uccelli

Articoli marcati con tag ‘Manifestazione’

Vado a Macerata

Fermiamo il terrorismo fascista, nessuno spazio al razzismo

Ho paura.

Da quando hanno sparato a delle persone perché di un colore della pelle diverso dal mio – un fatto inedito, enorme – ho paura. Questa sensazione non se ne va, è una settimana che appare e scompare dalla mente e lascia una scia sgradevole di pensieri.

Devo affrontarla. Potrei dirmi “fai già molto”, sarebbe vero e sarebbe una scusa ipocrita. Ho tentato ed è stata risputata indietro dalla mia mente, sempre molto vigile, a quanto pare. Ho provato anche con “stai lavorando tanto, resta a casa a riposarti”. Con questa è andata anche peggio che con la prima scusa. Mi sono più o meno arreso. Ho paura; stare a casa non mi aiuterà ad affrontarla.

I razzisti che sparano indossando tricolori, i fascisti che picchiano e picchettano mi fanno paura. Un paese dove sono legittimati, quale è il nostro, mi fa paura.

O nascondo la testa sotto una coltre di San Remo o prendo atto che esistono e che vanno affrontati.

Non andrò a Macerata per combattere il razzismo o perché sono antifascista. Lascio queste nobili occupazioni a chi è più spavaldo/a di me.

Andrò, nonostante i divieti, nonostante i prevedibili e rituali scontri, per me stesso. Più della paura mi spaventa vivere con la paura.

Vado a riprendermi ciò che è mio, il diritto a vivere in un paese solidale tra diversi e diverse.

Frocie sì, ma non col Piddì

Molto più di Cirinnà

A Roma, mercoledì 24 febbraio 2016, nei pressi del Senato della Repubblica, sono successe due cose importanti ed uso questo breve e non esaustivo video che ho girato per raccontarle.

Di fronte a un provvedimento che riconosce più diritti e sancisce nero su bianco l’inferiorità della persone lgbt di fronte alla legge, che colpisce i più deboli, i figli e le figlie delle famiglie omosessuali, alcune centinaia di uomini e di donne sono scesi in piazza.

Ognuno col suo cartello preferito, con le sue parole da comunicare. Si leggeva “Molto più di Cirinnà, e “In culo sì ma non così”, l’intramontabile “Lotta anale contro il capitale”, “Gasparri quanto ci costi?”, “Siete ostaggio della Chiesa”, “Non ci rappresentate”, “Stralcivendoli” etc.

Appena i cartelli sono stati mostrati, sono arrivate le rimostranze e le richieste di ritiro da parte dei dirigenti di Arcigay. Richieste rispedite dal Cassero al mittente, eppure significative di una visione e di una strategia – o meglio, di un’assenza di visione e di strategia, di subalternità alle schifezze prodotte dai partiti che ancor prima che politica è culturale. Dunque assai più profonda e grave.

Prima confinati in uno strapuntino di piazza, le persone presenti hanno deciso di arrivare davanti al Parlamento. Sono state fermate da cordoni della Celere, qualche momento di tensione, poi hanno occupato e bloccato la via, e da lì non si sono più mosse, cantando, gridando, parlando.

Nuovamente abbiamo ricevuto inviti, da parte dei suddetti dirigenti, a tornare, buoni buoni, calmi calmi, nella piazzetta con edicola, a confinarci nell’inutilità e nell’inconsistenza. Ci volevano come loro.

A noi però non andava d’essere buoni buoni, calmi calmi, inutili e inconsistenti. Discriminati sì, ma coglioni no.

Ci siamo accampati per tre ore, abbiamo cantato una versione rivista di “Heidi” – “Senatori, senatrici, le frocette vi fanno ciao” -, gridato, baciato, mandato in tilt il traffico, cantato nuovamente “Senato, Senato, Senato, così vicino coì blindato”. Il San Remo delle persone lgbt incazzate s’è tenuto in Corso Rinascimento.

E così avanti fino all’imbrunire e oltre, fino alle ore 20.00, quando speravamo che la fantomatica paladina de’ noartri, Monica Cirinnà – una che prima afferma che non avrebbe accettato mediazioni e che avrebbe tolto il suo nome dalla legge qualora fossero avvenute, poi una volta successe (e della peggior specie) si spertica in lodi per l’artefice dello scempio, il suo capo Matteo Renzi – venisse a trovarci, anche a rischio d’essere contestata.

Sergio Lo Giudice è venuto, ha parlato, s’è preso i suoi fischi (che immagino non gli siano piaciuti) e gli slogan contro le sue posizioni. Occorre riconoscergli che non è fuggito davanti alle sue responsabilità, ci ha messo la faccia.

La fantomatica paladina era invece al telefono coi suddetti dirigenti di Arcigay, per riferir loro che “Sì, posso venire, purché mi garantiate che non sarò contestata”. E loro, cocorite, a chiedere a noi “Non fischiate”. La risposta è stata picche. La senatrice è rimasta al chiuso delle sue stanze e del Palazzo, protetta e riverita e privilegiata.

Racconto tutto ciò, perché ieri ho visto il meglio e il peggio del movimento lgbt. Racconto tutto ciò, perché ogni piazza ha una sua storia, diversa eppure simile alla rappresentazione che ne danno i mezzi di comunicazione.

Il meglio erano le persone che rilanciavano e che chiedevano “uguaglianza e libertà”, con cui ero felice di condividere quei momenti e quelle azioni. Il peggio… beh, è chiaro.

Questa legge è certo il frutto di un ceto politico ipocrita, estremamente ignorante, bigotto, paraculo, pappa e ciccia con le gerarchie cattoliche più retrive. Non usiamo però le condizioni generali per auto-assolverci: la legge è frutto altresì dell’irrilevanza della più antica e rappresentativa delle associazioni lgbt, Arcigay. Irrilevanza causata dalla subalternità politica.

Questo “male in noi” va sradicato una volta per tutte. L’abbiamo visto dieci anni fa coi famigerati Dico, lo abbiamo visto emergere nuovamente e con prepotenza ora.

Quelle persone lgbt “maleducate”, che ieri non hanno accettato di rimanere al posto loro assegnato sono il presente e il futuro, le vorrei baciare tutte e con tutte loro copulare; la subalternità e il consociativismo debbono invece e necessariamente diventare il passato.

PS 01: il sit-in di ieri era formato da attivisti venuti da Bologna, da Napoli, da Trento, da Rimini, da Modena, da Reggio Emilia, da Perugia. Più 20 romani. Il movimento lgbt a Roma non esiste e, se esiste, è formato da combriccole rissose e personalistiche, che respingono e non mobilitano, dedite agli interessi di partito invece che al bene collettivo. Andrebbero spazzate via, eppure sono più resistenti delle piante infestanti. Arcigay da lì dovrebbe iniziare a far pulizia. Con urgenza.

PS 02: scusate la lunghezza, avevo dei fastidiosi sassoloni da levare dalle mie scarpe ballerine.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Archivi
I miei cinguettii