Articoli marcati con tag ‘Laicità’
Pier, ma come parli?
Ma come parli? E’ nata la destra democratica! Adesso possiamo essere di sinistra!
Fai mente locale: uguaglianza, giustizia, laicità.
I fondamentali, Pier: non ci sono più scuse.
Emilia-Romagna, clericale dell’UDC verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità. Una petizione per dire NO
Se condividete le intenzioni e il testo dell’appello, firmate e diffondete.
I clericali non vanno mai in ferie. Nemmeno noi.
Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità
E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.
La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:
Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.
Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.
Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.
Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.
Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.
L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).
I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.
Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.
Concordo in pieno con l’amico Franco.
Due Giovanni XXIII a Bologna
Fino al 1947, se aveste scorso l’elenco ufficiale dei pontefici, avreste trovato un altro Giovanni XXIII, che a Bologna, come vedremo, dimostrò di che pasta era fatto. Se il Cardinale Roncalli ha potuto usufruire del nome di quel lontano e terribile predecessore, è perché nel frattempo era stato dichiarato “antipapa”, quindi non riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa, nonostante da un Concilio fosse stato eletto. Ma andiamo con ordine.
Nel lontano 1410 Luigi II d’Angiò, re di Napoli e di Gerusalemme e gonfaloniere della Chiesa, convinse i cardinali, riuniti nel Concilio di Pisa per eleggere il nuovo Papa, che il candidato giusto era quello di Baldassarre Cossa, che assunse il nome di Giovanni XXIII.
Giovanni XXIII – leggiamo nell’utile testo di Eric Frattini, “I Papi e il sesso”, edito dai tipi della Ponte alle Grazie – “era un pirata, un mercenario, un lussurioso, un pederasta, uno stupratore, un avaro, un ingordo e uno spietato assassino”.
Da giovane, mentre studiava diritto a Bologna, Cossa era famoso tra la popolazione perché amante del sesso e della lussuria. Terminati gli studi, ricevette la nomina a tesoriere papale. La carica gli permise di controllare le finanze dello Stato Pontificio e per aumentare gli introiti, vendette importanti cariche ecclesiastiche a nobili e a ricche famiglie in cerca di un quarto di aristocrazia. In cambio di ingenti somme di danaro, raccomandava presso alcuni prestigiosi conventi delle giovani e vergini donne, figlie di nobili, non prima di averle deflorate; faceva parte del prezzo da pagare. Alcune di queste ragazze, le più belle, furono persino vendute ai saraceni, all’insaputa delle famiglie. In seguito, Cossa contribuì all’elezione al trono pontificio di Bonifacio IX che, per ringraziarlo, lo nominò cardinale e legato papale a Bologna. Nella sua nuova veste, tra i suoi primi atti, troviamo la decisione di bloccare il cantiere di San Petronio, iniziato nel 1390, e di vendere tutti i materiali edili, ammassati in piazza Maggiore, a privati.
Le cronache del tempo – continua Frattini – riportano che, da quando il Cardinale Cossa s’era insediato nella tranquilla città emiliana, “s’era attorniato da quasi duecento donzelle, spose e vedove e molte suore”. I bolognesi lo accusavano di aver sedotto molto donne sposate, poi uccise dai mariti o dai padri “disonorati”. Cossa, con un decreto, inaugurò il prossenitismo, importando nella città felsinea quanto già in voga a Roma: le prostitute dovevano pagare al legato papale una tassa sui loro guadagni, calcolata in base al numero di prestazioni sessuali praticate. Tale tassa, a Bologna, fu poi estesa anche ai panettieri, alle case da gioco, ai venditori di vino, facendo del Cardinale Cossa uno degli uomini più ricchi d’Italia.
Leonardo Aretino, segretario personale di Cossa durante i suoi nove anni di permanenza come cardinale a Bologna, ne magnificò le doti di grande inquisitore con queste parole che, lette oggi, continuano a trasmettere un brivido di terrore: “Giorno dopo giorno, una moltitudine di persone di entrambi i sessi, bolognesi e forestieri, veniva trascinata verso la morte con diverse accuse, tanto che la popolazione di Bologna si ridusse a quella di una cittadina. I sopravvissuti riuscirono a prosperare rapidamente”.
Alla morte dell’antipapa Alessandro V, Cossa si adoperò per indire, grazie alle sue ingenti risorse finanziarie, il Concilio di Pisa, che destituì il papa Gregorio XII (nel frattempo succeduto a Bonifacio IX) e il papa avignonese Benedetto XIII. Di tre uno e prese il nome di Giovanni XXIII.
Giovanni XXIII fu in seguito accusato di essere, tra le altre imputazioni, “un ateo e un mutilatore di cardinali”. A molti prelati “disobbedienti”, infatti, fece tagliare la lingua, le dita delle mani e il naso. Ebbe rapporti incestuosi con due sue sorelle. Giovanni XXIII sostenne che, siccome non le sottoponeva a penetrazione vaginale, bensì anale, commetteva solamente un peccato lieve.
La situazione di estrema conflittualità, data dalla presenza in contemporanea di tre papi, portò Giovanni XXIII a indire il Concilio di Costanza, nel 1414, con l’intento di riappropriarsi della sede romana, occupata da Gregorio XII. Il Concilio non volse a suo favore.
Davanti al Concilio furono presentate delle accuse a Giovanni XXIII, per motivarne la richiesta di deposizione, capi d’imputazione così riassunti in una cronaca del tempo: “E’ poco probabile che in precedenza si fossero presentati contro un uomo settanta capi d’accusa tanto abominevoli come quelli rivolti al vicario di Cristo. Prima di emettere il verdetto finale, furono ritirate le accuse di sedici delle depravazioni più indescrivibili, non per rispetto al Papa, ma alla pubblica decenza”. Sebbene le accuse di pirateria, assassinio, violenza carnale, sodomia e incesto furono ritirate, Giovanni XXIII fu accusato di essere un bugiardo, un vizioso, di aver portato sulla cattiva strada con i propri consigli Papa Bonifacio IX, di essere entrato a far parte del Collegio Cardinalizio grazie al danaro, di aver regnato come un tiranno e con estrema crudeltà, di aver assassinato in massa i cittadini di Bologna, di aver avvelenato l’antipapa Alessandro V, di non credere nella resurrezione e nella vita eterna, di essersi abbandonato a piacere animali, di essere la reincarnazione del Diavolo, di aver avuto rapporti sessuali con oltre trecento suore, di aver violentato le sue sorelle e di aver ordinato l’arresto di un’intera famiglia per poter abusare della madre, del padre e dei loro tre figli.
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Neanche un Nichelino di laicità
A Nichelino, comune alle porte di Torino, un giovane consigliere del PD, Fabio Salerno, a inizio luglio ha presentato una mozione per istituire un registro delle unioni civili. La sua iniziativa è stata bocciata dal Consiglio Comunale, coi voti dei suoi compagni di partito e della destra. Stesso copione di Pesaro.
A nulla è servito l’esempio che la città di Torino avrebbe dato da lì a pochi giorni e di cui si discuteva da mesi.
Neanche un Nichelino di laicità.
CSM, accordo nel segno dell’omofobia
Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.
In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.
Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).
Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.
Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -
“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.
Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:
“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.
Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?
Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.
PD, un doppio paso doble contro i diritti civili
1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;
2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;
3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;
4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.
Considerazioni
Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.
Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.
Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.
Conclusioni
Andiamo da un’altra parte.
Napoli Pride 2010 – Il mio videodiario
Ospite del mio amico Jusie Love, ho partecipato alla festa dei collettivi, (S)Queer Think. Suonavano Vozla, Lady Maru & Cascao e Le tette biscottate. Mi sono svegliato all’alba e passeggiato per la città, lungo un isolato di notevole architettura fascista. Ho partecipato al seminario sul matrimonio gay organizzato dal Comitato “Sì, lo voglio!”. Pranzato con una pizzetta e manifestato “alla luce del sole”. Durante il concentramento in Piazza Cavour, ho assistito alla contestazione antifascista a Paola Concia, onorevole del Partito Democratico. Ne ho scritto qui, pubblicando anche il video. E’ stata una splendida manifestazione. La città ha risposto sorridendo e, curiosa di questa marea assortita di persone, ha partecipato, mai con scherno o rifiuto. A causa del mio piede in via di guarigione, ho passato la maggior parte del tempo sul carro del Cassero/Arteria. 6 Km 6 di percorso per il centro: neanche alla Love Parade lo disegnano così impegnativo! L’arrivo in Piazza del Plebiscito ha coinciso col momento di smontare armi e bagagli e prendere il pullman, per tornare a Bologna. Se non s’è ancora capito: GRAZIE NAPOLI!
Il videodiario su Vimeo e su Facebook.
Il crocifisso e l’ammucchiata clericale: Governo Berlusconi, Napolitano, destre e PD contro la laicità
Il 30 Giugno la “Grande Chambre” della “Corte europea dei diritti dell’uomo” si dovrà pronunciare sulla vertenza Lautsi contro Italia.
La signora Lautsi ha presentato denuncia, sostenuta dalla UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, perché costretta a inviare i propri figli in una scuola pubblica dove sono presenti dei crocifissi nelle aule.
La Corte s’è già espressa, dando ragione in pieno alla signora Lautsi.
Il Governo Berlusconi ha presentato ricorso contro la decisione della Corte. La Grande Chambre è chiamata ad esprimersi.
Dopo l’annuncio del ricorso del Governo italiano, molteplici le dichiarazioni del Vaticano, di politici di destra e di sinistra. Il PD sostiene il ricorso del Governo e, al Senato, ha presentato un disegno di legge per legalizzare la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche.
E’ intervenuto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha dichiarato che “la laicità dell’Europa non può essere concepita in termini tali da ferire sentimenti popolari e profondi”. Per il Quirinale sarebbe meglio che decidessero i singoli Stati e non le corti europee.
Singolare idea di laicità e di Europa, quella di Napolitano.
A dargli man forte e a definirlo “laico”, nei giorni scorsi, ci ha pensato Eugenio Scalfari: “le private credenze o non credenze non influiscono in nessun modo sulla concezione politico-costituzionale” del Presidente Napolitano.
Che pena, vedere questi uomini così potenti, supini e incapaci di staccare l’Italia dal cordone ombelicale della Chiesa Cattolica.
Che pena, questa sinistra da oratorio, che non rispetta la laicità dello Stato italiano in nome della “bontà delle tradizioni”.
Postilla: i laici sono fiduciosi che la Grande Chambre confermerà il verdetto della Corte. Se succederà, faremo un bel brindisi, alla brutta faccia di questi ipocriti. Quando ci vuole ci vuole.








