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Costumi rovignesi #03

Turisti a RovignoI rovignesi dividono l’umanità in due categorie, con sadica precisione: i rovignesi e i turisti. I rovignesi sono gli abitanti di Rovigno – slavi croati e discendenti italiani, con varie spruzzatine di migranti serbi, bosniaci, montenegrini, macedoni e albanesi (questi ultimi trattati con una punta di superiorità) – . I turisti sono il resto del mondo. La categorizzazione ha svariati scopi, utili alla pacifica convivenza tra i due universi. L’economia di Rovigno si basa infatti sul turismo. La città passa dai 15.000 abitanti scarsi dell’inverno agli oltre 50.000 della stagione estiva, che qui va da Pasqua a fine ottobre. Un fenomeno, questo, paragonabile all’affollarsi della riviera romagnola tra luglio e agosto. Mentre Rimini, Marina di Ravenna e Riccione, se le visiti d’estate sembrano non avere abitanti e osservi solo orde di truzzi D&G e di struzze Mötivi che affollano locali al neon-fammi-vedere-la-tua-abbronzatura-posticcia-che-esalta-il-muscolo-gonfiato-e-la-pancia-liscia, qui le strade, i ristoranti, la vita cittadina nel suo variegato complesso è condivisa tra autoctoni e turisti. Viene da chiedersi: come hanno fatto i rovignesi a non farsi divorare dal turismo? La risposta è tanto semplice quanto efficace come soluzione: l’hanno dislocato. Non hanno permesso che il centro storico fosse abbandonato e occupato dagli hotel. Non hanno costruito una quantità oscena di infrastrutture turistiche in paese, ingrandendolo a dismisura, squarciandone l’anima urbanistica in nome del profitto. Hanno preferito – a mio avviso saggiamente – distribuire gli hotel e i campeggi (numerosi e molto grandi) lungo la costa ai due lati della città. Così i tedeschi, gli italiani, i russi, i cechi, gli inglesi, i francesi che amano passare le vacanze nella rossa terra d’Istria godono sia di infrastrutture immerse nella macchia mediterranea, in ottime posizioni in riva al mare, sia di un paese vivace in cui passeggiare di giorno e di sera e che è considerato, con un’espressione altisonante non distante dal vero, “la perla dell’Adriatico settentrionale”. Finita la stagione estiva, verso ottobre, il paese torna alla sua dimensione: mare, pioggia, quiete, silenzio, assenza di lavoro, noia. Allora i rovignesi diventano turisti e partono per le vacanze.

Costumi rovignesi #02

Un coro rovigneseAi rovignesi piace cantare. Rovigno conta 15.000 abitanti, 3 cori specializzati, più un coro per ognuna delle 4 scuole presenti, più numerosi gruppi musicali. La scena di questi ultimi è fluida: si formano e si disfano con facilità e suonano musica dei generi più diversi, dal folk balcanico, stile Bregovic, al rock più duro e metallico ai ritmi più soavi e coerenti con l’atmosfera balneare del raggae. Per fare un esempio concreto, restando nell’ambito famigliare: mio “suocero” canta in un coro di musica sacra, mia “cognata” canta nel coro della scuola superiore ed è apparsa alla televisione nazionale per un’esibizione dal vivo dei giovani talenti croati. Il locale municipio organizza festival musicali, gare di canto, concerti, tutti frequentati con vivo interesse. I rovignesi hanno raggiunto l’apice della fama musicale – se non nel mondo, almeno nei paesi di lingua serbocroata – grazie al cantante pop Tony Cetinski, a cui si deve la hit super trash “Santa Eufemia” (vedi video sottostante). Santa Eufemia è la patrona della città, sepolta nella chiesa che, col suo splendido campanile veneziano, domina il centro storico. La credulità popolare di matrice cattolica spaccia la leggenda secondo cui il sarcofago, in cui è contenuta la salma della santa, sia giunto per mare, trasportato dalle onde, cavalcandole come un veliero doma l’impeto furioso della tempesta. Il sarcofago è in pietra e pesa svariate tonnellate. Dopo aver attraversato l’Adriatico, non si hanno ulteriori notizie di suoi autonomi spostamenti. Non resta che cantare con loro: “Siamo rovignesi / amici cortesi / [...] / Santa Eufemia / prega per noi”.

Costumi rovignesi #01

Pausa caffè in riva al mare a RovignoAi rovignesi piace bere il caffè. Tanto caffè: turco, italiano, macchiato, “veliki” (grande) e “mali” (piccolo). Lo bevono a colazione, poi vanno a trovare amici o parenti e ne bevono dell’altro, infine fanno un salto in centro città e si fermano in uno dei molti bar sul lungomare e ordinano un “veliki macchiato”. Verrebbe da chiedersi se bevono tutto questo caffè per un inesauribile amore per la bevenda. C’è di più. Ai rovignesi piace chiacchierare. Col caffè in mano. Chiacchierano a colazione, durante la visita di piacere, al bar. Parlano tantissimo. Ti svegli alle 09.00 e vai a pranzo alle 14.00 e in totale hai passato 5 ore a bere caffè e a chiacchierare. Parlano di tutto: famiglia, disgrazie, malattie, vacanze, scuola, lavoro. Io finisco le mie parole dopo un quarto d’ora. Loro proseguono tutta la giornata fino a notte inoltrata. Domani sarà un altro giorno. Al caffè.

Marcelo Brajnovic, l’uomo che sfidò la NATO

Di Maurizio Cecconi
Cassero Magazine, Novembre / Dicembre 2009

Lo scirocco schiarisce il cielo, prima nuvoloso e carico di pioggia; l’afa ingrassa l’aria, incollando i vestiti alla pelle. Non è facile giungere all’Embassy Of God, dove la bandiera col simbolo di Jahvè sventola garrula. A condurmici è Nataša Bošnjakovic, giovane laureanda dell’università di Fiume, impegnata in una tesi sulle teorie astrologiche relative al calendario Maya e al 21 dicembre del 2012, giorno in cui finirà il «Lungo Computo» durato 5.125 anni e avrà inizio l’«Era dell’Acquario», un’epoca di pace e di profonda evoluzione spirituale.

Marcelo Brajnovic e la sua famiglia – composta di artisti affermati – vivono in un paesino dell’entroterra di Rovigno, nella religiosa Croazia, su una collina accerchiata da boschi di pini mediterranei. Qui ha fondato e costruito l’Ambasciata di Dio, che si presenta composta da tre strutture in pietra: una casa con le fattezze di un piccolo santuario, una torre a due piani e una fontana «dell’Apocalisse». Gli edifici sono stati costruiti secondo un suo disegno, che riprende elementi dell’architettura votiva e di quella jugoslava. Le forme geometriche del quadrato e del rettangolo s’uniscono al cerchio e all’edera, scolpita sui muri in altorilievo. L’insieme offre una sensazione di «fermo-immagine fantastico». Il bianco dei muri contrasta con l’azzurro terso del cielo e col verde brillante della vegetazione.

Seduti su assi di legno poste di fronte alla fontana circolare, ha inizio la nostra conversazione, o meglio: il suo monologo, interrotto sporadicamente da qualche mia domanda chiarificatrice.
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Le zingare vanno in Paradiso

E’ arrivato il fine settimana. Anche la politica ufficiale e quella di movimento si prendono una pausa. La prima, allenandosi alla mistificazione e alla compressione delle forze vive della società. La seconda, mossa da grandi sforzi di volontariato, per riposarsi fisicamente. E per chiarirsi le idee, per riflettere, per ragionare, per valutare i poteri in campo e le prossime necessarie mosse per spiazzare gli avversari e individuare quelle strategie di consenso utili a cambiare il cuore sociale e culturale di un paese. Il nostro.

In questa settimana è successo veramente di tutto. Ricordate? E’ iniziata con la presentazione della Piattaforma politica rivendicativa dei Pride, è proseguita con l’invito al Bologna Pride rivolto al neo Ministro Mara Carfagna, unitamente alla richiesta di patrocinio per le attività culturali legate alla manifestazione. La Ministra ha prima risposto che ci pensava e intanto ha aggiunto che per le istituzioni governative non sono ammesse discriminazioni di alcun genere e che quindi il suo dicastero si sarebbe garbatamente, pacatamente occupato d’altro. L’appellativo che le ho attribuito – Carfagna, Ministro della Fantascienza – ha preso rapidamente piede e a tutt’oggi esiste un gruppo su Facebook così denominato, comunicati stampa sono stati inviati alle redazioni dei giornali e l’appellativo più gentile che le abbiamo concesso è che “vive sulle nuvole e nelle favole”. Pensavamo di poterla lasciar perdere per un paio di giorni, perché a Verona e in tutta Italia si celebrava la Giornata internazionale contro l’omofobia, e invece… Mica sta zitta quella! Con una tempestività e una “sensibilità” tutte sue, nel giorno in cui il movimento ricorda le persone che sono state vittime di violenze omofobiche, lesbofobiche e transfobiche, la Ministra-Tette-Al-Vento la spara grossa: i Pride sono parate esibizionistiche e folkloristiche che sarebbe meglio abbandonare. Domenica, chi era a Bologna è andato in piazza insieme alle mamme dell’Agedo e delle Famiglie Arcobaleno e alla UAAR e ai volontari del Bologna Pride a informare la cittadinanza che Nettuno (e solo lui) mi può giudicare. Lunedì, già allertati perché impegnati durante tutto il fine settimana, arriva il responso: niente patrocinio al Pride, ve lo scordate belli miei. Secondo la Ministra, i Pride servono per ottenere il matrimonio anche per le persone omosessuali e il riconoscimento delle coppie di fatto. Ma dai? La prossima settimana ci dirà che la ruota è stata inventata dai sumeri ma che Lei la preferiva quadrata… e soprattutto, con un volo pindarico che nemmeno Alessandro Fullin avrebbe potuto escogitare, afferma che “per il governo gli omosessuali non sono discriminati”. Bene, ottimo, ma almeno ci dica a che serve il suo Ministero? Pronta la risposta: per i disabili, gli anziani e le donne. Dividi et impera. A darle man forte s’aggiunge l’Avvenire, il giornale della Chiesa, che attacca duramente la legge 194, affermando che è a causa dell’aborto se in Italia c’è il calo demografico. Se non fossero seri e potenti, ci sarebbe da ridere. Si respira una pessima aria di razzismo e di violenza xenofoba che, sotto la maschera ipocrita della ricerca della “sicurezza per la gggente”, esporta retate, espulsioni e caccie alle trans. Tutto questo succede al quartiere Prenestino a Roma, spalleggiati da un indegno se(r)vizio giornalistico del TG1. Il Bologna Pride lancia una campagna di boicottaggio della maggiore testata informativa della televisione italiana, io una proposta di disobbedienza civile: smettiamola di pagare il canone. Daniele Pacini, un attivista de “Il Cassero”, indignato dalle affermazioni della Carfagna (ripeto, secondo la quale le persone omosessuali non sarebbero discriminate), le scrive una bellissima lettera aperta. Ieri, giovedì, la redazione del TG1 contatta le associazioni LGBT e propone un passaggio televisivo… che ancora manca all’appello. Nel frattempo, arriva la notizia che la Corte di Cassazione, massimo organo della Magistratura, ha stabilito che le coppie di fatto sono come una famiglia. E’ una sentenza storica che lascerà il segno. Si festeggia (qualcuno, leggete i commenti, brinda). Ma non si molla il colpo e si tiene la mente lucida. E’ anche il 30° anniversario dell’approvazione della legge 194 che legalizzò l’aborto e restituì alle donne il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo. Il Bologna Pride lo ricorda con un impegno: il 28 giugno manifesteremo anche in difesa di questo principio. A dirlo, è Paola Brandolimi, portavoce e componente della segreteria di Arcilesbica. E infine, passiamo a oggi: stasera vi aspettano due appuntamenti. Il primo è l‘anteprima di DIVErGenti, il festival di cinema a tematica trans che presenta la storia di Nicole De Leo. Il secondo, è la vernice di Lorenzo “Q” Griffi, designer della campagna comunicative del Pride Nazionale 2008. Saranno esposti tutti i Puraido finora pubblicati (più qualche new entry)…

Ne son successe di cose, eh? E mancano ancora 36 giorni al 28 giugno! State allerta, c’è molto da fare e ancora tante posizioni da conquistare. ;-)

Io, dopo tanto impegno, me ne vado tre giorni al mare, in Croazia. Ci rivedremo su puta.it martedì prossimo. Se ci sono novità, non mancate di segnalarmele scrivendomi. Me ne vado, senza computer e con un paio di buoni libri. Ecco, sto per dirvi ciao; vi lascio un pensiero: in questo periodo di caccia alle strega, di creazione di capri espiatori – rom, rumeni, gitani, zingari, trans, froci, lesbiche e tutti i diversi di questo diverso mondo – mi ha conquistato l’articolo di una giornalista lesbica serba, Biljana Kosmogina. Ha girato la sua città, Belgrado, e ha trovato che anche lì gli zingari sono cacciati e malmenati. Lei ne ha scovate due speciali. Sono zingare e sono trans. Ha dedicato loro un bellissimo servizio, pubblicato su Kupus. L’articolo è in lingua serbo-croata e presto lo potrete leggere tradotto in italiano. Per il momento, pubblico le immagini delle protagoniste. Che dolci e belle che sono. Quanto vorrei averle al Bologna Pride insieme a noi… Una grande Brass Band gitana, alla faccia di tutti i razzisti e gli intolleranti di questo vigliacco e violento pianeta. Il titolo del reportage? Perché le zingare vanno in Paradiso.

Ciao.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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