Articoli marcati con tag ‘Mariastella Gelmini’
Nemmeno un euro
Leggendolo scoprirete come al disinvestimento sulla scuola pubblica corrisponda un vertiginoso trasferimento di finanziamenti sulla scuola privata.
In altre parole, finanziare le scuole private paritarie contribuisce, quanto i tagli delle “riforme” Gelmini, alla distruzione di un diritto costituzionale.
Per queste ragioni, Rete Laica Bologna chiede che nemmeno un euro vada alle scuole private paritarie (leggasi cattoliche) e che s’apra una nuova stagione d’investimenti nella scuola pubblica da parte del Comune di Bologna.
[Vedi articolo su Città del Capo - Radio Metropolitana]
[Intervista a Radio Bruno]
Due simboli di troppo
Si discute assai, in questi giorni e settimane, del nuovo polo scolastico di Adro, intitolato a Gianfranco Miglio. La discussione verte non sulla figura del “filosofo” della Lega Nord, bensì sulle originali decorazioni di cui è costellata la scuola. Sui cestini, sui tappeti, sulle pareti, troviamo impresso un cerchio dal cui centro s’irraggiano sei petali: è un antico emblema eurasiatico, che è stato denominato, in periodi storici differenti, rosa celtica, fiore a sei petali, rosa dei pastori e, in età medievale, anche rosa carolingia.
FareFuturo Web Magazine ne riporta le storiche tracce:
Evocativo del sole e del suo potere vivifico, è sempre stato inteso come stemma bene augurante e inciso su costruzioni, abitazioni, portali e chiese, su pietra, legno o metallo. Diffuso dall’India alla Scandinavia e assunto, con piccole variazioni formali, come simbolo di varie comunità di tutto il contesto euroasiatico, in Italia fa la sua comparsa già dalla fine del VI secolo a. C. Ne restano antiche reminiscenze disseminate lungo tutta la penisola: sull’urna etrusca di Civitella Paganico in Toscana; in Puglia sulle cosiddette Stele daunie, monumenti funerari in pietra calcarea proveniente dal Gargano, in uso presso l’antica civiltà dei Dauni; in Val Camonica; nell’arte celtica; nell’iconografia longobarda; nell’area di influenza celtoligure; sul pavimento del santuario di Saronno; nei rosoni absidali della chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia; a Roma nella basilica di san Clemente. Lo stesso simbolo è diffuso anche in Campania, in particolare sull’isola di Ischia, dove è una tipica decorazione degli architravi degli antichi edifici del centro storico di Forio. Compare anche, privo della circonferenza di contorno, nella parte superiore dello stemma della provincia di Lecco.
In tempi più recenti è diventato il Sole delle Alpi e, con tale nuova denominazione, è assunto a simbolo della Lega Nord. Il simbolo del “Sole delle Alpi” è un marchio registrato. Lo è in forma descrittiva dal 1998 e in forma grafica dal 2001, identico in tutto e per tutto al logo con cui è stata tappezzata la scuola. Il marchio è stato regolarmente depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, e risulta di proprietà di Nord Scarl, società amministrata da Cota, Stefani, Bricolo e altri leghisti.
Giustamente l’Italia che si riconosce nel pluralismo è indignata per questa colonizzazione partitica di una scuola. Mai era successo nella storia della nostra tormentata Repubblica.
La nostra Costituzione fonda la scuola pubblica sulla libertà d’insegnamento – Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” – dunque il diritto ad esprimere le proprie opinioni filosofiche, esistenziali, religiose e politiche è garantito dalla Carta. Tale diritto è teso a disegnare la scuola come uno spazio in cui tutti gli individui (e futuri cittadini) hanno pari dignità, in un contesto dove l’Istituzione non dovrebbe privilegiare né questa né quell’altra corrente di pensiero filosofica, esistenziale, religiosa e politica. Una scuola laica, appunto. Questo era l’intento delle mamme e dei papà costituenti.
Tale intendimento costituente è stato ampiamente disatteso e osteggiato dal centrosinistra degli ultimi vent’anni.
(Del centro e della destra non occorre scrivere: la scuola pubblica, laica e pluralista, la vedono come fumo negli occhi. Una minaccia alla salute degli italiani e, con proditoria coerenza, si battono affinché sia ridotta a un cumulo di macerie nel più breve tempo possibile. Nel mentre che la demoliscono, l’affidano alle “cure” della Chiesa Cattolica: insegnanti di religione a ruolo senza graduatoria, insegnanti scelti e rimossi dal vescovo, più finanziamenti alle scuole private, bibbie distribuite nelle aule scolastiche dal Governatore Zaia. A domanda, “cosa ne pensa del simbolo della Lega Nord nella scuola di Adro?”, il ministro Gelmini ha risposto che è “rassicurata dalla parole del sindaco, che non si tratta di un simbolo di partito”: questi politici al governo, in un paese civile, andrebbero denunciati e processati per tradimento della Costituzione*).
Torno rapidamente al centrosinistra, che merita invece una riflessione in più.
Vadano i partiti della fu sinistra a protestare ad Adro. E’ una questione capitale ed è bene mobilitarsi perché non venga accettata come un dato di fatto, oramai compiuto. Ci vada soprattutto il PD, che sulla scuola pubblica si sta mobilitando in tutta Italia e sta investendo tempo, energie e risorse. E, come suggerisce Mauro Zani, “perché non chiedete che i carabinieri vadano a rimuovere i simboli della Lega. Ce ne sarebbe ben donde”. Il centrosinistra faccia, insomma, tutto il possibile, perché “proprio da queste simboliche gestualità, per nulla minori, passa la formazione di un senso comune. Una certa idea dell’Italia”.
E dopo questa meritoria mobilitazione per salvaguardare la scuola pubblica dalla colonizzazione partitica, il centrosinistra apra una riflessione sull’opportunità della presenza di un altro simbolo che offende la laicità e il pluralismo delle nostre aule scolastiche: il crocifisso.
Non è accettabile lottare contro la presenza di un simbolo (quella della Lega Nord) e spendersi per salvaguardare la presenza di un altro (il crocifisso), in nome della “tradizione culturale italiana”.
Sono balle, lo sapete bene. Le sostenete in nome di una possibile alleanza con le gerarchie ecclesiastiche vaticane e in quanto ne siete culturalmente subalterni.
Dimenticate un dato di fatto con cui siete stati e sarete chiamati a fare i conti: questa schizofrenia filoclericale è palese agli occhi degli elettori del centrosinistra. Ogni qual volta, in un’occasione pubblica, un oratore si spende a difesa della laicità delle Istituzioni, il pubblico applaude fino a spellarsi le mani. Non lamentatevi dunque se l’astensionismo aumenta e parallelamente, nonostante l’evidente crisi del centrodestra, i consensi che raccogliete diminuiscono. Non serve a nulla strapparsi le vesti, invocare come un mantra “innovazione, merito, riformismo”, quando i capisaldi costituzionali sono da anni merce di scambio.
Se volete il nostro sostegno e il nostro voto, dimostrateci che rispettate la Costituzione e che vi batterete coerentemente per essa. Dimostratelo da subito: sconfessate la proposta di legge, presentata da autorevoli parlamentari del Partito Democratico, per legalizzare la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
Parliamoci chiaro: a scuola ci sono due simboli di troppo.
*Aggiornamento: Gelmini, pressata dalla manifestazione del centrosinistra, ha disposto la rimozione dei simboli della Lega Nord.
Quota 30
Il Ministro Gelmini ha infine ricordato che la “Quota 30″ avrà numerose applicazioni grazie al Governo Berlusconi. Ecco un primo provvisorio elenco fornito dallo stesso astro nascente del centro-destra italiano.
- Almeno il 30% degli studenti delle scuole superiori dovranno essere bocciati, per evitare il congestionamento delle università italiane.
- Almeno il 30% dei professori dovrà essere iscritto al Popolo della Libertà, per evitare “l’egemonia culturale della sinistra comunista che lava il cervello ai nostri ragazzi”.
- Almeno il 30% dei professori dovrà parlare bergamasco, per evitare “l’egemonia culturale della sinistra terrona e romano-centrica”.
- Almeno il 30% dei bidelli dovrà leggere “Il Giornale” durante l’orario di lavoro e ripetere a memoria gli editoriali di Vittorio Feltri.
- Almeno il 30% delle bidelle dovrà insultare una volta al giorno Concita De Gregorio e tutte le giornaliste donne de “L’Unità”.
- Almeno il 30% degli studenti stranieri dovrà essere ribatezzato con nomi di limpida origine nordica, possibilmente ispirati alle leggende del ciclo celtico.
- Almeno il 30% delle classi dovrà intonare “O mia bella Madunina” all’inizio delle lezioni.
- Almeno il 30% degli studenti dovrà indossare il cilicio, per imparare “il valore della sofferenza e dell’obbedienza”. Al restante 70% è fatto obbligo di sfoggiare una spilla-crocifisso, reperibile come allegato al settimanale “TV Sorrisi e canzoni”.
- Almeno il 30% delle gite di classe dovrà essere effettuato nei campi rom. Sono raccomandati bastoni e accendini.
- All’opposizione parlamentare sarà garantito sempre un tetto massimo del 30% dei deputati.
Pronta la replica dei partiti di centro-sinistra: “Quest’ultima è un’imposizione inutile e dannosa, perché eccessivamente ambiziosa. Non sappiamo quando raggiungeremo un così ampio elettorato. Sediamoci a un tavolo e rivediamo le stime”.
Monteventi “celebra” le nozze laiche. La Lenzi: folklore – Corriere di Bologna
In Piazza dell’Unità i “matrimoni di fatto” del candidato BCL
C’è anche la pasionaria no Gelmini Mascagni
di Daniela Corneo, Corriere di Bologna, 31 Maggio 2009
Una Piazza dell’Unità multicolor. In tutti i sensi. Per l’arcobaleno della bandiera-manifesto del movimento omosessuale appesa agli alberi che fanno da cornice al campo da basket. E per la variopinta popolazione del cuore della Bolognina, che ieri pomeriggio s’è affacciatta all’evento di Bologna Città Libera con curiosità e i cellulari pronti a inunortalare l’evento.
Perché ieri il candidato sindaco Valerio Monteventi ha unito simbolicamente 17 coppie (cinque gay, due lesbiche e dieci eterossessuali) che al termine della “celebrazione” laica hanno firmato un registro simbolico. Verrà spedito alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il PD. “Così nella sua sede – spiega Maurizio Cecconi, candidato della lista BCL e novello “sposo” – ci sarà almeno un documento con la parola omosessuale”.
Tutte in fila, chi con un mazzo di fiori, chi in abito da cerimonia e chi in vestiti casual, qualcuno con gli anelli da scambiarsi con il compagno/a e qualcun altro commosso proprio come succede nei matrimoni tradizionali, una a una le coppie hanno pronunciato il loro “sì” davanti a un Monteventi in scarpe da ginnastica, camicia color lavanda e in mano il megafono per pronunciare la formula. “Le coppie – ha detto l’ex PRC al pubblico della Bolognina – si sono impegnate a sostenersi reciprocamente, in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà”. Bacio appassionato, lancio del riso, foto di rito, qualche lacrimuccia, i tortellini con il simbolo del candidato consigliere Cecconi a far da bomboniera. E un fragoroso applauso alle coppie più note che si sono unite sotto lo sguardo di Eva Robin’s: Marzia Mascagni, la maestra “pasionaria” delle Longhena, Sergio Spina, consigliere provinciale ex PRC al suo secondo sì (il primo, ufficiale, in Comune) con sua moglie e lo stesso Cecconi, che è stato seguito anche dalla sorella (che si è “sposata” con il suo compagno tenendo in braccio il figlio), e dal fratello che si è unito con la fidanzata.
“Già nel ’95 – ricorda Monteventi – in questa città si parlava di firma sul registro delle unioni civili, la proposta arrivò in consiglio, ma i cattolici di tutti gli schieramenti bloccarono la proposta: siamo qui per rilanciare la questione”. A stroncare l’iniziativa “Monteventi unisce” ieri sono state le donne del PD bolognese: “Inutile folklore, non fa bene a nessuno, nemmeno a loro”, ha liquidato l’evento la parlamentare Donata Lenzi.

Bologna, 17 “matrimoni” gay. Celebra Monteventi – Il Manifesto
Il Manifesto, 31 Maggio 2009
Singolare iniziativa pre-elettorale (per le amministrative) e a favore dei diritti civili ieri a Bologna. Diciassette coppie – cinque gay, due lesbiche e dieci eterosessuali – si sono unite simbolicamente nel pomeriggio di ieri in Piazza dell’Unità, benedette dal candidato sindaco della lista di sinistra Bologna Città Libera Valerio Monteventi, con tanto di fascia tricolore. Come testimone, la transessuale Eva Robin’s. Poi hanno firmato un registro simbolico delle coppie di fatto che sarà spedito, polemicamente, alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il centrosinistra, perché “così nella sua sede ci sarà almeno un documento sul quale è scritta la parola omosessuale”, hanno spiegato gli organizzatori dell’iniziativa. Una alla volta e sotto gli occhi di anziani e famiglie multietniche che popolavano la piazza, le coppie si sono impegnate a “sostenersi reciprocamente, in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà” (questa la formula recitata da Monteventi), prima di baciarsi ed essere sommerse dal riso lanciato da parenti e amici. Dopo la firma, tortellini sono stati regalati agli invitati a mo’ di bomboniera. Tra i freschi sposi anche Maurizio Cecconi, candidato consigliere per la lista di Monteventi, suo fratello e sua sorella e poi Marzia Mascagni, maestra del fronte no Gelmini (con il suo compagno, lo stesso da 26 anni) e Sergio Spina, consigliere provinciale ex-PRC al suo secondo sì (con la stessa donna, il primo in Comune).

MONTEVENTI UNISCE su Città del Capo – Radio Metropolitana
Con questa formula – ripresa in parte dal codice civile con cui vengono sposate le coppie in Comune – Valerio Monteventi, candidato sindaco per Bologna Città Libera, ha unito in matrimonio oggi pomeriggio – con tanto di fascia policroma – 17 emozionatissime coppie gay, lesbiche ed eterosessuali che hanno voluto partecipare al rito simbolico. A partire dalle 17.30, in piazza dell’Unità (scelta appositamente per il nome), si è svolta l’iniziativa con la quale, spiega lo stesso Monteventi, “abbiamo voluto manifestare l’assenza dei temi della laicità e dei diritti civili nei programmi dei tre candidati sindaci considerati favoriti”.

Già nel 1995 e nel 1999, ricorda Monteventi, “in questa città si parlava di firma sul registro delle unioni civili”. La proposta arrivò in Consiglio comunale ma, dice il candidato, “i consiglieri cattolici di tutti gli schieramenti posero condizioni e ricatti che bloccarono” la proposta. “Oggi siamo qui per rilanciare la questione e chiedere uguali diritti per tutte le coppie”.
Con Eva Robin’s in veste di testimone, le coppie hanno firmato un registro simbolico delle unioni di fatto che sarà spedito, polemicamente, alla sede elettorale di Flavio Delbono. “Così – ha detto Monteventi – nella sua sede ci sarà almeno un documento sul quale è scritta la parola omosessuale”. Dopo la firma, sono stati regalati tortellini agli invitati come “bomboniera”. Tra i freschi “sposi” anche Maurizio Cecconi, candidato consigliere per la lista BCL, suo fratello e sua sorella e poi Marzia Mascagni, la maestra del fronte no Gelmini (con il suo compagno, lo stesso da 26 anni) e Sergio Spina, consigliere provinciale PRC al suo secondo sì, con la stessa donna già sposata in Comune.
Da Imola sono arrivati anche Marcello e Valeria, convivono insieme da quattro anni e con la loro presenza sottolineano “la necessità che tutti abbiano pari diritti”. Valeria ha in mano un mazzo di rose rosse e sul matrimonio ufficiale dice “ci penseremo”. Ma sul significato della manifestazione non ha dubbi: “E’ giusto che tutti abbiano gli stessi diritti e sarebbe giusto anche affidargli bambini”. | Fonte Città del Capo – Radio Metropolitana

Movimento degli studenti contro il decreto Gelmini – I consigli di Cossiga al Governo Berlusconi
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.
Dichiarazione di Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica Italiana, nonché Ministro degli Interni nel 1977.




