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Bologna, divieto di manifestazione: “Abnorme e incostituzionale”
Ascolta l’intervista ad Andrea Morrone

Bologna, vietato manifestare in centro durante il fine settimana
Il Bologna, 18 Febbraio 2009

Ho visto anche degli zingari felici – Claudio Lolli
Claudio Lolli, 1976
Siamo noi a far ricca la terra, noi che sopportiamo la malattia del sonno e la malaria, noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano, e noi piantiamo il mais su tutto l’altopiano. Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane, le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontane. E siamo noi a far bella la luna con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro. Quella vita che gli altri ci respingono indietro come un insulto, come un ragno nella stanza. Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza. E’ vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua. E’ vero che spesso la strada sembra un inferno o una voce in cui non riusciamo a stare insieme, dove non riconosciamo mai i nostri fratelli. Ma io ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra. Io ho visto anche degli zingari felici in Piazza Maggiore, ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

I bus atei a Bologna? Forse sì
Il Bologna, 15.01.2009

Bologna, stasera in Piazza Maggiore: I segreti di Brokeback Mountain

Pride: di nuovo a Bologna dopo nuovo dieci anni
ADNKRONOS, Bologna - A dieci anni di distanza dall'ultima volta che il corteo dell'orgoglio omosessuale ha sfilato sotto le due torri, torna a Bologna l'appuntamento nazionale con il Gay Pride. E torna, naturalmente, con il suo carico da novanta di polemiche, soltanto un poco attenuate dall'apertura del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, che, pur non concedendo il patrocinio alla manifestazione, ha ammesso l'esistenza del problema dell'omofobia e ha annunciato lo studio e la presentazione in tempi rapidi di una normativa ad hoc.
In tutto 40 le iniziative in calendario che già dallo scorso mese stanno anticipando la manifestazione. Tanti i temi che all'ordine del giorno: l'omofobia, la laicità, la libertà d'espressione, i matrimoni gay, il ruolo delle religioni nella sfera pubblica. Un corteo, quello che si snoderà sotto le due torri, "senza barriere", grazie alla presenza di un info-point a disposizione dei diversamente abili, grazie alla collaborazione con "Lgd - Abili di cuore", la rete nazionale composta da persone omo-bisessuali con disabilità e da persone interessate ai temi dell'omosessualità e della bisessualità.

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Bologna Pride: film LGBTQ in Piazza Maggiore. Quale?

Intervista a Flavio Romani, presidente del Comitato Bologna Pride
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Conosco Flavio Romani da quattro anni. Ci siamo trovati a lavorare assieme e a tirare in piedi numerose iniziative politiche, a cui “Il Cassero” partecipava e a cui Flavio contribuiva in qualità di coordinatore regionale di Arcigay. Abbiamo condiviso l’ideazione e l’organizzazione dell’Emilia-Romagna Pride del 2006; abbiamo percorso i due anni di lavoro – talvolta accidentati e faticosi – che hanno portato al Pride nazionale di Bologna. Di Flavio mi ha sempre stupito la sua indole: sorniona, pacata, serafica. Mi sono fatto l’idea che Flavio partecipi alla vita politica del movimento con uno sguardo divertito e distaccato, che scorga dietro le varie questioni all’ordine del giorno le bizzarrie dell’ “umana specie”, che eviti il conflitto perché preferisce concentrarsi sull’obiettivo concreto. In lui c’è, direi, dolcezza e determinatezza in egual misura. E non presenta tracce di quell’arronganza spicciola e inconcludente di chi pone se stesso al centro della scena. L’ho rincorso per tre settimane per farlo rispondere alle domande: tra lavoro e Pride, sembra che dorma pochissimo… Nell’intervista che segue, troverete spunti di riflessione che partono da un vissuto personale, s’intrecciano con la politica e alcune risposte anche a problemi controversi come, per esempio, quanto pesa la scelta della piazza e la visibilità nelle rivendicazioni di una piena cittadinanza per le persone lgbtq. Buona lettura. MC.
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Raccontaci del tuo percorso come uomo con desideri per altri uomini. Quando hai cominciato a capire, cosa pensavi, se avevi paura, quali erano le tue reazioni, quanti anni avevi e com’era l’ambiente dove sei cresciuto…
Ho cominciato a capire di avere un’attrazione pressoché esclusiva per gli uomini che ero piccolissimo, e iniziato a fare sesso con i miei coetanei più o meno alle scuole medie; si trattava di sesso soft, e con quegli stessi coetanei poi andavamo a cercare delle ragazze, una situazione confusa ma credo abbastanza tipica dell’età. Il tutto senza pensarci troppo, senza dare un nome alla cosa, con una tranquillità iniziale che però un po’ alla volta si è trasformata in dubbio e ansia. Tutto era sfocato e senza senso. A un certo punto ho sentito la necessità di starmene da solo per cercare di capirci qualcosa. Dopo la maturità me ne sono andato a circa 3000 KM da casa, a vendere gelati a Sylt, un’isola tedesca nel Mare del Nord (si vendono talmente tanti gelati nel Mare del Nord che non ci si crede). Mi è servito per ritrovare una certa lucidità e infatti me ne sono tornato estremamente tranquillo nel paesello di 600 anime in provincia di Rovigo. Un posto molto tradizionalista, cattolico e pure bigotto, dove sottobanco succedono un’infinità di cose ma che però mai devono spuntare alla luce del sole. Tutto sommato anche un posto divertente, a patto di avere la possibilità e la sicurezza di frequenti vie di fuga, il tipico posto in cui stai bene se ci nasci; se ti ci trasferisci ti viene la depressione dopo 40 secondi.
Quando hai fatto il tuo coming out? Con chi? Quali sono state risposte alla tua dichiarazione? Come ti sei sentito dopo?
Il primo coming out degno di essere così chiamato l’ho fatto con una mia amica che mi tampinava stretto, voleva a tutti i costi mettersi con me. Io sgusciavo via come un’anguilla senza dare spiegazioni plausibili. Lei era molto più testarda, le ha provate tutte e a un certo punto me l’ha fatto sputare fuori di forza. E’ stata una liberazione. Dirlo la prima volta è stato stranissimo e favoloso, sentire la tua voce che dice “Io sono gay”, è materializzare e allo stesso tempo liberare te stesso, una cosa che gli etero non avranno mai.
La suddetta amica per un po’ ha provato a redimermi, ma lì sono stato più testardo io. A questo coming out ne sono seguiti altri, i primi con una cautela eccessiva ai limiti della paranoia, con persone fidatissime a cui facevo giurare che mai mai mai dovevano dirlo in giro, e ovviamente hanno rispettato il giuramento così-così, poi sempre con sempre più facilità e scioltezza, fino ad ora, in cui lo dico se capita o se mi viene chiesto, o lo faccio emergere in qualche modo, ma tutto con estrema tranquillità. Praticamente tutti quelli che conosco e frequento sanno che sono gay, sia al lavoro che negli altri ambiti, e nessuno ha mai avuto da ridire o avuto comportamenti strani, imbarazzati o altro. Insomma tutto molto facile nel mio caso.
Quando hai cominciato il tuo impegno associativo e politico?
Abbastanza tardi in realtà, e col senno di poi me ne dispiaccio molto. Ho la tessera Arcigay da almeno vent’anni, e per un sacco di tempo sono stato contento di rinnovarla ogni anno, pur senza mai partecipare attivamente, mi rendeva felice (davvero) pagare quel minimo di quota annuale. Avevo poi un’ammirazione sconfinata e un senso di gratitudine enorme per i ragazzi e le ragazze che si davano da fare al Cassero, che allora era in Porta Saragozza, e allo stesso tempo mi sentivo un po’ in colpa perché un vuoi per pigrizia, vuoi perché preso dall’università, morosi e altro non facevo nulla per aiutarli. Frequentavo il Cassero molto volentieri da semplice utente. A un certo punto, credo disgustato da tutte le polemiche per il WorldPride del 2000, ho cominciato a sbroccare fino ad arrivare al limete, la misura era colma e la catena era scesa, e con grande naturalezza capii che era finita l’era dello staresene comodamente con le mani in mano e lasciare che se ne occupassero sempre gli altri. Abitavo a Bologna in quel periodo, e quasi casualmente venni a sapere che a Ferrara, città che comunque frequentavo da parecchio con assiduità, un gruppetto di ragazzi stava fondando un Arcigay. Mi interessai alla cosa e cominciai ad aiutarli per quello che potevo, soprattutto rispetto ad internet e alla comunicazione. Quindi mi trasferii a Ferrara per lavoro, e la collaborazione divenne sempre più assidua. A un certo punto sono stato eletto presidente del circolo.

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La maglia del Bologna sette giorni su sette
Non sto a spiegarle – lo leggerà sul blog – che avrei preferito che l’avessimo chiesta e che ci fosse stata rifiutata. Come a Roma, come a Biella. Così avremmo svelato l’ipocrisia bolognese di cui è complice, arrendevolmente, anche il movimento lgbtq cittadino. I diritti di cittadinanza si conquistano stando lì dove risiede l’istituzione che tutti rappresenta: il Comune. Lì, all’incrocio dei palazzi dei poteri: Palazzo d’Accursio, la politica, Palazzo Re Enzo, la cultura, Basilica di San Petronio, l’oppressione.
Ma ha ragione lei, meglio scardinare la rabbia e la delusione per le scelte che avremmo potuto prendere. Meglio abbattere le resistenze dei vari status quo e dei burocrati della politica col sorriso e l’ironia. Da oggi son tifoso del Bologna anch’io. Vado in Piazza Maggiore. Ci sono dei boni. Li convincerò a venire al Pride.

Il sindaco dei diritti dimezza il Gay Pride
Bologna, 30 apr. – La piazzola al mattino, il Gay Pride nel pomeriggio. E’ il compromesso raggiunto oggi al tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico di Bologna tra sindaco, rappresentanti del mercato cittadino più importante e organizzatori della parata per la manifestazione del 28 giugno.
Gli ambulanti saranno regolarmente in strada fino al primo pomeriggio, poi sgombreranno in tempo per far pulire la piazza e lasciare spazio ai carri e al corteo dell’orgoglio omosessuale. A darne notizia è stato direttamente il primo cittadino Sergio Cofferati, di ritorno dall’incontro in Prefettura.
Verso le 14.30 un primo corteo (“circa un migliaio di persone”, la stima del sindaco), rigorosamente a piedi e senza carri o camion, partirà dalle due torri e raggiungerà i Giardini Margherita lungo via Castiglione e via Santo Stefano. Di lì, attorno alle 15.30, la parata vera e propria partirà seguendo i viali, via dei Mille e via Irnerio, e terminando in piazza VIII agosto.
Proprio la concomitanza con la piazzola aveva fatto imbufalire gli ambulanti che avevano protestato contro l’eventualità di dover saltare un giorno di mercato. Da qui la decisione di riservare la piazza allo shopping almeno per metà giornata, a patto che “per le 15 sia sgombra in modo da essere pulita da Hera”. Inoltre, il palco sarà sistemato nel lato del parco della Montagnola, lontano dagli alberghi che danno sul piazzale. Confermata quindi l’indisponibilità di piazza Maggiore, dove, per fine giugno, sarà già installato il mega schermo del Cinema in piazza. Fonte Emilianet.

