Articoli marcati con tag ‘Nichi Vendola’
Il sondaggio di Montezuma
Interno di famiglia, ora di cena. Ho preparato il riso basmati, le verdure al forno col cumino egiziano che mi piace assai, un’insalata verde, uova fritte, tanto sangiovese in tavola. Suona il telefono, risponde Brunella, che inizia a replicare con dei sì e dei no a quelle che sono evidentemente delle domande che il misterioso interlocutore le sta ponendo.
Le chiediamo a gesti “Chi è?” e Brunella risponde col labiale “La Ipsos”. Le domande le capiamo dalle risposte: “Zero” (“Voto al Governo Berlusconi?”), “Vendola” (“Miglior candidato premier?”), “Centro-sinistra” (“Quale coalizione voterà alle prossime elezioni?”), “Sinistra Ecologia e Libertà” (“Quale partito voterà alle prossime elezioni?”), etc…
La lasciamo alle sue risposte e riprendiamo a mangiare, mentre l’intervista prosegue, lunga. Infine il telefono è sulla tavola, muto e possiamo domandarle: “Sarai una percentuale di Ballarò?”. Brunella: “No, era un sondaggio commissionato da Montezemolo. Dopo avermi chiesto un giudizio sul Governo Berlusconi e sui suoi ministri, sulla coalizione che voterò e sul partito a cui darò la preferenza, mi hanno domandato cosa ne pensavo della presenza di Montezemolo in politica, se avrei votato il suo partito, con chi avrebbe dovuto allearsi il suo partito. Un sacco di domande su Montezemolo”.
Voilà! Ecco le frontiere del telemarketing politico e il nuovo che avanza, così simile all’imbolsito satrapo di Arcore.
Dopo che un padrone a Palazzo Chigi ha quasi distrutto l’Italia (col concorso attivo di opposizioni dementi), gli italiani si preparano a installarvi un secondo impresario, desideroso di rendere il Paese identico al nostrano mondo imprenditoriale: rachitico, privo di coraggio, parassitario, paraculo a spese dello Stato, corporativistico e tendenzialmente monopolistico e privo di concorrenza.
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Post scriptum: dalle parti dei Pd sono molto preoccupati. I ragionamenti che sviluppano nei loro corridoi sono di questo tenore: “dopo che abbiamo tanto faticato, quando siamo a una passo dal raggiungere il governo e il potere, non può arrivare un nuovo salvatore della patria a toglierci il premio che meritiamo”.
Amici democratici, siate realisti: avete oliato la corda a cui appendervi per ven’anni, sostenendo in lungo e in largo che “privato è bello”, “privato è meglio”, “viva l’efficenza e la velocità decisionale” ed altre scemenze liberiste. E’ del tutto naturale che gli elettori scelgano di affidarsi direttamente al paladino confindustriale, invece che ai suoi confusi intermediari (voi).
Caro Nichi, “solo” un appunto

Caro Nichi,
hai fatto un gran discorso, riassumendo in 60 minuti il programma di governo della sinistra. Hai detto tutto bene. Quasi, “solo” un appunto.
Il tuo uso delle parole “laicista” e “anti-clericale” urta i nervi ed io rabbrividisco nell’ascoltarlo.
Perché? Perché un politico che è in grado di ribaltare il senso comune di vent’anni di berlusconesimo, non dovrebbe poi introiettare strumentalmente due millenni di dominazione confessionale. Specialmente tu, Vendola, che affermi d’essere contro i “calcoli politici” alla D’Alema… Detto altrimenti: che facciamo, lottiamo contro il dogma liberista e teniamo quello clericale, che devasta le nostre vite e inibisce l’estensione dei diritti civili e individuali?
Al netto di questa fondamentale precisazione, sei il nostro uomo, l’uomo giusto.
Ci vediamo alle primarie, dove tanti e tante ti sosterranno. Laicamente.
Ciao,
Maurizio Cecconi.
L’uomo giusto
Grazie a Elena Tagliani, che ha pubblicato il discorso integrale sul suo canale YouTube, ho potuto rivedere l’intervento di Nichi Vendola alla manifestazione organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà in Piazza Navona.
Ascoltatelo, perché lui è l’uomo giusto di cui questo Paese ha bisogno come Presidente del Consiglio. Capace di scegliere e non mediare al ribasso tra le spinte clericali vaticane e quelle, altrettanto poderose, dei paraculo confindustriali.
Ne’ al mare, ne’ in montagna: voto laico
Per la prima volta nella mia vita, la decisione su come e chi votare alle elezioni amministrative di Bologna mi ha visto appartenere alla categoria degli “indecisi”, nella quale puoi stare, volendo, fino all’ultimo, ma prima o poi è meglio se “esci dal tunnel” e prendi una decisione. Dopo molte chiacchierate con amici e amiche che stimo, scrivo qualche riga per spiegare quali crocette metterò infine sulla mia scheda elettorale.
Punto primo: astenersi o votare?
I partiti affermano tutti d’essere impegnati a sanare la frattura fra società e mondo politico; poi discutono del nulla per un anno e mezzo, ben sapendo che così s’anestetizza l’opinione pubblica e s’aumenta quel distacco che si vorrebbe a parole colmare. Che l’astensionismo aumenti in realtà non gliene importa granché, sebbene sia la più grande sconfitta per quel “primato della politica”, la cui difesa millantano una volta alla settimana. Perché? Perché contano solo i risultati in percentuale dei voti espressi. Se su 100 elettori ne votassero solo 60 e di questi sessanta il 40% votasse me-partito, io-partito comunque avrò eletti per il 40%; se invece di quei cento elettori votassero in 80, il mio 38% di quegli ottanta sarebbe sì più voti in cifra assoluta (dunque più persone che ho persuaso e mobilitato), ma meno seggi ed eletti. Ai partiti che gliene importa se i cittadini e le cittadine maturano la convinzione dell’inutilità del voto? Niente, anzi gli fa comodo, perché meno cittadini esercitano la loro sovranità col voto, meno forte è il controllo che la società esercita sull’occupazione delle Istituzioni e la continua distorsione delle loro funzioni.
Dunque, votare o non votare prima di tutto per me significa esercitare la mia sovranità di cittadino, desideroso di stare “col fiato sul collo” all’arroganza dei partiti, maturata dalla fine della prima repubblica ad oggi. Un voto espresso non è mai inutile, per questo motivo.
Se per caso vi state chiedendo se ho una pessima opinione dei partiti, così come li conosciamo, la risposta è: sì.
Punto secondo: come e chi voto
Io vorrei votare semplicemente centrosinistra. Vorrei, ma non posso. Non posso perché il candidato sindaco, Virginio Merola, è contrario al referendum sui finanziamenti comunali alle scuole private. Se anche votassi solo un candidato/a di una lista del centrosinistra, il mio voto verrebbe comunque conteggiato anche a Merola e non intendo legittimare chi non è capace, a prescindere dal merito del quesito referendario, di dire chiaramente che gli strumenti di democrazia diretta sono strumenti utili e benvenuti, per far decidere la cittadinanza su alcuni punti fondamentali dell’agenda politica. A maggior ragione se quella persona si candida a rappresentare tutta la città.
I referendum sono sotto attacco tanto a Roma quanto a Bologna e, con essi, la sovranità dei cittadini; è una partita importantissima, il cui esito pare pendere a sfavore della democrazia. E’ una questione della massima priorità.
Disgiungerò il mio voto, dando la mia crocetta come sindaco a Michele Terra, del Partito Comunista dei Lavoratori. Lo considero un voto ben speso, il suo programma è il migliore.
Per la preferenza, metterò la crocetta sulla lista di Amelia/Vendola e a fianco scriverò il nome di Mirco Pieralisi, un bravo candidato del movimento in difesa della scuola pubblica.
Punto terzo: i miei obiettivi
Non sostenere chi ha posizione filo-clericali, votare laico, aiutare la crescita di una formazione socialdemocratica, quale manca in Italia. E se devo scegliere degli avversari a sinistra, che siano i migliori.
Buon voto a tutt*.
Zani al Pd: non fate i greci
Intanto CaFini fanno sapere di “non voler mettere i bastoni fra le ruote al Governo Berlusconi”.
Con questi dirigenti non vinceremo mai
Un profetico Nanni Moretti, da riascoltare dopo l’omicidio delle primarie da parte della dirigenza del Partito Democratico.
Partecipa a “Lenzuola per Bersani”
Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, è famoso per le sue metafore agresti e geriatriche. Passerà alla storia della politica per il lancio della proditoria “lenzuolata di liberalizzazioni”.
Con un’intervista a Repubblica, ha esplicitato quanto si andava temendo da giorni: avanti al centro. Che tradotto significa: alleanza con Fini e Casini, col terzo polo dell’integralismo cattolico e della destra.
Inevitabile corollario: archiviare le primarie a livello nazionale e, passate quelle in calendario, probabilmente anche quelle locali, dopo le brucianti sconfitte della Puglia, di Firenze e di Milano. La paura che vinca Vendola è troppo forte.
Il circo Barnum del Pd produce, dunque, sempre lo stesso topolino, destinato alla sconfitta e alla subalternità politica al centro e alla destra. Quando si è nati per perdere, l’unica vittoria pare essere la morte.
Ci vogliamo consegnare mani e piedi a questo andazzo? Non pare proprio il caso.
Qualche voce di dissenso s’è levata anche all’interno del Partito Democratico, per esempio quelle di Giuseppe Civati e di Ivan Scalfarotto. Non bastano.
E’ necesserio, anzi è estremamente necessario che gli elettori del centrosinistra facciano sentire la loro voce in prima persona.
Come? Partecipando a “Lenzuola per Bersani”.
Prendi un lenzuolo (meglio se vecchio, altrimenti poi chi le sente le mamme, le nonne, le zie, le compagne e i compagni di vita), scrivici sopra il tuo messaggio, chiaro e semplice, per il segretario. Stendilo o indossalo, scatta una foto alla tua opera e inviala a lenzuola.per.bersani@puta.it
Raccoglierò le foto delle nostre lenzuola di protesta e le pubblicherò in una galleria fotografica.
Di dover votare tra qualche mese il clericale Pierferdinando, quale Pres.del.Cons, non ne voglio sapere. E voi?
Avanti con le vostre foto!
Primarie: no al papa, né straniero né italiano
La prima soluzione sembra donare, attraverso il meccanismo consolidato della creazione di leadership tramite le primarie, una forte identità a una forza perennemente in balìa dei venti e incapace di essere lei stessa a determinare l’agenda del paese e della sinistra.
La seconda soluzione parrebbe invece dettata dalla consapevolezza che, nella crisi durissima dei meccanismi della rappresentanza democratica e dei suoi strumenti, i partiti, ci sia la necessità di ripartire dai fondamentali e da figure in grado di esercitare un effetto calamita, ovvero in grado di coagulare la sinistra diffusa, quei fermenti sociali diventati afoni frammenti.
Anche il linguaggio, come ricorda il buon Vendola, ha la sua importanza, perché trasmette con immediatezza un insieme di principi guida e di visioni del mondo. Attraverso il linguaggio (politico) costruiamo “narrazioni” (politiche). Definirei queste ultime, più propriamente seppur con minor slancio poetico, come dei progetti di cambiamento della società.
Alla luce di queste considerazioni non è dunque irrilevante l’uso dell’espressione “papa”, per indicare chi guiderà il centrosinistra alla sfida del governo del paese.
Papa che rappresenta anche un potere millenario fatto di maschilismo, di patriarcato, di assolutismo, di violenza delle classi dominanti sui poveri e sugli ultimi, d’estinzione, letteralmente “nel sangue”, di ogni differenza culturale ed esistenziale estranea alla Chiesa Cattolica Romana. Papato passato dal “non expedit” di Pio IX al “non possumus” di Benedetto XVI, dal dichiararsi estraneo allo stato italiano al volerne prendere saldamente la direzione. Segni di questo cambiamento sono la volontà d’imporre leggi etiche, contro la “res publica”, in materia di diritti civili e individuali.
Non abbiamo bisogno di una papa per vincere le elezioni.
Abbiamo bisogno di una figura che, attorno ai capisaldi del patto costituzionale repubblicano – laicità, uguaglianza sociale e giuridica, dignità del lavoro e dei lavoratori -, sappia costruire una proposta di programma, a sinistra del centro e della destra.
Se Vendola saprà far sua anche la divisione fra Stato e Chiesa e tradurla in azioni coerenti, corrisponderà, a mio avviso, a quella figura.
E lo chiameremo capo (per qualche anno).
PD, un doppio paso doble contro i diritti civili
1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;
2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;
3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;
4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.
Considerazioni
Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.
Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.
Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.
Conclusioni
Andiamo da un’altra parte.








