Articoli marcati con tag ‘Porpora Marcasciano’
ABC Pride #02. Ricostituenti per la nostra coscienza politica
Ricostituenti per la nostra coscienza politica
Martedì 14 Maggio, H 21.00
Arcigay “Il Cassero”
Via Don Minzoni 18 – Bologna
Favolosità di un tacco lanciato
Da Stonewall 1969 a Bologna 2008
un tacco s’aggira per il mondo
Proiezione del video
A present to Sylvia
(10′, di Porpora Marcasciano e Luki Massa)
Sylvia Rivera è stata certamente fra le iniziatrici dei movimenti politici che si battono per i diritti di lesbiche, gay e transessuali. Una delle protagoniste della rivolta di Stonewall, scomparsa pochi anni fa, è ricordata – assieme alla storia e alle storie dei gay pride – da Porpora, attivista, scrittrice e militante del M.I.T., e Nicoletta Poidimani, “intellettuale militante”, filosofa – è stata allieva di Parinetto – e saggista.
In collaborazione col M.I.T.
Ingresso gratuito

Aggiungi l’incontro al tuo calendario
e invita i tuoi amici e le tue amiche
Bologna la rainbow
Il 28 giugno prossimo Bologna ospiterà il pride nazionale. Un’occasione per fare il punto sull’integrazione glbt nella città che ne è stata a lungo il laboratorio italiano.
Testo di Ivano Barocci
A breve, la sede storica del Cassero di Bologna (dove sta l’Arcigay) si troverà nel mezzo di un parco urbano nel cuore della città: a pochi metri l’una dall’altra, ci saranno le sedi del Cassero, della Galleria di arte moderna, della Cineteca, del Dipartimento di musica e spettacolo, di un asilo nido e di un centro per anziani. Quale migliore integrazione tra la comunità gay e una città che la ospita? Partendo da qui, nelle vicinanze del prossimo pride, abbiamo voluto capirne di più su cosa è oggi Bologna e su cosa la tiene legata alla comunità gay.
Prima tappa, inevitabile, il Cassero, centro di tutta la macchina organizzativa della manifestazione. Ad accoglierci ci sono Matteo Cavalieri, del comitato organizzatore, ed Elisa Manici, presidente di Arcilesbica. “Eravamo già pronti dall’anno scorso”, spiega Matteo, “visto che il Pride sembrava dovesse svolgersi qui già nel 2007 ma poi fu spostato a Roma. Ora si tratta di rimettere in moto tutto il meccanismo”. Qualche anticipazione su programma e percorso? “Sarà un pride lungo due mesi, maggio e giugno, con una serie molto fitta di appuntamenti vari. In particolare, ci saranno due conferenze di rilievo: una sulla laicità dello stato e il rapporto tra religioni e omosessualità, e l’altra su sieropositività e prevenzione dell’Aids. Il “clou” è affidato al corteo e alla festa finale. Il primo si snoderà dall’ex sede del Cassero di Porta Saragozza per terminare in Piazza VIII Agosto che, a differenza della centralissima Piazza Maggiore, ci permetterà di accogliere molta più gente. La festa finale si farà al parco Nord. Abbiamo attivato anche il sito www.bolognapride.it dove è possibile vedere tutti gli aggiornamenti.” Per i finanziamenti, chiediamo, come vi siete mossi? “Abbiamo fatto la richiesta di un patrocinio oneroso a regione e comune, senza specificare cifre. Dalle informazioni che abbiamo, riteniamo di poter contare su dei buoni finanziamenti per tutto il ciclo di eventi.”

Con Elisa Manici, presidente di Arcilesbica, parliamo dei significati di un pride a Bologna. “Sarà una scommessa importante”, ci spiega, “per rilanciare il legame della città con la nostra comunità. Bologna rimane sempre un punto di riferimento nazionale, per alcuni aspetti anche all’avanguardia ma questo non ha impedito che ci fossero molti recenti segnali brutti. Si è cominciato nel novembre 2006 con le polemiche furiose sui finanziamenti pubblici a Gender Bender, la rassegna culturale del Cassero. Il 17 maggio scorso, per la giornata mondiale contro l’omofobia, abbiamo fatto un sit-in davanti alla cattedrale con intenzioni del tutto pacifiche. Ma, apriti cielo!, non avendo considerato che lì dentro c’è la statua della Madonna di San Luca (considerata la protettrice di Bologna, ndr) tutti i mezzi di stampa ci si sono lanciati contro, con il silenzio assordante di tutti i partiti del centro-sinistra! Poi altro pandemonio generale con uno spettacolo del gruppo gay CarniScelte intitolato La madonna piange sperma, e qui anche noi siamo rimasti un po’ perplessi per l’effettivo scarso contenuto. Infine, altra censura per una mostra collettiva di Arcilesbica sulla reinterpretazione, senza nessuna provocazione scandalistica, dei 10 comandamenti. Dulcis in fundo, alla Festa dell’Unità, il già nato Pd ha tolto il finanziamento al nostro stand dove avremmo dovuto coabitare assieme ad altre 15 associazioni di donne. Potrei andare avanti con molti altri episodi. Il Cassero”, conclude Elisa, “è una realtà importante, siamo il centro gay finanziato dal pubblico più grande in Europa, riusciamo a dare un sacco di servizi. Ma quello che succede qui di negativo succede nonostante quello che noi e tutte le altre realtà glbt facciamo giorno per giorno ed è proprio per questo che quanto succede a Bologna deve essere visto come un segnale per tutta la comunità glbt in Italia”.
I problemi non vengono solo dai rapporti tra la comunità glbt e Bologna ma anche dai rapporti tra chi fa parte della comunità. Ne è convinta Porpora Marcasciano, esponente del MIT (Movimento identità transessuale), con la sede a pochi metri dal Cassero. “Pensiamo a come hanno lavorato a Torino per il pride di due anni fa”, ci dice Porpora. “Quel pride è stato fantastico perché hanno fatto un lavoro di ricamo quotidiano, instancabile, con tutti. Da noi questo spirito non c’è, si dà più peso a quello che ci divide piuttosto che a quanto ci unisce. Diamo al pride il significato di una festa liberatoria, portiamolo più a contatto con la realtà quotidiana. Le piattaforme politiche che vengono poi ogni volta sollevate sono diventate solo un fatto tra vertici delle associazioni e chi governa, con i risultati sotto gli occhi di tutti”. Come Mit, qual è il vostro contributo al pride? “Seguiremo in particolare due iniziative: la presentazione pubblica dei risultati di un Seminario dal titolo emblematico Elementi di critica trans e il primo festival cinematografico a tematica trans, intitolato DIVErGenti. Dal tuo punto di vista, la realtà di Bologna è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? “Decisamente mezzo pieno! Abbiamo una sede che è l’unico consultorio Usl per trans gestito da trans, e non esiste nulla di simile in tutto il mondo. Abbiamo un’utenza di 450 persone provenienti da mezza Italia. Da noi lavorano tre psicoterapeute, un’endocrinologa, delle assistenti sociali ed è attiva una sinergia con un ospedale per gli interventi chirurgici. Difficile pretendere di più. E’ il risultato di un lavoro che dura da 13 anni fatto con tanta energia e un ricamo continuo, continuo…”.

Un’altra “voce storica” del movimento gay a Bologna è Beppe Ramina che, 25 anni fa, è stato tra i fondatori della prima sede del Cassero, ottenuta dall’amministrazione comunale di allora. Il pride qui rischia di essere “scontato”?, gli chiediamo. “Bologna è abituata alla nostra presenza. Dubito che ci saranno critiche esagerate. La curia dirà la sua ma sarà più interessante verificare cosa diranno e daranno gli enti pubblici. E su questo, invece, i miei dubbi sono molti.” Sui mutamenti, negli anni, della realtà gay bolognese, Ramina usa soprattutto il Cassero come cartina di tornasole. “Bologna è una città sempre da prendere come riferimento”, sostiene, “ma è anche vero che questa sua capacità si sta appannando e molto dipende da come si muove una realtà grande come quella del Cassero. Molte situazioni sono inevitabili quando molte cose dipendono dall’impegno di volontari. Però, però… mi spiace vedere che i direttivi del Cassero saltano più sulle puntine da disegno che sulle decisioni reali. E questo va a svantaggio di tutti”.
Ma di “non solo Cassero” si vive. Ne è una conferma Antagonismogay che, come ci dice Renato Busarello, tra i fondatori, si è fatta conoscere in particolare per le feste che organizza “sempre affollate e non solo da gay”. Antagonismogay è un collettivo la cui ispirazione, dal 1999, anno di nascita, è stata quella di staccarsi dall’ufficialità dell’associazionismo classico e di unirsi alla rete dei vari movimenti e centri sociali. “Il nome che ci siamo dati”, quasi si giustifica Renato, “non è un atto di contrapposizione ma un modo per cercare visibilità. A Bologna quello che manca è forse un po’ più di coraggio, anche per effetto dei troppi legami con le istituzioni. Comunque al pride aderiamo e stiamo cercando di farne capire l’importanza soprattutto nella galassia del Social Forum, perché possa essere una festa per i diritti di tutti, per la convivenza di tutte le differenze”. Antagonismogay è in una sede occupata ma il comune da poco ha concesso gli spazi in modo ufficiale. “E’ un traguardo importante”, spiega Renato, perché significa vedersi riconosciuto il lavoro che facciamo ma temo anche il possibile rischio di… ufficializzarci troppo”.
Chi non teme, anzi la cerca, piena ufficialità è la libreria gay Igor, nata per volontà dei due soci e compagni Gianluca Albertini e Raffaele Pancaldi. “L’idea di una libreria gay a Bologna”, ci spiegano, “ci è nata anche un po’ per scommessa, puntando sulla ‘strana’ mancanza di una libreria del genere in una città come la nostra”. Che accoglienza avete ricevuto? “Siamo aperti da poco ma ci aspettavamo, a dire il vero, un po’ più di entusiasmo dai gay bolognesi. Speriamo siano più pronti quando apriremo, presto, uno spazio caffetteria. Abbiamo riscontrato anche più solidarietà da parte dei nostri colleghi etero. Tra noi, invece, succede che magari si fa una presentazione di un libro a tematica gay e noi non siamo invitati. Oppure che una sauna si rifiuti di farci distribuire dei volantini per un’iniziativa in programma la domenica pomeriggio dicendo che le facciamo concorrenza!”.

Sul fronte politico, nel consiglio comunale di Bologna siede Sergio Lo Giudice, ex presidente dell’Arcigay. L’entusiasmo che ha accolto l’elezione di Cofferati a sindaco si è molto indebolito, anche all’interno della comunità glbt. Lo Giudice, tuttavia, sfuma molto su questo aspetto. “Nel 2004″, spiega, “le associazioni glbt bolognesi avevano chiesto al candidato sindaco Cofferati l’istituzione di un ufficio comunale che si occupasse di questioni glbt e lo Sportello glbt è nato nei mesi scorsi. In questi anni è stata rinnovata la convenzione per il Cassero, sono state assegnate al Mit tre piccole case alloggio e ad Antagonismogay gli spazi del Cassero di porta Santo Stefano. Ma la cosa che mi ha fatto più piacere è stata la difesa della nostra libertà di espressione da parte di Cofferati a seguito dell’attacco della curia contro la rassegna “Gender bender”. “Un’invasione barbarica” l’aveva definita “L’Avvenire”. La risposta del sindaco era stata chiara: solo la censura, il pregiudizio e l’intolleranza rischiano di riportarci al tempo dei barbari”. Nulla da recriminare? “Non è stata realizzata l’annunciata ricerca sulle famiglie omosessuali. Un altro punto dolente è stata l’ordinanza che ha fissato alle tre di notte il limite per la vendita di alcolici e ha costretto molti bolognesi a modificare le loro abitudini, soprattutto il sabato sera”.
Meno incline al “buon voto” a Cofferati, è Franco Grillini, bolognese doc. Definisce il sindaco “una sfinge” e gli sta dando contro proponendosi lui come sindaco alle prossime amministrative del 2009. Sindaco di Roma e di Bologna? “Una candidatura non esclude l’altra”, spiega Grillini, “e ogni mio cambiamento lo faccio nell’interesse della comunità. Alla Bologna gay – continua – serve un nuovo sprint e molto dipenderà dalla nostra capacità di darci il valore che sappiamo di avere. Per questo, ho voluto trasformare il famoso detto delle tre “t” di Bologna (tette, torri e tortellini, per chi non lo sapesse, ndr) con “talento, tecnologia e tolleranza”. Sembra, se non altro, un modo per ribadire che Bologna ha sempre qualcosa da insegnare.
Grazie a Pride mensile gay italiano per il permesso di pubblicare l'articolo. Ricordo che una selezione degli articoli di ogni numero è disponibile a questo indirizzo: www.clubclassic.net/pride. Scarica l'articolo in pdf.
