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Lettera aperta delle coppie lesbiche, gay ed etero alle donne del PD bolognese
Bologna, 01 Giugno 2009
siamo le coppie – quasi tutte, alcune sono partite per il loro viaggio di “nozze” – che si sono unite sabato 30 maggio in Piazza dell’Unità, grazie all’iniziativa promossa da Bologna Città Libera e celebrata da Valerio Monteventi.
Sabato scorso abbiamo voluto rivendicare un diritto negatoci dallo stato italiano e dalle maggioranze politiche di destra e di centro-sinistra, come quella che sostenne il Governo Prodi, che ha miseramente fallito il progetto prima dei PACS poi dei DiCo poi dei CUS – per inciso ci chiediamo: perché tutti questi cambi di nome? Avete dei problemi a chiamare le unioni civili col loro semplice nome? Volete “mascherarle”? – .
Maggioranze di destra e di centro-sinistra unite nell’opportunismo politico a sostegno della Chiesa invece che dell’uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini. Maggioranze di centro-sinistra che hanno disatteso le aspettative dei cittadini omosessuali e di tutti i laici di buona volontà, tradendole a livello nazionale e apprestandosi a tradirle anche nel governo della città di Bologna. La continuità Prodi-Cofferati-Delbono, da questo punto di vista, è sotto gli occhi di tutti e non saranno sufficienti tecniche dilatorie per nasconderla.
Il candidato sindaco Valerio Monteventi ha avuto, per ora lui solo, il coraggio di rivendicare, in una piazza che è un simbolo della rinascita democratica del nostro paese grazie alla Resistenza, questo importante diritto civile. Purtroppo a Bologna nessun altra forza politica si è ancora unita a questa proposta. Non per questo è meno giusta e meritevole di essere avanzata con forza.
Invece che sostenere l’uguaglianza, al contrario avete, in rappresentanza delle donne del Partito Democratico, stigmatizzato con arroganza e pessimo gusto la manifestazione di sabato. Avete bollato l’iniziativa come “inutile e folkloristica: una sparata”.
Le vostre offensive dichiarazioni sono identiche nella sostanza e nella forma a quelle che rilascia periodicamente il Vaticano e rilanciate dai politici di destra, quando accusano il movimento omosessuale di essere “un fenomeno da circo”, “una baracconata”, “una volgare esibizione”.
Alla luce delle dichiarazioni delle donne del PD ci chiediamo: il Vaticano, la Santanché e il PD hanno lo stesso ufficio stampa?
Come possono delle donne, in quanto tali spesso discriminate, discriminare a loro volta?
In Piazza dell’Unità si sono unite 17 coppie (5 gay, 2 lesbiche e 10 etero). Questi numeri sono la miglior risposta a chi afferma che le nostre richieste sono quelle di una minoranza. No. Sono le richieste della maggioranza di una società matura, educata e determinata a conquistare ciò che le spetta, anche se colpevolmente ostacolata da chi dovrebbe rappresentarla.
Come coppie partecipanti alla manifestazione di sabato siamo fieri di aver firmato il simbolico registro delle unioni civili. Siamo coppie lesbiche, gay ed eterosessuali e ci siamo impegnati di fronte ai cittadini di Bologna, a sostenerci reciprocamente “in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà ed ad aver cura dei nostri figli”. Questo è il senso della nostra pubblica unione. Come potremmo non esserne felici?
Ed è di questi giorni la notizia dell’ordinanza dei giudici del Tribunale di Venezia, grazie alla quale la Corte Costituzionale dovrà chiarire se l’interpretazione delle norme vigenti, secondo la quale due persone dello stesso sesso non potrebbero sposarsi, sia o meno conforme alla Costituzione italiana. Come coppie aderiamo all’appello lanciato dall’associazione ‘Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford’ e da GayNet, affinché si dia vita ad un vero movimento di opinione sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, non solo ai livelli più alti del mondo accademico e giudiziario ma soprattutto in tutta la società.
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Carissime, invece che offenderci avreste potuto partecipare. Era una manifestazione aperta a tutte e a tutti. Ma avete invece preferito difendere gli “interessi di bottega” piuttosto che quelli collettivi. Per questo, ve lo diciamo serenamente, ci auguriamo che sarete colpite nell’unico aspetto che avete testimoniato di considerare: il voto.
Cordiali saluti,
Maurizio Cecconi e Tomas Kutinja?
Davide Turrini e Laura Budriesi
Domenica D’Amico e Nicoletta Magenti
Giulia Tonucci e Sara Gradoni
Daniele Bacchini e Federica Naldi
Valerio Cosma e Manuel Baù
Camilla Stabile e Massimiliano Cecconi
Valeria Verlicchi e Marcello Franchini
Omar Casagrande e Grazia Mazzoli
Marzia Mascagni e Renato Lideo
Alfonso Santolero e Silvia Modena
Sonia Cecconi e Stefano Silvagni.

Monteventi “celebra” le nozze laiche. La Lenzi: folklore – Corriere di Bologna
In Piazza dell’Unità i “matrimoni di fatto” del candidato BCL
C’è anche la pasionaria no Gelmini Mascagni
di Daniela Corneo, Corriere di Bologna, 31 Maggio 2009
Una Piazza dell’Unità multicolor. In tutti i sensi. Per l’arcobaleno della bandiera-manifesto del movimento omosessuale appesa agli alberi che fanno da cornice al campo da basket. E per la variopinta popolazione del cuore della Bolognina, che ieri pomeriggio s’è affacciatta all’evento di Bologna Città Libera con curiosità e i cellulari pronti a inunortalare l’evento.
Perché ieri il candidato sindaco Valerio Monteventi ha unito simbolicamente 17 coppie (cinque gay, due lesbiche e dieci eterossessuali) che al termine della “celebrazione” laica hanno firmato un registro simbolico. Verrà spedito alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il PD. “Così nella sua sede – spiega Maurizio Cecconi, candidato della lista BCL e novello “sposo” – ci sarà almeno un documento con la parola omosessuale”.
Tutte in fila, chi con un mazzo di fiori, chi in abito da cerimonia e chi in vestiti casual, qualcuno con gli anelli da scambiarsi con il compagno/a e qualcun altro commosso proprio come succede nei matrimoni tradizionali, una a una le coppie hanno pronunciato il loro “sì” davanti a un Monteventi in scarpe da ginnastica, camicia color lavanda e in mano il megafono per pronunciare la formula. “Le coppie – ha detto l’ex PRC al pubblico della Bolognina – si sono impegnate a sostenersi reciprocamente, in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà”. Bacio appassionato, lancio del riso, foto di rito, qualche lacrimuccia, i tortellini con il simbolo del candidato consigliere Cecconi a far da bomboniera. E un fragoroso applauso alle coppie più note che si sono unite sotto lo sguardo di Eva Robin’s: Marzia Mascagni, la maestra “pasionaria” delle Longhena, Sergio Spina, consigliere provinciale ex PRC al suo secondo sì (il primo, ufficiale, in Comune) con sua moglie e lo stesso Cecconi, che è stato seguito anche dalla sorella (che si è “sposata” con il suo compagno tenendo in braccio il figlio), e dal fratello che si è unito con la fidanzata.
“Già nel ’95 – ricorda Monteventi – in questa città si parlava di firma sul registro delle unioni civili, la proposta arrivò in consiglio, ma i cattolici di tutti gli schieramenti bloccarono la proposta: siamo qui per rilanciare la questione”. A stroncare l’iniziativa “Monteventi unisce” ieri sono state le donne del PD bolognese: “Inutile folklore, non fa bene a nessuno, nemmeno a loro”, ha liquidato l’evento la parlamentare Donata Lenzi.

Bologna, 17 “matrimoni” gay. Celebra Monteventi – Il Manifesto
Il Manifesto, 31 Maggio 2009
Singolare iniziativa pre-elettorale (per le amministrative) e a favore dei diritti civili ieri a Bologna. Diciassette coppie – cinque gay, due lesbiche e dieci eterosessuali – si sono unite simbolicamente nel pomeriggio di ieri in Piazza dell’Unità, benedette dal candidato sindaco della lista di sinistra Bologna Città Libera Valerio Monteventi, con tanto di fascia tricolore. Come testimone, la transessuale Eva Robin’s. Poi hanno firmato un registro simbolico delle coppie di fatto che sarà spedito, polemicamente, alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il centrosinistra, perché “così nella sua sede ci sarà almeno un documento sul quale è scritta la parola omosessuale”, hanno spiegato gli organizzatori dell’iniziativa. Una alla volta e sotto gli occhi di anziani e famiglie multietniche che popolavano la piazza, le coppie si sono impegnate a “sostenersi reciprocamente, in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà” (questa la formula recitata da Monteventi), prima di baciarsi ed essere sommerse dal riso lanciato da parenti e amici. Dopo la firma, tortellini sono stati regalati agli invitati a mo’ di bomboniera. Tra i freschi sposi anche Maurizio Cecconi, candidato consigliere per la lista di Monteventi, suo fratello e sua sorella e poi Marzia Mascagni, maestra del fronte no Gelmini (con il suo compagno, lo stesso da 26 anni) e Sergio Spina, consigliere provinciale ex-PRC al suo secondo sì (con la stessa donna, il primo in Comune).

E sette coppie omosessuali si unirono (simbolicamente) in matrimonio – MONTEVENTI UNISCE sulla Repubblica online

Cultura delle differenze in biblioteca. “Stop alle censure a Genova. Bibliografie a tema gay anche a Bologna”
Comunicato stampa, 22 Maggio 2009
“Come cittadino che riconosce alla cultura un potere liberatorio, come bibliotecario da più di dieci anni e infine come candidato consigliere dichiaratamente gay, sono colpito e indignato dall’esposto presentato dalla destra genovese contro la Biblioteca “Edmondo De Amicis” e il Comitato Genova Pride, per aver promosso un’iniziativa, “Due regine e due re”, che vuole introdurre i ragazzi e le ragazze alla cultura delle differenze“, così Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale e per quattro anni responsabile del Centro di Documentazione dell’Arcigay “Il Cassero”, che continua: “A Bologna esistono due biblioteche che andrebbero considerate, per la loro importanza, patrimonio nazionale: la “Biblioteca delle donne” e il “Centro di Documentazione” de “Il Cassero”. Questa è la richiesta che avanziamo al Ministro Bondi, oggi in provincia di Rimini, per l’inaugurazione della Chiesa dell’Ospedale restaurata dalla Soprintendenza: le riconosca ‘d’interesse nazionale’, così come è possibile per legge. Nel frattempo, il Comune di Bologna dovrebbe sollecitare tutte le biblioteche di sua pertinenza a mettere a disposizione dell’utenza (ragazzi e adulti) delle bibliografie sulla cultura delle differenze, mettendo in rilievo il ruolo della letteratura nello sviluppo dell’identità, nel rispetto delle diverse tipologie di amore e di affettività. Bologna Città Libera sosterrà con forza queste iniziative”.
“Siamo solidali con l’AIB e il Comitato Genova Pride e li ringraziamo per la difesa della cultura dalle ingerenze sessuofobiche e omofobiche di certa destra”, afferma Roberto Panzacchi, consigliere di BCL, che conclude: “Alla Ministra Meloni, che ieri ha criticato l’iniziativa, desideriamo ricordare che le biblioteche non sono luoghi di scontro ideologico e devono dare piena rappresentanza a una società plurale, sia sessualmente, sia etnicamente. Al quasi ex-sindaco Cofferati, in fuga a Genova, infine chiediamo: perché in cinque anni di governo del centro-sinistra non è stato fatto nulla su questo fronte a Bologna?“.

I gay di Monteventi: “Bologna Città Libera è l’unica alternativa”
Sarah Buono, Il Resto del Carlino, 15.05.2009
Qualcuno invocava un confronto politico e c’è stato. Quattro gli sfidanti: Cathy La Torre e Bruno Pompa di Sinistra per Bologna, Sergio Lo Giudice del PD e Maurizio Cecconi (nella foto) per Bologna Città Libera. Il dibattito si è svolto al Cassero perché tutti e quattro i candidati al consiglio comunale sono dichiaratamente omosessuali. Per la precisione tre gay e una lesbica. Quote rosa-arcobaleno? L’atmosfera si scalda subito quando Cecconi si presenta come “l’unica lista in discontinuità con la giunta precedente, voi eravate tutti presenti e non si può criticare quando si rimane con gli stessi”. Lo Giudice, attuale consigliere comunale di maggioranza con Cofferati, si irrigidisce mentre La Torre spavalda ribatte: “Non credo proprio, visto che Sinistra per Bologna è nata a gennaio”. Il moderatore, Franco Grillini, direttore GayNews, tenta di stemperare le tensioni. Per una sintesi della serata, meglio affidarsi all’intervento di un signore del pubblico: “Ne ho piene le scatole di compagni che litigano e non mi piacciono i processi a chi ha provato a fare qualcosa”. Premio simpatia, nonostante tutto, a Lo Giudice, per i profilattici distribuiti con la sua faccia: “Un voto sicuro, usalo”.
Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009
A Bologna ci vorrebbe un sindaco gay. Come Wowereit a Berlino e Delanoë a Parigi. Omosessuale dichiarato e laico convinto, proprio come loro due. Bologna se lo meriterebbe proprio a questo punto, quanto meno per invertire il flusso di cervelli (creativi in testa) che da questa città si è mosso – in fuga – verso la Mittel Europa. E seppure non siamo tra quelli che sostengono l’esistenza di un fattore “gay” portatore automatico di successo (o forse ne siamo intimamente convinti, ma non ne facciamo una dottrina), dobbiamo arrenderci davanti all’evidenza che dinanzi alla deriva in cui è finita la nostra città, neanche Cristiano Malgioglio – la chìra meno vocata alla fascia tricolore – potrebbe essere in fondo una catastrofe. Quindi, perché non provare…
Invece anche per questa volta niente banana ossigenata, nessun colpo di scena. Per la chiamata alle urne che ci apprestiamo ad onorare ci dobbiamo accontentare dell’ordinario, seppure in dose decisamente abbondante. Sì perché a Bologna, a questo giro, tutti vogliono fare il sindaco, perfino un prete negazionista mandato a spendere perfino da Caffarra e Beppe Maniglia, che nel caso si sposterebbe solo di qualche metro. E si litiga questo giro, e alla grande, quasi si arriva alle mani. Poi si fa a gara a chi ha i trigliceridi più bassi, a chi infila più lettere anonime sotto le porte, a chi si cala di più l’onorario per sostenere le foche orfane dell’isola di Pantelleria. Povere. Noi da questo baillame vorremmo un po’ prendere le distanze, senza voltare le spalle però, perché a votare bisogna andarci: è un diritto e un dovere. Nelle pagine che seguono quindi tenteremo di offrirvi una mappa rainbow per orientarvi nella giungla di questa campagna elettorale. Una mappa non neutrale, anzi disegnata con un preciso orientamento, frutto di una discussione che si è articolata nei diversi momenti partecipativi del nostro circolo. Solo per le europee indichiamo nettamente una preferenza, quella per Alessandro Zan in corsa nelle fila di Sinistra e Libertà. Per le comunali invece il Cassero a Bologna non esprime indicazioni di voto legate a una particolare forza politica bensì sostiene tutti e cinque i candidati glbt al Consiglio comunale, quale che sia il simbolo che colora la loro scesa in campo. Tre di loro in particolare – Bruno Pompa, Maurizio Cecconi e Sergio Lo Giudice – sono espressioni dirette della nostra storia associativa che ancora oggi si intreccia con la loro militanza. Stesso ragionamento per il Quartiere Porto, quello all’interno del quale il Cassero si trova: due candidati glbt corrono per la carica di consigliere, entrambi godono della nostra totale fiducia. Per i candidati sindaci, invece, questo Consiglio Direttivo ha scelto di non dare indicazioni bensì di aprire un confronto diretto con tre dei tanti aspiranti alla fascia tricolore, cioè Flavio Delbono, Giorgio Guazzaloca e Valerio Monteventi. Anche di questa scelta, e delle conseguenti esclusioni, troverete più avanti le motivazioni. Con la speranza che le risposte all’intervista che gentilmente ci hanno concesso siano per voi di qualche utilità per sciogliere le ultime incertezze sul voto. Infine un’incursione nelle comunali di Ferrara dove è candidato Flavio Romani. Flavio è un nostro caro amico, un attivista di prima linea, una delle persone che ha contribuito a rendere grande il Pride di Bologna. Non abbiamo perciò alcun dubbio nell’indicare agli amici di Ferrara il nome di Flavio per la carica di consigliere comunale.
Le ultime parole le spendiamo per Cofferati, il sindaco di Bologna, quello che se ne va. Il peggiore mai passato da queste parti, questa è l’unica cosa su cui attualmente sembrano convergere sia la destra sia la sinistra. E noi, innanzitutto. La nostra liason col sindaco sindacalista è una favola breve che intitoleremmo “la piazza”: inizia a Roma, coi milioni di manifestanti ai piedi dell’allora leader della Cgil. Quella piazza allora ci fece sognare. Poi però arrivò piazza Maggiore, negata a Miss Alternative, il nostro defilée che ogni anno ricorda alla città che bisogna lottare contro l’Aids, e concessa poi a ogni corsa, volata, tiro a canestro. Perfino all’expò dei cazzi di cioccolata, tutti regolarmente senza preservativo. E con l’ultimo capitolo, poi, chiuderemmo parlando di un giardino. Quello che la Giunta ha scelto proprio poche settimane fa di intitolare a Stefano Casagrande, dando risposta alla richiesta che facemmo in occasione del Gay Pride. Chiaramente quel fazzoletto di verde, per quanto piccolo e nascosto, per noi è già un cortile di Versailles. E il “grazie” dinanzi a un dono, a una concessione, è un costume dal quale non ci sottraiamo. Ma se a qualcuno, ai tempi del Bologna Pride, era parso di aver sentito Cofferati parlare di una “via” sappia che non si era sbagliato. Magari poi già allora intendeva giardino, vai a sapere. Oppure più semplicemente si è confuso. Fortuna che a Genova – dove appena trasferito ci vedrà arrivare per il Gay Pride – sono quasi tutti vicoli e stradine: una mappa più semplice che gli eviterà in futuro qualunque incomprensione.
[Scarica Cassero Magazine ; 5 MB]

Bologna, assessorato alla famiglia. “Delbono ostaggio del conservatorismo cattolico”
Comunicato stampa, 14 Maggio 2009
ASSESSORATO ALLA FAMIGLIA. “DELBONO E L’UNIONE
OSTAGGI DEL CONSERVATORISMO CATTOLICO”
“Le lacerazioni ideologiche dell’Unione di Delbono emergono oggi con forza e lasciano intravedere quali rischi correranno i diritti civili a Bologna, sia se vincerà la destra, sia se vincerà la coalizione di centro-sinistra”, così Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna Città Libera, che continua: “Le politiche familiste, tese ad escludere una parte della società dall’assistenza sociale messa in campo dall’amministrazione, sono il prezzo che l’Unione dovrà pagare al conservatorismo cattolico“.
“Gli stop di Delbono agli ex PPI sono una pura formalità, per non spaventare l’elettorato progressista”, attacca invece Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale e candidato consigliere per BCL, che incalza: “Alla fine Delbono cederà. Non tanto sull’istituzione dell’assessorato alla famiglia, quanto piuttosto sull’assicurare che solo le famiglie conformi all’ideologia cattolica avranno accesso al welfare del Comune di Bologna, così come chiesto anche dal supplemento domenicale dell’Avvenire, che è la voce della Curia bolognese”.
Conclude Monteventi: “E’ un film già visto. Quando l’amministrazione Cofferati ha approvato le misure anti-crisi, sono stati esclusi i single: non solo quelli per scelta, ma anche quelli per volontà dello Stato, come le coppie gay e lesbiche, a cui è impedito di sposarsi. E ancor più triste è la fine dei laici del centro-sinistra, ridotti a un ruolo di mera testimonianza”.

Centro contro il bullismo e i graffiti. “Perché unire un fenomeno di violenza a una forma d’espressione artistica?”
Comunicato stampa, 02.05.2009
CENTRO CONTRO IL BULLISMO E I GRAFFITI. MONTEVENTI E CECCONI: “PERCHE’ UNIRE UN FENOMENO DI VIOLENZA
A UNA FORMA D’ESPRESSIONE ARTISTICA?”
Valerio Monteventi, candidato sindaco di BCL e Maurizio Cecconi, candidato consigliere e attivista del movimento omosessuale, sul bando del Comune di Bologna per l’istituzione di un centro contro il bullismo e i graffiti
“Perché unire un fenomeno di violenza, gravissimo e che richiede spefiche competenze per essere combattuto, a una forma di espressione artistica, per quanto controversa?“, si chiede il candidato sindaco Valerio Monteventi, in relazione al bando per la creazione di un centro anti-bullismo e anti-graffiti, annunciato oggi dal Capo gabinetto del Sindaco Berardino Cocchianella. Continua Monteventi: “Sarebbe come creare un centro contro la violenza sulle donne e contro gli artisti di strada. Certo, questi ultimi possono dare fastidio a chi dorme presto la sera, ma non compiono nessuna violenza sulle persone, esattamente come i graffittari”.
Per Maurizio Cecconi “il bullismo è un fenomeno che, grazie all’aumentata attenzione di questi anni, sta finalemente venendo alla luce. Siamo però ben lontani da una sua diminuzione: secondo il “5° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza” del 2007, s’evince che su un campione rappresentativo di 3800 adolescenti di età compresa fra i 12 ed i 18 anni, quasi un terzo ha dichiarato che nella propria scuola si verificano continui atti di prepotenza da parte dei compagni, mentre circa la metà del campione ha riferito di aver minacciato o picchiato qualcuno. Ad essere colpiti sono gli adolescenti più deboli: i figli degli immigrati, gli omosessuali, le ragazze”.
“Anch’io alle scuole medie inferiori e al liceo sono stato vittima di bullismo omofobico“, continua Cecconi, “Allora non ne parlava nessuno e nessuno sapeva cosa dirti. Ti si rispondeva: “Sono bravi ragazzi che sbagliano” e le violenze continuavano nel silenzio delle istituzioni e dei media. Come Bologna Città Libera siamo convinti che il fenomeno vada contrastato culturalmente e per questo proponiamo che il Comune di Bologna avvii dei corsi para-scolastici di educazione sessuale e al rispetto delle diversità, così come successo in Gran Bretagna in questi giorni”. Conclude Cecconi: “L’iniziativa odierna, seppur mossa da buone intenzioni, è fuorviante e, forse, anche dannosa, avendo come metro di misura la legalità e non la violenza”.
Non si risparmia un’ultima annotazione Valerio Monteventi: “Il nostro simbolo elettorale è nato da un graffito trovato per strada; l’arte ignora i confini e dovrebbe essere valorizzata anche nelle sue forme più controverse. Basta ricordare che il graffittaro più famoso di Bologna, Blu, è stato chiamato dalla Tate Modern di Londra ad esporre le sue opere e a realizzarne di nuove. A Londra non associano violenza ad arte e legalità: siamo ben lontani dalle politiche repressive della Giunta Cofferati e del suo epigono Delbono”.
Cecconi, Bologna Città Libera: “Sostegno alle famiglie omosessuali e ai single”
CECCONI: “SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE OMOSESSUALI E AI SINGLE”
Maurizio Cecconi, candidato consigliere per BCL e attivista del movimento
omosessuale, sul no espresso dal candidato sindaco
dell’Unione Flavio Delbono all’ “assessorato alla famiglia”
“Famiglia si declina al plurale: sono famiglie tutte le coppie, eterosessuali e omosessuali che, unite da un vincolo affettivo, scelgono di percorrere assieme parte della loro vita o tutta la loro vita. Sono famiglie le coppie lesbiche con figli, sono famiglie le coppie gay con figli. E infatti mi auguro di vedere tante famiglie gay in piazza domenica 31 maggio, quando protesteremo contro l’espulsione delle coppie di fatto dal programma di Delbono“, esordisce con questa fondamentale precisazione Maurizio Cecconi, che continua: “Il Comune di Bologna vede una presenza del 34% di famiglie unipersonali, come s’evince dai dati del censimento del 2001. Ed è un numero in continua ascesa”. Ecco che diventa “imprescindibile estendere le misure di sostegno economico anti-crisi varate dalla Giunta Cofferati anche ai e alle single, che talvolta lo sono per scelta e altre per costrizione, come nel caso delle persone omosessuali, a cui lo stato non concede né la possibilità di registrare la loro unione né di sposarsi”.
Cecconi conclude ricordando che “è stata l’amministrazione Cofferati ad affidare i corsi matrimoniali tenuti dal Comune a un’associazione ultra-cattolica, Ucipem, contraria all’aborto. Cosa ne pensa Delbono? E’ una scelta coerente col suo programma?“.




