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Articoli marcati con tag ‘Legge’

Bye Bye 40

Ho pubblicato, su Esilio Laico, il mio blog sul sito del Cassero, un articolo sulla legge 40 e la fecondazione assistita.

Appello ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura

CSM, accordo nel segno dell’omofobia

Michele Vietti

Michele Vietti

Sul nome di Michele Vietti, quale vice-presidente del CSM, Anna Finocchiaro, a nome del PD, ha dato il via libera: “Hai il nostro voto”.

Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.

In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.

Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).

Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.

Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -

“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.

Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:

“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.

Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?

Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.

Scusi Padre, la posso intercettare?

No alla legge bavaglioPer intercettare un prete, quando il bavaglio sarà legge, un magistrato dovrà chiedere il permesso al vescovo della diocesi di competenza.

Il quale vescovo, dopo essere stato avvisato, secondo voi cosa farà? Alzerà la cornetta del telefono per comunicare all’interessato che è meglio prestare attenzione alle conversazioni via cavo.

La denuncia viene dagli amici Radicali, l’unico partito politico che a quanto pare se n’è accorto.

Un regalo del Governo Berlusconi alla Chiesa Cattolica, per metterla al riparo dalle indagini sugli abusi sessuali e gli scandali economici che la coinvolgono.

La destra all’attacco della legge Basaglia

La destra non lascia in pace nessuno: adesso vogliono cancellare la legge 180/78, meglio conosciuta come legge Basaglia, dal nome del suo promotore, Franco Basaglia. Una delle conquiste dell’Italia che l’hanno posta all’avanguardia della psichiatria. Vi segnalo il commento della Psico Radio, trasmissione di Città del Capo.

Il PD propone il crocifisso nelle aule scolastiche obbligatorio per legge

DISEGNO DI LEGGE N. 1947 SU INIZIATIVA DEI SENATORI CECCANTI, CHITI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, GIARETTA, LUMIA, MARITATI, PINOTTI, TONINI, TREU.

Art. 1

1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.

2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.

3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.

Leggi anche:

La sinistra in Croazia

Ivo Josipovic è il primo presidente di sinistra della Croazia post-comunista, eletto col 64% dei voti: evviva! (Giusto per infierire ancora, ricordo a tutt* che in Croazia c’è una legge anti-discriminazioni e sono riconosciute le unioni civili e il Presidente della Repubblica uscente, Stjepan Mesic, ha proposto di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici).

Arcigay 2010, appunti pre-congressuali

DI MAURIZIO CECCONI
(Scaricalo in .odt oppure .pdf)

DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA

“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.

Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.

Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.

L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.

Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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Omofobo sarai tu

OMOFOBO SARAI TU
Di Maurizio Cecconi
(Articolo per la rivista calabrese “Il Pensiero”)

Si parla e si scrive troppo di “omofobia in Italia” in questo periodo. Spesso lo si fa senza cognizione di causa. Niente di cui sorprendersi, sia chiaro: c’è tanta ignoranza attorno al tema delle sessualità, delle omosessualità e delle identità di genere. Basti pensare che ancor oggi c’è chi confonde travestito con transessuale, oppure chi crede che essere un maschio omosessuale equivalga ad essere sessualmente passivi. Naturale quindi che anche i “discorsi” attorno al fenomeno dell’omofobia subiscano gli effetti del pressapochismo italiota che, se causa dispiacere per le persone poco informate, diventa vera e propria indignazione per la disinformazione prodotta dai mass-media. Per questo ho accolto con piacere la possibilità di scrivere un articolo e ringrazio la rivista per lo spazio concessomi.

Per omofobia s’intende “la paura e l’avversione irrazionale nei confronti delle omosessualità”, ovvero la paura nei confronti dei gay e delle lesbiche. Nel caso della paura per le persone transessuali, è preferibile parlare di “transfobia”.

Secondo Erich Fromm, famoso psicologo tedesco, l’omofobia è correlata al timore di essere considerati omosessuali. Questo timore, afferma Fromm, è più frequente negli uomini che nelle donne, perché dal punto di vista culturale il maschio omosessuale viene considerato una “femminuccia” o un “mezzo maschio”, e nel pensiero sessista dominante “se un ragazzo viene definito “femminuccia”, si sente bollato e umiliato dal gruppo. Se una ragazza è invece definita un “maschiaccio”, a ciò non si accompagna uguale disapprovazione, anzi, spesso diventa motivo di orgoglio [...] Così la “femminuccia” è un codardo, un mammone, mentre la “maschiaccia” è una ragazza coraggiosa, capace di tener testa a un ragazzo. Probabilmente questi giudizi di valore vengono sussunti nell’atteggiamento che in seguito si sviluppa nei confronti dell’omosessualità nei due sessi” [fonte Wikipedia Italia].

Questo passaggio di Fromm è importante. Ci fa comprendere che non odiamo le persone omosessuali e i/le transessuali in quanto tali, ma perché la loro sola esistenza mette in discussione il modello di eterosessualità castrante che è stato imposto nei secoli dalla morale giudaico-cristiana. Mario Mieli – mamma del movimento di liberazione gay e autore del fondamentale “Elementi di critica omosessuale” [leggilo gratis] – la definiva “edu-castrazione”: vedeva nell’eterosessualità vigente la costruzione di un modello ottenuto per sola sottrazione (non sono questo, non voglio quest’altro, etc…) invece che il risultato di un confronto e di un nomadismo sessuale.

Il movimento gay/lesbico/bisessuale/trans è da tempo impegnato in tutta Italia in azioni di informazione e di lotta all’omofobia. Facciamo molto, senza dubbio, ma non facciamo ancora abbastanza. Ogni volta che sento la notizia di una violenza su una persona omosessuale o trans, mi si stringe il cuore e penso: “Cazzo! Non abbiamo fatto in tempo ad arrivare lì”. Certo, non è colpa del movimento: scrivo “abbiamo” e intendo tutta la società italiana.

Ed proprio quest’ultimo punto, quel “noi” che rappresenta l’Italia, il punto dolente di tutte le vicende riguardanti le violenze omofobiche. Non esiste nella nostra legislazione una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali dagli atti violenti compiuti nei loro confronti.

Questa assenza è ancor più grave se pensiamo che molti stati europei la possiedono da tempo e che contemporaneamente alle persone gay italiane non è riconosciuto nessun diritto di cittadinanza previsto per le persone eterosessuali, in primis il matrimonio e i benefici legali ed economici che ne derivano. Cornuti e mazziati!

Il movimento gay chiede in particolare l’estensione della legge Mancino, il testo che punisce le violenze compiute in base all’etnia o alla religione. Ci sembra che includere nella legge Mancino anche le violenze compiute contro le persone omosessuali e transessuali sia il modo migliore per tutelarle e per rendere l’Italia un paese appena più civile.

Quando lo approveranno? Nessuno lo sa, ma chi l’ha dura la vince (e non è un proverbio della Lega Nord).

“Laicità questa sconosciuta”, intervista a Maurizio Cecconi su BolognaNotizie

RETE LAICA BOLOGNA, SI PARTE CON LA RACCOLTA FIRME SUL TESTAMENTO BIOLOGICO. L’INTERVISTA A MAURIZIO CECCONI

Da poche settimane è attiva la Rete Laica Bologna, che raccoglie numerosi soggetti del mondo dell’associazionismo e si pone l’obiettivo di svolgere una costante azione di osservatorio e di lobbing sui temi che riguardano la laicità. Ne abbiamo parlato con Maurizio Cecconi, portavoce di RLB.

C’è nei piani di RLB l’intenzione futura di diventare soggetto politico tout court capace di rappresentare quella fetta di elettorato sensibile ai temi della laicità, che al momento fatica a trovare referenti politici?

Ovviamente no. La forza della Rete Laica è data dal fatto che resti fuori dalla battaglia politica in senso partitico e che invece si inserisca nel merito delle questioni attinenti la laicità. Inoltre, RLB è un insieme di associazioni e non vi fanno parte partiti politici né abbiamo intenzione di diventare uno di essi, perché ci farebbe perdere di autorevolezza, nel senso che il nostro impegno è esclusivo sui temi della laicità e non su altri.

La vostra prima azione concreta è stata la proposta di delibera popolare per l’istituzione di un registro comunale per il testamento biologico. Oggi (ieri, ndr) il gruppo consiliare del PD ha approvato un odg in cui si impegna in questa direzione e chiede alla Giunta di proporre un suo testo di legge. Quanto della vostra proposta potrà entrare in questo testo?

L’odg concordato dal gruppo consiliare del PD dice sostanzialmente due cose, una positiva e l’altra no. La prima cosa è che dice sì al registro, il che è un passo in avanti visto che fino a sei mesi fa l’idea era di fare una cosa del genere solo in Provincia, e questo passo è merito di RLB.

Il secondo punto è che chiede alla Giunta di presentare lei stessa una proposta di delibera. Quindi non capiamo il motivo per cui la nostra proposta non vada bene, visto che è già stata approvata ed è entrata a regime in 20 comuni, mentre quella del PD ancora non esiste, e sarebbe quindi una cosa improvvisata, che verrebbe fatta solo per non perdere l’iniziativa politica su questo tema. In più, su questioni come il diritto di decidere della fine della propria vita – su cui l’Italia ha dimostrato di avere una sensibilità molto forte – è importante che la voce sia data ai cittadini e non che tutto si esaurisca in un gioco di palazzo, perché questo ucciderebbe la mobilitazione e l’opera di sensibilizzazione. Invece una proposta di delibera popolare – come la nostra – richiede, per essere presentata, 2000 firme, e quindi anche una previa opera di informazione.
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