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Franco Grillini verso l’Italia dei Valori e la candidatura alle regionali 2010

REGIONALI. FRANCO GRILLINI VERSO IDV, VOCI SU CANDIDATURA
MA IL FONDATORE DI ARCIGAY FRENA; NANNI: NON NE SO NULLA

DIRE, Bologna, 20 ottobre – “Sì, è vero, sono in una fase di avvicinamento all’Italia dei Valori. Il panorama attuale, del resto, non è che offra molte scelte…”. Ma di una candidatura alle regionali del 2010 “è ancora presto per parlarne”. Franco Grillini, già fondatore dell’Arcigay, iscritto del PCI, del PDS, dei DS, di Sinistra Democratica e del Partito Socialista, sta meditando un nuovo approdo nella sua carriera politica. Che potrebbe persino sfociare in una candidatura per le regionali del 2010, anche se il diretto interessato frena: “E’ ancora presto per parlarne”. E il capogruppo dei dipietristi in Regione, Paolo Nanni, ammette di essere all’oscuro: “Le liste per le elezioni regionali – spiega – vengono composte dall’ufficio di presidenza del partito”. Di certo c’è che Grillini è una “macchina da voti”: “Nel ’94 – racconta lui stesso -, quando mi presentai alle Europee per l’ultima volta col sistema delle preferenze, solo a Bologna ne presi 9 mila. Certo, quelli erano altri tempi…”. Grillini comunque non fa mistero del suo feeling con l’Italia dei Valori, feeling scoccato anche per la posizione tenuta dal partito di Antonio Di Pietro nei confronti dei provvedimenti sull’omofobia. Una questione di coerenza, insomma, “la stessa coerenza che mi ha fatto abbandonare il PD: non posso stare nello stesso partito in cui c’è Paola Binetti”. Da qui a una candidatura per le regionali, però, ce ne passa: “Mica si aderisce a un partito per farsi candidare”, mette le mani avanti Grillini. Anche se la voglia di ricominciare non manca: “Sono ormai due anni che sto fermo…”. Dice di non saperne nulla, invece, Paolo Nanni: “Le liste per le regionali, così come quelle per le politiche – spiega – vengono stilate direttamente dall’Ufficio di Presidenza”.

Uolter lo statista e la morte dell’opposizione

Oggi in Italia. Per Uolter, Craxi-mani-nella-marmellata è stato un politico con una visione più chiara della società italiana di Berlinguer. Può essere; sarebbe utile precisare che Berlinguer la società italiana la voleva non solo interpretare, ma anche cambiare. Alla Camera la destra vota una mozione contro l’aborto, con l’astensione del PD e dell’IDV. Ci vedo un nesso.

Dario Franceschi e Walter Veltroni

Bologna, cattolici e gay nel fritto misto targato PD

Un commento politico di Massimo Gagliardi, oggi su Il Resto del Carlino. Assolutamente condivisibile. PS: il “gay di Monteventi” sono io.

Cattolici e gay nel fritto misto targato PD
di Massimo Gagliardi, 13 giugno 2009, Il Resto del Carlino

“Dalle parrocchie sono arrivati tantissimi voti. E, se guardiamo le preferenze, possiamo dire di essere il partito più cattolico di tutti”. Così Andrea De Maria, segretario PD, come riferito da Luca Orsi sul Carlino Bologna di giovedì. I cattolici quindi si sarebbero spostati in massa, anzi in maggioranza, sul candidato PD. Sarà vero? In base a quali calcoli? Delbono ha ottenuto al primo turno il 49% dei consensi. Cazzola e Guazzaloca, per i quali è difficile votino in massa atei o agnostici, assieme hanno fatto il 41. Cosa dovremmo pensare, che son spariti laici, riformisti e comunisti? Difficile crederlo. In realtà De Maria parla di preferenze ottenute dai futuri consiglieri comunali. E sarà pur vero ma ovvio, visto che si parla di un partito che da solo sfiora il 40 per cento. Ma perché il segretario PD ci tiene a farlo sapere e a sottolinearlo? Perché, come teorizzano il PCI dal ’78 e poi Ds e Pd, “senza voto cattolico in Italia nessuno governa”. A questo punto due domande: essere il più grande partito dei cattolici vuoi dire anche essere il partito che sostiene i valori cattolici? Che ne pensano i dirigenti del PD dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della legge 40, delle famiglie allargate e delle unioni omosessuali? Questa domanda è sempre rimasta senza risposta, ed è uno dei grandi buchi neri di questa campagna elettorale. Sui PACS, lo ricordiamo, ha fallito il governo Prodi. Seconda domanda: i compagni nati col PCI, o quelli della Cosa, della svolta della Bolognina, quelli che insomma credono a un vero riformismo (magari anche un po’ socialista) sono contenti di quell’affermazione? Come riesce il candidato Delbono a conciliare i diritti gay con i valori cattolici? Ci permettiamo di anticipare un risultato: non ci proverà nemmeno, proverà a tenerli distinti evitando “le buche più dure”. E quindi? Né i cattolici né i gay potranno dire di aver ottenuto reale rappresentanza. In questo senso è stato esemplare (e acceso) il dibattito di pochi giorni fa al Cassero dove Sergio Lo Giudice, rappresentante dei gay nella maggioranza di Cqfferati, è stato duramente attaccato da un omosessuale della lista Monteventi per essere, in sostanza, “un gay di potere”. Il problema, ammettiamolo, non è semplice. Ma è quello che si trovano a dover risolvere tutti coloro che vogliono tenere assieme tutto e il contrario di tutto, in una macedonia colorata ma senza sapore.

Marescotti dice no a Fassino: “Niente più tessera”

PD. FASSINO LO PREGA, MA MARESCOTTI NON CEDE: NIENTE TESSERA
OGGI INCONTRO TRA ATTORE E PARLAMENTARE AL CIRCOLO PASSEPARTOUT

DIRE, Bologna, 13 Mar. – L’attore Ivano Marescotti non ha intenzione di riprendere la tessera del Partito Democratico, nemmeno se a chiederglielo è l’ex segretario dei Ds Piero Fassino. E non la prenderà per tutto il 2009, a meno che il partito sui temi etici non cambi linea. L’attore, iscritto dall’età di 15 anni (dai pionieri alla FGCI, racconta, dal PCI al PD) ha stracciato la tessera di fronte alle posizioni espresse durante il caso Englaro. Una convinzione che si è rafforzata ora che è in discussione la legge sul testamento biologico. Tanto che prima di iniziare il dibattito, Marescotti definisce il PD “una specie di club del tennis”. Lo fa mentre mangia i tarallucci e beve un bicchiere di vino offerto dal Circolo Passepartout di Bologna. Ma la discussione non finirà così. Soprattutto per Fassino, perché, se l’attore bolognese durante i suoi interventi di fronte agli iscritti viene applaudito più volte, l’ex segretario viene invece contestato e interrotto dai suoi e le spiegazioni che dà non sempre convincono la platea. Appena l’attore ha lasciato il PD “l’ho chiamato – ricorda Fassino – perché la sua lettera era esemplificativa di un malessere che non è solo di una persona”. Una delle caratteristiche più importanti del PD, fa presente Fassino, “è tenere insieme credenti e non credenti”. Parole che non convincono l’attore nemmeno di fronte all’appello del parlamentare: “Chiedo a Ivano Marescotti di reiscriversi al PD”. Le posizioni sono troppo distanti. “Il clericalismo esiste – sottolinea infatti Marescotti – è dell’anticlericalismo di cui bisogna riappropriarsi”. Pretendo “che Dio stia fuori dalle istituzioni, immaginiamoci se non deve stare fuori la Chiesa. Dunque – conclude Marescotti – non prendo la tessera del 2009, è una posizione personale”. Certo se il partito dovesse cambiare posizione Marescotti sarebbe pronto “a rientrare”.

Ivano Marescotti

Tango diverso, inno ufficiale del Bologna Pride 2008

Come ha giustamente intuito qualcuno (avendo sparso qualche indizio per giocare a indovina indovinello) è Tango diverso di Totò Savio & Amerigo Cassella l’inno ufficiale del Bologna Pride 2008. Questo tango, dal testo divertito e scanzonato, racconta la storia di due uomini che provocano scandalo e gettano nel panico le borghesi sicurezza della sinistra italiana. E’ tratto dal film La patata bollente, diretto da Steno nel 1979 e interpretato da Renato Pozzetto, Edwige Fenech e Massimo Ranieri. Diversi spezzoni sono visibili su YouTube :-D . Grazie a Sugar Music per la disponibilità dimostrata.

Tango diverso, di Totò Savio & Amerigo Cassella

Scarica l’inno in formato .mp3 [5 MB]

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Maurizio Cecconi
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