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Per la democrazia e contro la disinformazione – Bologna Città Libera rompe il divieto di manifestazione

“PER LA DEMOCRAZIA E CONTRO LA DISINFORMAZIONE
ROMPIAMO IL DIVIETO DI MANIFESTAZIONE
IMPOSTO DAL PREFETTO E DAL SINDACO”

Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna Città Libera,
sul sit-in odierno in Piazza Maggiore contro il divieto di manifestazione

“Bologna Città Libera ha violato con un sit-in, oggi pomeriggio, la direttiva del Ministro dell’Interno Maroni (che lede l’articolo 17 della Costituzione sul diritto a manifestare) e l’ordinanza applicativa emanata dal prefetto Tranfaglia (che vieta le manifestazioni in centro a Bologna il sabato pomeriggio e la domenica). Questa ordinanza è stata varata d’intesa con le amministrazioni locali guidate dal Partito Democratico nell’ambito del Comitato provinciale per l’Ordine Pubblico. Si tratta di un’ordinanza “abnorme”, secondo giuristi e costituzionalisti, ma che è stata difesa dal PD con un odg approvato dal Consiglio Comunale in cui non si chiede il ritiro del provvedimento“, queste le parole di Valerio Monteventi, consigliere comunale e candidato sindaco di Bologna Città Libera.

Bologna Città Libera invita le cittadine e i cittadini a manifestare per la democrazia e contro la disinformazione e a partecipare ai prossimi sit-in che romperanno ancora il divieto di manifestazione.

In questi giorni la Doxa sta effettuando un sondaggio telefonico a Bologna sulle elezioni amministrative. Chiede a chi risponde se si conoscono i candidati a sindaco e per quale si voterebbe, ma ne “dimentica” due.

“La Doxa ha il dovere morale di rendere noto chi è il committente di questi sondaggi che creano confusione e che producono disinformazione”, chiede con forza Monteventi.

La diretta della manifestazione è stata diffusa dal sito www.bolognacittalibera.org e attraverso lo spazio Twitter www.twitter.com/bocittalibera che Bologna Città Libera, primo movimento politico a Bologna ad averlo fatto, apre oggi per l’occasione e che vuole essere un modo per permettere a chi non ha potuto esserci di aderire e partecipare idealmente a questa battaglia di democrazia.

Per la democrazia e contro la disinformazione. Bologna Città Libera rompe il divieto di manifestazione – La diretta

PER LA DEMOCRAZIA E CONTRO LA DISINFORMAZIONE
ROMPIAMO IL DIVIETO DI MANIFESTAZIONE

Diretta del sit-in
A cura di Maurizio Cecconi

  • Il sit-in si è sciolto. Per foto e video e comunicati stampa, si rimanda al sito di Bologna Città Libera www.bolognacittalibera.org
  • Dopo tanto attendere, l’esito è che la polizia non vieta nulla. L’ordinanza del prefetto è decaduta.
  • “Elemosiniamo un fermo della polizia facendo un giro del crescentone”, Serafino D’Onofrio
  • E’ arrivato Roberto Panzacchi, consigliere comunale
  • “Sono qui per condividere insieme a voi questo momento di rivendicazione della libertà di espressione”, una manifestante
  • Continuano ad aggiungersi altri manifestanti: siamo a 200 persone
  • “Piazza Maggiore è un luogo che vogliam poter vivere tutti i giorni”, un manifestante
  • Maria Laura Valente (Comitato Libera Pratello): “Negare l’evidenza ha come unico effetto di calare un’oscurità minacciosa sulle coscienze”
  • “La poesia è non delegare agli altri l’immaginazione” Pino De March
  • “La politica è la capacità d’immaginare un mondo diverso”, Pino De March
  • “La politica è subordinata ai poteri forti, anche a Bologna”, Valerio Monteventi
  • “Tutti i luoghi che sono vietati dall’ordinanza verranno usati per manifestare”, Valerio Monteventi
  • Sullo sgabello Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna Città Libera: “Ciò che stiamo attuando oggi è un bell’esempio di democrazia”
  • “Senza dibattito si creano i nuovi Berlusconi”, un manifestante
  • Alcuni bambini mi si avvicinano per chiedere: “Cosa fai?”, quando glielo spiego annuiscono
  • Si continua a chiedere l’intervento della polizia per far rispettare l’ordinanza del prefetto. Ma la polizia non interviene.
  • Circa 100 manifestanti, sorridenti e determinati
  • Sullo “sgabello della democrazia” stanno salendo in tanti a prendere la parola contro l’ordinanza Maroni-Cofferati
  • Maria Laura Valente (Comitato Libera Pratello): “Dobbiamo tutti prendere coraggio; prendete la residenza per votare a Bologna e farci valere”
  • Un manifestante: “Bologna è più assopita”
  • Bifo: “Da 49 minuti stiamo violando l’ordinanza fascista e liberticida”
  • Bifo: “Evidente tentativo di disinformazione”
  • Bifo: “Denunceremo la Doxa e chi ha commissionato questo sondaggio”
  • Serafino D’Onofrio: “Ora vi leggiamo un sondaggio della Doxa dove si dice che ci sono solo 4 candidati a sindaco”
  • Art. 17 della Costituzione: I cittadini hanno diritto di riunirsi liberamente
  • “La normativa Maroni-Cofferati è da ritenersi decaduta”. Bifo
  • “La normativa Maroni ci fa ridere”, Bifo
  • “Il Prefetto, il sindaco e la presidente della provincia hanno accettato la direttiva Maroni, primi in Italia”
  • “Stiamo violando una direttiva chiaramente anti-costituzionale”, Bifo
  • “Stiamo violando la normativa Maroni resa esecutiva da Cofferati”, Bifo
  • “Le borse piene di danari” dei candidati del PD e del PDL e di Guazzaloca sono uno schiaffo morale ai disoccupati
  • Arriva la polizia
  • Delbono, Cazzola, Guazzaloca spenderanno centinaia di migliaia di euro per la campagna elettorale, anche se siamo in piena crisi
  • Per il diritto di manifestare non solo per chi migliaia di euro per affittare un palazzetto dello sport
  • Aperto lo striscione Bologna Città Libera
  • Valerio Monteventi contro l’ordinanza del prefetto approvata col consenso del PD, al megafono
  • Bifo e Valerio Monteventi al sit-in con cartelli e manifesti
  • Mamme e bambini al sit-in
  • E’ arrivato Tiziano Loreti, ex segretario del PRC di Bologna
  • E’ arrivato Serafino D’Onofrio, consigliere comunale
  • Cominciano ad arrivare alla spicciolata, allertati da mail e da sms, i manifestanti per la democrazia e contro la disinformazione elettorale
  • Moltissima gente in piazza, in questa splendida giornata. Chiacchierano sul crescentone. Le donne dell’UDI fanno un banchetto e danno mimose
  • In Piazza Maggiore, connesso a Iperbole Wireless, per raccontarvi la diretta del sit-in. Oggi rompiamo il divieto di manifestazione. Maurizio Cecconi
  • C’è il sole. Splendida giornata per manifestare

Divieto di manifestare. La solidarietà di Bologna Città Libera alle donne

BOLOGNA, DIVIETO MANIFESTAZIONE IL 7 MARZO.
LA SOLIDARIETA’ DI BCL ALLE DONNE
IN LOTTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Apprendiamo la notizia che il corteo di donne e lesbiche contro la violenza di genere che avrebbe dovuto concludersi sabato 7 marzo in Piazza del Nettuno, è stato obbligato dal Prefetto a spostarsi in Piazza Verdi.

Siamo dispiaciuti dal fatto che l’8 marzo, la festa delle donne, sia la prima occasione in cui s’esplicitano gli effetti liberticidi dell’ordinanza approvata dalla Prefettura, d’intesa con le amministrazioni locali del Partito Democratico. Alle donne e alle lesbiche che sabato e domenica scenderanno comunque in strada per reclamare una città tranquilla, dove vivere senza il timore della violenza maschile e senza gli effetti delle politiche basate sulla costruzione della paura, va la solidarietà del gruppo di uomini e donne lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) di Bologna Città Libera.

Siamo dispiaciuti ma non sorpresi. Abbiamo denunciato per primi gli effetti devastanti sulle libertà e sui movimenti che avrebbe avuto questa ordinanza. Continueremo a denunciare i mille trasformismi del PD, impegnato a condannare, a parole, il decreto Maroni e ad assecondarlo in città.

Donne in movimento

BOLOGNA. CORTEO DONNE LIMITATO DA PREFETTO, BCL: DISPIACIUTI
“SONO LE PRIME A SUBIRE ORDINANZA LIBERTICIDA, LA COMBATTEREMO”

DIRE, Bologna, 5 Mar. – Solidarietà alle donne dell’Assemblea cittadina donne e lesbiche che, proprio nella giornata a loro dedicata, sono costrette a fare i conti con gli “effetti libertici” della recente ordinanza della Prefettura bolognese. Bologna Città Libera, la lista del candidato sindaco Valerio Monteventi, si dice dispiaciuta che le prime a pagare siano proprio le donne, obbligate dalla Prefettura a modificare il percorso del corteo (doveva terminare in Piazza Nettuno, invece alla luce delle nuove regole arriverà in Piazza Verdi) in programma sabato sera per dire “no” alla violenza. “Siamo dispiaciuti – manda a dire Bologna Città Libera in una nota – del fatto che l’8 marzo, la festa delle donne, sia la prima occasione in cui si esplicitano gli effetti liberticidi dell’ordinanza approvata dalla Prefettura, d’intesa con le amministrazioni locali del Partito Democratico”. Bologna Città Libera ricorda quindi la propria battaglia: “Abbiamo denunciato per primi gli effetti devastanti sulle libertà e sui movimenti che avrebbe avuto questa ordinanza e continueremo a denunciare i mille trasformismi del PD, impegnato a condannare, a parole, il decreto Maroni e ad assecondarlo in città”. Intanto, uomini e donne del gruppo “Lgbt” (lesbiche, gay, bisex e trans) di Bologna Città Libera esprimono solidarietà “alle donne e alle lesbiche che sabato e domenica scenderanno comunque in strada per reclamare una città tranquilla, dove vivere senza il timore della violenza maschile e senza gli effetti delle politiche basate sulla costruzione della paura”.

Donna infranta

Divieto di manifestazione. L’impossibile 8 Marzo a Bologna

8 MARZO/BOLOGNA. ASSEMBLEA DONNE, CHE FATICA MANIFESTARE
PERCORSO CORTEO CAMBIATO, E IN COMUNE FANNO RIMUOVERE STRISCIONE

DIRE, Bologna, 5 mar. – “Tolleranza zero” per le manifestazioni delle donne a Bologna, anche alla vigilia dell’8 marzo. E’ quanto ha subito l’Assemblea cittadina di donne e lesbiche, che si è vista negare da Prefettura e Questura l’autorizzazione a manifestare lungo via Indipendenza fino a piazza Nettuno, la sera del 7 marzo, in seguito alla direttiva Maroni sull’uso delle piazze nel weekend, nonostante la deroga prevista in occasioni di ricorrenze commemorative, proprio come la Festa della donna. Ma anche oggi le donne dei collettivi femministi e lesbici hanno subito, in sostanza, un atto di “intolleranza”. Le rappresentanti dell’Assemblea stavano presentando ai giornalisti, nel cortile di Palazzo D’Accursio, le ragioni della manifestazione di sabato sera e il percorso alternativo del corteo, e nell’occasione hanno mostrato lo striscione che aprirà la manifestazione contro la violenza sulle donne: un drappo viola con la scritta “Affermiamo la nostra libertà, no alla logica della paura”. Per tenerlo come sfondo alle videoriprese e ai flash dei fotografi, lo hanno poi momentaneamente appeso al muro del palazzo comunale, annodandolo alle inferriate delle finestre al piano terra, sotto gli occhi di un paio di vigili urbani. Dopo pochi minuti è arrivato il responsabile del reparto di vigilanza della residenza municipale, l’ispettore capo Loreno Cremonini, imponendo alle donne di togliere lo striscione: “Non possiamo tollerare una cosa del genere – ha detto Cremonini – questo è uno spazio pubblico e ci sono delle regole, non si può attaccare neanche un chiodo, lo dice la Sovrintendenza, andate a fare la vostra protesta da un’altra parte”. Al verbo “tollerare” le donne dell’assemblea si sono risentite, anche perché non si trattava di una protesta bensì di una conferenza stampa, ma lo striscione è stato subito “snodato” e deposto. Un piccolo incidente, insomma, ma che può essere considerato emblematico del clima di intolleranza che i collettivi femministi e lesbici riuniti nell’assemblea cittadina denunciano di subire. Proprio come il diniego a far passare in centro il loro corteo, la sera del 7 marzo. “Abbiamo chiesto di conoscere le motivazioni formali del rifiuto – spiegano – perché abbiamo fatto presente che la nostra manifestazione è stata indetta in occasione della Giornata mondiale della donna, riconosciuta dall’Onu”. Ma l’ordinanza prefettizia in vigore a Bologna, con cui è stata applicata la direttiva del ministro dell’Interno, vieta l’uso delle piazze Maggiore, Nettuno, Re Enzo e Santo Stefano e delle strade della “T” (Rizzoli, Ugo Bassi e parte di via Indipendenza) dalle 14 del sabato e per l’intera giornata di domenica. Così, in attesa di spiegazioni, l’assemblea ha previsto un percorso alternativo: il ritrovo sarà sempre alle 20 in piazza Unità, ma invece di sfilare per via Matteotti e via Indipendenza fino a piazza Nettuno, come richiesto, le donne svolteranno per via Irnerio e percorreranno via Zamboni fino a piazza Verdi, tappa conclusiva. La manifestazione punta a denunciare che “la violenza sulle donne non è una questione di ordine pubblico, ma un problema culturale, sociale e politico”, come spiega il volantino diffuso dall’assemblea. “Lottare contro la violenza alle donne è un nostro compito, non vogliamo essere scortate da uomini, rifiutiamo le ronde e i provvedimenti razzisti e autoritari. Vogliamo dotarci di strumenti di autodifesa e riappropriarci della città: per questo vogliamo rivendicare il nostro diritto di essere presenti in centro di sera, perché la sicurezza è data dalla vivibilità delle strade e dalla presenza di donne”. Ma non di sabato, non il 7 marzo.

Manifesto di donne

Bologna, divieto di manifestazioni. Il PD e il PDL bocciano la richiesta di ritiro

BOLOGNA. PIAZZE, PD (COL PDL) BOCCIA IL RITIRO DEL DIVIETO
MONTEVENTI E BCL PROTESTANO PER DIGOS IN COMMISSIONE

DIRE, Bologna, 2 Mar. – Per il democratico Sergio Lo Giudice, presidente della commissione Politiche sociali, l’ordinanza del Prefetto che vieta le piazze del centro nei week-end è “profondamente sbagliata”, perché “è l’applicazione di una norma liberticida e anti-costituzionale“. Eppure il PD di Palazzo D’Accursio ha bocciato questo pomeriggio, insieme al PdL, l’ordine del giorno di Bologna Città Libera per chiedere al numero uno di Piazza Roosevelt, Angelo Tranfaglia, il ritiro del provvedimento. Il partito di maggioranza in municipio è riuscito invece per il rotto della cuffia (9 sì contro 7 voti contrari della sinistra radicale e del PdL, con l’astensione dei due consiglieri SD, Milena e Gian Guido Naldi) a fare approvare un proprio documento, dove si punta l’indice solo verso il Governo Berlusconi, esprimendo “la propria ferma opposizione all’attacco ai valori costituzionali in corso”. Ma senza richieste di alcun tipo sull’applicazione delle misure a Bologna, che peraltro hanno ricevuto il via libera del sindaco Sergio Cofferati. E’ stato invece bocciato, appunto, il documento presentato dal candidato sindaco di Bologna Città Libera Valerio Monteventi, che ha ottenuto sei voti a favore (tutta la ex Altra sinistra più SD) e undici contro (PD più PdL). Nel testo si esprimeva anche “forte preoccupazione e contrarietà” per la presenza di agenti della Digos il 26 febbraio scorso alla discussione in commissione Affari generali. “Non si sa bene a quale titolo e da chi fossero stati chiamati”.

Libertà

Bologna, divieto di manifestazioni. Il PD assolve se stesso e il Prefetto

BOLOGNA. MANIFESTAZIONI, PD E MANCUSO “ASSOLVONO” PREFETTO
MONTEVENTI E CARELLA SI UNISCONO CONTRO GIRO DI VITE SULLE PIAZZE

DIRE, Bologna, 26 Feb. – Il PD di Bologna e l’assessore alla Sicurezza di Palazzo d’Accursio, Libero Mancuso, attaccano il Ministro degli Interni ma difendono il Prefetto Angelo Tranfaglia. Mentre la sinistra in Consiglio comunale incassa l’appoggio del capogruppo di Forza Italia, Daniele Carella, nel chiedere il ritiro dell’ordinanza prefettizia che limita gli orari e i luoghi delle manifestazioni sotto le Due Torri nei week-end. Anzi, Carella è uno dei più combattivi e chiede che il Consiglio acquisisca i verbali delle audizioni che il Prefetto ha fatto con le forze politiche e sociali. “Tutta la città è arrabbiata per questa ordinanza – afferma l’azzurro – voglio capire chi ha dato il suo consenso”.

E così Valerio Monteventi, consigliere comunale e candidato sindaco di Bologna Città Libera, che ha stilato un ordine del giorno per chiedere al Prefetto il ritiro dell’ordinanza, si trova l’appoggio di Carella anche se l’idea di un’alleanza con la destra proprio non va giù all’ex portavoce del Bologna Social Forum. Sia la sinistra sia il capogruppo FI, tra l’altro, scaricano gran parte delle responsabilità sul sindaco Sergio Cofferati, d’accordo con il Prefetto. E’ così è il PD che si oppone all’odg Monteventi, di cui si è discusso questa mattina in commissione Affari istituzionali del Comune. Anzi, i democratici dovrebbero presentare lunedì in Consiglio un loro documento insieme a Sinistra Democratica. La posizione del PD è chiara e ricalca quella della CGIL: la colpa è di Maroni che ha fatto una direttiva “incostituzionale”. Non si può additare il Prefetto di Bologna come responsabile, perché “è solo un esecutore”. Sulla stessa linea anche Mancuso. “Le indicazioni del ministro non hanno cittadinanza giuridica attacca Mancuso – sono l’esempio di una cultura contraria al diritto di manifestare il pensiero. Purtroppo non è una novità, siamo abituati a queste scorrerie da parte del Governo Berlusconi”. L’ordinanza del Prefetto, invece, sostiene l’assessore, “fa lo sforzo di far rientrare questi divieti nel perimetro della Costituzione. Ed è da apprezzare”. Dal canto suo, il capogruppo del PD Claudio Merighi chiede “alla sinistra di ragionare. Concordo sul fatto che bisogna fare un argine contro il Governo di centrodestra, ma voi questo argine lo volete far passare su Cofferati“. Da qui l’ennesima spaccatura con la Sinistra. Come sempre a metà strada SD, che con Gian Guido Naldi critica l’ordinanza del Prefetto (“Non ci convince”) e ne chiede una parziale modifica, ma indica nel ministro il principale responsabile della situazione. Monteventi però non si dà per vinto e ribadisce che i limiti alle manifestazioni nei week-end “è un’interpretazione tutta bolognese della direttiva Maroni”. E aggiunge: “L’ordinanza del Prefetto non fa differenze tra banchetti, presidi o cortei. Li mette tutti sullo stesso piano”. Con lui Serafino D’Onofrio del Cantiere (“Il Prefetto ha inasprito le pesanti disposizioni liberticide del ministro”) e Roberto Sconciaforni del PRC, che invita tutte le forze politiche e sociali a una “mobilitazione di massa contro la direttiva e l’ordinanza”. Sulle barricate, come detto, anche Carella. “E’ stata offesa la sensibilità millenaria di questa città – attacca l’azzurro – impedendo l’uso di Piazza Maggiore, che è la culla delle manifestazioni bolognesi. E’ una cosa che grida vendetta”.

Roberto Maroni e Sergio Cofferati

Testamento biologico. A Bologna si raccolgono gli atti di disobbedienza civile

TESTAMENTO BIOLOGICO. BOLOGNA, SI RACCOLGONO ULTIME VOLONTÀ
CONVEGNO CON MINA WELBY CHE ATTACCA: IN DISCUSSIONE LEGGE CATTIVA

DIRE, Bologna, 24 Feb. – Un atto di “disobbedienza civile” preventiva, prima che la legge sul testamento biologico venga approvata dal Parlamento. Questa sera a Bologna, in Cappella Farnese, la lista “Bologna Città Libera” insieme alle associazioni Luca Coscioni, Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti) e Libera Uscita, raccoglieranno i moduli compilati volontariamente dai cittadini che parteciperanno al convegno di questa sera alle 20.30 sul testamento biologico. Tutte le dichiarazioni di volontà per i trattamenti sanitari, conservate in buste chiuse e anonime, saranno portate venerdì al Protocollo generale del Comune di Bologna, per essere appunto protocollate e presentate sul tavolo del sindaco, Sergio Cofferati. “A quel punto dovrà decidere cosa fare di tutti quei testamenti biologici – afferma Serafino D’Onofrio, consigliere comunale di Bologna Città Libera – noi vorremmo evitare la restituzione della lettera. Speriamo invece che il Comune inizi una vera e propria vertenza, informando la Prefettura e il Ministero: non sono pezzi di carta, ma documenti con la volontà dei cittadini”.

Questa sera al convegno parlerà anche Mina Welby, che anche in mattinata, presentando l’iniziativa, si è espressa di nuovo contro il disegno di legge in discussione al Senato. “È una legge cattiva – afferma la vedova Welby – e non è a favore del testamento biologico, ma contro. Dicono che vogliono difendere la vita, ma quale vita? Quella di Eluana Englaro non era più vita, ma un’agonia protratta che neanche lei voleva”. Il disegno di legge in discussione sul testamento biologico “non è per salvare una vita – continua Welby – ma è un atto politico contro l’autodeterminazione della persona e la magistratura”, perché, permettendo l’alimentazione artificiale ad libitum, la vita “viene protratta in modo innaturale. Io parlo da cattolica – precisa ancora la vedova Welby – Dio ci ha donato la vita, mentre le tecniche sono state inventate dall’uomo. Non bisogna trasformare queste tecniche in nuovi dei: se io non le voglio è giusto che restituisca la mia vita al donatore”.

Il testamento biologico è un diritto

Bologna Città Libera, Valerio Monteventi: “Ritirare ordinanza anti-costituzionale e liberticida”. Il centro-sinistra concorda ma il sindaco Cofferati lo stoppa: “Utile e ragionevole”

MONTEVENTI, RITIRARE ORDINANZA ANTICOSTITUZIONALE E LIBERTICIDA
GIOVEDI’ COMMISSIONE SU DIVIETO MANIFESTAZIONI NEL WEEK-END

Adnkronos, Bologna, 23 Feb. – L’odg contro l’ordinanza del prefetto di Bologna che introduce il divieto manifestare il sabato e la domenica in alcune vie del centro della città, presentato oggi al consiglio comunale di Bologna, dal candidato sindaco di Bologna Città Libera Valerio Monteventi, sarà discusso giovedì prossimo in seno alla commissione Affari Istituzionali di Palazzo d’Accursio. Monteventi, che aveva chiesto la votazione immediata in aula, ha accettato la proposta avanzata dal capogruppo del PD, Claudio Merighi, che si è detto d’accordo sull’utilità di un confronto in merito al provvedimento concordato dal Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza. In particolare, Monteventi chiede al prefetto Angelo Tranfaglia di “ritirare l’ordinanza in quanto lesiva degli articoli 17 e 21 della Costituzione” e impegna il sindaco Sergio Cofferati a “richiedere una convocazione urgente del Comitato per l’ordine pubblico per rivedere il provvedimento relativo alle gravi limitazioni del diritto di manifestare nella nostra citta’”. Un’iniziativa come il giuramento di ieri di Dario Franceschini a Ferrara sulla Costituzione, a Bologna non si sarebbe potuta tenere” fa notare Monteventi presentando il documento in aula e domandando perché “Bologna deve essere la prima città ad applicare la direttiva Maroni” mettendo in campo un’ordinanza “gravissima, liberticida e che limita la democrazia”. Contro il provvedimento del prefetto sono intervenuti anche Gian Guido Naldi (SD) parlando di “svolta autoritaria” e Sergio Lo Giudice (PD) che ha parlato di “concreta limitazione della libertà di manifestare”. Dopo il confronto in commissione, l’odg tornerà in consiglio lunedì prossimo per il voto.

Divieto di manifestare. Bologna Città Libera: “Via ai ricorsi legali”

Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, ha espresso forti dubbi di incostituzionalità sul provvedimento del prefetto di Bologna Tranfaglia che vieta le manifestazioni politiche nel centro storico il sabato pomeriggio e la domenica. I dubbi dubbi di costituzionalità di un divieto di questo tipo, secondo il docente universitario, partono da quanto è contenuto nell’art. 17 della Costituzione in cui si dice che per riunioni in luogo pubblico va dato un preavviso di tre giorni alle autorità di pubblica sicurezza perché possano valutare se autorizzare l’iniziativa, vietabile “solo per comprovati motivi legati alla incolumità e sicurezza pubblica”, quindi con valutazioni “da fare caso per caso”. Invece nell’ordinanza prefettizia, nella nostra città si fissa uno stop generalizzato. Secondo altri giuristi l’ordinanza, così come la direttiva, non è applicabile perché è meramente in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione (“tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”). Bologna Città Libera che nei giorni scorsi aveva fortemente attaccato il provvedimento, dichiarando la necessità di costruire un’ampia mobilitazione contro la direttiva Maroni, oggi propone anche la costituzione di un comitato di giuristi e studiosi del diritto per contrastare queste misure liberticide anche dal punto di vista legale.

Una manifestazione studentesca

Bologna, divieto di manifestazione: “Abnorme e incostituzionale”

DIRE, Bologna, 20 Feb. – Se il divieto a tenere manifestazioni nel weekend in centro a Bologna al sabato e alla domenica si configura come “un divieto generale e in via preventiva senza la possibilità di valutare caso per caso, come dice la Costituzione”, allora è un “provvedimento abnorme, quindi suscettibile di essere impugnato e annullato da un giudice amministrativo”. E’ il parere del costituzionalista Andrea Morrone, intervistato questa mattina da Radio Città del Capo sul provvedimento annunciato dal prefetto Angelo Tranfaglia. Mentre le Rdb hanno già messo al lavoro i legali per impugnare le restrizioni su vie e piazze, Morrone rileva le “falle” di quella misura. Dicendo: “Se si stabilisce fissa un divieto di riunione generalizzato di carattere preventivo, seppur limitato al weekend e nei luoghi del centro storico, questo divieto deve fare i conti con i limiti costituzionali alla libertà di riunione e, da questo punto di vista, non posso non rilevare che si presenta abbastanza critico. Molti sono i dubbi di costituzionalità di un divieto di questo tipo”. Morrone cita l’articolo 17 della Costituzione in cui si dice che per riunioni in luogo pubblico va dato un preavviso di tre giorni alle autorità di pubblica sicurezza perché possano valutare se autorizzare l’iniziativa, vietabile “solo per comprovati motivi legati alla incolumità e sicurezza pubblica”, quindi con valutazioni “da fare caso per caso”. Il preavviso non è un obbligo, ma solo un onere (chi non lo osserva può essere sanzionato), il che significa che per forza “non si deve essere autorizzati a svolgere una riunione, ma se esistono comprovati motivi di pericolo per l’incolumità si può intervenire con un divieto o misure che regolamentino l’esercizio del diritto di riunione”. Invece a Bologna si fissa uno “stop” generalizzato. Davanti alle restrizioni alle manifestazioni, dunque, Morrone invita a vigilare attentamente. “Il diritto di riunione è un diritto fondamentale e non può essere limitato o addirittura escluso in via preventiva”. Forse, prosegue, può sembrare un provvedimento “simbolico, uno spot che pone l’accento su rafforzamento delle misure di sicurezza” per rispondere ai “sentimenti” dei cittadini, ma alla fine “innocuo perché non esclude che tutto resti fermo e occorra che il questore valuti caso per caso”. Quindi non sarebbe un’autentica novità. Ma potrebbe anche essere un modo “un po’ edulcorato per introdurre poteri di divieto preventivo e generalizzato che stridono con la Costituzione”. In tal caso, avverte Morrone, la direttiva del ministro dell’Interno Roberto Maroni e la successiva disposizione di Tranfaglia sono una misura “abnorme”. Rispetto alla quale, “l’attendismo della Cgil è imbarazzante”, mentre il via libera di Cisl e Uil e l’opposizione di esponenti politici più radicali, come Valerio Monteventi (Bcl), “potrebbe tradire il reale senso e portata del provvedimento. Ma di fronte ad atti di questo tipo si deve stare molto attenti perché il rischio che si tratti non di uno spot ma di un atto che vuole indurre comportamenti in qualche modo restrittivi delle garanzie delle libertà fondamentali è molto alto”. Morrone, infine, inquadra così la disposizione prefettizia: segue la direttiva di Maroni “ispirata ad una cultura della sicurezza che si sta affermando negli ultimi tempi nel paese, ispirata più all’emotività piuttosto che ad esigenze di legalità e rispetto dei diritti”; ispirata ad un “substrato di carattere ideologico che non è inteso a trovare soluzioni alla coesistenza di diversi interessi nel tessuto cittadino e quindi a integrare l’altro”. Il motivo ispiratore di Maroni sono state la preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano e in piazza Maggiore a Bologna: “pregavano Allah nei luoghi sacri della cristianità” e questo ha innescato una “reazione forte e ideologica contro l’altro che va scacciato dalle piazze più che integrato”.

Ascolta l’intervista ad Andrea Morrone

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