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Bologna e i matrimoni gay, il voltafaccia di Merola
Durante la campagna elettorale di questa primavera, che l’ha portato nell’ufficio di primo cittadino, Virginio Merola aveva dichiarato che avrebbe sposato simbolicamente una coppia gay, anche se non gli sembrava “il primo problema che dobbiamo affrontare”.
[ascolta l'impegno del sindaco]
Dopo nemmeno un mese dalla sua elezione, il voltafaccia: “Se verranno da me coppie gay per chiedermi di sposarle? Non avrà molto senso, perché non c’è una legge nazionale. Io sono per rispettare le leggi nazionali”.
In queste occasioni, non averlo votato mi rende felice.
PS: qui l’articolo che ho scritto per Il Fatto Quotidiano online.
Italia, prove tecniche di “Große Koalition” clericale
Il Partito Democratico si prepara alla Große Koalition col Terzo Polo ed espunge qualunque riferimento dal suo programma ai diritti civili e individuali.
Non una parola sul testamento biologico, sulla laicità, sull’uguaglianza di fronte alla legge per i cittadini omosessuali, bisessuali e trans.
(“Große Koalition” all’italiana, perché invece in quella tedesca i diritti non sono mai scomparsi).
La sussidiarietà e i finanziamenti alle scuole cattoliche invece erano già presenti e dunque non c’è stata necessità d’inserirli.
Con questo armamentario ottocentesco, sperano nel sostegno del potere forte del Vaticano.
In spregio a numerosi articoli (2 e 3) della nostra Costituzione, che millantano di voler difendere; in particolare dell’articolo 7, laddove s’afferma che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.
Propongo un Lodo Bersani. Si riscriva quest’ultimo articolo, nella più onesta formula “L’Italia è una Repubblica a sovranità limitata”.
Rosso Fiom
Stamattina a Bologna s’è tenuto lo sciopero generale della Fiom-Cgil, in anticipo d’un giorno rispetto a quello nazionale, che si terrà venerdì 28 Gennaio.
30.000 partecipanti, operai da tutta la regione e poi studenti, pensionati, precari. Altissima l’adesione nelle fabbriche, con percentuali oscillanti tra l’80 e il 100%.
Il corteo è passato davanti alla sede dell’Arcigay “Il Cassero”, che aveva esposto un cartello gigante: “Le vostre battaglie sono le nostre battaglie”.
Tante le bandiere delle forze politiche di sinistra, tra cui brillavano per assenza quelle del Partito Democratico. Guai a pensare male e ad essere prevenuti: erano “nascosti” dietro il palco in Piazza Maggiore, a raccogliere firme per mandare a casa Berlusconi. In Emilia ne hanno raccolte più di 60.000; gliene restano da raccogliere circa 9.940.000: auguri!
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Mi sono piaciuti gli interventi di Stefano Tassinari, a nome di un gruppo di scrittori bolognesi e non solo, e quello di Maurizio Landini. Emozionato, con voce rotta, il segretario della Fiom ha duramente attaccato Confindustria, Fiat, Cisl e Uil per la miopia dimostrata e l’assenza di una seria politica industriale; ha difeso il lavoro quale fondamento della dignità di ognuno/a.
In conclusione, ha chiesto che la Cgil proclami lo sciopero generale. La piazza ha scandito in coro “Sciopero generale!” e la richiesta è proseguita anche all’inizio dell’intervento di Susanna Camusso, che s’è ben guardata dall’annunciare una protesta che, oramai, non si comprende per quali motivi il sindacato non organizza. A causa di questa reticenza, la segretaria confederale s’è presa qualche fischio; non tanti, ma qualcuno e più che giustificato.
Un duro commento al discorso di Camusso è arrivato da Giorgio Cremaschi, componente del comitato centrale della Fiom: ha definito “deludente” il suo intervento e s’è chiesto “dove vuole andare la segreteria della Cgil, in un momento in cui la grande maggioranza dei lavoratori e sicuramente degli iscritti all’organizzazione chiede e vuole lo sciopero generale?”.
Mi domando, al di là delle inevitabili dietrologie, per quale motivo la Cgil sceglie di essere trascinata invece che porsi lei stessa all’avanguardia di questa lotta che, non dimentichiamolo, è appena iniziata e, dunque, ha davanti a sé ancora molta strada da percorrere.
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Il premio “simpatia ed entusiasmo” va allo spezzone formato dalle donne della Fiom di Reggio Emilia che, animate da un megafono, scandivano ripetutamente “chi non salta una Ruby è”.
Il premio “asino stipendiato” va al Ministro del Lavoro Sacconi, che ha dichiarato di “non capire perché il sindacato manifesta”.
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Qui potete vedere qualche foto che ho scattato e qui quelle pubblicate da Città del Capo – Radio Metropolitana.
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Come disse una volta Picasso, “quando finisco il blu, uso il rosso”. Oggi, insieme alle tute blu, raccolti attorno al rosso Fiom, c’erano i movimenti che non s’arrendano di fronte all’affermarsi di un capitalismo straccione e predatorio.
Napoli e Bologna nel segno della continuità
Domenica 23 gennaio 2011 si sono tenute le tanto temute (da Bersani e da D’Alema) primarie del centrosinistra, a Napoli e Bologna.
Nel capoluogo partenopeo ha vinto Andrea Cozzolino, delfino di Antonio Bassolino. Non sono mancate le accuse di brogli e di compravendita di voti. Il sistema di potere, avente quale epicentro uno dei maggiori responsabili del disastro dei rifiuti in Campania, resta in piedi. Fino alla prossima sconfitta elettorale: la Regione e la Provincia già perse, resta il Comune, ultimo “bantustan”.
Nel capoluogo emiliano ha vinto Virginio Merola, già assessore della Giunta Cofferati. Merola è stato il più fidato dei suoi assessori e, a detta di tanti osservatori attenti, l’Amministrazione cittadina targata Cofferati è stata la peggiore di sempre (esclusa la parentesi di Guazzaloca, quando governava il centrodestra).
Entrambi sono candidati espressi dal Partito Democratico. Buona l’affluenza alle urne, che ha segnato un netto miglioramento rispetto alle primarie precedenti.
Faccio a Merola i miei personali auguri di vincere le secondarie, pur consapevole di due condizioni date.
La prima: la sua onestà lo salverà dagli errori fatali commessi da Flavio Delbono.
La seconda: Bologna avrebbe bisogno di interventi urgenti e migliorativi, ovvero non giocati “in difesa”, nei campi della mobilità sostenibile, della riconversione ecologica delle industrie in crisi, della scuola pubblica, dei servizi sociali e alla persona, dell’innovazione tecnologica. Impossibile attuarli quando si è espressione dello status quo.
Con qualche operazione gattopardesca si proverà a salvare la faccia di fronte a un elettorato, anche a sinistra, sempre più disincantato e disaffezionato e che è pronto a scappare dalle stalle, attirato dalla sirena anti-sistema e anti-collateralismo ai poteri forti suonata da Beppe Grillo.
Infine, l’astensionismo non diminuirà.
Fare la storia
Walter Veltroni e il Partito Democratico hanno ribadito al Lingotto che “vogliono uscire dal ’900″.
Tradotto significa rinunciare alla possibilità di ribaltare i rapporti di forza tra capitale e sfruttamento del lavoro, per consegnarsi, mani e piedi legate, alla gestione di un presente sempre peggiore.
Possiamo tranquillamente affermare che, per ora, l’unico e inutile risultato che hanno ottenuto è d’uscire dalla storia.
Là dove la storia si fa.
Il briscolone di Bersani
Sudato, spaventato, alienato, ieri sera ad Annozero è apparso Pierluigi Bersani, intervistato da Sandro Ruotolo.
Sull’accordo di Mirafiori, con schiena dritta e grande visione ha affermato: “Ci auguriamo che i lavoratori abbiamo la forza di accettare il peso di questo scambio”.
Se ancora non l’avete fatto, leggetevi questo riassunto di cosa prevede l’accordo, realizzato dall’Ansa, oppure la versione originale di 36 cartelle.
Zani al Pd: non fate i greci
Intanto CaFini fanno sapere di “non voler mettere i bastoni fra le ruote al Governo Berlusconi”.
Con questi dirigenti non vinceremo mai
Un profetico Nanni Moretti, da riascoltare dopo l’omicidio delle primarie da parte della dirigenza del Partito Democratico.




