Articoli marcati con tag ‘Massimo D’Alema’
Caro Nichi, “solo” un appunto

Caro Nichi,
hai fatto un gran discorso, riassumendo in 60 minuti il programma di governo della sinistra. Hai detto tutto bene. Quasi, “solo” un appunto.
Il tuo uso delle parole “laicista” e “anti-clericale” urta i nervi ed io rabbrividisco nell’ascoltarlo.
Perché? Perché un politico che è in grado di ribaltare il senso comune di vent’anni di berlusconesimo, non dovrebbe poi introiettare strumentalmente due millenni di dominazione confessionale. Specialmente tu, Vendola, che affermi d’essere contro i “calcoli politici” alla D’Alema… Detto altrimenti: che facciamo, lottiamo contro il dogma liberista e teniamo quello clericale, che devasta le nostre vite e inibisce l’estensione dei diritti civili e individuali?
Al netto di questa fondamentale precisazione, sei il nostro uomo, l’uomo giusto.
Ci vediamo alle primarie, dove tanti e tante ti sosterranno. Laicamente.
Ciao,
Maurizio Cecconi.
Come salvarsi dalla Dalemite purulenta cronica?

Il Baffino delle Puglie ha sentenziato che “i diritti per le persone LGBT non sono una priorità” del futuro Governo, che c’è necessità di un’ampia coalizione che contenga l’Udc e che “nessuna seria associazione LGBT chiede l’accesso al matrimonio civile per le coppie omosessuali”.
Siccome questa è la linea D’Alema, è – nonostante i prossimi prevedibili “distinguo” – anche la linea della segreteria Bersani e di tutto il Pd.
Come salvarsi, dunque, dalla Dalemite purulenta cronica?
Primo: non votare Pd, perché un voto a loro nuoce gravemente alla salute nostra e all’Italia tutta.
Secondo: iniettare dosi massicce di laicità nel corpo esangue del nostro Paese.
Fratelli nel nome dell’esenzione e del privilegio

Rosy Bindi è la presidente del Pd; Pierferdinando Casini è il leader dell’Udc.
Bindi era iscritta alla Democrazia Cristiana; anche Casini era iscritto alla Dc.
Bindi è vergine, non è sposata ma una volta, tanto tempo fa, ha avuto un fidanzato. Casini non s’è negato le gioie d’un paio di matrimoni, grazie al favore concessogli dal Tribunale della Sacra Rota, che ha annullato il primo e salvaguardato la sua ortodossia religiosa.
Bindi vuole Bersani premier, Bersani vuole se stesso Primo Ministro ma il suo gran elettore D’Alema pensa che sia meglio che Casini diventi Presidente del Consiglio, per salvarlo dal matrimonio con la destra. Casini sa che qualunque alleanza stipuli, con la destra e la sinistra, comunque vincerà. E insieme a lui trionferà la Chiesa Cattolica; non tutta per la precisione, ma l’ala più guerrigliera, legata a doppio filo a Ruini, a Bagnasco, alla Cei e alle immense ricchezze di quest’ultima – Casini infatti non gode delle simpatie di Bertone, segretario di stato del Vaticano.
In questi tempi di crisi economica e finanziaria, verrebbe naturale rimettere in discussione i privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, ma né Bindi né Casini intendono mettere mano a questo capitolo. Entrambi intendono proteggere l’intoccabilità dei tesori cattolici, costruiti coi soldi dei contribuenti. Entrambi sostengono che i contributi pubblici finanziano attività sociali, ma è una menzogna: più dell’80% dell’8×1000 viene speso per il mantenimento del clero e delle gerarchie.
Per questo tipo di bugie la Chiesa dispensa ringraziamenti e non richiede confessioni.
Fratelli nel nome dell’esenzione e del privilegio.
Bettole a sinistra

Alla sinistra non piace vincere ed escogita ogni autolesionismo utile a restare per sempre all’opposizione (oppure – ma questa è un’altra storia – si trasforma in un partito di centrodestra come il New Labour di Tony Blair e va “all’assalto del cielo”). A Malta la sinistra ha inventato un sistema efficace per non andare al governo. Siccome è poco considerato e contiene dei sorprendenti elementi di ingegnosità, mi accingo a descriverlo.
Premessa: la Repubblica di Malta, dopo l’indipendenza del 1964, ha ereditato sostanzialmente un quadro politico simile a quello inglese, ovvero bipolare, a cui qui s’aggiunge il carattere bipartitico. Il Partito Nazionalista (destra) e il Partito Laburista si spartiscono il 98% degli elettori.
In questa situazione è molto facile che prima o poi tu debba governare, se non per meriti tuoi, per lo meno a causa degli errori degli avversari. Così i Laburisti devono essersi detti: “Oh ragazzi, rischiamo grosso! Se vinciamo cosa facciamo? Bisogna trovare una soluzione definitiva!”.
Così hanno trasformato le molte sezioni di partito in altrettanti bar di infimo ordine, dove sì alle pareti galleggiano foto ingiallite degli “amati leaders”, ma il tono dei locali è dato dagli alcolizzati, dalla solitudine senile, da tipi e tipe che non sfigurerebbero in una canzone di De Andrè ambientata nel malfamato porto di Genova, dal volume della televisione sparato così alto che è impossibile discutere di alcunché. Per non parlare delle icone di santi contornate di lucine e appese sopra il bancone: più blasfemi e più lontani dall’ideale di laicità che dovrebbe avere un partito socialdemocratico non si potrebbe essere…
Un metodo sicuro, insomma, per attrarre elettori, stimolare i simpatizzanti, impegnare i volontari, liberare di un peso le spalle fragili dei servizi sociali e investire sul proprio futuro: all’opposizione.
Mi permetto di suggerire questo sistema ai dirigenti del Partito Democratico: eviterebbero in colpo solo la necessità di mantenere D’Alema in vita per altri sessant’anni.
Ciò detto, per un turista queste bettole si rivelano invece un porto di salvezza. Per pochi euro si può mangiare un semplice piatto – per esempio un “fish and chips” – e scolare una birra Cisk. Non a caso, nella sede più in vista del Partito Laburista, quella nella via centrale della Valletta, campeggia la scritta “Tourists are welcome”.
Contenti loro… Io ci vado.
Tanti saluti dal vostro alieno laburista a Malta.
Con questi dirigenti non vinceremo mai
Un profetico Nanni Moretti, da riascoltare dopo l’omicidio delle primarie da parte della dirigenza del Partito Democratico.
CSM, accordo nel segno dell’omofobia
Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.
In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.
Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).
Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.
Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -
“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.
Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:
“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.
Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?
Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.
Frontismo
Il frontismo democratico, come il frazionismo in nome della purezza, sono riflessi pavloviani della sinistra. La proposta di Baffino D’Alema, rilanciata da Bersani, di un “governo di transizione”, con tutte le forze politiche dentro, va letta in questo senso: come un limite della fantasia, come un’assenza di progetto per la società. Le conseguenze son sempre le stesse: pagheranno i più deboli.
DD. Declino Democratico
Bologna s’avvia verso le elezioni. Ancora non si conosce la data certa; s’ipotizza una concomitanza con le regionali, quindi tra due mesi, il 28 e il 29 marzo.
Si sono aperte le danze: chi va di qua, chi va di là, con chi mi alleo (per fare cosa?), chi è il candidato sindaco, primarie sì primarie no però di coalizione.
Intanto Baffino D’Alema persevera. Oggi a Bologna, tende una mano all’UDC: “Naturale che, anche localmente, non sia alleata col PDL”. Per ora Casini risponde picche… ma forse è solo per alzare il prezzo… vedremo.
Per discutere del marasma in cui siamo caduti a causa dell’insipienza della classe dirigente del Partito Democratico e della sinistra a lui alleata, Bologna Città Libera ha convocato un’assemblea aperta a tutti per Martedì 2 Febbraio, alle ore 20.30, presso l’Istituto del Risanamento, in Via Muratori 4/2 [vedi mappa]. Partecipate!
Potevamo dire: ve l’avevamo detto. E’ vero, ma non basta. E del resto non siamo stati certo con le mani in mano in tutto questo tempo. Per questo di fronte al nuovo scenario che si è aperto con le dimissioni del sindaco noi preferiamo rispondere nell’unico modo che abbiamo sperimentato durante la scorsa campagna elettorale per dialogare con/nella città: un’assemblea pubblica di Bologna Città Libera.



