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Caro Nichi, “solo” un appunto

Caro Nichi,
hai fatto un gran discorso, riassumendo in 60 minuti il programma di governo della sinistra. Hai detto tutto bene. Quasi, “solo” un appunto.
Il tuo uso delle parole “laicista” e “anti-clericale” urta i nervi ed io rabbrividisco nell’ascoltarlo.
Perché? Perché un politico che è in grado di ribaltare il senso comune di vent’anni di berlusconesimo, non dovrebbe poi introiettare strumentalmente due millenni di dominazione confessionale. Specialmente tu, Vendola, che affermi d’essere contro i “calcoli politici” alla D’Alema… Detto altrimenti: che facciamo, lottiamo contro il dogma liberista e teniamo quello clericale, che devasta le nostre vite e inibisce l’estensione dei diritti civili e individuali?
Al netto di questa fondamentale precisazione, sei il nostro uomo, l’uomo giusto.
Ci vediamo alle primarie, dove tanti e tante ti sosterranno. Laicamente.
Ciao,
Maurizio Cecconi.
L’uomo giusto
Grazie a Elena Tagliani, che ha pubblicato il discorso integrale sul suo canale YouTube, ho potuto rivedere l’intervento di Nichi Vendola alla manifestazione organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà in Piazza Navona.
Ascoltatelo, perché lui è l’uomo giusto di cui questo Paese ha bisogno come Presidente del Consiglio. Capace di scegliere e non mediare al ribasso tra le spinte clericali vaticane e quelle, altrettanto poderose, dei paraculo confindustriali.
Intervento di Gianni Sofri alla direzione del Partito Democratico di Bologna
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Bologna, per cosa m’impegno
Questo non significa – come alcuni traducono – mai accordi col PD. Significa avere un progetto politico autonomo e di senso compiuto per la città e spenderlo con propri candidati alle elezioni. Anche con un proprio/a candidato/a sindaco.
Un soggetto nuovo (come è la sinistra laddove è morta e dispersa) non può rinascere all’ombra dell’abbraccio mortale del Partito Democratico. Si veda la residualità politica di Sinistra Ecologia Libertà e di Rifondazione Comunista. Prima di fare degli accordi bisogna nascere, svilupparsi, essere pronti alla pugna. Perché la questione non è se sedersi a un tavolo di trattativa oppure no, bensì come sedercisi: se afoni o determinanti e determinati.
La sfida è alta, la posta in gioco è grossa ed è necessario osare. Rischiare.
- In risposta alla più che condivisa proposta di Mauro Zani ↩


