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Magnifica India
MAGNIFICA INDIAIl 2 luglio scorso, l’Alta Corte di Nuova Delhi ha reso noto l’atteso verdetto in merito alla richiesta avanzata dalle associazioni lgbt indiane (e in particolare dalla Naz Foundation) di depenalizzare l’omosessualità, almeno per le persone adulte e consenzienti. Il famigerato art. 377 del codice penale indiano – non ci stancheremo di ripetere che si tratta di un’eredità del defunto Impero Brittanico – è stato modificato, permettendo così da quel giorno a 50 milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans indiani di vivere liberamente la propria sessualità, senza la paura dell’arresto.
L’India, la più grande democrazia delle terra, con oltre un miliardo di abitanti e attraversata da conflitti inter-etnici, consegna all’umanità una sentenza storica che lascerà il segno, dimostrando che un regime democratico è in grado di governare una complessità culturale. Il testo del verdetto è chiaro: “l’omosessualità non è un disordine mentale” e nel commentare la sentenza, il capo del Dipartimento di Giustizia dell’Alta Corte, A. P. Shah, ha usato le parole del padre/fondatore, insieme a Gandhi, dell’India moderna, Jawahrlal Nehru: “l’India sarà una società inclusiva. Il fatto che una parte della popolazione non ami un’altra parte, non è una ragione sufficiente per criminalizzarla”.
Secondo il quotidiano online Huffington Post “la depenalizzazione dell’omosessualità in India, per le sue immaginabili conseguenze, sarà paragonata alla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, quando nacque il movimento lgbt mondiale”. Con meno afflato epico e con più concretezza, Vikram Doctor – attivista gay e giornalista, di cui su AUT di Febbraio 2009 presentai un’intervista -, stanco e felice, manda a dire che “è una notizia meravigliosa, l’incredibile conclusione di otto anni di lotta e l’inizio di un nuovo ciclo di battaglie”.
Quali battaglie? Prima di tutto la difesa della sentenza dai già annunciati ricorsi che presenteranno le autorità religiose induiste, islamiche e cattoliche. Queste ultime avevavo fatto sapere attraverso il Vaticano che non si opponevano alla depenalizzazione dell’omosessualità, ma solo all’estensione di alcuni diritti, come il matrimonio, alle persone gay. Dopo il verdetto, si sono prontamente rimangiati quanto in precedenza affermato e hanno iniziato le loro pressioni sul Governo federale, formando una “santa alleanza religiosa” insieme alle confessioni maggioritarie in India. Il reverendo Stephen Alatara, del concilio vescovile del Kerala ha detto che “il Governo ha assicurato che l’omosessualità non verrà legalizzata” e ha annunciato un ricorso alla Suprema Corte assieme ad altri gruppi cattolici. Alcuni ministri del governo di centro-sinistra si sono riuniti per esaminare la questione. Non hanno trovato un accordo. E c’è da credere che non lo troveranno per ancora un po’ di tempo, almeno fin quando le acque non si saranno calmate.
Per Beppe Ramina, giornalista, tra i fondatori di Arcigay e del Cassero e che da anni tesse stretti rapporti con le associazioni lgbt indiane, “è immaginabile che la larga riconferma del Congresso (il partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru) abbia rafforzato una decisione che l’Alta Corte aveva molto probabilmente preso già all’inizio del 2009, quando il dibattimento, dopo anni di stop and go, si era finalmente concluso. L’eccitazione tra gli attivisti delle associazioni gay, dei diritti umani e di lotta all’aids è ora altissima. Nei giorni scorsi era stato celebrato il Pride in quattro grandi città: Bombay, Delhi, Chennai e Bangalore, un evento che dà l’idea di come il movimento trovi forza e si stia espandendo rapidamente“.
Alle amiche e agli amici di AUT e del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli lancio una proposta (e per farlo, uso lo spazio che con generosità mi concedono per raccontarvi di come va il movimento fuori dall’Italia). Nel 2011, quando a Roma ci sarà l’importantissimo Euro Pride, proviamo ad avere tra i partecipanti una delegazione dall’India e ad organizzare una tavola rotonda. Tema: “come si combatte per i diritti delle persone lgbt nel mondo”. La mia convinzione è che sarà utile per svecchiare e internazionalizzare un movimento italiano asfittico e sempre più alle prese con questioni “di bottega” piuttosto che con le reali necessità della lotta.
Anche noi abbiamo un gran bisogno di magnifiche notizie come quelle giunte in questi giorni dalla lontana eppur vicina India.
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India. L’Alta Corta di Nuova Delhi legalizza l’omosessualità – Il testo della sentenza e il video
Il testo della sentenza [in inglese]
L’articolo del Times of India [in inglese]
Polemiche sulla sentenza dai leaders religiosi [in inglese]
Indian Rainbow [in italiano; è un mio articolo per AUT]
Indian Rainbow
Ricordatevi questa parola: Cindia. Cina più India. E anche quest’altra: BrIC. Brasile più India più Cina. Quando si parla e si scrive di Cindia e di BrIC si stanno affrontando i temi economici, sociali e politici relativi alle tre nuove potenze nate dalla globalizzazione. E in mezzo c’è sempre l’India, il sub-continente asiatico: un miliardo e cento milioni di cittadini, una democrazia nata dalle ceneri dell’Impero Britannico. Un esperimento, secondo i più “avvertiti” studiosi, che sarebbe dovuto implodere dopo pochi anni e che invece ha superato indenne la Guerra Fredda (con l’India tra gli stati promotori dell’alleanza dei paesi non allineati), la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine degli equilibri geopolitici sanciti dalla II Guerra Mondiale. Grazie agli accordi sottoscritti in seno al WTO (Organizzazione per il Commercio Mondiale), il capitale di risorse umane, di materie prime, di intelligenze dell’India è emerso con forza sulla scena internazionale, imponendosi come uno dei centri del nuovo e instabile equilibrio multipolare. Non più solo Londra, New York e Mosca. Aggiungete anche Delhi, Mumbai e Bangalore alla lista delle capitali finanziarie di questo presente scoppiettante. Gli attacchi terroristici a Mumbai del dicembre scorso vanno inseriti in questo contesto, per essere compresi. Sono uno dei molti tentativi d’influenzare e destabilizzare la più antica, anzi una delle poche democrazie presenti in Asia. La democrazia indiana è un simbolo potente per i movimenti che lottano contro le tirannie militari e religiose nei molti stati ancora vittime di regimi dittatoriali del sud-est asiatico. E le persone lgbt sanno bene quanto l’affermazione dei diritti civili sia strettamente connessa alla buona salute dello stato di diritto. Proprio da questo punto siamo partiti per discutere via e-mail con Vikram Doctor, giornalista del The Economic Times e attivista gay. Vikram è particolarmente ironico, ama farsi beffe dei pregiudizi di cui siamo spesso inconsapevoli portatori ed è animato da una grande passione civile per il suo paese e per i diritti delle persone gay. Vikram è da anni impegnato nella lotta delle associazioni indiane per l’abolizione dell’articolo 377 del codice penale, che iscrive l’omosessualità tra i reati puniti anche con la prigione.
Vikram mi ha promesso che ci risentiremo appena l’Alta Corte di Nuova Delhi, presso cui viene discussa la causa per l’abolizione dell’articolo 377, emetterà il suo verdetto. Non mancherà Aut, sempre attento e informato, di far conoscere ai suoi lettori e alle sue lettrici gli sviluppi della lotta per un’India dove sventoli garrula la bandiera arcobaleno. Personalmente, nel seguire da tempo le battaglie per i diritti civili dei movimenti di liberazione sessuale presenti in tutto il mondo, mi sono convinto che noi italiani siamo troppo concentrati su noi stessi, sul nostro piccolo e asfittico paese. Che abbiamo bisogno di contaminarci e di studiare le pratiche sviluppate in altri contesti sociali e culturali. Di abbattere il nostro euro-centrismo e aprirci alle diversità del mondo. Come cita in ogni numero il mio settimanale preferito, “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia”.“Whoever voluntarily has carnal intercourse against the order of nature with any man, woman or animal, shall be punished with imprisonment for life, or with imprisonment of either description for a term which may extend to ten years, and shall also be liable to fine.”
Abolizione del reato di omosessualità in India (art. 377). A che punto siamo? Ne parliamo con Vikram Doctor
Traduzioni di Mattia Cioni e Tomas Kutinja?
Vikram Doctor è un un giornalista del The Economic Times, l’edizione sull’economia figlia del Times of India. Come professionista dell’informazione e come attivista per i diritti delle persone lgbt da anni si spende molto, a Mombai, per l’abolizione del reato di omosessualità in India, contemplato nel famigerato articolo 377 del codice penale indiano. In questi ultimo anno la vicenda ha subito una forte accelerazione, grazie alla causa intentata da alcune associazioni che lottano per la prevenzione dell’HIV/AIDS contro l’art. 377. A loro avviso, la condanna giuridica e sociale che ne deriva aumenta le possibilità di diffusione della malattia, costringendo milioni di persone alla clandestinità e all’assenza di informazioni sanitarie adeguate. La causa, in discussione presso l’Alta Corte di Nuova Delhi, è a un bivio: dopo aver raccolto i pareri delle parti (a favore della depenalizzazione dell’omosessualità: le associazioni; contrario, significativamente, il governo federale, seppur con qualche incrinatura), i giudici si sono ritirati in camera di consiglio – per i report precedenti, si veda qua – . Elaboreranno il loro verdetto e sapremo se accoglieranno le richieste di abolizione o se al contrario confermeranno la situazione attuale. In ogni caso, la discussione in tribunale ha aperto un dibattito anche nella società e sui mass-media indiani.
Per capire a che punto stiamo, come reagisce alla discussione la popolazione indiana, quali prospettive ci sono per il futuro abbiamo rivolto a Vikram Doctor le seguenti domande a cui lui ha gentilmente risposto per e-mail.
1. Vikram, per quando è atteso il verdetto dell’Alta Corte?
Ormai ogni giorno. Non abbiamo certezze perché l’Alta Corte ci avviserà soltanto il giorno prima di annunciare la decisione. Dipende da quanto i giudici ci metteranno ad arrivare alla loro decisione. Gli argomenti sono stati completamente esposti, questo caso ha un alto profilo e i giudici sono conosciuti come indipendenti e coscienziosi, quindi la decisione dovrebbe essere presa presto. Ma non sappiamo quando.
2. Se il verdetto sarà positivo e accoglierà le richieste delle associazioni, che effetti avrà?
La decisione, qualunque essa sarà, sarà limitata – limitata allo stato di Delhi e limitata nel senso del tempo perché verrà quasi sicuramente presentato ricorso presso la Corte Suprema, per una decisione definitiva – .
Se sarà positiva, i nostri avversari ovvero i gruppi che negano l’importanza di un’azione contro l’AIDS e una parte della destra nazionalista, probabilmente sostenuti dall Ministero degli Interni indiano, si appelleranno quasi sicuramente alla Corte Suprema. Questo comporterebbe una sospensiva della sentenza. Se sarà negativa, i gruppi per i diritti degli omosessuali potrebbero appellarsi anche loro alla Corte Suprema (ma non abbiamo ancora una strategia precisa al riguardo).
Ma è una questione tecnica. Se vinciamo, sarà veramente una grande vittoria simbolica perché sarà la prima volta che un’Alta Corte in India si occupa delle questioni relative all’omosessualità. Inoltre, tra le Alte Corti dell’India, le decisioni delle Alte Corti di Delhi, Bombay e Chennai hanno un’importanza particolare, in quanto altamente rispettate. La decisione non sarà probabilmente vincolante, ma manderà un forte segnale giuridico, indicando la direzione nella quale i diritti degli omosessuali in India dovrebbero andare.
Abbiamo già evidenze su come questo caso stia influenzando la legge, ancor prima che la decisione sia pubblicata. Circa un anno o due fa, un giovane uomo inglese dal nome Desmond Hope è stato accusato di violazione dell’articolo 377 a Goa. L’Alta Corte di Goa gli ha dato garanzie sul territorio e questo ci dimostra come le attitudini verso l’omosessualità stiano cambiando in India.
3. Il reato di omosessualità previsto dall’art. 377 verrà abolito in tutta l’India?
Come ho spiegato, no. La decisione riguarderà Delhi, ma il suo effetto sarà percepito in tutta l’India. Devo anche precisare che non stiamo chiedendo che l’articolo 377 venga cancellato, ma stiamo chiedendo un cambiamento molto piccolo – stiamo chiedendo alle corti di dichiarare che esso non venga applicato agli adulti consenzienti. Le ragioni per questa richiesta è che la legge in questione viene ancora usata nei casi di abuso sessuale sui bambini e di violenza sessuale sugli adulti. Idealmente, dovrebbe essere creata una nuova legge per occuparsi di questi casi, ma in sua assenza speriamo che le corti useranno il loro potere per escludere gli adulti consenzienti dai reati previsti da questa legge.

Abolition of homosexuality crime in India (art.377). Where are we now? I spoke with Vikram Doctor
Translations by Mattia Cioni and Tomas Kutinja?
Vikram Doctor is a journalist working with the The Economic Times, the Times of India’s sister business publication. As a professional responsible for the dissemination of information and as an activist for the rights of lgbt people a lot or work is done, in Mumbai, for the abolition of the crime of homosexuality, contemplated in the infamous article 377 of the Indian penal code. In the last year the situation has greatly accelerated, thanks to a cause initiated by several associations which work for the prevention of HIV/AIDS and against article 377. According to the previously mentioned associations, the legal sentence and social condemnation derived from article 377 increases the possibility of the spread of the disease and forces millions of people into hiding without necessary information and suitable healthcare. The case, being discussed now in the high court of New Delhi, is at a crossroads: after having heard the positions of both sides (one for the decriminalization of homosexuality: and the associations against, namely the federal government, though not completely) the judges have retired to their chambers – to discuss the previous issues – . The judges will discuss their eventual verdict and we shall know if they will welcome the requests of abolition or if on the contrary they will support the present status quo. At any rate, the discussion in the high court has sparked a debate in Indian society and mass media.
In order to understand where we are now, how the Indian population will respond to the debate and what future prospectives exist we have asked Vikram Doctor to answer the following questions and he has kindly responded by email.
1. Vikram, when should we expect the verdict of the High Court?
Any day now. We don’t know for sure because the High Court will only let us know the day before that they are posting a decision. So it depends on how long the judges take to do their decision. The arguments have been thorough, this is quite a high profile case and the judges are known to be independent and conscientious, so a decision should be due soon. But we don’t know when.
2. If it is positive and welcomes the requests of the associations what effects will it have?
Strictly speaking the decision, whatever it is, will be a limited one – it will be limited to the state of Delhi, and will probably also be limited in time too, because it will almost definitely be appealed to the Supreme Court for a final decision. If it is positive then our opponents who include an AIDS denial group and a right wing nationalist, possibly supported by India’s Home Ministry, will almost definitely appeal it to the Supreme Court, which could apply a stay order. If it is negative, the queer rights groups could appeal it (but we haven’t really got a firm
strategy for this yet).
But this is technical. If we win it will be a really big symbolic win, because it will be the first time a really high court in India is pronouncing on the subject of homosexuality. Also, among the High Courts in India, the decisions of the Delhi, Bombay and Chennai High Courts are often given particular importance because they are particularly well respected courts. The decision will probably not be binding on other courts, but it will send a strong signal to the legal community on the direction that queer rights in India should take.
We already have evidence of how this case is affecting the law, even before it is decided. About a year or two ago, a young British man called Desmond Hope was accused of violating this law in Goa. The High Court of Goa gave him bail on the grounds that the fact that this case was being fought showed that attitudes towards homosexuality are changing in India.
3. Will the crime of homosexuality as stated in article 377 be abolished in all of India?
As I stated, no. The decision will be limited to Delhi, but its effect will be felt across India. Also, I should make it clear we are not asking for Section 377 to go, but are only asking for a very narrow change – we are asking to courts to declare that it does not apply to consenting adults. This is because the law still has use in cases of child sex abuse and male rape. Ideally there should be a new law to deal with these, but in its absence we hope the courts will use their power to exclude consenting adults from this law.

India, abolizione del reato di omosessualità – Quinto giorno di discussione alla Corte Suprema: aggiornamenti
New Delhi, 30 settembre: Sotto accusa di aver preso posizioni contraddittorie sulla legge contro l’omosessualità, lunedì il Governo ha detto alla Corte Alta di Delhi di non tenere in conto le posizioni del Ministro della salute dell’Unione Anbumani Ramadoss sulla legalizzazione del sesso gay tra adulti consenzienti, aggiungendo che la Section 377 dell’IPC (Codice Penale Indiano) era “la volontà del Parlamento e del popolo, e che mai potrebbe essere sbagliata”.
India, abolizione del reato di omosessualità – Terzo giorno di discussione alla Corte Suprema: aggiornamenti
Vikram Doktor, giornalista del Times of India, sta seguendo l’evolversi della discussione tra i favorevoli alla richiesta, i contrari e i supremi giudici. Il governo indiano non è ancora stato chiamato dalla Corte ad esprimersi sulla questione, ma purtroppo sembra che quando lo farà darà un parere negativo. Per questo, la mobilitazione a sostegno delle amiche e degli amici indiani ha la necessità di costituire dei gruppi di pressione in ogni stato dove ci sia una comunità lgbtq in grado di farlo. Gruppi che intervengono con petizioni e iniziative, che si rivolgano direttamente al Governo centrale di Nuova Delhi, che chiamino in causa il Primo Ministro e lo spronino a sostenere una posizione di civiltà e di progresso. E che facciano sentire alle lesbiche, ai froci, ai bisex e ai transgender indiani che non sono soli in questa battaglia.
Alcuni e alcune stanno pensando di mettere insieme una struttura informale e reticolare, che potremmo chiamare Lega italiana per l’abolizione del reato di omosessualità in India (Italian League for the Abolition of the Homosexuality Crime in India). Primo obiettivo: stendere un appello in italiano e in inglese diretto al Governo indiano, affinché prenda una posizione favorevole all’abrogazione del reato di omosessualità.
Nel report di Vikram, si legge questa bella frase, che ci lascia ben sperare:
I giudici hanno accettato che certi aspetti dovrebbero essere reinterpretati alla luce dell’evoluzione sociale. Ai tempi del disegno della Costituzione molta attenzione era dedicata ai diritti delle minoranze come le caste schedate e le tribù, ma la sessualità non era stata a quei tempi ancora discussa. Pare che adesso sia il momento di aggiungere questi temi alle questioni dei diritti delle minoranze.
Chi fosse intenzionato a sostenere le iniziative italiane, aggiunga questo indirizzo e-mail alla sua rubrica: voci.contro.articolo.377@gmail.com e scriva esplicitando la sua sorellanza. Quante più persone parteciperanno alla diffusione dell’appello, tanto maggiori saranno i risultati in termini di firme raccolte. Appena pronto, lo renderemo disponibile, anche su queste pagine.
Prima di passarvi il link per scaricare il report di Vikram Doktor, desidero farvi notare quanto sia entusiasmante l’accuratezza filosofica con cui è dibattuto il caso presso la Corte Suprema:
Non si può ridurre l’omosessualità solo a un atto, perché è parte del vero essere della persona gay; la legge quindi non criminalizza soltanto qualcosa che questa persona potrebbe fare ma la persona stessa nella sua totalità. E’ sbagliata e incompatibile con l’essere umano.





