Articoli marcati con tag ‘Partito Democratico’
Il 5×1000 di Dio
Segnalo un post scritto per il mio blog Esilio laico, sul sito del Cassero: Il 5×1000 di Dio. Tema: i tagli del Governo Berlusconi ai fondi per il volontariato, usati per finanziare l’editoria dei partiti politici e le scuole private paritarie.
Primarie: no al papa, né straniero né italiano
La prima soluzione sembra donare, attraverso il meccanismo consolidato della creazione di leadership tramite le primarie, una forte identità a una forza perennemente in balìa dei venti e incapace di essere lei stessa a determinare l’agenda del paese e della sinistra.
La seconda soluzione parrebbe invece dettata dalla consapevolezza che, nella crisi durissima dei meccanismi della rappresentanza democratica e dei suoi strumenti, i partiti, ci sia la necessità di ripartire dai fondamentali e da figure in grado di esercitare un effetto calamita, ovvero in grado di coagulare la sinistra diffusa, quei fermenti sociali diventati afoni frammenti.
Anche il linguaggio, come ricorda il buon Vendola, ha la sua importanza, perché trasmette con immediatezza un insieme di principi guida e di visioni del mondo. Attraverso il linguaggio (politico) costruiamo “narrazioni” (politiche). Definirei queste ultime, più propriamente seppur con minor slancio poetico, come dei progetti di cambiamento della società.
Alla luce di queste considerazioni non è dunque irrilevante l’uso dell’espressione “papa”, per indicare chi guiderà il centrosinistra alla sfida del governo del paese.
Papa che rappresenta anche un potere millenario fatto di maschilismo, di patriarcato, di assolutismo, di violenza delle classi dominanti sui poveri e sugli ultimi, d’estinzione, letteralmente “nel sangue”, di ogni differenza culturale ed esistenziale estranea alla Chiesa Cattolica Romana. Papato passato dal “non expedit” di Pio IX al “non possumus” di Benedetto XVI, dal dichiararsi estraneo allo stato italiano al volerne prendere saldamente la direzione. Segni di questo cambiamento sono la volontà d’imporre leggi etiche, contro la “res publica”, in materia di diritti civili e individuali.
Non abbiamo bisogno di una papa per vincere le elezioni.
Abbiamo bisogno di una figura che, attorno ai capisaldi del patto costituzionale repubblicano – laicità, uguaglianza sociale e giuridica, dignità del lavoro e dei lavoratori -, sappia costruire una proposta di programma, a sinistra del centro e della destra.
Se Vendola saprà far sua anche la divisione fra Stato e Chiesa e tradurla in azioni coerenti, corrisponderà, a mio avviso, a quella figura.
E lo chiameremo capo (per qualche anno).
Bologna. Uguaglianza: 2 a 1 (per ora)
Maurizio Cevenini, il più quotato, no.
Dunque: snobbiamo il più quotato e scommettiamo sui laici.
Due simboli di troppo
Si discute assai, in questi giorni e settimane, del nuovo polo scolastico di Adro, intitolato a Gianfranco Miglio. La discussione verte non sulla figura del “filosofo” della Lega Nord, bensì sulle originali decorazioni di cui è costellata la scuola. Sui cestini, sui tappeti, sulle pareti, troviamo impresso un cerchio dal cui centro s’irraggiano sei petali: è un antico emblema eurasiatico, che è stato denominato, in periodi storici differenti, rosa celtica, fiore a sei petali, rosa dei pastori e, in età medievale, anche rosa carolingia.
FareFuturo Web Magazine ne riporta le storiche tracce:
Evocativo del sole e del suo potere vivifico, è sempre stato inteso come stemma bene augurante e inciso su costruzioni, abitazioni, portali e chiese, su pietra, legno o metallo. Diffuso dall’India alla Scandinavia e assunto, con piccole variazioni formali, come simbolo di varie comunità di tutto il contesto euroasiatico, in Italia fa la sua comparsa già dalla fine del VI secolo a. C. Ne restano antiche reminiscenze disseminate lungo tutta la penisola: sull’urna etrusca di Civitella Paganico in Toscana; in Puglia sulle cosiddette Stele daunie, monumenti funerari in pietra calcarea proveniente dal Gargano, in uso presso l’antica civiltà dei Dauni; in Val Camonica; nell’arte celtica; nell’iconografia longobarda; nell’area di influenza celtoligure; sul pavimento del santuario di Saronno; nei rosoni absidali della chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia; a Roma nella basilica di san Clemente. Lo stesso simbolo è diffuso anche in Campania, in particolare sull’isola di Ischia, dove è una tipica decorazione degli architravi degli antichi edifici del centro storico di Forio. Compare anche, privo della circonferenza di contorno, nella parte superiore dello stemma della provincia di Lecco.
In tempi più recenti è diventato il Sole delle Alpi e, con tale nuova denominazione, è assunto a simbolo della Lega Nord. Il simbolo del “Sole delle Alpi” è un marchio registrato. Lo è in forma descrittiva dal 1998 e in forma grafica dal 2001, identico in tutto e per tutto al logo con cui è stata tappezzata la scuola. Il marchio è stato regolarmente depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, e risulta di proprietà di Nord Scarl, società amministrata da Cota, Stefani, Bricolo e altri leghisti.
Giustamente l’Italia che si riconosce nel pluralismo è indignata per questa colonizzazione partitica di una scuola. Mai era successo nella storia della nostra tormentata Repubblica.
La nostra Costituzione fonda la scuola pubblica sulla libertà d’insegnamento – Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” – dunque il diritto ad esprimere le proprie opinioni filosofiche, esistenziali, religiose e politiche è garantito dalla Carta. Tale diritto è teso a disegnare la scuola come uno spazio in cui tutti gli individui (e futuri cittadini) hanno pari dignità, in un contesto dove l’Istituzione non dovrebbe privilegiare né questa né quell’altra corrente di pensiero filosofica, esistenziale, religiosa e politica. Una scuola laica, appunto. Questo era l’intento delle mamme e dei papà costituenti.
Tale intendimento costituente è stato ampiamente disatteso e osteggiato dal centrosinistra degli ultimi vent’anni.
(Del centro e della destra non occorre scrivere: la scuola pubblica, laica e pluralista, la vedono come fumo negli occhi. Una minaccia alla salute degli italiani e, con proditoria coerenza, si battono affinché sia ridotta a un cumulo di macerie nel più breve tempo possibile. Nel mentre che la demoliscono, l’affidano alle “cure” della Chiesa Cattolica: insegnanti di religione a ruolo senza graduatoria, insegnanti scelti e rimossi dal vescovo, più finanziamenti alle scuole private, bibbie distribuite nelle aule scolastiche dal Governatore Zaia. A domanda, “cosa ne pensa del simbolo della Lega Nord nella scuola di Adro?”, il ministro Gelmini ha risposto che è “rassicurata dalla parole del sindaco, che non si tratta di un simbolo di partito”: questi politici al governo, in un paese civile, andrebbero denunciati e processati per tradimento della Costituzione*).
Torno rapidamente al centrosinistra, che merita invece una riflessione in più.
Vadano i partiti della fu sinistra a protestare ad Adro. E’ una questione capitale ed è bene mobilitarsi perché non venga accettata come un dato di fatto, oramai compiuto. Ci vada soprattutto il PD, che sulla scuola pubblica si sta mobilitando in tutta Italia e sta investendo tempo, energie e risorse. E, come suggerisce Mauro Zani, “perché non chiedete che i carabinieri vadano a rimuovere i simboli della Lega. Ce ne sarebbe ben donde”. Il centrosinistra faccia, insomma, tutto il possibile, perché “proprio da queste simboliche gestualità, per nulla minori, passa la formazione di un senso comune. Una certa idea dell’Italia”.
E dopo questa meritoria mobilitazione per salvaguardare la scuola pubblica dalla colonizzazione partitica, il centrosinistra apra una riflessione sull’opportunità della presenza di un altro simbolo che offende la laicità e il pluralismo delle nostre aule scolastiche: il crocifisso.
Non è accettabile lottare contro la presenza di un simbolo (quella della Lega Nord) e spendersi per salvaguardare la presenza di un altro (il crocifisso), in nome della “tradizione culturale italiana”.
Sono balle, lo sapete bene. Le sostenete in nome di una possibile alleanza con le gerarchie ecclesiastiche vaticane e in quanto ne siete culturalmente subalterni.
Dimenticate un dato di fatto con cui siete stati e sarete chiamati a fare i conti: questa schizofrenia filoclericale è palese agli occhi degli elettori del centrosinistra. Ogni qual volta, in un’occasione pubblica, un oratore si spende a difesa della laicità delle Istituzioni, il pubblico applaude fino a spellarsi le mani. Non lamentatevi dunque se l’astensionismo aumenta e parallelamente, nonostante l’evidente crisi del centrodestra, i consensi che raccogliete diminuiscono. Non serve a nulla strapparsi le vesti, invocare come un mantra “innovazione, merito, riformismo”, quando i capisaldi costituzionali sono da anni merce di scambio.
Se volete il nostro sostegno e il nostro voto, dimostrateci che rispettate la Costituzione e che vi batterete coerentemente per essa. Dimostratelo da subito: sconfessate la proposta di legge, presentata da autorevoli parlamentari del Partito Democratico, per legalizzare la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
Parliamoci chiaro: a scuola ci sono due simboli di troppo.
*Aggiornamento: Gelmini, pressata dalla manifestazione del centrosinistra, ha disposto la rimozione dei simboli della Lega Nord.
Rete Laica Bologna live a Radio Città Fujiko
Live dalla Festa dell’Unità di Bologna.
Link video.
Abbiamo parlato del rifiuto di Maurizio Cevenini a celebrare dei simbolici matrimoni gay, dei finanziamenti alle scuole private cattoliche, del futuro di Bologna, dell’anniversario del XX settembre, delle pari opportunità e della candidatura di Silvia Noè.
Pier, ma come parli?
Ma come parli? E’ nata la destra democratica! Adesso possiamo essere di sinistra!
Fai mente locale: uguaglianza, giustizia, laicità.
I fondamentali, Pier: non ci sono più scuse.
Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità
E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.
La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:
Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.
Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.
Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.
Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.
Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.
L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).
I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.
Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.
Concordo in pieno con l’amico Franco.
Buone notizie: il PD risponde ai blogger
Zani è un blogger atipico, che si può permettere di non rispettare le regole base di una pubblicazione nella blogosfera: non troverete mai neanche un link, i suoi post hanno la forma dell’editoriale e non della conversazione che s’intreccia con altri dialoghi presenti in rete. Non usa i tags (il web semantico), la grafica è quanto di più scarno ed essenziale ci sia, ho dovuto chiedergli di cancellare il sottotitolo di default su wordpress e, per fortuna, Beppe Ramina gli ha suggerito di non scrivere i suoi lunghi articoli come un unico ininterrotto paragrafo, ma di spezzarli ogni tanto con un “a capo”, per facilitare la lettura. Ciò nonostante, Zani è giustamente un blogger molto seguito e se il successo si misura dalla quantità e dalla qualità dei commenti che riceve, rientra sicuramente fra i netcitizen più importanti di Bologna. I suoi articoli analizzano spesso le diverse vicissitudine politiche del capoluogo felsineo; non disdegna argomenti di interesse internazionale e, a mio giudizio, i suoi articoli sull’Afghanistan e sul Kosovo sono tra i migliori che potrete leggere su queste questioni poco dibattute quanto attuali.
Come ogni cittadino dotato di una connessione a internet, Zani usa questo spazio immenso e libero che è il www per pubblicare le sue riflessioni e condividerle con quanti vorranno leggerle. Le sue analisi politiche sono intelligenti, acute, ironiche, ed è già successo che fossero riprese e citate dalla stampa, che evidentemente lo segue. Niente di strano, anzi. Succede lo stesso per i blog di Ivan Scalfarotto o di Beppe Grillo, tanto per fare due esempi, con la differenza che loro fanno politica attiva, Zani si “limita” a ragionare per iscritto.
Il suo ultimo post, dedicato all’apertura del PD nei confronti di Giorgio Guazzaloca, ex avversario ora possibile alleato e/o candidato sindaco per una “coalizione dei migliori”, è stato rirpreso dalle agenzie di stampa e, immagino, oggi sarà sui giornali. Zani preconizza che “alla fine in un modo o nell’altro passerà la nottata delle elezioni. Ci sarà senz’altro un sindaco a Bologna. Si tratta però di vedere cosa resterà del PD. Forse poco. Meno di quanto ci si aspetti”.
Per Zani, il PD bolognese dovrebbe “aderire alla particolare situazione locale suscitando e mettendosi alla testa di un movimento di rinascita civica. Un civismo saldamente ancorato (per ideali e cultura) a sinistra, con le radici affondate in un senso comune che ancora esiste a Bologna, fatto di socialità e solidarietà, di tolleranza e buon senso, di volontà di confrontarsi con un futuro incerto, sempre più difficile. Un appello disinteressato ma non depoliticizzato, alla cooperazione e collaborazione. La costruzione di una trasversalità d’intenti. Alla luce del sole. Un patto per Bologna che rompesse, senza mezze misure e tatticismi deteriori con una progettualità, tanto casuale, quanto sedimentata nell’inerzia e nell’impotenza della politica. Naturalmente bisognava ammettere d’aver sbagliato”.
Quest’ultima considerazione, unita alla precedente – la definitiva e irreversibile trasformazione del Partito Democratico nella Democrazia Cristiana d’altri tempi -, deve avere scatenato allarme nelle accaldate stanze di Via Rivani, dove ha sede, a Bologna, il PD. E non è bastata l’ironia – “la gente già lo sa, e magari apprezzerebbe un’aperta ammissione di colpevolezza. Anche nei tribunali c’è lo sconto di pena per questo” – a far soprassedere i dirigenti locali, pronti alla severa replica, al “chiarimento” ad uso e consumo delle masse.
Ed è la replica la parte più curiosa di questa vicenda. Con un comunicato stampa, il PD Bolognese fa sapere di “non aver perso la bussola”, che loro parlano con tutti, ma non coi finiani che sono “un’altra cosa” (forse intendono di destra?), che se Guazzaloca è interessato al loro progetto per la città (quale non è specificato) ben venga. In altre parole, non smentiscono il fatto alla base dell’analisi di Zani e non scrivono cos’hanno in mente per Bologna. Non potrebbe esserci, dunque, conferma più autorevole. Scambiano per “consigli” indesiderati le opinioni, per quanto di spessore, espresse da un signore, per quanto importante, sul suo blog e a quelle riflessioni rispondono denunciando con vigore che “ogni giorno non mancano consigli su come il PD dovrebbe muoversi da qui alle elezioni amministrative, conditi dalla previsione di nefaste conseguenze se il partito non agisse come gli viene suggerito”. Ringraziano “sentitamente”, ma “la linea del partito è chiara”.
Giornalisticamente parlando, la vera notizia non è che esistono persone addentro alla politica che reputano le molteplici svolte centriste del PD come la fine, a sinistra, del più grande partito di massa. Infatti, lo credono in molti e Zani non è né il primo né l’ultimo. La vera e buona notizia è che il PD risponde ai blogger, almeno a quelli bolognesi. Ci seguono, ci leggono, ci studiano, discutono tra di loro di ciò che scriviamo, elaborano risposte che poi inviano in forma di comunicati stampa ai mass-media.
Quindi, amici miei netcitizen, armatevi di tastiera e continuate a produrre i vostri pensieri. Non passeranno inosservati.
Un viaggio inutile
“E’ la storia di quando, per la prima volta, a me membro del comitato centrale del Partito Comunista, i conti non tornarono”.
E ancora non tornano.








