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Non è outing, è immondizia

Fa discutere l’annuncio d’un programmato outing di massa da parte d’un “gruppo di anonimi”.
Premetto che non ho nulla contro l’outing come pratica politica: se un’associazione LGBT può dimostrare pubblicamente che una persona omofoba è omosessuale e trans, per me fa bene a rivelarlo, per denunciarne l’ipocrisia.
Ciò che non digerisco è che un’azione di questo tipo – importante e con possibili serie conseguenze – avvenga anonimamente.
Fare politica significa metterci la faccia, essere consapevoli che talvolta si corrono dei rischi e affrontarli a testa alta.
Tirare il sasso e poi nascondersi dietro un gruppo di sedicenti omosessuali incazzati, pronti ad agire dietro la protezione di server dislocati all’estero, è tutto fuorché l’outing di qualche criptochecca fascista.
E’ immondizia, è vigliaccheria, è merda tirata a badilate.
I protagonisti di questa vicenda hanno dimostrato di che pasta sono fatti e quanto grande sia l’abisso scavato tra l’intelligenza del movimento e la loro smodata ambizione di potere.
Attorno a costoro è urgente stendere un cordone sanitario di sicurezza e impedirgli di nuocere ulteriormente.
PS: Arcigay poteva risparmiarsi la critica all’outing in sé, perché sostenere che la sessualità è un fatto privato significa far propria la posizione delle destre e della Chiesa Cattolica, sempre pronte a nascondere la testa sotto il tappeto. La iper-produzione di comunicati stampa ogni tanto fa perder la testa…
Un laico “antipasto” a Radio Città Fujiko
“L’antipasto”, trasmissione di approfondimento di Radio Città Fujiko, mi ha intervistato e ha reso disponibile il file audio.
S’è parlato di Europride Roma 2011, dell’omofobia e di come contrastarla, del referendum sui finanziamenti del Comune di Bologna alle scuole private cattoliche, del registro dei testamenti biologici.
Buon ascolto!
CSM, accordo nel segno dell’omofobia
Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.
In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.
Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).
Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.
Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -
“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.
Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:
“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.
Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?
Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.
PD, un doppio paso doble contro i diritti civili
1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;
2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;
3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;
4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.
Considerazioni
Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.
Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.
Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.
Conclusioni
Andiamo da un’altra parte.
Milano Pride 2010 – I video
In una Lombardia occupata dalle truppe clericali di Formigoni e di Comunione e Liberazione, il segretario nazionale di Arcigay, Luca Trentini, ha ricordato che “senza laicità non ci sono diritti”.
Molto partecipato il Pride, anche in seguito ai recenti episodi di violenza omofobica, che sono avvenuti nel capoluogo lombardo e a Padova.
Una domanda per Debora
Domani Debora Serracchiani sarà a Castenaso, in provincia di Bologna, ospite della locale Festa dell’Unità. Andrò a mangiarmi qualche buona salsiccia e a porre questa domanda:
Il gruppo consigliare del PD a Udine ha definito i manifesti contro l’omofobia affissi da Arcigay e da Arcilesbica – dove si vedono una coppia di ragazzi e una coppia di ragazze baciarsi teneramente – “provocatori”. Perché lei, in qualità di segretario regionale del partito, non ha sconfessato la posizione del gruppo consigliare, evidentemente contraria alla linea del PD, tanto da spingere Penati, per la segreteria nazionale, a prendere le distanze da quanto accaduto nella sua città? Perché l’ha definito solo “un documento scritto male”, quando invece il contenuto è chiarissimo e coerente con le posizioni discriminatorie fatte proprie da tempo dalla destra berlusconiana e dal conservatorismo cattolico dell’UDC?
Divise gay? No, grazie
Le stellette militari, la paccottiglia nazionalista e patriottica, la retorica della forza e del dominio dell’uomo sull’uomo, i guerrafondai della realpolitik, mi disgustano assai. L’unica divisa che apprezzo è quella da hostess (o da stewart).
Non sono uno di quelli che pensa che siccome l’esercito vieta ai gay dichiarati di far parte delle forze armate, allora, per lottare contro le discriminazioni, dobbiamo rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans.
La questione, così posta, parrebbe simile alla nostra richiesta di accesso al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso: se lo Stato prevede un istituto, non può riservarlo ad alcuni (gli eterosessuali) ed escluderlo per altri (le persone omosessuali). Se lo Stato istituisce il matrimonio, questo deve poter essere utilizzato da chiunque ne faccia richiesta, pena il venir meno del principio di uguaglianza di fronte alle legge. In questo senso, anche le persone che non credono all’istituzione del matrimonio possono e debbono sostenerne l’estensione alle coppie gay: è in gioco la parità dei diritti.
Lo stesso, volendo, si potrebbe affermare (e molti lo affermano) per quanto concerne l’esclusione delle persone lgbt dall’esercito: laddove c’è un’esplicita discriminazione, questa va combattuta chiedendone la rimozione, a prescindere da considerazioni di merito, ovvero se siamo o non siamo favorevoli all’esercizio della forza armata.
Credo che il problema, così posto, sia fuorviante e mistificatorio. L’esercito non è “una Istituzione qualsiasi”. L’esercito è il frutto del dominio maschile sulla società, l’esito logico della teorizzazione della forza bruta quale migliore strumento per la risoluzione dei conflitti fra le società e nelle società. L’esercito è Maschio, e tale resterà, nonostante la spruzzatina di modernismo data dall’introduzione delle donne fra i suoi ranghi. L’esercito è Maschio perché è il prodotto dall’ideologia del Maschio dominatore, violento, misogino, omofobo.
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Il mio 8×1000 e il mio 5×1000
Invece il mio 5×1000 quest’anno se lo aggiudica la UAAR, che lotta per la laicità delle istituzioni italiane.
E voi come vi comportate?



