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Articoli marcati con tag ‘Sergio Lo Giudice’

L’alta sintesi di Bersani

L’ “alta sintesi” di Bersani: “No al matrimonio, sì alle coppie di fatto, no alle adozioni gay”. E leggo di politici omosessuali che lo sostengono. Contenti loro, pessimo contributo al movimento.

Pierluigi Bersani a letto

Bologna. Capogruppo PD, veto dei cattolici su Lo Giudice

Capogruppo PD, veto dei cattolici su Lo Giudice
Silvia Bignami, La Repubblica, 07 Luglio 2009

Tra le proteste degli esclusi dalla giunta e il malumore dei cattolici si apre stasera in via Rivani la corsa alla poltrona di capogruppo del PD a Palazzo D’Accursio. Con gli ex Margherita pronti a mettere in campo un loro nome – si parla di Paolo Natali – per bilanciare lo strapotere degli ex Ds in giunta. E scongiurare l’ipotesi che a spuntarla sia Sergio Lo Giudice, ex presidente Arcigay che, secondo gli ex DI, potrebbe difficilmente sintetizzare le posizioni di un gruppo con ben 8 cattolici su 24. “Mi aspetto che si scelga una persona adatta a un ruolo così delicato” dice l’ex DI Lina Delli Quadri. “Il capogruppo deve essere capace di mediare tra le anime del gruppo” sottolinea Teresa Marzocchi. Mentre Daniela Turci, pure lei ex Dl, si sofferma “sullo sbilanciamento della giunta a favore dell’area ex Ds”. E, riferendosi all’altro uomo in pole, Marco Lombardelli (fedelissimo di Salvatore Caronna) chiede “una discussione vera, senza decisioni già prese, altrimenti non c’è democrazia”. Amarezza anche da Giuseppe Paruolo. L’ex assessore senza più incarichi assicura che non si candiderà a capogruppo, ma si sfoga suo blog, pubblicando le lettere di chi lo avrebbe voluto in giunta: “Il merito di chi ha lavorato bene – è il commento di Paruolo – ha un peso decisamente inferiore ad altre logiche interne al mondo politico”. Più di lui fa Giuseppe Pinelli che ieri ha consegnato il suo curriculum a Flavio Delbono autocandidandosi assessore alla Sanità. Mentre l’opposizione punta il dito contro lo staff del nuovo sindaco, dal capo di gabinetto Giuseppe Cremonesi al portavoce Luca Molinari: “Sono “estranei”. Lavorano a Palazzo D’Accursio anche se non hanno ancora il contratto. A che titolo?” chiede Lorenzo Tomassini del PDL.

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Sergio Lo Giudice - Blog

Bologna. Lo Giudice capogruppo PD in consiglio? “Non ha la stoffa”

Martedì sera riunione per discutere la nomina
Gara a due per il capogruppo
In pole position due ex Ds: Sergio Lo Giudice e Marco Lombardelli
L’informazione di Bologna, 5 Luglio 2009

Potrebbe essere una corsa a due quella che porta alla scelta del capogruppo PD in consiglio comunale a Bologna. A giocarsi il ruolo sono infatti due ex Ds: Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay e Marco Lombardelli, ex coordinatore cittadino dei Democratici di sinistra a Bologna. Ma in queste ore circolano anche i nomi di Emilio Lonardo, Giuseppe Paruolo, Teresa Marzocchi e Francesca Puglisi. Dal partito però si accredita la tesi che la nomina riguarderà un eletto di area ex Ds, tagliando dunque fuori Paruolo, Marzocchi e Puglisi (queste ultime, tra l’altro, alla prima esperienza in Consiglio Comunale). Lonardo, invece, potrebbe defilarsi per scelta personale. Martedì prossimo la truppa dei consiglieri si riunirà in serata nella sede PD di Via Rivani, insieme al segretario provinciale Andrea De Maria, per fare il punto della situazione. “Non sarà decisiva sulle cariche – prevede però uno dei democratici eletti a Palazzo d’Accursio – perché bisognerà sentire prima anche il sindaco, Flavio Delbono”, con il quale la data della riunione del gruppo “non è stata concordata”. In pole position, comunque, restano Lombardelli e Lo Giudice, anche se dentro il PD e persino tra i dirigenti del partito, qualcuno ritiene che Lo Giudice “non abbia le caratteristiche del leader”. Del resto, si sottolinea nel PD, “questo non sarà un gruppo consigliare facile da gestire, perché composto da forti individualità”. Dunque, serve una guida che “non solo sappia mediare, ma anche imporsi”. Ancora in alto mare, invece, la scelta dei presidenti delle commissioni consiliari, che potrebbe concretizzarsi la prossima settimana.

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Sergio Lo Giudice

Cassero Magazine Luglio / Agosto 2009

E’ disponibile per il download [74 MB, .pdf in alta risoluzione] il numero estivo di Cassero Magazine. Da segnalare lo speciale dedicato a The Italian Miss Alternative, che si terrà quest’anno Giovedì 9 Luglio, nel cortile della Cineteca. Notevole anche il portfolio del fotografo Maurizio Fiorino, a cui è dedicata la copertina che vedete nell’immagine di questo articolo.

L’analisi del voto delle recenti elezioni amministrative tenutesi in città è affidata a Bruno Pompa, con un editoriale confuso, che identifica nella pluralità di candidati/e lgbt un difetto piuttosto che una ricchezza. L’analisi proposta è palesemente lontana dalla realtà quando afferma che la pluralità di candidati gay e lesbiche “non ha portato a risultati migliori in termini di visibilità dei nostri temi”. Evidentemente, Pompa non legge i giornali né s’informa in rete (e cito solo un’iniziativa; ce ne sono state molte altre durante la campagna elettorale che mi ha visto tra i candidati gay più attivi e presenti). Resta dunque un mistero la scelta di affidare a chi ignora il dibattito cittadino il compito di esprimere il punto di vista dell’associazione. Un punto di vista vecchio come il mondo: mettersi all’ombra del potere politico, laddove, imbrigliati dalle logiche di partito, si parla di tutto fuorché dei diritti delle persone omosessuali. Lo ammetto: sono molto deluso. Da quella che è anche la mia associazione, mi aspettavo un riconoscimento della generosità e dell’impegno con cui in diversi abbiamo sostenuto le nostre battaglie di laicità e di civiltà. Mala tempora currunt.

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Cassero Magazine Luglio / Agosto 2009 - Copertina

Bologna, cattolici e gay nel fritto misto targato PD

Un commento politico di Massimo Gagliardi, oggi su Il Resto del Carlino. Assolutamente condivisibile. PS: il “gay di Monteventi” sono io.

Cattolici e gay nel fritto misto targato PD
di Massimo Gagliardi, 13 giugno 2009, Il Resto del Carlino

“Dalle parrocchie sono arrivati tantissimi voti. E, se guardiamo le preferenze, possiamo dire di essere il partito più cattolico di tutti”. Così Andrea De Maria, segretario PD, come riferito da Luca Orsi sul Carlino Bologna di giovedì. I cattolici quindi si sarebbero spostati in massa, anzi in maggioranza, sul candidato PD. Sarà vero? In base a quali calcoli? Delbono ha ottenuto al primo turno il 49% dei consensi. Cazzola e Guazzaloca, per i quali è difficile votino in massa atei o agnostici, assieme hanno fatto il 41. Cosa dovremmo pensare, che son spariti laici, riformisti e comunisti? Difficile crederlo. In realtà De Maria parla di preferenze ottenute dai futuri consiglieri comunali. E sarà pur vero ma ovvio, visto che si parla di un partito che da solo sfiora il 40 per cento. Ma perché il segretario PD ci tiene a farlo sapere e a sottolinearlo? Perché, come teorizzano il PCI dal ’78 e poi Ds e Pd, “senza voto cattolico in Italia nessuno governa”. A questo punto due domande: essere il più grande partito dei cattolici vuoi dire anche essere il partito che sostiene i valori cattolici? Che ne pensano i dirigenti del PD dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della legge 40, delle famiglie allargate e delle unioni omosessuali? Questa domanda è sempre rimasta senza risposta, ed è uno dei grandi buchi neri di questa campagna elettorale. Sui PACS, lo ricordiamo, ha fallito il governo Prodi. Seconda domanda: i compagni nati col PCI, o quelli della Cosa, della svolta della Bolognina, quelli che insomma credono a un vero riformismo (magari anche un po’ socialista) sono contenti di quell’affermazione? Come riesce il candidato Delbono a conciliare i diritti gay con i valori cattolici? Ci permettiamo di anticipare un risultato: non ci proverà nemmeno, proverà a tenerli distinti evitando “le buche più dure”. E quindi? Né i cattolici né i gay potranno dire di aver ottenuto reale rappresentanza. In questo senso è stato esemplare (e acceso) il dibattito di pochi giorni fa al Cassero dove Sergio Lo Giudice, rappresentante dei gay nella maggioranza di Cqfferati, è stato duramente attaccato da un omosessuale della lista Monteventi per essere, in sostanza, “un gay di potere”. Il problema, ammettiamolo, non è semplice. Ma è quello che si trovano a dover risolvere tutti coloro che vogliono tenere assieme tutto e il contrario di tutto, in una macedonia colorata ma senza sapore.

Elezioni a Bologna. “Vota Antonio”, su Facebook campagna elettorale non si ferma

BOLOGNA. “VOTA ANTONIO”, SU FACEBOOK CAMPAGNA NON SI FERMA
ANCHE OGGI APPELLI, MANIFESTINI, PAROLE IN LIBERTA’ DEI CANDIDATI

DIRE, Bologna, 6 giugno – Silenzio elettorale o no, su Facebook la campagna elettorale continua fino all’ultimo momento. C’è il candidato che pubblica il link con il proprio ultimo appello al voto, chi ringrazia i fan per l’appoggio, chi semplicemente racconta l’attesa di quel giorno del giudizio che per ogni politico è il giorno del voto. Di fatto, mentre su altri mezzi la campagna elettorale per Bologna si è spenta, sul celebre social network i candidati continuano a essere ben presenti. In gran parte, c’è da dire, si tratta di poco noti “peones”, candidati dalle tantissime liste presenti in Consiglio o in quartiere. Ma non mancano nomi più noti. Come il vicesindaco in carica, Giuseppe Paruolo (PD), che questa mattina attorno alle 9.20 pubblicava i suoi manifesti (compreso quello simil-Obama che spopola sul web), il proprio invito al voto e uno “status” in cui si dichiara a “disposizione con l’orgoglio dei risultati ottenuti”. Sul fronte politico opposto invece il capogruppo uscente di Forza Italia, Daniele Carella, ha cessato di comunicare coi fan alle prime ore del mattino, direttamente dalla sua edicola. “Al Comune di Bologna occorre barrare il simbolo del PDL e scrivere accanto Carella”. Nella giornata di oggi su Facebook risuonano diversi appelli al voto. C’è quello del monteventiano Maurizio Cecconi (Bologna Città Libera) e quello del democratico Sergio Lo Giudice, entrambi esponenti del movimento gay. Nel secondo caso il candidato “si gode il primo giorno post campagna elettorale”, ma attorno alle 12.30 linka anche il proprio messaggio agli elettori. Si limita invece ai ringraziamenti un altro democratico, il consigliere comunale uscente Francesco Critelli. “Ci siamo, è stata una campagna elettorale massacrante ma bellissima. Grazie a tutti, e’ stata un’emozione continua”. Il “vota Antonio” è ancora più intenso tra i candidati per i nove consigli di quartiere della città. “Oggi e domani, sulla scheda rosa per il Quartiere Saragozza, votate e fate votare Di Stasi per il centrosinistra”, scrive un esponente del centrosinistra in quel quartiere. “Per il quartiere Porto vota e fai votare Carmine Casella”, esclama un altro. Ma non ci sono solo i social network: la caccia all’ultimo voto corre anche via sms, che diversi esponenti politici dei due schieramenti stanno inviando in queste ore.

La mia cartolina elettorale

Bologna, elezioni 2009 – Domande sulla laicità. Il silenzio dei tre big

Domande sulla laicità. Il silenzio dei tre big
Dieci quesiti movimentano la politica.
Esempio: spendere per edilizia scolastica o di culto?
Non rispondono i tre candidati
Alfredo Cazzola, Flavio Delbono e Giorgio Guazzaloca

Pierpaolo Velonà, L’unità, 29 Maggio 2009

L’UAAR (Unione atei, agnostici e razionalisti) chiede ai candidati sindaco di bloccare i finanziamenti comunali all’edilizia di culto: oltre 4 milioni di euro stanziati da Palazzo d’Accursio per le confessioni religiose, nei sette anni che vanno dal 2000 al 2006 (e, in proporzione, fino al 2009). In cima alla lista dei beneficiari, la Curia bolognese: solo nel 2004 ha ottenuto dal Comune 698mila euro (in totale 3.939mila euro). Ebrei, testimoni di Geova e Avventisti del settimo giorno hanno ricevuto una media di 27mila euro all’anno. Tutto secondo la legge dello Stato che da carta libera ai Comuni, ricorda l’UAAR, prevedendo un’apposita voce nel bilancio: “Oneri di urbanizzazione secondaria per opere relative a chiese ed edifici per servizi religiosi”. I Comuni, però, non avrebbero alcun obbligo in tal senso: tanto che l’amministrazione di Civitella Val di Chiana che, nel 2001, decise di chiudere i rubinetti, vinse il ricorso al Tar presentato dalla diocesi locale. “E’ una regalia che si aggiunge all’otto per mille. Piuttosto si aiuti l’edilizia scolastica pubblica” dice Roberto Grendene, coordinatore dell’Uaar bolognese, che ha come presidenti onorari il ginecologo Carlo Flamigni, l’astrofisica Margherita Hack, il matematico Piergiorgio Odifreddi e il vignettista Sergio Staino. Per stoppare i finanziamenti a partire dal prossimo mandato, l’Unione degli atei ha lanciato una petizione al Comune di Bologna (1.360 le firme raccolte), rivolgendosi anche ai candidati sindaco.

Hanno firmato Gianfranco Pasquino (candidato della lista ulivista omonima), Valerio Monteventi (BCL), Michele Terra (Partito comunista dei lavoratori) e Giuseppina Tedde (in corsa con la lista di donne Altra città).

Non hanno invece aderito i tre big Flavio Delbono (PD), Alfredo Cazzola (PDL e Lega) e Giorgio Guazzaloca (UDC). I quali, sostiene l’UAAR, hanno anche evitato di rispondere alle “10 domande laiche”. Petizione a parte, Grandene ha interpellato gli aspiranti sindaco sui finanziamenti comunali alle scuole confessionali, sull’impegno a garantire un’alternativa valida all’ora di religione, sugli spazi per matrimoni e funerali civili, sulla raccolta dei testamenti biologici.

“Sono argomenti ritenuti a torto di nicchia”, dice Pasquino, che, dal canto suo, ha compilato il questionario. Le risposte di Pasquino e quelle di Tedde sono già disponibili sul sito internet www.uaar.it/bologna. Oggi saranno caricati gli interventi di Terra e Monteventi.

Spulciando il sito si apprende che il politologo Pasquino ritiene che la Chiesa cattolica abbia già “finanziamenti più che sufficienti”. E che “bisogna ridiscutere trasparentemente la convenzione con la Fism (la federazione che riunisce le scuole materne cattoliche, ndr)”. Il professore promette poi “uno sportello per lo sbattezzo in Comune”.

Anche Sergio Lo Giudice, consigliere comunale Pd e presidente onorario di Arcigay, ha riposto alle domande. Si augura che “gli oneri di urbanizzazione secondaria vengano usati per scopi civili” e “che l’ora di religione sia sostituita con un’ora di educazione alla cittadinanza”.

Temi caldi che scatenano, di riflesso, un botta e risposta tra Monteventi e il vice del cardinale Caffarra, monsignor Ernesto Vecchi. “Nella fase di approvazione del Rue, il regolamento urbanistico edilizio – dice Monteventi – Vecchi ha chiesto che la possibilità di intervenire sugli immobili religiosi fosse estesa a tutti gli spazi della Curia, non solo alle chiese, e il Comune gliel’ha concessa”. “Chiediamo solo di essere trattati secondo le leggi che riguardano le attrezzature religiose”, replica Vecchi.

Elettore gay del PD esprime il suo sostegno alla mia candidatura per Bologna Città Libera

Ricevo da Simone Buttazzi, iscritto al Partito Democratico e attivista di 3D, l’associazione delle persone lgbt iscritte al PD, un invito a sostenere la mia candidatura come consigliere comune per Bologna Città Libera e a votarmi.

Un sostegno, il suo, tanto più importante perché giunge da chi non sta abitualmente al fianco della sinistra radicale. La forza delle sue parole la trovo nella sua qualità di uomo libero, che si tiene lontano dalle logiche di appartenenza e di partito, che privilegiano gli interessi del potere piuttosto che quelli delle persone lgbt.

Anch’io sono un uomo libero. Per questo ho scritto esplicitamente (e lo ripeto) che se fossi eletto (come mi auguro di essere, anche col vostro sostegno) e se ci fossero questioni su cui la mia forza politica, Bologna Città Libera, sarà in contrasto con le rivendicazioni di laicità e di pari diritti, io mi dissocerò da questa e prenderò posizione a favore delle nostre rivendicazioni. Non credo succederà, ma preferisco mettere in chiaro le cose, fin da subito.

Non mi resta che aggiungere: Grazie Simone, mi ha fatto molto piacere ricevere il tuo sostegno e quello delle molte altre persone che si sono espresse come te.

Buona lettura e buon voto.

Care amiche e cari amici bolognesi,

come ben sapete non sono né Bob Dylan né tanto meno Oprah Winfrey, quindi questo mio endorsement elettorale conta quel che conta.

Ho deciso di esprimerlo comunque per una serie di ragioni. Perché le amministrative sono elezioni importanti. Perché quest’anno c’è il rischio di perdersi tra tutte le liste in lizza. E perché, dopo solo 5 anni dall’interregno di Guazzaloca, si sente già il bisogno di un cambiamento netto.

Vi parlo da osservatore della politica, da tesserato (spazientito) del PD e da socio (entusiasta!) dell’associazione 3D, nata per scrollare il PD al suono di quattro lettere che il partito sta facendo finta di non sentire: lgbt. Acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali e trans.

Parlo da acceso promotore dei diritti degli animali. Parlo da esterno ai giochi. La politica non è né sarà mai il mio mestiere, e dal risultato elettorale non me ne viene in tasca nulla. Ultima premessa: questo messaggio si limita all’elezione del Consiglio Comunale.

Ora, coi programmi sott’occhio devo dire che l’unica lista che ha colpito positivamente la mia attenzione si chiama Bologna Città Libera.

Prima di tutto perché è una lista fermamente laica.
L’unica con un capitolo del programma dedicato a identità di genere e orientamenti sessuali.

Inoltre, alla voce “ambiente” del programma di Bologna Città Libera ci si sofferma a lungo sul benessere animale, con una vasta gamma di spunti programmatici che scaturiscono dalla convergenza tra le due principali associazioni italiane a difesa degli animali: gli Animalisti Italiani e la LAV.

Tra i nomi della lista segnalo in particolare quello di Maurizio Cecconi, candidato al Consiglio Comunale e al Quartiere Porto.

Maurizio sta conducendo una campagna vivace, coerente e infaticabile. E’ da anni in prima linea nella lotta per i diritti civili delle persone lgbt…
e ha anche sposato la causa animalista!

In tema di unioni, vi invito a partecipare alla bellissima iniziativa MONTEVENTI UNISCE di sabato 30 maggio, che vedrà protagonisti, tra gli altri, Maurizio e il suo compagno Tomas.

[Evento su Facebook]

Se volete dare la vostra preferenza a Maurizio, ecco un agile vademecum.

Come piano B, per gli irriducibili del “voto utile” in stile politiche del 2008, caldeggio il nome di Sergio Lo Giudice, candidato PD al Consiglio Comunale. Sergio è una certezza da ormai sette anni: subentrato tra i banchi dell’opposizione ai tempi di Guazzaloca, è ora consigliere comunale uscente. A questo link trovate un report dettagliato del lavoro svolto finora.

E’ giusto ricordare che, per quanto il programma di Delbono taccia – colpevolmente – sulle tematiche lgbt, grazie agli sforzi di Sergio e dell’associazione 3D si è giunti a una serie di punti programmatici che il partito democratico di Bologna si è impegnato a realizzare.

Bologna Città Libera e Maurizio Cecconi sono una ventata di freschezza e di sana discontinuità. Un voto in questa direzione al primo turno può fare davvero la differenza nelle dinamiche del prossimo Consiglio Comunale. Soprattutto perché, al contrario di altre liste “o la va o la spacca”, Bologna Città Libera si prefigura come movimento, e non estinguerà la propria carica propositiva a elezioni archiviate. Ne va della qualità, anche umana, della vita bolognese.

Un voto a Lo Giudice è una garanzia basata sui fatti, sebbene ancorata a un candidato sindaco “di partito” piuttosto stinto.

Io mi auguro che vengano eletti entrambi, anche se tra una Hillary collaudata e… quell’altro, so già chi scegliere.

Cari saluti a tutt*, e perdonate se vi ho rotto le balle con queste faccenduole di schede puzzolenti e preferenze (in)crociate.

Simone Buttazzi

La mia cartolina elettorale

Bologna, gay e lesbiche al voto – Il podcast

Su CasseroPodcast è disponibile la registrazione dell’incontro Gay e lesbiche al voto. Grazie a Davide Brandimarte per la registrazione e la pubblicazione e a Emanuela Ria per il gustoso aperitivo.

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Maurizio Cecconi durante il dibattito

I gay di Monteventi: “Bologna Città Libera è l’unica alternativa”

Qualcuno invocava un confronto politico e c’è stato. Quattro gli sfidanti: Cathy La Torre e Bruno Pompa di Sinistra per Bologna, Sergio Lo Giudice del PD e Maurizio Cecconi (nella foto) per Bologna Città Libera. Il dibattito si è svolto al Cassero perché tutti e quattro i candidati al consiglio comunale sono dichiaratamente omosessuali. Per la precisione tre gay e una lesbica. Quote rosa-arcobaleno? L’atmosfera si scalda subito quando Cecconi si presenta come “l’unica lista in discontinuità con la giunta precedente, voi eravate tutti presenti e non si può criticare quando si rimane con gli stessi”. Lo Giudice, attuale consigliere comunale di maggioranza con Cofferati, si irrigidisce mentre La Torre spavalda ribatte: “Non credo proprio, visto che Sinistra per Bologna è nata a gennaio”. Il moderatore, Franco Grillini, direttore GayNews, tenta di stemperare le tensioni. Per una sintesi della serata, meglio affidarsi all’intervento di un signore del pubblico: “Ne ho piene le scatole di compagni che litigano e non mi piacciono i processi a chi ha provato a fare qualcosa”. Premio simpatia, nonostante tutto, a Lo Giudice, per i profilattici distribuiti con la sua faccia: “Un voto sicuro, usalo”.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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