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Intervista a Radio Città Fujiko su matrimoni gay e adozioni

Questa settimana si terrà l’incontro del Comitato “Sì, lo voglio” a Milano e il convegno “Bambini e bambine con genitori omosessuali” a Bologna.

Radio Città Fujiko mi ha intervistato sui temi del matrimonio gay e delle adozioni. Ecco l’audio.

Matrimonio gay, incontro del Comitato “Sì, lo voglio!”

Venerdì 14 Maggio sarò a Milano per un incontro promosso dal Comitato “Sì, lo voglio!”, per discutere, insieme agli avvocati della Rete Lenford e agli attivisti di Certi Diritti, della sentenza della Corte Costituzionale.

Ci si confronterà anche su quali iniziative saranno, d’ora in poi, più utili per proseguire la battaglia per l’uguaglianza delle persone lgbt di fronte alla legge e per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile per le persone omosessuali.

Matrimoni gay, il Comitato nazionale “Sì, lo voglio!” sulle motivazioni della Corte Costituzionale

COMITATO NAZIONALE “SÌ, LO VOGLIO!”
16 APRILE 2010
COMUNICATO STAMPA

“CORTE IMPONE RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE OMOSESSUALI
MATRIMONI GAY SONO PIENAMENTE COSTITUZIONALI”

I portavoce del Comitato nazionale “Sì, lo voglio!” in merito
alle motivazioni della sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale.

Abbiamo atteso un giorno dopo la pubblicazione, da parte della Corte Costituzionale, delle motivazioni della sentenza n.138/2010, che ha rigettato il ricorso presentato dalle coppie protagoniste della campagna di “Affermazione Civile”, volta ad ottenere l’accesso al matrimonio anche per le persone omosessuali.

Abbiamo atteso un giorno per aver modo di studiare le motivazioni redatte dalla Consulta e per poter ricevere la consulenza dei giuristi che ci hanno affiancato durante questo percorso.

Le motivazioni della sentenza contengono importanti aspetti positivi.

La Corte ha stabilito che la Costituzione Italiana impone il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e che questo “necessariamente postula una disciplina di carattere generale”, attualmente assente. Dunque, la Corte individua nella legislazione ordinaria una lacuna. Tutti – forze politiche e Istituzioni – da oggi dovranno confrontarsi con la presenza di un vuoto legislativo illegittimo per la nostra Costituzione.

Queste le parole della Corte, che crediamo valgano come monito al Parlamento: “Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.

Il secondo aspetto positivo della sentenza è che la Corte reputa plausibile che il legislatore s’attardi – come l’esperienza purtroppo insegna – a riconoscere giuridicamente le coppie omosessuali e pertanto, in permanenza di tale, illegittimo, vuoto, la Consulta stessa si riserva di tutelare le unioni omosessuali ogni qual volta si presentino singole esigenze di tutela omogenee a quelle delle coppie eterosessuali sposate.

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Marcelo Brajnovic, l’uomo che sfidò la NATO

Di Maurizio Cecconi
Cassero Magazine, Novembre / Dicembre 2009

Lo scirocco schiarisce il cielo, prima nuvoloso e carico di pioggia; l’afa ingrassa l’aria, incollando i vestiti alla pelle. Non è facile giungere all’Embassy Of God, dove la bandiera col simbolo di Jahvè sventola garrula. A condurmici è Nataša Bošnjakovic, giovane laureanda dell’università di Fiume, impegnata in una tesi sulle teorie astrologiche relative al calendario Maya e al 21 dicembre del 2012, giorno in cui finirà il «Lungo Computo» durato 5.125 anni e avrà inizio l’«Era dell’Acquario», un’epoca di pace e di profonda evoluzione spirituale.

Marcelo Brajnovic e la sua famiglia – composta di artisti affermati – vivono in un paesino dell’entroterra di Rovigno, nella religiosa Croazia, su una collina accerchiata da boschi di pini mediterranei. Qui ha fondato e costruito l’Ambasciata di Dio, che si presenta composta da tre strutture in pietra: una casa con le fattezze di un piccolo santuario, una torre a due piani e una fontana «dell’Apocalisse». Gli edifici sono stati costruiti secondo un suo disegno, che riprende elementi dell’architettura votiva e di quella jugoslava. Le forme geometriche del quadrato e del rettangolo s’uniscono al cerchio e all’edera, scolpita sui muri in altorilievo. L’insieme offre una sensazione di «fermo-immagine fantastico». Il bianco dei muri contrasta con l’azzurro terso del cielo e col verde brillante della vegetazione.

Seduti su assi di legno poste di fronte alla fontana circolare, ha inizio la nostra conversazione, o meglio: il suo monologo, interrotto sporadicamente da qualche mia domanda chiarificatrice.
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Bologna in PIL(lole)

Se guardiamo il Pil (Prodotto interno lordo) delle città italiane, Bologna si colloca per ricchezza al 2° posto, dopo Milano. Se guardiamo il Bil (benessere interno lordo, un indice che misura la qualità della vita) delle città italiane, Bologna sprofonda al 24° posto della classifica. Le soluzioni populiste del probizionismo anti-alcolico e della guerra ai graffiti non hanno dato i risultati sperati.

Smash Capitalism

Speriamo bene che arrivino in ritardo

Da quando sento alcune persone adirarsi stizzite perché chiediamo di venire alle manifestazioni contro l’omofobia solo col simbolo rainbow, non riesco a levarmi questa canzone dalla testa.

Morire per delle idee
Fabrizio De André

Morire per delle idee, l’idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l’aveva, una folla di gente,
gridando “viva la morte” proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè
ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all’altro mondo bighellonando un poco
perché forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.

Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè,
ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.

E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole arrivare dietro il grande stendardo
pensa “speriamo bene che arrivino in ritardo”
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè,
ma di morte lenta.

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.

Manifestazioni lgbt dal basso a Radio Città Fujiko – L’audio

Prima di tutto grazie a Radio Città Fujiko e ai simpatici e gentili conduttori di Bolobazzalive, Rapso & Gazz. E’ stata un’occasione per una chiacchierata informata e approfondita. | Download [42 MB]

Radio Città Fujiko

Arcigay, da Genova a Roma la protesta contro il Vaticano

Oggi davanti alla sede arcivescovile di Genova, retta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ci siamo stesi sulla piazza per ricordare i nostri fratelli e le sorelle che nel mondo muoiono a causa della loro omosessualità“.

Nella città che ospiterà il Pride nazionale nel giugno 2009, è partita la settimana di protesta contro le prese di posizione vaticane all’ONU. Nei prossimi giorni in altre città, da Milano a Bologna, da Firenze a Catania esterneremo il nostro sdegno e cercheremo anche un dialogo con i cattolici, che, come dimostrano tutti i sondaggi di questi giorni, non sono d’accordo con la presa di posizione vaticana.

Le nostre iniziative culmineranno con il sit-in previsto a Roma davanti a San Pietro sabato 6 dicembre alle ore 17.

SexyShock, il Salotto di Zia Clà – Selezione di corti lesbici

MercoLady 3 dicembre, dalle ore 19.30 alle 22.00
Via Rialto 23/A – Bologna

Il Salotto di Zia Clà – Selezione di corti lesbici
in collaborazione con il Festival di Cinema GayLesbico e Queer Culture di Milano
e la rassegna Some Prefer Cake a cura di FuoriCampo Lesbian Group

Proiezioni, chiacchiere, aperitivo
proprio come quando c’era
una sola televisione per condominio

Meglio di San Paolo (città del Brasile)

I due Pride di Roma e Milano sono andati molto bene. Ottima partecipazione numerica, spirito gioioso e altamente rivendicativo. A Roma gli organizzatori hanno dichiarato prima 200.00, poi 400.00, infine 500.000 persone. Se la manifestazione fosse finita un’ora più tardi, avrebbero detto che c’erano più persone che al Pride di San Paolo in Brasile, che quest’anno ha toccato la cifra monster di cinque milioni. La questura di Roma ha dichiarato 10.000 persone presenti alla manifestazione; come si sa, la questura dimezza. Mettiamone in conto 20.000, che possono tranquillamente essere quintuplicate: 100.000 persone al Roma Pride 2008. Urge una riflessione comune all’interno del movimento LGBTQ: che bisogno c’è di questa rincorsa a numeri eccessivamente sovradimensionati? Ci si vergogna a fare una manifestazione da 100.000 persone? Non credo: è un eccellente risultato. Smettiamola con queste cifre iperboliche. Impegniamoci piuttosto a costruire un reale consenso sociale – un’espressione pertinente in alternativa a lobby – e a obbligare le istituzioni a inserire nel dibattito nazionale le nostre rivendicazioni. Queste esagerazioni capitoline svelano una malcelata voglia di competizione col Pride nazionale che si terrà a Bologna. Una competizione che credo inutile, sbagliata e dannosa per il movimento. Lasciamola alle spalle e lavoriamo alacramente per far sì che l’appuntamento nazionale di Bologna del 28 giugno sia grandemente partecipato. Buon orgoglio a tutti e a tutte. ;-)
La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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