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Omofobia. Beppe Ramina: “Quando il gioco si fa duro…”

Beppe Ramina, socio fondatore del Cassero e di Arcigay, ha pubblicato queste considerazioni che qui riporto e che mi hanno conquistato per la loro pacatezza, tenacia, umanità.

Leggo su Facebook, su altri social network, in alcune mailling-list, gli sfoghi di chi, come me gay, esasperato dall’ennesima pusilannime e vergognosa prova del Parlamento italiano vagheggia fughe all’estero, dove si starebbe meglio.

Eppure i problemi ci sono anche dove il movimento lgbt e le lobby sono forti. Diamo un’occhiata a questo video. E’ successo a New York e lì c’è l’aggravante che in Italia non c’è (“aggravated assault as a hate crime”, aggravante per un crimine motivato dall’odio, scrive l’Huffington Post). Ma altrettanto, di subire violenze, accade a tante donne, a uomini a causa del colore della pelle, a bambini indifesi, a civili in zone di guerra, a chi si oppone alla mafia… e ci sono gay razzisti, così come migranti razzisti; e ci sono donne che detestano gli omosessuali, come ci sono omosessuali maschi misogini che detestano le donne…

Ci sono milioni di persone in Centrafrica colpite dall’AIDS e senza neppure un’aspirina da mandare giù (spesso senza neppure l’acqua per mandare giù l’ipotetica aspirina). Ci sono intere popolazioni senza cibo, che fanno la fame. Il mondo è una complicata lotteria, e per la gran parte degli oltre sei miliardi di persone che lo abitano vivere è quasi un atto di eroismo, per certo, una gran fatica.

Molti subiscono umiliazioni sul posto di lavoro, molti lo perdono e, in Italia, e non solo, dopo i 40/50 anni faticano a trovarne un altro e diventano un problema, diventano invisibili, persone che nessuno guarda, un peso per sé e per i loro cari anziché una risorsa (a proposito, nell’avanzata Spagna, dove in tanti vorrebbero andare a vivere, il tasso di disoccupazione è sopra il 14%, in Italia al 7,4%, in Emilia-Romagna al 4.4%).

La taglio qui: se l’Italia è un posto difficile per vivere, come vi pare che sia il resto del mondo?

Un tempo si sarebbe detto: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare (Bues Brothers). Senza pensarmi troppo duro, mi ritengo fortunato di poter lottare con dignità e senza fuggire, senza abbassare la testa o lo sguardo.

E se non ce la si fa ad ottenere risultati dalle istituzioni, ci avremo provato, ne sarà valsa la pena, nel cammino che faremo assieme saremo cresciuti e avremo lasciato il nostro segno.

Dopo la manifestazione di Bologna contro l’omofobia e dopo quelle delle altre città ho scritto che magari non sappiamo in che direzione stiamo andando, ma ci stiamo muovendo, stiamo reagendo. Va bene così.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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