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Articoli marcati con tag ‘Questura’

La Questura di Bologna prova ad infrangere l’Onda

La Questura di Bologna questa mattina ha arrestato quattro studenti dell’Onda, a causa della manifestazione di Torino, quando si è contestato il G8 University Summit. Questa mattina, presidio di protesta contro la repressione poliziesca. Solidarietà-Agli-Studenti-Ma-Non-Solo. Partecipiamo anche alle prossime manifestazioni per il diritto allo studio.

Una manifestazione studentesca

Bologna, divieto di manifestazione. 5 denunciati dopo un sit-in per la democrazia e per la libertà

Ecco gli effetti liberticidi dell’ordinanza emanata dal Prefetto Angelo Tranfaglia, con l’accordo delle amministrazioni locali guidate dal Partito Democratico. Cinque denunciati perché hanno partecipato a una manifestazione per la democrazia e la libertà d’espressione.

Domani di nuovo in
Piazza Maggiore, ore 15.30
con questi cartelli

DENUNCIATE ANCHE ME
MAURIZIO CECCONI

(metti il tuo nome e cognome)
CITTADINO DI BOLOGNA

PER LA LIBERTA’
PER LA DEMOCRAZIA

Libertà

BOLOGNA. SIT-IN IN CENTRO DI SABATO, DENUNCIATO MONTEVENTI
DENUNCIA ANCHE PER D’ONOFRIO, PANZACCHI, LORETI E “BIFO”

DIRE, Bologna, 13 Mar. – E’ scattata la denuncia per Valerio Monteventi e gli altri esponenti della lista “Bologna Città Libera” che sabato scorso sono scesi in piazza per protestare contro il divieto di manifestare, in alcune piazze e vie del centro nei giorni di sabato pomeriggio e domenica, stabilito dalla recente ordinanza del Prefetto Angelo Tranfaglia. Le persone denunciate sono cinque: oltre a Monteventi, candidato sindaco per BCL e consigliere comunale, si tratta di altri due consiglieri, Serafino D’Onofrio e Roberto Panzacchi, più Franco “Bifo” Berardi e Tiziano Loreti, tutti individuati come promotori del presidio di protesta in Piazza Maggiore. La Digos contesta loro il reato di manifestazione non autorizzata: hanno violato l’articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza che prevede l’obbligo di presentare in Questura un preavviso per le manifestazioni di piazza. Inoltre, la Digos ha segnalato in Procura la probabile inosservanza del provvedimento del Prefetto: starà ai magistrati stabilire se i cinque consiglieri, oltre che per aver manifestato senza preavviso, sono responsabili anche del reato previsto dall’articolo 650 del Codice penale, che punisce l’inosservanza a un provvedimento dell’autorità in materia di pubblica sicurezza o igiene. In questo caso, è stato violato il divieto stabilito dal Prefetto Tranfaglia in applicazione della direttiva del Ministro dell’Interno Roberto Maroni. La manifestazione non autorizzata è punita con l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda fino a 400 euro. Bologna Città Libera, nei giorni scorsi, ha annunciato che domani pomeriggio ripeterà il presidio di protesta, nella stessa forma della settimana scorsa (alle 15.30 in Piazza Nettuno). Sabato 21, invece, si svolgerà un corteo di protesta organizzato da 100 lavoratori e dai sindacati delle RdB. Ieri sera, durante l’assemblea che si è tenuta nella Sala bianca di Palazzo D’Accursio in vista della manifestazione, sono arrivate le adesioni dei centri sociali Vag 61 e Crash e degli studenti dell’Onda.

Una manifestazione studentesca

Divieto di manifestazione. L’impossibile 8 Marzo a Bologna

8 MARZO/BOLOGNA. ASSEMBLEA DONNE, CHE FATICA MANIFESTARE
PERCORSO CORTEO CAMBIATO, E IN COMUNE FANNO RIMUOVERE STRISCIONE

DIRE, Bologna, 5 mar. – “Tolleranza zero” per le manifestazioni delle donne a Bologna, anche alla vigilia dell’8 marzo. E’ quanto ha subito l’Assemblea cittadina di donne e lesbiche, che si è vista negare da Prefettura e Questura l’autorizzazione a manifestare lungo via Indipendenza fino a piazza Nettuno, la sera del 7 marzo, in seguito alla direttiva Maroni sull’uso delle piazze nel weekend, nonostante la deroga prevista in occasioni di ricorrenze commemorative, proprio come la Festa della donna. Ma anche oggi le donne dei collettivi femministi e lesbici hanno subito, in sostanza, un atto di “intolleranza”. Le rappresentanti dell’Assemblea stavano presentando ai giornalisti, nel cortile di Palazzo D’Accursio, le ragioni della manifestazione di sabato sera e il percorso alternativo del corteo, e nell’occasione hanno mostrato lo striscione che aprirà la manifestazione contro la violenza sulle donne: un drappo viola con la scritta “Affermiamo la nostra libertà, no alla logica della paura”. Per tenerlo come sfondo alle videoriprese e ai flash dei fotografi, lo hanno poi momentaneamente appeso al muro del palazzo comunale, annodandolo alle inferriate delle finestre al piano terra, sotto gli occhi di un paio di vigili urbani. Dopo pochi minuti è arrivato il responsabile del reparto di vigilanza della residenza municipale, l’ispettore capo Loreno Cremonini, imponendo alle donne di togliere lo striscione: “Non possiamo tollerare una cosa del genere – ha detto Cremonini – questo è uno spazio pubblico e ci sono delle regole, non si può attaccare neanche un chiodo, lo dice la Sovrintendenza, andate a fare la vostra protesta da un’altra parte”. Al verbo “tollerare” le donne dell’assemblea si sono risentite, anche perché non si trattava di una protesta bensì di una conferenza stampa, ma lo striscione è stato subito “snodato” e deposto. Un piccolo incidente, insomma, ma che può essere considerato emblematico del clima di intolleranza che i collettivi femministi e lesbici riuniti nell’assemblea cittadina denunciano di subire. Proprio come il diniego a far passare in centro il loro corteo, la sera del 7 marzo. “Abbiamo chiesto di conoscere le motivazioni formali del rifiuto – spiegano – perché abbiamo fatto presente che la nostra manifestazione è stata indetta in occasione della Giornata mondiale della donna, riconosciuta dall’Onu”. Ma l’ordinanza prefettizia in vigore a Bologna, con cui è stata applicata la direttiva del ministro dell’Interno, vieta l’uso delle piazze Maggiore, Nettuno, Re Enzo e Santo Stefano e delle strade della “T” (Rizzoli, Ugo Bassi e parte di via Indipendenza) dalle 14 del sabato e per l’intera giornata di domenica. Così, in attesa di spiegazioni, l’assemblea ha previsto un percorso alternativo: il ritrovo sarà sempre alle 20 in piazza Unità, ma invece di sfilare per via Matteotti e via Indipendenza fino a piazza Nettuno, come richiesto, le donne svolteranno per via Irnerio e percorreranno via Zamboni fino a piazza Verdi, tappa conclusiva. La manifestazione punta a denunciare che “la violenza sulle donne non è una questione di ordine pubblico, ma un problema culturale, sociale e politico”, come spiega il volantino diffuso dall’assemblea. “Lottare contro la violenza alle donne è un nostro compito, non vogliamo essere scortate da uomini, rifiutiamo le ronde e i provvedimenti razzisti e autoritari. Vogliamo dotarci di strumenti di autodifesa e riappropriarci della città: per questo vogliamo rivendicare il nostro diritto di essere presenti in centro di sera, perché la sicurezza è data dalla vivibilità delle strade e dalla presenza di donne”. Ma non di sabato, non il 7 marzo.

Manifesto di donne

Bologna, divieto di manifestazione: “Abnorme e incostituzionale”

DIRE, Bologna, 20 Feb. – Se il divieto a tenere manifestazioni nel weekend in centro a Bologna al sabato e alla domenica si configura come “un divieto generale e in via preventiva senza la possibilità di valutare caso per caso, come dice la Costituzione”, allora è un “provvedimento abnorme, quindi suscettibile di essere impugnato e annullato da un giudice amministrativo”. E’ il parere del costituzionalista Andrea Morrone, intervistato questa mattina da Radio Città del Capo sul provvedimento annunciato dal prefetto Angelo Tranfaglia. Mentre le Rdb hanno già messo al lavoro i legali per impugnare le restrizioni su vie e piazze, Morrone rileva le “falle” di quella misura. Dicendo: “Se si stabilisce fissa un divieto di riunione generalizzato di carattere preventivo, seppur limitato al weekend e nei luoghi del centro storico, questo divieto deve fare i conti con i limiti costituzionali alla libertà di riunione e, da questo punto di vista, non posso non rilevare che si presenta abbastanza critico. Molti sono i dubbi di costituzionalità di un divieto di questo tipo”. Morrone cita l’articolo 17 della Costituzione in cui si dice che per riunioni in luogo pubblico va dato un preavviso di tre giorni alle autorità di pubblica sicurezza perché possano valutare se autorizzare l’iniziativa, vietabile “solo per comprovati motivi legati alla incolumità e sicurezza pubblica”, quindi con valutazioni “da fare caso per caso”. Il preavviso non è un obbligo, ma solo un onere (chi non lo osserva può essere sanzionato), il che significa che per forza “non si deve essere autorizzati a svolgere una riunione, ma se esistono comprovati motivi di pericolo per l’incolumità si può intervenire con un divieto o misure che regolamentino l’esercizio del diritto di riunione”. Invece a Bologna si fissa uno “stop” generalizzato. Davanti alle restrizioni alle manifestazioni, dunque, Morrone invita a vigilare attentamente. “Il diritto di riunione è un diritto fondamentale e non può essere limitato o addirittura escluso in via preventiva”. Forse, prosegue, può sembrare un provvedimento “simbolico, uno spot che pone l’accento su rafforzamento delle misure di sicurezza” per rispondere ai “sentimenti” dei cittadini, ma alla fine “innocuo perché non esclude che tutto resti fermo e occorra che il questore valuti caso per caso”. Quindi non sarebbe un’autentica novità. Ma potrebbe anche essere un modo “un po’ edulcorato per introdurre poteri di divieto preventivo e generalizzato che stridono con la Costituzione”. In tal caso, avverte Morrone, la direttiva del ministro dell’Interno Roberto Maroni e la successiva disposizione di Tranfaglia sono una misura “abnorme”. Rispetto alla quale, “l’attendismo della Cgil è imbarazzante”, mentre il via libera di Cisl e Uil e l’opposizione di esponenti politici più radicali, come Valerio Monteventi (Bcl), “potrebbe tradire il reale senso e portata del provvedimento. Ma di fronte ad atti di questo tipo si deve stare molto attenti perché il rischio che si tratti non di uno spot ma di un atto che vuole indurre comportamenti in qualche modo restrittivi delle garanzie delle libertà fondamentali è molto alto”. Morrone, infine, inquadra così la disposizione prefettizia: segue la direttiva di Maroni “ispirata ad una cultura della sicurezza che si sta affermando negli ultimi tempi nel paese, ispirata più all’emotività piuttosto che ad esigenze di legalità e rispetto dei diritti”; ispirata ad un “substrato di carattere ideologico che non è inteso a trovare soluzioni alla coesistenza di diversi interessi nel tessuto cittadino e quindi a integrare l’altro”. Il motivo ispiratore di Maroni sono state la preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano e in piazza Maggiore a Bologna: “pregavano Allah nei luoghi sacri della cristianità” e questo ha innescato una “reazione forte e ideologica contro l’altro che va scacciato dalle piazze più che integrato”.

Ascolta l’intervista ad Andrea Morrone

La Costituzione della Repubblica Italiana

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