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Quel nostro bisogno di lobby
Ripartendo, prima di tutto, da cos’è una lobby. Secondo Pier Luigi Petrillo1 “il fenomeno lobbistico si inquadra in un contesto de-ideologizzato, pertanto l’adesione o la presa di contatto con un gruppo di interesse non implica di per sé coincidenza a una generalizzata, o ideologica, visione del mondo ma si concretizza in un supporto a singole e specifiche negoziazioni con le istituzioni” [il grassetto è mio]. Dunque, in altre parole, una lobby è un gruppo di pressione interessato a far sì che specifiche problematiche trovino una (per la lobby) soddisfacente soluzione legislativa.
Ecco che qui la mia riflessione diverge rispetto a quella della maggior parte del movimento lgbt italiano, dove “lobby” è una parola sacra, portatrice di virtù taumaturgiche, invocata ad ogni congresso di tante importanti associazioni. E’ notizia di questi giorni che è nata l’ennesima lobby lgbt, che vorrebbe persino coinvolgere la Chiesa Cattolica nella battaglia per i diritti civili (per la serie, “m’è cresciuta questa idea favolosaaaaaaa! l’intendenza con l’avversario: che ne pensi? non è super? yuhhhhh”).
Le nostre rivendicazioni politiche non possono essere assimilate a delle “singole e specifiche negoziazioni”. Al contrario, le nostre proposte all’Italia sono di carattere generale: investono infatti l’idea che la società ha di se stessa. Necessitano dunque, per diventare realtà, di un movimento che sovverta alla radice gli schemi culturali di lettura. Necessitano di una critica demolitrice delle idee di “minoranza” e di “tolleranza” e di “identità sessuale data”. Necessitano di creare consenso attorno alla convinzione che solo il pieno riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e della dignità delle persone lgbt può sanare la ferita inferta al principio di uguaglianza, sociale e giuridica, posto alla base della nostra Costituzione repubblicana.
Serve un lungo lavoro ai fianchi della società, in grande parte già compiuto (pensiamo alle differenze enormi tra l’Italia del boom e la visibilità lgbt odierna). Lavoro che abbiamo però assai affievolito in questi ultimi dieci anni, che abbiamo drenato di risorse intellettive, convinti che la formazione ideale è quella a “testa d’ariete” dentro i partiti, dentro le istituzioni.
Non è così. Temo che questa convinzione mascheri l’assenza di un progetto politico, di un’idea d’Italia che, pur nella sua parzialità, miri a concorrere per cambiare fisionomia al nostro essere sociale collettivo.
Dobbiamo riprendere in mano le leve dell’ambizione, del mirar alto, dell’aggredire l’assenza dei diritti civili puntando al meglio: rendere gli italiani contenti del sapersi parte di un paese più equo, più gentile, più ricco perché attraversato da mille differenze.
Noi siamo qualcuna di quelle differenze.
Cominciamo a parlare con le altre e diamo l’assalto al cielo.
Pannella dichiara: “Non sono frocio”
Chiacchierando con Beppe Ramina e Felix Cossolo su Facebook, in merito al coming out di Marco Pannella, che ha dichiarato di aver amato tre o quattro uomini nella sua vita, le due zie prima citate si sono ricordate di una finta intervista al leader radicale, apparsa un po’ per gioco e un po’ per scherzo sul numero 10 di Lambda, nel 1978 (invece io mi sono ricordato che uno di questi “tre o quattro uomini” potrebbe essere Francesco Rutelli).
Lambda, antesignana delle riviste gay italiane, gravitava attorno al F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), che a sua volta faceva parte della galassia radicale. L’intervista immaginaria a Pannella causò l’allontanamento della rivista dall’orbita del partito.
Poi fiorirono “cento collettivi gay” in tutta Italia e Lambda divenne presto la loro voce e quella del movimento di liberazione omosessuale italiano. Rileggiamo quell’intervista che causò tanto rumore.
Dal nostro inviato speciale Felix Cossolo
Lambda, N. 10, Anno III, 1978
Con stupore e sorpresa abbiamo appreso che Pannella in una intervista a Sabina Ciuffini (ve la ricordate?) apparsa su “Stampa Sera” e “Sorrisi e canzoni TV”, ha dichiarato ufficialmente di essere iscritto al F.U.O.R.I., ma poi per consolare la valletta, l’ha invitata a cena. I giornali sopra citati precisano che hanno mangiato spaghetti cucinati dallo stesso Pannella e serviti a tavola da una deliziosa ragazza, la nuova conquista del deputato radicale. Sabina Ciuffini ha tirato un sospiro di sollievo dopo aver conosciuto il partner femminile dell’intervistato. In redazione sono arrivate numerose telefonate di omosessuali preoccupati per aver perso il loro protettore. “Se Pannella non è frocio, chi ci difende”, ci hanno chiesto numerosi lettori di Lambda e fans pannelliani. La direzione di Lambda per garantire il diritto all’informazione, ha inviato un giornalista a Roma ad intervistare il parlamentare radicale. L’appuntamento è stato fissato il 31.12.1977 (vigilia) in un ristorante della capitale nei pressi di Montecitorio.
LAMBDA – Onorevole, come mai ci sono numerosi curiosi che ci osservano?
ON. M. PANNELLA – Ho pensato che tu come “condirettore” di Lambda avresti potuto pubblicare dei “falsi” sul tuo giornale e allora ho preferito invitare anche altri giornalisti per rendere pubblico il nostro pranzo qui a Montecitorio.
LAMBDA – Onorevole…
ON.M. PANNELLA – E smettila di chiamarmi onorevole!
LAMBDA – Ok. Cosa pensi dell’intervista di Sabina Ciuffini?
MARCO – Ha finalmente chiarito a tutti i lettori il mio vero comportamento sessuale. Non sono frocio e lo dico liberamente anche se nel Partito Radicale sono in minoranza. Non siamo forse il partito dei diversi?
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Da Pisa a Pisa. Trent’anni di orgoglio omosessuale – Il ricordo di Ezio Menzione
Di Ezio Menzione
Il giorno 28 si celebrerà il trentennale della prima manifestazione pubblica di omosessuali che si sia mai tenuta in Italia: proprio a Pisa, il 24 novembre 1979. E’ prevista una mostra fotografica su quell’evento ed un convegno di approfondimento, cui parteciperà, fra gli altri, Stefano Rodotà. Le iniziative si terranno alla Biblioteca Comunale.
Il 24 novembre del 1979 – ricordo che era un sabato – a Pisa si svolse una manifestazione di omosessuali. Alcune centinaia di gay e lesbiche sfilarono in pieno centro, in maniera abbastanza colorita, rivendicando con fierezza il loro diritto ad esistere ed essere visibili. La protesta nasceva da alcuni episodi di violenza contro gli omosessuali accaduti nei mesi precedenti.
Poca cosa, si potrebbe dire oggi, abituati come siamo alle sfilate del Pride di centinaia di migliaia di omosessuali, lesbiche, trans, bisex e chi più ne ha più ne metta (anche parecchi etero di buona volontà, in genere), con carri, maschere, costumi, musica e ogni tipo di paraphernalia. Allora si era abbastanza pochi, ma molto agguerriti, con un po’ di cartelli e uno striscione. Tutto lì. Del resto, se riguardo le foto di una manifestazione gay del 28 giugno 1977 a New York, la partecipazione era anche lì più di buona volontà che di massa.
La novità era che mai prima si erano visti i gay in piazza. In una città così piccola, poi. E’ vero che Pisa in quegli anni era una città culturalmente vivace e politicamente vivacissima (immune dagli atti terroristici, per fortuna), ma pur sempre non era S.Francisco. La manifestazione era stata organizzata, in buona sostanza, dai Radicali – più o meno facenti capo al Fuori!, la prima organizzazione omosessuale nata in Italia – ma vi parteciparono anche persone che si riferivano a quella che allora si chiamava la “estrema sinistra” o “sinistra rivoluzionaria”, i cui gruppi, peraltro, benché molto fitti e variegati in città, non vi avevano aderito. Tutto si svolse con un po’ di trepidazione, ma pacificamente. La “provocazione” fu accettata dai pisani che passeggiavano e molti di loro, penso, non si accorsero di alcuna differenza rispetto alle molte manifestazioni che quasi quotidianamente ingolfavano il centro storico. La solita protesta, i soliti contestatori, avranno pensato vedendo quel gruppo che sfilava e che si trattenne in Piazza Garibaldi.
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Gay bolognesi e emiliani, brevi istruzioni per il suicidio
1. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi concede qualcosa purché rinunciate alla pubblica rivendicazione delle vostre richieste, fatelo.
2. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi finanzia il Pride con 1.500 euro e poi sgancia 2 milioni di euro all’anno alla Curia, ringraziatelo: siete pur sempre nei suoi pensieri.
3. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi promette una legge regionale contro le discriminazioni e poi in cinque anni non riesce ad approvarla a causa dei veti dei cattolici, plaudite l’escamotage d’inserire un articolo nella finanziaria emiliano-romagnola: ottenere qualcosa è sempre meglio che lottare con dignità.
4. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza difende il crocefisso dalla assurde richieste di laicità che provengono dall’Europa, complimentatevi con voi stessi per aver votato democristiano.
5. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza prende le distanze dai festival culturali che organizzate e afferma di non aver approvato i finanziamenti, riunitevi in preghiera: è solo un brutto momento, passerà.
6. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza sostiene che offendete la Santa Romana Chiesa, per buona educazione distogliete lo sguardo dalla sua lunga sottana nera.
7. Quando chiedete una campagna informativa contro le malattie a trasmissione sessuale e l’assessore del partito di centro-sinistra e di maggioranza vi risponde che non si può mostrare un preservativo, esclamate “Mea culpa”. Lo sanno tutti che i bambini li porta la cicogna.
8. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza elegge contemporaneamente un discepolo dell’Opus Dei e una persona omosessuale, fingete che quest’ultima conti qualcosa.
9. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi regala una briciola, sentitevi sazi come Lucio Licinio Locullo dopo una cena in compagnia di Cicerone e Pompeo.
10. Quando il masochismo non sarà più una piacevolissima pratica sessuale ma politica, avrete raggiunto il vostro obiettivo. Amen.
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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L’omofobia di Buttiglione e la futura alleanza PD-UDC
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La proposta del Baffino Nazionale è di rivedere in senso “tedesco” la legge elettorale: un ritorno al proporzionale con un’alta soglia di sbarramento. Una legge elettorale siffatta aprirebbe la strada a una ridefinizione del peso politico dei partiti presenti in Parlamento e di quelli che si (ri)candideranno ad entrarci.
Il cambiamento della legge elettorale permetterà ai centro cattolico rappresentato dall’UDC di trovare una sua collocazione al centro degli schieramenti (oggi è schiacciata dal maggioritario e senza l’aiuto concreto del Vaticano alle ultime elezioni non avrebbe superato la soglia di sbarramento, restando priva di una rappresentanza).
D’Alema/Bersani intendono quindi garantire una sopravvivenza-senza-patemi al cattolicesimo conservatore e ipotizzare il rientro in Parlamento di una sinistra, nel frattempo divenuta marginale, anche grazie al contributo determinante delle leggi elettorali e dei correttivi approvati in Parlamento col voto favorevole del Partito Democratico.
La loro visione è: un PD che si fa centro di un’alleanza per il governo che va dall’UDC a una sinistra debolissima. Sono convinti che il peso elettorale del PD sarà in grado di garantire un equilibrio tra le diverse anime che si propongono di unire in un nuovo centro-centro-sinistra (un’ulteriore involuzione del precedente e già debolissimo centro-sinistra). In questo quadro, la voce della sinistra, se ci sarà, sarà paragonabile al cinguettio di un passerotto.
Torniamo a noi. Cosa c’azzeccano quindi i froci, le lesbiche, i/le bisessuali e i/le trans con la futura alleanza PD-UDC?
A una domanda (anche se retorica) è maleducazione rispondere con un’altra domanda. Faccio il maleducato a fin di bene, perché chi legge è importante che arrivi a comprendere questi sviluppi da solo/a.
Secondo voi, quale sarà il punto di mediazione su cui si stringerà l’accordo PD-UDC? [Siete pregati di rispondere lasciando un commento/opinione]
Vi scrivo come la vedo io. Così: si scambieranno qualche poltrona e qualche centro di potere (naturalmente) e sul piano politico l’accordo si farà sull’insabbiamento sine die della riforma del diritto di famiglia, sui veti nei confronti dell’estensione dei diritti individuali – gli unici argomenti elettorali a cui è interessata l’Unione di Centro – . I diritti civili (coppie gay, adozioni, divorzio breve, testamento biologico, riforma della legge sulla fecondazione assistita), i diritti della persona e quelli collettivi, saranno il terreno della rinuncia del Partito Democratico per i prossimi vent’anni.
E’ il prezzo che hanno deciso di pagare per tornare al governo del paese. E’ un prezzo che in realtà paghiamo e pagheremo noi, uomini e donne, di qualunque orientamento sessuale e in particolare le persone omosessuali a cui oggi non è riconosciuto nessun diritto.
Risponderà qualcuno: “Fantapolitica!” oppure “Pessimista!” oppure “Bugiardo!” o più pericolosamente “Vedrete che andrà diversamente, ce la faremo a convincere l’UDC a votare a favore delle coppie gay e di una legge sull’omofobia!”.
Ribatto: cari amici/amiche del PD, non siete riusciti a far votare nemmeno i vostri di deputati e senatori a favore dei diritti civili e pensate di convincerci/prendere-in-giro facendo credere che gestirete “progressivamente” l’alleanza con cattolicesimo conservatore? Suvvia! I loro sono “valori non negoziabili”: ve l’hanno detto in tutti i modi possibili.
Così andrà la storia se non interverranno fattori diversi a farle cambiar percorso. Uno di questi potrebbe essere il movimento gay/lesbico/bisessuale/trans e la sua capacità di rapportarsi trasversalmente con la società civile italiana.
Fin da oggi è prioritario che le associazioni e i soggetti della galassia arcobaleno prendano pubblicamente le distanze da questo compromesso. Ognuno col suo tono e ognuno con la sua voce, ma col comune obiettivo di smetterla di essere merce di scambio per il gioco delle alleanze tra i partiti e con l’inemendabile richiesta di uguaglianza.
Non ci risponderanno “Sì”, anzi ci attaccheranno pesantemente, emarginandoci dalla comunicazione politica ancor più di adesso (avete notato che i Pride sono diventati notizie da quinta pagina, vero? E che i più attenti a considerarci “poco significatici” sono i quotidiani di centro-sinistra?).
Per questo dobbiamo aprire una stagione (vera e non solo a parole) di mobilitazione, in ogni città. Dobbiamo reagire prontamente ogni qual volta succederà un fatto che ci riguarda. Dobbiamo programmare per tempo almeno un paio di grandi manifestazioni sul tema della “parità di diritti”. Questo sarà un anno importante che aprirà o chiuderà i giochi per tanti anni a venire. E l’oggetto del contendere siamo noi e le nostre vite. Non restiamo inermi.
Ce la faremo? Chissà.

I diritti e l’ombra del potere

Elezioni a Bologna. “Vota Antonio”, su Facebook campagna elettorale non si ferma
ANCHE OGGI APPELLI, MANIFESTINI, PAROLE IN LIBERTA’ DEI CANDIDATI
DIRE, Bologna, 6 giugno – Silenzio elettorale o no, su Facebook la campagna elettorale continua fino all’ultimo momento. C’è il candidato che pubblica il link con il proprio ultimo appello al voto, chi ringrazia i fan per l’appoggio, chi semplicemente racconta l’attesa di quel giorno del giudizio che per ogni politico è il giorno del voto. Di fatto, mentre su altri mezzi la campagna elettorale per Bologna si è spenta, sul celebre social network i candidati continuano a essere ben presenti. In gran parte, c’è da dire, si tratta di poco noti “peones”, candidati dalle tantissime liste presenti in Consiglio o in quartiere. Ma non mancano nomi più noti. Come il vicesindaco in carica, Giuseppe Paruolo (PD), che questa mattina attorno alle 9.20 pubblicava i suoi manifesti (compreso quello simil-Obama che spopola sul web), il proprio invito al voto e uno “status” in cui si dichiara a “disposizione con l’orgoglio dei risultati ottenuti”. Sul fronte politico opposto invece il capogruppo uscente di Forza Italia, Daniele Carella, ha cessato di comunicare coi fan alle prime ore del mattino, direttamente dalla sua edicola. “Al Comune di Bologna occorre barrare il simbolo del PDL e scrivere accanto Carella”. Nella giornata di oggi su Facebook risuonano diversi appelli al voto. C’è quello del monteventiano Maurizio Cecconi (Bologna Città Libera) e quello del democratico Sergio Lo Giudice, entrambi esponenti del movimento gay. Nel secondo caso il candidato “si gode il primo giorno post campagna elettorale”, ma attorno alle 12.30 linka anche il proprio messaggio agli elettori. Si limita invece ai ringraziamenti un altro democratico, il consigliere comunale uscente Francesco Critelli. “Ci siamo, è stata una campagna elettorale massacrante ma bellissima. Grazie a tutti, e’ stata un’emozione continua”. Il “vota Antonio” è ancora più intenso tra i candidati per i nove consigli di quartiere della città. “Oggi e domani, sulla scheda rosa per il Quartiere Saragozza, votate e fate votare Di Stasi per il centrosinistra”, scrive un esponente del centrosinistra in quel quartiere. “Per il quartiere Porto vota e fai votare Carmine Casella”, esclama un altro. Ma non ci sono solo i social network: la caccia all’ultimo voto corre anche via sms, che diversi esponenti politici dei due schieramenti stanno inviando in queste ore.

I gay e l’inciucio del PD con l’UDC. Cecconi: “Nessun voto a Delbono e agli alfieri della discriminazione”
Comunicato stampa, 28.05.2009
“Il Parlamento Europeo ha bocciato l’elezione di Rocco Buttiglione, presidente dell’UDC, come Commissario alla Giustizia perché sostiene che ‘l’omosessualità va curata’. Il partito di Casini ha contribuito all’approvazione della Legge 40 sulla fecondazione assistita – poi in gran parte bocciata dalla Corte Costituzionale -, ha boicottato le iniziative legislative sulle unioni civili e sulla legge contro l’omofobia. Con questo partito, che sostiene a Bologna la candidatura di Guazzaloca, dopo Rizzo Nervo anche Caronna, massimo esponete del PD in Emilia-Romagna, vorrebbe fare un accordo elettorale per garantire la traballante elezione di Delbono“, così Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale, candidato consigliere di Bologna Città Libera, che lancia un appello: “A Delbono e all’UDC non vada nessun voto delle persone omosessuali, bisessuali e trans. Siamo di fronte a un inganno epocale e votarli sarebbe per noi un atto auto-lesionistico, che condannerebbe le rivendicazioni del movimento omosessuale all’irrilevanza politica”.
Conclude Cecconi con una considerazione/domanda: “Mi chiedo cosa ne pensino i candidati gay e lesbiche del centro-sinistra della possibilità di un accordo fra l’Unione di Delbono e l’UDC. Il loro silenzio è preoccupante e sembra condannarli a una posizione di subalternità”.
Bologna Città Libera sul divieto di manifestazione: “Da Incredibili a Intoccabili”
“Bologna Città Libera è determinata ad opporsi nei fatti e non solo a parole contro la marea di divieti che soffocano la vita cittadina e restringono gli spazi di libertà delle persone e la libera circolazione delle idee. Cosa succederà alle persone omosessuali, bisessuali e trans quando vorranno manifestare pacificamente contro l’omofobia delle gerarchie cattoliche davanti a una chiesa, come è successo due anni fa a Bologna? Verranno arrestate? Disperse con la forza? Verrà proibito di manifestare contro chi alimenta lo stigma e il pregiudizio? Cosa succederà alle donne che vorranno manifestare contro chi le espropria del diritto all’auto-determinazione? E’ questa la democrazia per la quale lottarono i nostri partigiani?.
Infine vogliamo rivolgere un appello ai tanti amici e alle tante amiche di sinistra a non cadere nel tranello del cosiddetto “fronte delle sinistre” per fermare l’avanzata della destra a Bologna. Che senso avrebbe questa unità se i divieti anti-democratici sono concordati coi massimi esponenti delle amministrazioni targate PD (Cofferati e Draghetti)?
Bologna Città Libera supporta fin d’ora i sit-in di protesta contro il divieto di manifestazione che saranno organizzati nel centro di Bologna“.



