nata e ha saputo dimostrare di raccogliere forze ed energie, adesioni e intelligenze, volontari e potenziali elettori.

La presenza della Coalizione Civica le ha rese non-credibili, ha evidenziato il carattere pretestuoso delle eventuali liste alleate al Pd. Civette, appunto, non più utili a raccoglier voti e a garantire la rielezione del sindaco.

Occorreva cambiar gioco, prender atto che il panorama non era più lo stesso. Merola s’è dimostrato attento, un politico che poco sa di politica ma che si muove bene nel fangoso terreno di Palazzo d’Accursio.

A questo punto interviene la vicenda di Atlantide, lasciata in sospeso da luglio 2014, data in cui fu firmato un pre-accordo tra i collettivi e l’Amministrazione.

Con un triplo salto carpiato, il sindaco ha ingiunto lo sgombero, poi eseguito. Primo obiettivo raggiunto: inviare un messaggio a quella parte dell’elettorato più spaventato e sensibile alle sirene razziste e legalitarie della destra.

Era il secondo obiettivo quello più rilevante e l’abbiamo visto in atto di lì a poco.

Ha sbrodolato sulla “lobby gay”, a cui ha reagito il suo assessore alla cultura, Alberto Ronchi, che l’ha definito un “linguaggio alla Giovanardi” e ha criticato altresì l’allontanamento dei collettivi femministi e lgbt dal cassero di porta Santo Stefano. Simpatica diatriba a mezzo stampa, che potevano benissimo risolvere al tavolo della giunta.

L’obiettivo però non era risolvere, bensì restituire credibilità e verginità politica a Ronchi stesso, affinché potesse presentarsi alle elezioni del 2016 con una lista indipendente al primo turno, per poi riunirsi al Pd al ballottaggio.

In questo senso – e solo in questo senso – possono essere letti i continui e ripetuti attestati di stima che i due furbacchioni si scambiano nonostante le “dimissioni forzate”.

In questo tranello sono cadute oltre quaranta realtà culturali, che ingenuamente hanno difeso Ronchi. In questo tranello sono in parte caduti anche i collettivi di Atlantide, che inizialmente hanno salutato con simpatia la partecipazione di Ronchi al primo corteo. Non si può escludere che in questo tranello possano cadere anche qualche migliaio di elettori, quelli più attenti alla vita culturale ed associativa della città.

Prove per dimostrare quanto ho esplicitato non ve ne sono né potrebbero essercene.

Come insegnava l’insuperato maestro del tatticismo, Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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