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Bologna, divieto di manifestazione: “Abnorme e incostituzionale”

DIRE, Bologna, 20 Feb. – Se il divieto a tenere manifestazioni nel weekend in centro a Bologna al sabato e alla domenica si configura come “un divieto generale e in via preventiva senza la possibilità di valutare caso per caso, come dice la Costituzione”, allora è un “provvedimento abnorme, quindi suscettibile di essere impugnato e annullato da un giudice amministrativo”. E’ il parere del costituzionalista Andrea Morrone, intervistato questa mattina da Radio Città del Capo sul provvedimento annunciato dal prefetto Angelo Tranfaglia. Mentre le Rdb hanno già messo al lavoro i legali per impugnare le restrizioni su vie e piazze, Morrone rileva le “falle” di quella misura. Dicendo: “Se si stabilisce fissa un divieto di riunione generalizzato di carattere preventivo, seppur limitato al weekend e nei luoghi del centro storico, questo divieto deve fare i conti con i limiti costituzionali alla libertà di riunione e, da questo punto di vista, non posso non rilevare che si presenta abbastanza critico. Molti sono i dubbi di costituzionalità di un divieto di questo tipo”. Morrone cita l’articolo 17 della Costituzione in cui si dice che per riunioni in luogo pubblico va dato un preavviso di tre giorni alle autorità di pubblica sicurezza perché possano valutare se autorizzare l’iniziativa, vietabile “solo per comprovati motivi legati alla incolumità e sicurezza pubblica”, quindi con valutazioni “da fare caso per caso”. Il preavviso non è un obbligo, ma solo un onere (chi non lo osserva può essere sanzionato), il che significa che per forza “non si deve essere autorizzati a svolgere una riunione, ma se esistono comprovati motivi di pericolo per l’incolumità si può intervenire con un divieto o misure che regolamentino l’esercizio del diritto di riunione”. Invece a Bologna si fissa uno “stop” generalizzato. Davanti alle restrizioni alle manifestazioni, dunque, Morrone invita a vigilare attentamente. “Il diritto di riunione è un diritto fondamentale e non può essere limitato o addirittura escluso in via preventiva”. Forse, prosegue, può sembrare un provvedimento “simbolico, uno spot che pone l’accento su rafforzamento delle misure di sicurezza” per rispondere ai “sentimenti” dei cittadini, ma alla fine “innocuo perché non esclude che tutto resti fermo e occorra che il questore valuti caso per caso”. Quindi non sarebbe un’autentica novità. Ma potrebbe anche essere un modo “un po’ edulcorato per introdurre poteri di divieto preventivo e generalizzato che stridono con la Costituzione”. In tal caso, avverte Morrone, la direttiva del ministro dell’Interno Roberto Maroni e la successiva disposizione di Tranfaglia sono una misura “abnorme”. Rispetto alla quale, “l’attendismo della Cgil è imbarazzante”, mentre il via libera di Cisl e Uil e l’opposizione di esponenti politici più radicali, come Valerio Monteventi (Bcl), “potrebbe tradire il reale senso e portata del provvedimento. Ma di fronte ad atti di questo tipo si deve stare molto attenti perché il rischio che si tratti non di uno spot ma di un atto che vuole indurre comportamenti in qualche modo restrittivi delle garanzie delle libertà fondamentali è molto alto”. Morrone, infine, inquadra così la disposizione prefettizia: segue la direttiva di Maroni “ispirata ad una cultura della sicurezza che si sta affermando negli ultimi tempi nel paese, ispirata più all’emotività piuttosto che ad esigenze di legalità e rispetto dei diritti”; ispirata ad un “substrato di carattere ideologico che non è inteso a trovare soluzioni alla coesistenza di diversi interessi nel tessuto cittadino e quindi a integrare l’altro”. Il motivo ispiratore di Maroni sono state la preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano e in piazza Maggiore a Bologna: “pregavano Allah nei luoghi sacri della cristianità” e questo ha innescato una “reazione forte e ideologica contro l’altro che va scacciato dalle piazze più che integrato”.

Ascolta l’intervista ad Andrea Morrone

La Costituzione della Repubblica Italiana

Bologna, vietato manifestare in centro durante il fine settimana

Vietate le manifestazioni politiche, il sabato pomeriggo e la domenica, in quattro piazze del centro: Piazza Maggiore, Nettuno, Re Enzo e Santo Stefano. Stop ai cortei politici anche in via Ugo Bassi e altre vie del centro cittadino. Salve le cerimonie e le feste più importanti. Questa la decisione del prefetto che ha tradotto in salsa bolognese il decreto Maroni sulla limitazione dei cortei nei centri delle città. Il provvedimento sarà firmato oggi e avrà una durata sperimentale. Si potrà, quindi, fare marcia indietro e apportare delle modifiche se qualcosa non funziona. La decisione è stata condivisa anche dal sindaco Cofferati e dal presidente della Provincia Draghetti che ieri hanno partecipato al vertice in prefettura. Insomma neanche i gazebo di propaganda politica potranno essere montati nel centro storico durante il week-end. Per le elezioni però le regole saranno diverse e frutto di riunioni specifiche.

Il Bologna, 18 Febbraio 2009

Roberto Maroni e Sergio Cofferati

Ho visto anche degli zingari felici – Claudio Lolli

Ho visto anche degli zingari felici
Claudio Lolli, 1976

Siamo noi a far ricca la terra, noi che sopportiamo la malattia del sonno e la malaria, noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano, e noi piantiamo il mais su tutto l’altopiano. Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane, le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontane. E siamo noi a far bella la luna con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro. Quella vita che gli altri ci respingono indietro come un insulto, come un ragno nella stanza. Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza. E’ vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua. E’ vero che spesso la strada sembra un inferno o una voce in cui non riusciamo a stare insieme, dove non riconosciamo mai i nostri fratelli. Ma io ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra. Io ho visto anche degli zingari felici in Piazza Maggiore, ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Ritratto di una famiglia zingara

I bus atei a Bologna? Forse sì

Vorrebbero, ma per ora non possono. Mentre infuriano le polemiche a sfondo religioso scatenate dalla preghiera musulmana sul crescentone di Piazza Maggiore, potrebbero fare la loro apparizione anche a Bologna gli autobus targati Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR). Dal 4 febbraio circoleranno a Genova, portando per le strade del capoluogo ligure il messaggio: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno. La campagna però è nazionale e Roberto Grendene, coordinatore del circolo UAAR di Bologna, non esclude che bossa approdare anche sotto le Due Torri. E nel frattempo, petizione atea in vista per Palazzo d’Accursio: stop ai finanziamenti per l’edilizia di culto, chiederà a breve l’UAAR. “Quella degli autobus è un’iniziativa di carattere nazionale – spiega Grendene, che è anche membro del comitato di coordinamento italiano di UAAR – siamo partiti da Genova e l’intenzione, se arrivano molte donazioni, è di farlo anche in altre città, a Bologna ma anche a Roma”. Insomma, l’unico limite è economico: “dipende dal sostegno di soci e simpatizzanti”.

Il Bologna, 15.01.2009

Un bus "ateo", a Genova

Bologna, stasera in Piazza Maggiore: I segreti di Brokeback Mountain

Come da titolo del post, un appuntamento imperdibile stasera in Piazza Maggiore, per chi non ha avuto modo di vedere il film di Ang Lee, con lo scomparso Heath Ledger e il bellissimo Jake Gyllenhaal come protagonisti. Una recensione del film la trovate qui, mentre una del racconto a cui è ispirata la pellicola qui. Buona visione.

Pride: di nuovo a Bologna dopo nuovo dieci anni

ADNKRONOS, Bologna - A dieci anni di distanza dall'ultima volta che il corteo dell'orgoglio omosessuale ha sfilato sotto le due torri, torna a Bologna l'appuntamento nazionale con il Gay Pride. E torna, naturalmente, con il suo carico da novanta di polemiche, soltanto un poco attenuate dall'apertura del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, che, pur non concedendo il patrocinio alla manifestazione, ha ammesso l'esistenza del problema dell'omofobia e ha annunciato lo studio e la presentazione in tempi rapidi di una normativa ad hoc.

In tutto 40 le iniziative in calendario che già dallo scorso mese stanno anticipando la manifestazione. Tanti i temi che all'ordine del giorno: l'omofobia, la laicità, la libertà d'espressione, i matrimoni gay, il ruolo delle religioni nella sfera pubblica. Un corteo, quello che si snoderà sotto le due torri, "senza barriere", grazie alla presenza di un info-point a disposizione dei diversamente abili, grazie alla collaborazione con "Lgd - Abili di cuore", la rete nazionale composta da persone omo-bisessuali con disabilità e da persone interessate ai temi dell'omosessualità e della bisessualità.

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Bologna Pride: film LGBTQ in Piazza Maggiore. Quale?

Il Bologna Pride proietterà in Piazza Maggiore, giovedì 27 giugno alle ore 22.00, un film a tematica LGBTQ, gratuitamente e aperto a tutta la cittadinanza, coi potenti mezzi della Cineteca. Al momento si stanno valutando tre possibilità: Una giornata particolare, I segreti di Brokeback Mountain e Tutto su mia madre. La mia preferenza è partigiana e tutta per il capolavoro di Pedro Almodóvar, perché rappresentativo di una pluralità di percorsi. E voi? Lasciate un commento e votate una delle tre proposte :-D .

Intervista a Flavio Romani, presidente del Comitato Bologna Pride

Conosco Flavio Romani da quattro anni. Ci siamo trovati a lavorare assieme e a tirare in piedi numerose iniziative politiche, a cui “Il Cassero” partecipava e a cui Flavio contribuiva in qualità di coordinatore regionale di Arcigay. Abbiamo condiviso l’ideazione e l’organizzazione dell’Emilia-Romagna Pride del 2006; abbiamo percorso i due anni di lavoro – talvolta accidentati e faticosi – che hanno portato al Pride nazionale di Bologna. Di Flavio mi ha sempre stupito la sua indole: sorniona, pacata, serafica. Mi sono fatto l’idea che Flavio partecipi alla vita politica del movimento con uno sguardo divertito e distaccato, che scorga dietro le varie questioni all’ordine del giorno le bizzarrie dell’ “umana specie”, che eviti il conflitto perché preferisce concentrarsi sull’obiettivo concreto. In lui c’è, direi, dolcezza e determinatezza in egual misura. E non presenta tracce di quell’arronganza spicciola e inconcludente di chi pone se stesso al centro della scena. L’ho rincorso per tre settimane per farlo rispondere alle domande: tra lavoro e Pride, sembra che dorma pochissimo… Nell’intervista che segue, troverete spunti di riflessione che partono da un vissuto personale, s’intrecciano con la politica e alcune risposte anche a problemi controversi come, per esempio, quanto pesa la scelta della piazza e la visibilità nelle rivendicazioni di una piena cittadinanza per le persone lgbtq. Buona lettura. MC.

Raccontaci del tuo percorso come uomo con desideri per altri uomini. Quando hai cominciato a capire, cosa pensavi, se avevi paura, quali erano le tue reazioni, quanti anni avevi e com’era l’ambiente dove sei cresciuto…

Ho cominciato a capire di avere un’attrazione pressoché esclusiva per gli uomini che ero piccolissimo, e iniziato a fare sesso con i miei coetanei più o meno alle scuole medie; si trattava di sesso soft, e con quegli stessi coetanei poi andavamo a cercare delle ragazze, una situazione confusa ma credo abbastanza tipica dell’età. Il tutto senza pensarci troppo, senza dare un nome alla cosa, con una tranquillità iniziale che però un po’ alla volta si è trasformata in dubbio e ansia. Tutto era sfocato e senza senso. A un certo punto ho sentito la necessità di starmene da solo per cercare di capirci qualcosa. Dopo la maturità me ne sono andato a circa 3000 KM da casa, a vendere gelati a Sylt, un’isola tedesca nel Mare del Nord (si vendono talmente tanti gelati nel Mare del Nord che non ci si crede). Mi è servito per ritrovare una certa lucidità e infatti me ne sono tornato estremamente tranquillo nel paesello di 600 anime in provincia di Rovigo. Un posto molto tradizionalista, cattolico e pure bigotto, dove sottobanco succedono un’infinità di cose ma che però mai devono spuntare alla luce del sole. Tutto sommato anche un posto divertente, a patto di avere la possibilità e la sicurezza di frequenti vie di fuga, il tipico posto in cui stai bene se ci nasci; se ti ci trasferisci ti viene la depressione dopo 40 secondi.

Quando hai fatto il tuo coming out? Con chi? Quali sono state risposte alla tua dichiarazione? Come ti sei sentito dopo?

Il primo coming out degno di essere così chiamato l’ho fatto con una mia amica che mi tampinava stretto, voleva a tutti i costi mettersi con me. Io sgusciavo via come un’anguilla senza dare spiegazioni plausibili. Lei era molto più testarda, le ha provate tutte e a un certo punto me l’ha fatto sputare fuori di forza. E’ stata una liberazione. Dirlo la prima volta è stato stranissimo e favoloso, sentire la tua voce che dice “Io sono gay”, è materializzare e allo stesso tempo liberare te stesso, una cosa che gli etero non avranno mai. :-) La suddetta amica per un po’ ha provato a redimermi, ma lì sono stato più testardo io. A questo coming out ne sono seguiti altri, i primi con una cautela eccessiva ai limiti della paranoia, con persone fidatissime a cui facevo giurare che mai mai mai dovevano dirlo in giro, e ovviamente hanno rispettato il giuramento così-così, poi sempre con sempre più facilità e scioltezza, fino ad ora, in cui lo dico se capita o se mi viene chiesto, o lo faccio emergere in qualche modo, ma tutto con estrema tranquillità. Praticamente tutti quelli che conosco e frequento sanno che sono gay, sia al lavoro che negli altri ambiti, e nessuno ha mai avuto da ridire o avuto comportamenti strani, imbarazzati o altro. Insomma tutto molto facile nel mio caso.

Quando hai cominciato il tuo impegno associativo e politico?

Abbastanza tardi in realtà, e col senno di poi me ne dispiaccio molto. Ho la tessera Arcigay da almeno vent’anni, e per un sacco di tempo sono stato contento di rinnovarla ogni anno, pur senza mai partecipare attivamente, mi rendeva felice (davvero) pagare quel minimo di quota annuale. Avevo poi un’ammirazione sconfinata e un senso di gratitudine enorme per i ragazzi e le ragazze che si davano da fare al Cassero, che allora era in Porta Saragozza, e allo stesso tempo mi sentivo un po’ in colpa perché un vuoi per pigrizia, vuoi perché preso dall’università, morosi e altro non facevo nulla per aiutarli. Frequentavo il Cassero molto volentieri da semplice utente. A un certo punto, credo disgustato da tutte le polemiche per il WorldPride del 2000, ho cominciato a sbroccare fino ad arrivare al limete, la misura era colma e la catena era scesa, e con grande naturalezza capii che era finita l’era dello staresene comodamente con le mani in mano e lasciare che se ne occupassero sempre gli altri. Abitavo a Bologna in quel periodo, e quasi casualmente venni a sapere che a Ferrara, città che comunque frequentavo da parecchio con assiduità, un gruppetto di ragazzi stava fondando un Arcigay. Mi interessai alla cosa e cominciai ad aiutarli per quello che potevo, soprattutto rispetto ad internet e alla comunicazione. Quindi mi trasferii a Ferrara per lavoro, e la collaborazione divenne sempre più assidua. A un certo punto sono stato eletto presidente del circolo.

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La maglia del Bologna sette giorni su sette

Mi chiama mia madre. E’ a casa, a letto, dopo una leggera operazione. Si riposa e guarda la televisione. “Mauri, alla tv hanno mostrato Piazza Maggiore Maggiore piena di tifosi”. Già, oggi il Bologna, vinta di stretto margine la partita col Pisa, è matematicamente in serie A. Mia madre continua: “Se vi travestite da tifosi, vi ci fanno andare anche a voi”. Mi sfotte, ha seguito, in parte, la vicenda. Ciò che non le è chiaro è noi non abbiamo chiesto Piazza Maggiore, abbiamo domandato Piazza VIII Agosto. Lei, da donna di buon senso e da pasionaria comunista, è convinta che abbiamo richiesto l’autorizzazione per la piazza centrale ma che ce l’abbiano rifiutata. E la cosa, prima la indigna, poi la fa sorridere e le rispunta il suo senso ironico. Che esplicita con me. Adorabile sadica.

Non sto a spiegarle – lo leggerà sul blog – che avrei preferito che l’avessimo chiesta e che ci fosse stata rifiutata. Come a Roma, come a Biella. Così avremmo svelato l’ipocrisia bolognese di cui è complice, arrendevolmente, anche il movimento lgbtq cittadino. I diritti di cittadinanza si conquistano stando lì dove risiede l’istituzione che tutti rappresenta: il Comune. Lì, all’incrocio dei palazzi dei poteri: Palazzo d’Accursio, la politica, Palazzo Re Enzo, la cultura, Basilica di San Petronio, l’oppressione.

Ma ha ragione lei, meglio scardinare la rabbia e la delusione per le scelte che avremmo potuto prendere. Meglio abbattere le resistenze dei vari status quo e dei burocrati della politica col sorriso e l’ironia. Da oggi son tifoso del Bologna anch’io. Vado in Piazza Maggiore. Ci sono dei boni. Li convincerò a venire al Pride.

Il sindaco dei diritti dimezza il Gay Pride

Compromesso: quasi niente alle organizzazioni gay, tutto alla Curia e metà agli ambulanti

Bologna, 30 apr. – La piazzola al mattino, il Gay Pride nel pomeriggio. E’ il compromesso raggiunto oggi al tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico di Bologna tra sindaco, rappresentanti del mercato cittadino più importante e organizzatori della parata per la manifestazione del 28 giugno.
Gli ambulanti saranno regolarmente in strada fino al primo pomeriggio, poi sgombreranno in tempo per far pulire la piazza e lasciare spazio ai carri e al corteo dell’orgoglio omosessuale. A darne notizia è stato direttamente il primo cittadino Sergio Cofferati, di ritorno dall’incontro in Prefettura.
Verso le 14.30 un primo corteo (“circa un migliaio di persone”, la stima del sindaco), rigorosamente a piedi e senza carri o camion, partirà dalle due torri e raggiungerà i Giardini Margherita lungo via Castiglione e via Santo Stefano. Di lì, attorno alle 15.30, la parata vera e propria partirà seguendo i viali, via dei Mille e via Irnerio, e terminando in piazza VIII agosto.
Proprio la concomitanza con la piazzola aveva fatto imbufalire gli ambulanti che avevano protestato contro l’eventualità di dover saltare un giorno di mercato. Da qui la decisione di riservare la piazza allo shopping almeno per metà giornata, a patto che “per le 15 sia sgombra in modo da essere pulita da Hera”. Inoltre, il palco sarà sistemato nel lato del parco della Montagnola, lontano dagli alberghi che danno sul piazzale. Confermata quindi l’indisponibilità di piazza Maggiore, dove, per fine giugno, sarà già installato il mega schermo del Cinema in piazza. Fonte Emilianet.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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