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Articoli marcati con tag ‘Nuova Delhi’

Magnifica India

Sul numero di AUT di agosto 2009, appena uscito, trovato un mio articolo dedicato alla vittoria delle associazioni lgbt indiane per la depenalizzazione dell’omosessualità. Se volete, potete scaricarlo anche in pdf.
MAGNIFICA INDIA

Il 2 luglio scorso, l’Alta Corte di Nuova Delhi ha reso noto l’atteso verdetto in merito alla richiesta avanzata dalle associazioni lgbt indiane (e in particolare dalla Naz Foundation) di depenalizzare l’omosessualità, almeno per le persone adulte e consenzienti. Il famigerato art. 377 del codice penale indiano – non ci stancheremo di ripetere che si tratta di un’eredità del defunto Impero Brittanico – è stato modificato, permettendo così da quel giorno a 50 milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans indiani di vivere liberamente la propria sessualità, senza la paura dell’arresto.

L’India, la più grande democrazia delle terra, con oltre un miliardo di abitanti e attraversata da conflitti inter-etnici, consegna all’umanità una sentenza storica che lascerà il segno, dimostrando che un regime democratico è in grado di governare una complessità culturale. Il testo del verdetto è chiaro: “l’omosessualità non è un disordine mentale” e nel commentare la sentenza, il capo del Dipartimento di Giustizia dell’Alta Corte, A. P. Shah, ha usato le parole del padre/fondatore, insieme a Gandhi, dell’India moderna, Jawahrlal Nehru: “l’India sarà una società inclusiva. Il fatto che una parte della popolazione non ami un’altra parte, non è una ragione sufficiente per criminalizzarla”.

Secondo il quotidiano online Huffington Post “la depenalizzazione dell’omosessualità in India, per le sue immaginabili conseguenze, sarà paragonata alla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, quando nacque il movimento lgbt mondiale”. Con meno afflato epico e con più concretezza, Vikram Doctor – attivista gay e giornalista, di cui su AUT di Febbraio 2009 presentai un’intervista -, stanco e felice, manda a dire che “è una notizia meravigliosa, l’incredibile conclusione di otto anni di lotta e l’inizio di un nuovo ciclo di battaglie”.

Quali battaglie? Prima di tutto la difesa della sentenza dai già annunciati ricorsi che presenteranno le autorità religiose induiste, islamiche e cattoliche. Queste ultime avevavo fatto sapere attraverso il Vaticano che non si opponevano alla depenalizzazione dell’omosessualità, ma solo all’estensione di alcuni diritti, come il matrimonio, alle persone gay. Dopo il verdetto, si sono prontamente rimangiati quanto in precedenza affermato e hanno iniziato le loro pressioni sul Governo federale, formando una “santa alleanza religiosa” insieme alle confessioni maggioritarie in India. Il reverendo Stephen Alatara, del concilio vescovile del Kerala ha detto che “il Governo ha assicurato che l’omosessualità non verrà legalizzata” e ha annunciato un ricorso alla Suprema Corte assieme ad altri gruppi cattolici. Alcuni ministri del governo di centro-sinistra si sono riuniti per esaminare la questione. Non hanno trovato un accordo. E c’è da credere che non lo troveranno per ancora un po’ di tempo, almeno fin quando le acque non si saranno calmate.

Per Beppe Ramina, giornalista, tra i fondatori di Arcigay e del Cassero e che da anni tesse stretti rapporti con le associazioni lgbt indiane, “è immaginabile che la larga riconferma del Congresso (il partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru) abbia rafforzato una decisione che l’Alta Corte aveva molto probabilmente preso già all’inizio del 2009, quando il dibattimento, dopo anni di stop and go, si era finalmente concluso. L’eccitazione tra gli attivisti delle associazioni gay, dei diritti umani e di lotta all’aids è ora altissima. Nei giorni scorsi era stato celebrato il Pride in quattro grandi città: Bombay, Delhi, Chennai e Bangalore, un evento che dà l’idea di come il movimento trovi forza e si stia espandendo rapidamente“.

Alle amiche e agli amici di AUT e del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli lancio una proposta (e per farlo, uso lo spazio che con generosità mi concedono per raccontarvi di come va il movimento fuori dall’Italia). Nel 2011, quando a Roma ci sarà l’importantissimo Euro Pride, proviamo ad avere tra i partecipanti una delegazione dall’India e ad organizzare una tavola rotonda. Tema: “come si combatte per i diritti delle persone lgbt nel mondo”. La mia convinzione è che sarà utile per svecchiare e internazionalizzare un movimento italiano asfittico e sempre più alle prese con questioni “di bottega” piuttosto che con le reali necessità della lotta.

Anche noi abbiamo un gran bisogno di magnifiche notizie come quelle giunte in questi giorni dalla lontana eppur vicina India.

[Scarica l'articolo in .pdf]

Magnifica India di Maurizio Cecconi - AUT, agosto 2009

India, abolizione del reato di omosessualità – Quinto giorno di discussione alla Corte Suprema: aggiornamenti

Arrivano gli aggiornamenti del dibattito in corso presso la Corte Suprema sulla richiesta avanzata da alcune associazioni di abolire il reato di omosessualità previsto nell’articolo 377 del codice penale indiano.

New Delhi, 30 settembre: Sotto accusa di aver preso posizioni contraddittorie sulla legge contro l’omosessualità, lunedì il Governo ha detto alla Corte Alta di Delhi di non tenere in conto le posizioni del Ministro della salute dell’Unione Anbumani Ramadoss sulla legalizzazione del sesso gay tra adulti consenzienti, aggiungendo che la Section 377 dell’IPC (Codice Penale Indiano) era “la volontà del Parlamento e del popolo, e che mai potrebbe essere sbagliata”.

Scarica il report in formato .odt oppure .pdf

[Grazie a Beppe Ramina e a Tomas Kutinja?]

India, abolizione del reato di omosessualità – Terzo giorno di discussione alla Corte Suprema: aggiornamenti

A Delhi si sta discutendo presso la Corte Suprema, per il terzo giorno, della richiesta avanzata da alcune associazioni indiane di abolire il reato di omosessualità, previsto nel famigerato art. 377.

Vikram Doktor, giornalista del Times of India, sta seguendo l’evolversi della discussione tra i favorevoli alla richiesta, i contrari e i supremi giudici. Il governo indiano non è ancora stato chiamato dalla Corte ad esprimersi sulla questione, ma purtroppo sembra che quando lo farà darà un parere negativo. Per questo, la mobilitazione a sostegno delle amiche e degli amici indiani ha la necessità di costituire dei gruppi di pressione in ogni stato dove ci sia una comunità lgbtq in grado di farlo. Gruppi che intervengono con petizioni e iniziative, che si rivolgano direttamente al Governo centrale di Nuova Delhi, che chiamino in causa il Primo Ministro e lo spronino a sostenere una posizione di civiltà e di progresso. E che facciano sentire alle lesbiche, ai froci, ai bisex e ai transgender indiani che non sono soli in questa battaglia.

Alcuni e alcune stanno pensando di mettere insieme una struttura informale e reticolare, che potremmo chiamare Lega italiana per l’abolizione del reato di omosessualità in India (Italian League for the Abolition of the Homosexuality Crime in India). Primo obiettivo: stendere un appello in italiano e in inglese diretto al Governo indiano, affinché prenda una posizione favorevole all’abrogazione del reato di omosessualità.

Nel report di Vikram, si legge questa bella frase, che ci lascia ben sperare:

I giudici hanno accettato che certi aspetti dovrebbero essere reinterpretati alla luce dell’evoluzione sociale. Ai tempi del disegno della Costituzione molta attenzione era dedicata ai diritti delle minoranze come le caste schedate e le tribù, ma la sessualità non era stata a quei tempi ancora discussa. Pare che adesso sia il momento di aggiungere questi temi alle questioni dei diritti delle minoranze.

Chi fosse intenzionato a sostenere le iniziative italiane, aggiunga questo indirizzo e-mail alla sua rubrica: voci.contro.articolo.377@gmail.com e scriva esplicitando la sua sorellanza. Quante più persone parteciperanno alla diffusione dell’appello, tanto maggiori saranno i risultati in termini di firme raccolte. Appena pronto, lo renderemo disponibile, anche su queste pagine.

Prima di passarvi il link per scaricare il report di Vikram Doktor, desidero farvi notare quanto sia entusiasmante l’accuratezza filosofica con cui è dibattuto il caso presso la Corte Suprema:

Non si può ridurre l’omosessualità solo a un atto, perché è parte del vero essere della persona gay; la legge quindi non criminalizza soltanto qualcosa che questa persona potrebbe fare ma la persona stessa nella sua totalità. E’ sbagliata e incompatibile con l’essere umano.

Scarica il report in formato .odt oppure .pdf

[Grazie a Beppe Ramina e a Tomas Kutinja?]

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