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Bologna, Cofferati divide e la sinistra va in frantumi

Cofferati divide e la sinistra va in frantumi
di Giusi Marcante, 11 giugno 2009, Il Manifesto

Doveva essere la novità della campagna elettorale bolognese e si era candidata a rappresentare quella galassia di scontenti dell’amministrazione del sindaco “sceriffo” Sergio Cofferati e che allo stesso tempo non aveva nessuna intenzione di affidarsi al prodiano Flavio Delbono e ai raggruppamenti della sinistra che lo appoggiano, da Rifondazione più PDCI a Sinistra per Bologna (che raccoglie i vendoliani e Sinistra Democratica). La lista Bologna Città Libera, ideata e voluta dall’ormai ex consigliere comunale Valerio Monteventi e da Franco Berardi “Bifo”, ha ottenuto un risultato molto basso, solo l’1,6%. Allo stesso modo anche Terre Libere, la lista che ha corso in provincia candidando l’ex segretario del PRC Tiziano Loreti, ha raccolto lo 0,6%. Un risultato talmente modesto che per 900 voti ha superato il candidato di Forza Nuova. Eppure gli osservatori più attenti hanno sicuramente fatto questo calcolo: a Bologna al netto dell’astensione i voti dati al centro-sinistra aumentano. Da una parte il PD scende di dieci punti rispetto alle politiche del 2008 ma la coalizione che sostiene Delbono raccoglie il 50,52%. E se a questo dato si aggiungono i risultati di tutte le liste sicuramente di sinistra, da Bologna Città Libera a quella del politologo Gianfranco Pasquino, a quella delle donne di Giuseppina Tedde (ex PRC), al PCL e alla sorpresa della lista Beppe Grillo si raggiunge il 58,11%. Eè una somma che supera di poco quella che ha dato la vittoria a Cofferati nel 2004. Il mondo però è completamente cambiato, soprattutto sotto le due torri, e ora è il momento della riflessione. A partire proprio dall’esperienza di Bologna Città Libera (BCL) che non si vuole fermare e proseguire come progetto politico fuori dalle istituzioni suo malgrado. Monteventi non nasconde la sua amarezza e il fatto che più di una cosa non abbia funzionato. “Non siamo riusciti a non fare una lista Monteventi – spiega – forse abbiamo avuto poco tempo ma nei quartieri abbiamo ottenuto quasi il doppio dei voti, tutte persone che non se la sono sentita di votarci per il sindaco”. E poi guarda all’area movimentista cui è sempre stato vicino, dagli spazi sociali alle realtà più varie, che ha “espresso diffidenza verso il nostro progetto, ho avuto difficoltà a discutere con loro”. Il voto a BCL è stato essenzialmente espresso nei quartieri del centro storico mentre il risultato è inesistente nelle zone più popolari della periferia. Eppure c’è voglia di continuare e lo sottolinea anche Loreti: “Sarà un percorso lungo ma non lo considero neanche così negativo, il nostro è un progetto altro della sinistra”. L’ex segretario del PRC che ha rotto con il partito proprio sulla decisione di allearsi con Delbono proporrà nelle due assemblee di riflessione di BCL e Terre Libere di dotare il progetto di “uno spazio fisico dove far nascere il nostro municipio e il nostro insediamento in città”. Maurizio Cecconi, giovane candidato gay di BCL, la mette sui numeri e sottolinea che “con i nostri 3600 voti abbiamo preso 300 voti in meno del PRC più Comunisti Italiani”. Appunto, come sono andati gli altri della sinistra? I vendoliani con SD vanno al 2,1% e forse eleggono un consigliere, PRC e PDCI prendono 1’1,8% mentre scompaiono letteralmente i Verdi, alleati di Delbono ma annichiliti da uno 0,9% dei voti. Tra due settimane ci sarà il ballottaggio tra Delbono e Alfredo Cazzola. Le sinistre fuori dalla coalizione stanno decidendo cosa fare, per Monteventi “Cazzola non va votato”. E Delbono? “Noi siamo alternativi a entrambi”, ripete Loreti.

L’elettorato gay a Bologna. Né come Montanelli né come Cipputi

Discutendo del tema “elezioni amministrative a Bologna e persone omosessuali, bisessuali e transessuali”, sono uscite delle considerazioni che reputo molto significative. Pur comprendendole, non le condivido. I dubbi amletici che “trafiggono” in questo momento le persone lgbt sono questi: votare o non votare la coalizione ulivista che ha come candidato sindaco il cattolico Flavio Delbono? Se perde l’Ulivo a Bologna, avanzerà la destra in città e in Italia? Esiste un’alternativa alla coalizione ulivista?

Voglio qui scrivere un paio di pensieri sulle questioni sollevate e ambire a fornire delle risposte dal carattere pubblico.

La prima obiezione sollevata è che la vittoria della destra a Bologna rappresenterebbe un passo in avanti verso la fascitizzazione dell’Italia.

La destra a Bologna ha già vinto una volta, con Guazzaloca. Se vincerà, vincerà nuovamente con Guazzaloca – tutti i sondaggi registrano l’impossibilità per Cazzola di arrivare al ballottaggio – . Guazzaloca non è di destra (è di centro come il PD, qualunque cosa significhi “centro”) e ha governato la città (questa è la mia personale opinione) facendo politiche meno conservatrici del PD che ha eletto Cofferati. Quindi meno dannose. Se abbiamo sopportato come gay, lesbiche, bisex e trans, Cofferati per cinque anni andandoci anche talvolta a braccetto, non abbiamo niente da spaventarci per un possibile arrivo di un Guazzaloca-bis. Non sarà un’altra giunta mediocre come l’attuale a far sparire il movimento per i diritti civili e per le libertà dell’individuo, forte e storicamente consolidato da più di trent’anni sotto le Due Torri.

Non per questo dobbiamo rinunciare a ragionare su quale situazione politica sarebbe ottimale per il movimento. Semplicemente, ricordiamocelo, quando qualcuno farà dell’allarmismo coercitivo e vagamente intimidatorio, invocando il voto utile, l’unità delle sinistre, la destra che avanza e tutto distrugge, etc…

La seconda obiezione è che non esiste un’alternativa al PD+SD+PSI++PRC+VENDOLIANI+VERDI = ULIVO e che se anche esiste, è inutile farla crescere e appoggiarla perché è meno probabile che vinca.

Una coalizione ulivista al governo dell’Italia l’abbiamo già avuta tre volte. E’ servito a qualcosa? A noi è servita a qualcosa? Ha portato dei cambiamenti reali nella vita delle persone LGBT? Cambia qualcosa se stavolta l’edizione ulivista è locale, sul territorio bolognese, invece che nazionale? Non ci sono gli stessi veti, le stesse ingerenze, le stesse paralisi costruite sulle richieste delle persone LGBT? Gli stessi tradimenti della laicità costituzionale? Io li vedo e non posso concordare che la soluzione stia nel turarsi il naso alla Montanelli e nel porgere le chiappe alla Cipputi. Credo nella costruzione di un’alternativa di sinistra autonoma dai partiti che hanno fatto la rappresentanza elettorale del novecento o che ne sono i figli. Credo che in questa nuova autonomia ci siano le nostre possibilità di creare nuovi spazi di libertà e di liberazione e di riavviare un discorso pubblico capace di innovare le richieste di giustizia delle persone. Richieste che sono vive e vegete come sempre, ma che non hanno voce e rappresentanza. Bologna Città Libera si presenta alle elezioni per fornire alle istanze di uguaglianza il posto che meritano nella nostra comunità: al centro del nostro agire.

Cosa le costa provare Flavio Delbono?

Nichi Vendola al Bologna Pride

Il governatore della Puglia, tra i fondatori di Arcigay, sarà tra le autorità presenti al Bologna Pride. | Fonte BrindisiSera.

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Maurizio Cecconi
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