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La casa, un problema che a Bologna non esiste
A Bologna esiste una “emergenza graffiti”, una “emergenza buche stradali”, una “emergenza pedoni con birre in mano per strada”. Ad ognuna di queste “emergenze”, tutti i quotidiani locali, nessuno escluso, dedicano pagine e pagine di inchieste, commenti, reportage, petizioni a far di più e di meglio. Delle persone e delle famiglie senza casa, perché sfrattati e senza reddito, invece si parla solo se queste occupano il piazzale antistante il Municipio: qualche trafiletto per qualche giorno. La politica, di destra e “sinistra”, di pari passo, ama dedicarsi agli argomenti futili, piuttosto che confrontarsi coi problemi drammatici delle nuove povertà (a cui, se interrogata, non saprebbe cosa rispondere). Tornerò nei prossimi a commentare più approfonditamente i dati relativi al problema della casa a Bologna. Oggi mi limito a segnalare due meritorie video-inchieste del Popolo Viola Bologna. La prima relativa agli occupanti di un immobile sfitto in Via Legnano a Borgo Panigale, di proprietà dell’amministrazione comunale. La seconda dedicata alla tendopoli allestita dalle RDB e da ASIA in Piazza Liber Paradisus. Gli sfrattati chiedevano “un nuovo piano-casa che rimetta al centro le politiche per gli alloggi popolari”. Il Commissario Cancellieri ha risposto facendoli sgomberare: Cofferati docet, Merighi proseguiva, Cancellieri persevera.
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Am per ed sugner
Bologna in PIL(lole)

Alternative al proibizionismo – Bologna Città Libera
presenta
ALTERNATIVE AL PROIBIZIONISMO
Dietro ogni divieto c’è un Padre/Sceriffo
Martedì 24 Marzo 2009, H 20.30
Sala Bianca, Palazzo d’Accursio
Piazza Maggiore 6 [vedi mappa]
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Introduce
Valerio Monteventi
Bologna Città Libera
Intervengono
Beatrice Bassini, psicologa del Sert
Bruno Pompa, direttore artistico Arcigay “Il Cassero”
Piero Capone, giunta di segreteria Radicali Italiani
Maria Laura Valente, Comitato Libera Pratello
Roberto Panzacchi, Consigliere comunale
Modera
Giusi Marcante, giornalista
“Città del Capo – Radio Metropolitana”
Organizzano
Bologna Città Libera
Gruppo Consiliare Verdi – Comune di Bologna
Ascolta e scarica lo spot radiofonico
Viviamo in un paese dove si preferisce vietare piuttosto che educare. Viviamo in una città dove – alle già considerevoli limitazioni alle libertà personali, imposte da una legislazione moralista che condanna senza valutare gli effetti negativi dei divieti – s’aggiungono le politiche neo-proibizioniste del partito/sindaco/sceriffo al governo di Bologna.
Tutto cominciò con un sindacalista in trasferta che promise un rinnovato patto di cittadinanza e d’inclusione. In tanti ci credettero. Finì con un sindacalista melomane in cerca di un teatro lirico che lo accogliesse come direttore pro-tempore. Nel frattempo, cinque anni di macerie: vietato lavare i vetri agli angoli delle strade (il temibile “racket dei lavavetri”); vietato farsi piercing e tatuaggi, anche se maggiorenni; vietato girare con una lattina di birra in mano dopo le dieci di sera; vietato sostare in più di tre davanti a un bar; diminuiti i finanziamenti ai servizi sociali che si occupano di “ridurre i danni” derivati dalle tossicodipendenze; vietato ballare per strada e in piazza d’estate; vietato proporre una socializzazione che consideri i giovani come utenti e creativi, e non come criminali da imbrigliare in spazi periferici, lontano lontano dalle finestre di Palazzo d’Accursio.
Di tutto questo e delle concrete alternative da proporre parleremo insieme agli operatori socio-assistenziali, agli animatori della notte, ai comitati a difesa della vivacità artistica e culturale di Bologna, ai politici anti-proibizionisti, ai giovani e agli studenti. Non mancate. Dal vivo o in diretta video.
La diretta video dell’iniziativa sarà fruibile dal sito
www.bolognacittalibera.org
Inviate le vostre domande da rivolgere agli ospiti
scrivendo a diretta@bolognacittalibera.org
In differita si potranno consultare le riprese video
sul canale YouTube di Bologna Città Libera
www.youtube.com/bolognacittalibera
Scarica e diffondi la locandina: .jpg | .pdf

Divieto di manifestare. Bologna Città Libera: “Bisogna disobbedire”
manifestazioni politiche in piazza nei week-end
“Bisogna disobbedire a questa decisione”
Dura presa di posizione di Monteventi e Rdb. E anche Arcigay si dice contrario
Il Domani di Bologna, 19 Febbraio 2009
Il leader no global Valerio Monteventi, candidato sindaco con la lista civica Bologna Città Libera, annuncia battaglia contro la decisione delle autorità di vietare le manifestazioni nelle piazze del centro durante i week-end. “Bisogna disobbedire – dice Monteventi – l’ho già detto al capo della Digos, non chiederò più l’autorizzazione per fare le manifestazioni. Chi pensa di avere affrontato i problemi, li vedrà triplicati; se lo mettano in testa. Sulla libertà sono pronto a giocarmi tutto”. Parole che arrivano dopo un contatto telefonico con la Questura, fatto anche di battute di spirito (“per lei è un prepensionamento”, sarebbe stato fatto osservare a Monteventi, promotore di innumerevoli cortei e iniziative di piazza). Ma il candidato non ha intenzione di adeguarsi al nuovo regime sulle manifestazioni. “Questa direttiva – spiega il consigliere – ha tutte le caratteristiche di un provvedimento fascista, perché limitala libertà di espressione delle persone. È un iniziativa del Governo, ma ha avuto qui un’applicazione molto grave, praticamente alla lettera”. Le manifestazioni, ricorda Monteventi, “si fanno al sabato perché la gente non lavora ed è più facile organizzarle anche dal punto di vista tecnico”. E poi “l’altra cosa paradossale che questo provvedimento di una gravità estrema, che dal ’68 non c’era mai stato, non ho sentito prese di posizione chiare, a parte Cobas e Rdb”. Il sindaco Sergio Cofferati, tra l’altro “era presente al comitato per l’ordine pubblico che l’ha deciso: ci dicono di fare argine contro la destra, ma anche parte del Pd l’ha condiviso”. Duro il commento di Arcigay “Il Cassero”: “In una città che quotidianamente consolida il suo ruolo di teatro di violenza lo “stop” alle manifestazioni durante il weekend imposto dalla Prefettura con l’accordo di Comune e Provicia, e argomentato con l’obiettivo assolutamente discutibile di “migliorare la vivibilità” del centro storico nelle giornate di sabato e domenica, ha i connotati di un provvedimento irresponsabile e unilaterale”. Arcigay poi prosegue: “In nome di una non meglio specificata vivibilità, si chiude le porte del centro cittadino alle libere espressioni dei suoi abitanti” e dunque il Cassero esprime “un dissenso forte” invitando sindaco e presidente della Provincia “ad assumersi responsabilità rispetto alla deriva del cuore cittadino, senza ulteriormente caricare di questi problemi la cittadinanza, i suoi fermenti, le sue espressioni”. Per il Cassero il provvedimento sulle manifestazioni è la classica goccia che fa traboccare il vaso dopo che “in cinque anni di mandato Provincia e Comune hanno messo in campo un’imbarazzante sequenza di divieti che hanno profondamente interrotto la vivacità di fruizione degli spazi cittadini”.

Il leader di Bologna Città Libera: “Disubbidiamo, l’ho detto alla Digos”
Cortei? Non di sabato. Monteventi non ci sta
Il Bologna, 19 Febbraio 2009
Disobbediamo! Così Valerio Monteventi reagisce alla decisione delle Autorità di vietare le manifestazioni nelle piazze del centro durante i week-end. “L’ho già detto al capo della Digos – dice Monteventi – non chiederò più l’autorizzazione per fare le manifestazioni. Chi pensa di avere affrontato i problemi, li vedrà triplicati; se lo mettano in testa. Sulla libertà sono pronto a giocarmi tutto”. Monteventi parla dopo aver avuto un colloquio telefonico con la Questura, un colloquio infarcito di ironia. “La prepensioniamo” si è sentito dire Monteventi che nella sua lunga militanza politica non si fatto mancare nulla: cortei, manifestazioni, iniziative di lotta in piazza, presidi, ecc. “Questa direttiva – spiega il candidato sindaco di Bologna Città Libera – ha le caratteristiche di un provvedimento fascista, di fatto limita la libertà di espressione delle persone. E’ un’iniziativa del Governo, ma se le norme vanno interpretate, qui la cosa più grave è che si è deciso di applicarla praticamente alla lettera”. Continua: “Le manifestazioni si fanno al sabato perché la gente non lavora ed è più facile organizzarle anche dal punto di vista tecnico”. Infine una critica a Cofferati: “Era presente al comitato per l’ordine pubblico che ha preso la decisione, dobbiamo fare argine contro la destra, ma anche parte del PD l’ha condiviso”.
Bologna, “Il Cassero”: lo stop alle manifestazioni è proibizionismo

Buona la prima. Delbono sulle unioni civili
GAY BOLOGNA. DELBONO: TERRO’ UFFICIO ANTI-DISCRIMINAZIONI. “MA MANCA LEGGE NAZIONALE PER DIFENDERE LE COPPIE DI FATTO”
DIRE, Bologna, 11 Feb. – Se sarà eletto sindaco, il cattolico Flavio Delbono manterrà l’ufficio anti-discriminazioni per gay e lesbiche aperto negli anni della giunta Cofferati. Lo ha annunciato questa mattina dai microfoni di Radio Città del Capo, lamentando anche l’assenza di una legge nazionale a favore delle coppie di fatto. “Va confermato perché si è rivelato utile – spiega il candidato – poi è chiaro che il Comune non legifera, ma sicuramente quel servizio è un buon punto di partenza, per questo sono per confermarlo e valorizzarlo”. E poi “penso che comunque – aggiunge il vice-presidente della Regione – la legge regionale sulle coppie di fatto vedrà la luce entro la legislatura”. Ma “quello che manca è una legge nazionale. Non abbiamo una legge nazionale che garantisca i diritti delle coppie gay”.
A seguire, è intervenuto Franco Grillini, giustamente domandando cosa ne pensano di questo tema anche gli altri candidati alla carica di primo cittadino della città. E altre proposte da altre formazioni e coalizioni politiche arriveranno.
Vale ora la pena fare un paio di considerazioni. Parto da una vicenda tematicamente lontana: le multe e le relative chiusure di alcune osterie al Pratello. Anche in questo caso, protagonista di alcune dichiarazioni ondivaghe è stato Delbono. Prima ha affermato che il provvedimento gli sembrava “sproporzionato”, lasciando intendere che una volta eletto quella decisione sarebbe stata rivista. Poi, sommerso dalle critiche interne al PD per aver morbidamente contestato l’operato di Sergio Cofferati, è tornato sui suoi passi per confermare che come s’era comportata l’amministrazione comunale “andava bene”. Al che, alcuni autorevoli esponenti del PD, per difendere il candidato dalle accuse di neo-proibizionismo hanno affermato che “è la prima dichiarazione quella che vale”. Tra l’altro fatta davanti e a dei giornalisti, come quella che sto per illustrare.
Delbono non è la prima volta che interviene sulle coppie di fatto. La prima volta lo fece tre settimane fa, con un’intervista al Resto del Carlino. In quell’occasione affermò che “l’attuale trattamento di queste unioni, per come sono previste nella legislazione nazionale e regionale, è adeguato”. Come commenta cantando Vasco: va bene così.
Ecco la prima considerazione, che virtualmente rivolgo agli esponenti del PD intervenuti in occasione della disputa sul Pratello. Anche questa volte vale la prima dichiarazione? O stavolta vale la seconda e alla prossima occasione la terza? E’ importante saperlo, per regolarci efficacemente su quando ascoltare Delbono.
La seconda considerazione. Nei palazzi del potere, quando un politico non desidera esporsi su di un argomento, perché infastidirebbe gli uni e vuol tenersi “buonini e calmini” gli altri, adotta questa strategia: invoca l’intervento di un’istituzione superiore. Quando si parlava di regolare l’immigrazione e integrare i migranti, i ministri del Governo Prodi invocavano l’Europa. Oggi Delbono invoca il Parlamento nazionale per l’identica ragione: gli permetterà di fare così poco per i diritti di cittadinanza delle persone omosessuali, bisessuali e trans che le trasformerà in formichine felici per le briciole raccolte.

Bologna, “La cattiva strada” – Il Pratello incontra Fabrizio De André
PROGRAMMA
Bologna – Via del Pratello
H 15.30 – Bar De Marchi
I poeti che strane creature – Da Brassens a Cohen
H 17.00 – Circolo Pavese
Ho licenziato Dio – Gli ultimi, la preghiera e la morte
H 19.00 – Montesino
Umbre de muri muri de mainè – Il Mediterraneo, la Sardegna
H 20.00 – Mutenye
Una pace terrificante
Da “Storia di un impiegato” alla “Domenica delle Salme”
H 21.00 – Mammuth
Con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia – Rimini
H 22.00 – Macondo
Femmine un giorno e poi madri per sempre – Le donne
+ Jam Session finale
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Bologna non merita un sindaco fascista
Un’onda di allegria si è diffusa quando, una decina di giorni fa, il ragionier Cofferati ha deciso di non ricandidarsi. Incontrandosi per strada l’amico abbracciava l’amico come se fossimo finalmente liberi. Non è così. Non solo perché i candidati che il partito democratico presenterà alle prossime elezioni saranno fatti della stessa pasta di Cofferati. Ma soprattutto perché quell’individuo è ancora seduto sulla poltrona, e nei mesi che ci separano dalla sua dipartita possiamo stare certi che farà del suo meglio per vendicarsi di una città che gli ha mostrato di non amarlo quanto egli avrebbe desiderato. Cofferati è un pericolo per questa città, è un pericolo per ciascuno di noi, un pericolo per la libertà per la convivenza, per la democrazia. Le ultime azioni compiute dalla sua Junta sono azioni dichiaratamente fasciste. La decisione di chiudere un bar per la semplice ragione che davanti ad esso si radunavano persone dall’aspetto non conformato non può essere definita in altro modo che questo: un gesto di fascismo. E’ un gesto di arroganza, di violenza e – tecnicamente parlando – di fascismo. Quella decisione equivale a un ordine di scioglimento degli assembramenti sotto la minaccia della Milizia armata. Le normative a cui questa chiusura si riferisce sono quelle con cui il regime fascista colpì a morte la democrazia. Le multe che da qualche tempo vengono comminate a chi siede per terra sono dichiarazioni arroganti di intolleranza contro qualsiasi gesto libero che una persona possa azzardarsi a compiere nella città. La punizione esemplare per un cittadino senzatetto che occupava un metro quadrato del territorio pubblico in maniera non conformata è violenza che colpisce ciascuno di noi. Attenzione. Il 15 maggio del 1921 nella città di Bologna 175.000 persone votarono come deputato un criminale di nome Mussolini. E’ bene ricordarlo, è bene sapere che, a dispetto delle leggende, una parte di questa città ha sempre avuto una vocazione autoritaria. Perciò in questa città ci può essere ancora qualcuno che voterebbe di nuovo per Cofferati e per il suo partito. Ma Bologna è anche la città di Anteo Zamboni, è anche la città medaglia d’oro della resistenza. Chi si è impadronito del potere cittadino lo esercita con uno stile che è quello del ventennio mussoliniano. Questa città non può accettarlo. Finora abbiamo pensato che il giorno della cacciata di Cofferati sarebbe venuto alla fine della primavera del 2009. Ora dobbiamo ricrederci. Non possiamo aspettare quella data.

Divieto di Piercing a Bologna. Caro Sindaco Sergio Cofferati, così si restringono le libertà individuali
Il testo di una mia lettera aperta inviata al Sindaco,
sul divieto di piercing nelle "zone intime"
e sui capezzoli e sulla lingua
anche per le persone maggiorenni.
Fate girare e invitate a sottoscrivere.Caro Sindaco Sergio Cofferati,
la Commissione consiliare “Attività produttive” presto approverà un regolamento che vieta anche ai maggiorenni di apporre un piercing nelle “parti intime” (capezzoli, inguine e zone puberali) del proprio corpo.
Credo che dal momento in cui diventiamo uomini e donne maggiorenni possiamo disporre del nostro corpo come meglio crediamo.
Credo che il compito della politica sia di fornire informazione e di fare prevenzione, per tutelare chi compie scelte senza la necessaria consapevolezza.
Credo che la politica non debba mai impedire agli individui di gestire la propria vita in piena libertà.
Credo che la politica, nessuna politica, tanto meno una che potrebbe essere di sinistra, possa infrangere il principio all’auto-determinazione, che si concretizza anche e non solo nella pratica dei piercing e dei tatuaggi.
La Sua Amministrazione non è nuova a questa strategia. In passato, introdusse un inedito e inefficace proibizionismo cittadino sull’alcool. Oggi sembra accanirsi contro una pratica per lo più innocua e che anzi sa dare piacere estetico, erotico e sessuale, a chi la frequenta con i dovuti accorgimenti sanitari.
E proprio a informare su questi e a stabilire regole più incisive nei confronti degli esercenti poteva limitarsi il Comune di Bologna.
Bologna, un tempo celebre come città libertaria e nuova fucina di idee, riconquista la scena a causa di politiche repressive, da Lei promosse.
E’ un film già visto, come il finale: le libertà civili e individuali saranno ulteriormente contratte, a danno di tutti e tutte.
Come bolognese, continuerò ad augurarmi per il futuro di suo figlio Edoardo una città migliore, più dolce, più gentile, più rispettosa dei suoi cittadini e dei suoi abitanti.
Caro Sindaco, spero vorrà leggere queste poche righe.
In anticipo, La ringrazio per l’attenzione.
Maurizio Cecconi,
www.puta.it




