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Lo stallo, il futuro dell’Egitto e le richieste dei manifestanti

Un'immagine della rivolta al CairoGrazie a Radio Popolare, ascoltiamo la corrispondenza di Julian McKinnon dal Cairo e del professor Massimo Campanini, autore di uno studio sui “Fratelli Musulmani”.

I manifestanti si chiedono per quanto tempo durerà la rivolta e presentano le loro richieste al regime: abbandono della Presidenza da parte di Mubarak, governo di transizione fino a settembre, libere elezioni.

Buoni consigli per non perdere la poltrona di dittatore

Hosni MubarakAzioni da non compiere quando il tuo potere, se sei un dittatore, barcolla:

  1. mettere il coprifuoco in città di milioni di abitanti. Sicuramente non lo rispetteranno e tu ci fai la figura del pirla che non è in grado di garantire l’ordine costituito;
  2. bloccare internet e i telefoni cellulari, ma lasciare funzionanti i fax. Quel che non si può fare comodamente, in situazioni d’emergenza, ci s’arrangia a fare con mezzi antichi;
  3. impedire ai giornalisti di raccontare ciò che succede, arrestandoli e/o espellendoli. Non esiste metodo migliore per crearsi un’opinione pubblica internazionale a te avversa;
  4. sottovalutare la forza liberatoria di chi s’emancipa dalla paura. Sapranno auto-organizzarsi;
  5. mettere i bastoni fra le ruote a chi organizza un sciopero generale. Sarà ancora più grande del previsto.

Se hai fatto solo alcune, o peggio tutte, queste azioni, la tua fine è vicina.

L’Egitto verso lo sciopero generale. La corrispondenza dal Cairo di Julian McKinnon e di Ibrahim Refat

Piazza Tahrir, Cairo, si riempie per una nuova manifestazioneI movimenti che si stanno opponendo al regime di Hosni Mubarak preparano per oggi e per martedì 1 febbraio lo sciopero generale: gli organizzatori pianificano di portare nelle strade del Cairo oltre un milione di persone.

Piazza Tahrir, ribattezzata Piazza della Libertà, si sta nuovamente riempendo e si prepara al settimo giorno di manifestazioni.

Grazie a Radio Popolare e a Città del Capo – Radio Metropolitana, ascoltiamo la corrispondenza dalla piazza di Julian McKinnon, il mio amico e studente italiano in trasferta in Egitto e di Ibrahim Refat, giornalista de “La Stampa”.

Egitto, la disfatta di una classe dirigente

We Love You EgyptMentre i manifestanti chiedono la fine del trentennale regime poliziesco di Mubarak; mentre i rivoltosi abbracciano il Museo Egizio per salvare il patrimonio culturale del paese, gli uomini d’affari e i politici stanno prendendo d’assedio l’aereoporto del Cairo, per fuggire.

Non esiste immagine più significativa della disfatta di una classe dirigente.

Se ne dovrà tener conto.

Manuale della rivolta egiziana

Un'immagine tratta dal manuale della rivolta egizianaI manifestanti hanno fatto pervenire ad alcuni giornali (Guardian, Atlantic, Maariv), affinché lo diffondessero, un “manuale della rivolta”, dove sono illustrate, passo dopo passo, le strategie e le “più efficaci azioni” per ottenere la caduta del regime di Hosni Mubarak.

Il manuale, in arabo e in inglese, corredato da fotografie e disegni illustrativi, ha per titolo “Così gestirete la rivolta in maniera saggia”. 26 pagine fitte di consigli, il cui obiettivo è l’abbattimento del regime e la sua sostituzione con un nuovo esecutivo che abroghi “le leggi di emergenza”, in vigore da decenni.

Il nuovo esecutivo si dovrebbe basare “sulla giustizia, sulla libertà e sulla costituzione di un governo non militare”. Gli obiettivi immediati dell’insurrezione – aggiungono gli anonimi autori del testo – sono le sedi delle più importanti emittenti radio-televisive e il palazzo presidenziale di Mubarak.

Prendere il controllo di significativi edifici governativi. Convincere elementi della polizia e dell’esercito a stare dalla parte del popolo. Proteggere i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fase della rivoluzione”, così si legge nel testo.

Il piano d’azione della protesta prevede “il raduno di amici e vicini in strade lontane dal punto in cui sono concentrate le forze di sicurezza, e l’incoraggiamento ai passanti affinché s’uniscano al corteo”.

La divisa del rivoluzionario è composta da un giubbotto con cappuccio, da una bomboletta di vernice spray “da spruzzare sui poliziotti, se attaccano”, da scarpe con cui muoversi velocemente, da uno scudo (che nei disegni assomiglia a un grande coperchio di una pentola da cucina), da occhiali protettivi, da un fazzoletto per proteggersi dai gas lacrimogeni e, infine, da una rosa per mostrare le proprie “pacifiche intenzioni”.

Nonostante la promessa di Mubarak di formare immediatamente un nuovo governo e nonostante il coprifuoco, dopo i violentissimi scontri del venerdì 28 gennaio, anche oggi proseguono le proteste.

Internet continua ad essere bloccata e gli attivisti di tutto il mondo si stanno mobilitando per aiutare i manifestanti a superare la censura governativa, pubblicando delle utili guide.

Cosa succederà oggi in Egitto e al Cairo

Gli attivisti contro il regime smontano i manifesti di MubarakI movimenti di protesta egiziani hanno annunciato che oggi sarà “il vero giorno della collera in tutto il paese”.

Con due significative novità.

Prima: dopo un certo attendismo, scenderanno in piazza anche i militanti dei Fratelli Musulmani. Partito “parzialmente legale” ma dal grande seguito popolare, i Fratelli Musulmani si caratterizzano per un approccio alla politica di tipo islamista, volto ad ottenere una società egiziana più conforme ai dettami del Corano. Finora s’erano tenuti in disparte, per evitare che la rivolta egiziana venisse definita, in patria e all’estero, come “integralista”. Ora hanno rotto gli indugi. Sarà tutto da verificare il loro peso nelle manifestazioni e il mantenimento del carattere laico delle proteste.

Seconda: il principale esponente dei partiti dell’opposizione, Mohamed El Baradei, premio nobel per la pace ed ex direttore dell’Aiea – l’Agenzia internazionale per l’energia atomica – è tornato al Cairo e si è candidato a guidare tanto le proteste quanto un governo di transizione.

Oggi, venerdì, è il giorno sacro dell’Islam. Dopo le rituali preghiere nelle moschee di tutto il paese, le rivolte riprenderanno ancor più intense, con ogni probabilità, in tutte le strade di tutte le città.

Non sarà facile avere notizie: il Governo ha oscurato internet e i cellulari.

Cosa succede al Cairo. Intervista a Julian McKinnon, studente italiano

JulianCittà del Capo – Radio Metropolitana ha intervistato il Julian, il mio amico e sconsiderato corrispondente al Cairo.

Ecco un estratto audio del suo racconto

Egitto, scatta il coprifuoco

Cairo, una veduta dall'altoIl mio sconsiderato corrispondente mi riferisce che anche oggi è stata una giornata di manifestazioni, molto partecipate, in tutto il paese e in molte parti del Cairo.

Il Governo di Mubarak sta inasprendo la repressione poliziesca. Il Ministero degli Interni ha dato ordine di procedere con arresti di massa.

Da stanotte scatta il coprifuoco (le leggi d’emergenza sono in vigore da decenni): impossibile uscire di casa dalle 22.00 alle 4.00 (o, in alternativa, non è stato ancora definito, dalle 23.00 alle 6.00).

Ho scritto “impossibile”, ma si vedrà. I movimenti di protesta sono intenzionati a proseguire le mobilitazioni e hanno appena diramato, tramite Facebook, un invito a tornare in piazza per venerdì, giorno sacro per l’islam. Probabilmente, dopo le rituali preghiere che si tengono nelle moschee quel giorno, succederà qualcosa. E vedremo anche come si comporteranno le autorità religiose, che finora hanno sostenuto il regime.

Egitto, giovani in piazza e centinaia di arresti

Una foto di Mdan Tahrir (Piazza Tahrir), centro delle manifestazioni al CairoContinuano le proteste in tutto l’Egitto e al Cairo. Oggi i giovani e giovanissimi, soprattutto disoccupati, proveranno nuovamente a occupare la piazza centrale cairota, Midan Tahrir, dove s’affacciano le istituzioni egiziane più importanti, dal Governo al Museo Egizio all’Università Americana.

L’immagine a fianco è stata scattata durante la serata di ieri sera, quando ancora la piazza era piena di gente, decisa a chiedere le dimissioni di Mubarak.

Il mio sconsiderato corrispondente mi comunica che Mohammed e altri due suoi amici sono stati arrestati; sono solo alcune delle centinaia di arresti che la polizia sta effettuando.

Ci siamo sentiti poco fa su Skype. Ora è uscito ed è tornato a manifestare.

Stasera mi ha promesso che si farà vivo.

Siamo tutti Khaled Said

Un'immagine che invita alla protestaQuesta è una delle pagine di Facebook attraverso cui si organizza e documenta la rivolta egiziana: “We are all Khaled Said”, ovvero “Siamo tutti Khaled Said”.

(E questa è un’altra, altrettanto ben fatta e aggiornata di foto e video)

Khaled era un ragazzo di 28 anni, originario di Alessandria d’Egitto, arrestato, seviziato e ucciso dalle forze di polizia, in base alle leggi d’emergenza emanate dal governo.

I suoi amici hanno avuto il coraggio di fotografare il corpo martoriato restituito alla famiglia. Non sono belle cose da vedere, ma vi fate forza, qui ci sono alcune foto.

Global Voices ha tradotto la sua storia in italiano, qui.

***

Ogni rivoluzione ha bisogno di eroi, anche involontari.
In Egitto non mancano.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
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