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Invettiva contro i giornalisti che criticano Ronchi

Voi giornalisti conservatori di destra e ancor più di sinistra, voi non capite il suo “genius loci”. Ronchi è dadaista, gioca coi mass-media (da pronunciare con la “s” strascicata di sócc’mel), distrugge le convenzioni, si prende gioco dei luoghi comuni e delle deontologie professionali ammuffite. Lui è cool, voi siete out. Lui è il contemporaneo, voi siete vintage. Lui sa, voi ignorate. Lui può, voi seguite. Ci vuole umiltà, ragazze e ragazzi, tanta umiltà, ma alla fine il Grande Disegno del Grande Assessore vi sarà chiaro: tagliare confondendo le acque con tanto rumore di fondo.
L’arca di Noè affonda sul monte Ararat
Scaricata dal centro-sinistra – grazie alla mobilitazione delle donne, delle persone lgbt e dei laici – Silvia Noè (Udc) affonda sul monte Ararat, a un passo dalla Presidenza della Commissione regionale per Pari Opportunità.
Al suo posto è stata eletta la consigliera Roberta Mori (Pd), a cui auguriamo buon lavoro.
[Scarica la rassegna stampa del 26 Luglio 2011]
[Scarica la rassegna stampa del 27 Luglio 2011]
[Il mio pezzo per Il Fatto Quotidiano online]
Regione, la sinistra contro l’asse Pd-Udc
Sel e Idv bocciano la nomina della casiniana Noè alle Pari opportunità. L’irritazione di Errani
Silvia Bignami, Repubblica Bologna, domenica 24 luglio 2011
Vendoliani e dipietristi sbarrano la strada alla cattolica Silvia Noè verso la presidenza della commissione Pari opportunità in Regione. Sulla capogruppo Udc è arrivato il veto pesante di Italia dei Valori, Federazione della Sinistra e Sel-Verdi. Nettissimo anche il no delle associazioni Lgbt, pronte domani a fare un presidio con mestoli e padelle davanti all’assemblea legislativa in viale Aldo Moro: “Quella non è una presidenza di garanzia. Vogliamo una presidenza rispettosa del diritto di autodeterminazione di ogni donna o uomo”.
Lo scontro in maggioranza è scoppiato durante la riunione dei capigruppo convocata venerdì dal presidente Vasco Errani, a cui non erano sfuggiti i malumori di una parte consistente della sua coalizione sul nome della Noè, che sarebbe frutto di un accordo diretto dei Democratici con l’Udc di Pierferdinando Casini. Al vertice la dipietrista Liana Barbati, il vendoliano Gian Guido Naldi e il capogruppo Prc Roberto Sconciaforni hanno mostrato pollice verso: la prossima settimana, quando in consiglio regionale dovrà eleggere il presidente della neonata commissione Pari Opportunità, non voteranno Noè. Un irrigidimento che certo non è piaciuto a Errani, impegnato in queste ore nella mediazione. La sinistra punta il dito contro il carattere laico della commissione: incompatibile con la Noè, esponente centrista e cattolica. “La candidatura della Noè è stata presentata dal Pd – spiega Gian Guido Naldi, Sel – con la giustificazione che si tratta di una commissione che può essere affidata alla minoranza. In realtà però quello delle Pari opportunità è un tema politico, e noi riteniamo che quella presidenza debba essere assegnata alla maggioranza”. Non solo. Le argomentazione del fronte del “no” alla Noè si sono concentrate anche sul fatto che la casiniana è capogruppo di se stessa a viale Aldo Moro. “È inusuale che a chi è già capogruppo di se stesso venga assegnata una commissione” spiega Naldi.
L’opposizione alla Noè è stata netta: c’è addirittura chi minaccia di disertare le sedute della commissione se alla fine dovesse farcela. Il no di sinistra e Idv farà sicuramente la differenza in aula: in tutto si tratta infatti di otto voti, mentre il pd ne ha 24 a disposizione. Per eleggere il presidente di una commissione ne occorrono 40 nelle prime due votazioni e 26 nella terza. Il Pd, insomma, da solo non ce la farebbe neanche all’ultima votazione col quorum più basso. Sempre che il centrodestra non venga in soccorso, ma è da vedere se i Democratici vorranno giocarsi questa carta. Dunque, da qui alla prossima settimana si cercherà di ricompattare la maggioranza. Per ora sembra non sia previsto un piano b. Al voto si potrebbe arrivare già domani, quando davanti alla sede della regione protesteranno le associazioni Lgbt.
Biotestamento, l’unico vincitore è il Vaticano
Questa mattina sono stato intervistato a proposito del ddl Calabrò approvato ieri dalla Camera dei Deputati.
A questo link è possibile scaricare il comunicato stampa del Coordinamento Laico Nazionale.
Qui è invece possibile ascoltare l’audio trasmesso da Radio Città Fujiko.
Cosa succederà oggi in Egitto e al Cairo
I movimenti di protesta egiziani hanno annunciato che oggi sarà “il vero giorno della collera in tutto il paese”.
Con due significative novità.
Prima: dopo un certo attendismo, scenderanno in piazza anche i militanti dei Fratelli Musulmani. Partito “parzialmente legale” ma dal grande seguito popolare, i Fratelli Musulmani si caratterizzano per un approccio alla politica di tipo islamista, volto ad ottenere una società egiziana più conforme ai dettami del Corano. Finora s’erano tenuti in disparte, per evitare che la rivolta egiziana venisse definita, in patria e all’estero, come “integralista”. Ora hanno rotto gli indugi. Sarà tutto da verificare il loro peso nelle manifestazioni e il mantenimento del carattere laico delle proteste.
Seconda: il principale esponente dei partiti dell’opposizione, Mohamed El Baradei, premio nobel per la pace ed ex direttore dell’Aiea – l’Agenzia internazionale per l’energia atomica – è tornato al Cairo e si è candidato a guidare tanto le proteste quanto un governo di transizione.
Oggi, venerdì, è il giorno sacro dell’Islam. Dopo le rituali preghiere nelle moschee di tutto il paese, le rivolte riprenderanno ancor più intense, con ogni probabilità, in tutte le strade di tutte le città.
Non sarà facile avere notizie: il Governo ha oscurato internet e i cellulari.
Rosso Fiom
Stamattina a Bologna s’è tenuto lo sciopero generale della Fiom-Cgil, in anticipo d’un giorno rispetto a quello nazionale, che si terrà venerdì 28 Gennaio.
30.000 partecipanti, operai da tutta la regione e poi studenti, pensionati, precari. Altissima l’adesione nelle fabbriche, con percentuali oscillanti tra l’80 e il 100%.
Il corteo è passato davanti alla sede dell’Arcigay “Il Cassero”, che aveva esposto un cartello gigante: “Le vostre battaglie sono le nostre battaglie”.
Tante le bandiere delle forze politiche di sinistra, tra cui brillavano per assenza quelle del Partito Democratico. Guai a pensare male e ad essere prevenuti: erano “nascosti” dietro il palco in Piazza Maggiore, a raccogliere firme per mandare a casa Berlusconi. In Emilia ne hanno raccolte più di 60.000; gliene restano da raccogliere circa 9.940.000: auguri!
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Mi sono piaciuti gli interventi di Stefano Tassinari, a nome di un gruppo di scrittori bolognesi e non solo, e quello di Maurizio Landini. Emozionato, con voce rotta, il segretario della Fiom ha duramente attaccato Confindustria, Fiat, Cisl e Uil per la miopia dimostrata e l’assenza di una seria politica industriale; ha difeso il lavoro quale fondamento della dignità di ognuno/a.
In conclusione, ha chiesto che la Cgil proclami lo sciopero generale. La piazza ha scandito in coro “Sciopero generale!” e la richiesta è proseguita anche all’inizio dell’intervento di Susanna Camusso, che s’è ben guardata dall’annunciare una protesta che, oramai, non si comprende per quali motivi il sindacato non organizza. A causa di questa reticenza, la segretaria confederale s’è presa qualche fischio; non tanti, ma qualcuno e più che giustificato.
Un duro commento al discorso di Camusso è arrivato da Giorgio Cremaschi, componente del comitato centrale della Fiom: ha definito “deludente” il suo intervento e s’è chiesto “dove vuole andare la segreteria della Cgil, in un momento in cui la grande maggioranza dei lavoratori e sicuramente degli iscritti all’organizzazione chiede e vuole lo sciopero generale?”.
Mi domando, al di là delle inevitabili dietrologie, per quale motivo la Cgil sceglie di essere trascinata invece che porsi lei stessa all’avanguardia di questa lotta che, non dimentichiamolo, è appena iniziata e, dunque, ha davanti a sé ancora molta strada da percorrere.
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Il premio “simpatia ed entusiasmo” va allo spezzone formato dalle donne della Fiom di Reggio Emilia che, animate da un megafono, scandivano ripetutamente “chi non salta una Ruby è”.
Il premio “asino stipendiato” va al Ministro del Lavoro Sacconi, che ha dichiarato di “non capire perché il sindacato manifesta”.
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Qui potete vedere qualche foto che ho scattato e qui quelle pubblicate da Città del Capo – Radio Metropolitana.
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Come disse una volta Picasso, “quando finisco il blu, uso il rosso”. Oggi, insieme alle tute blu, raccolti attorno al rosso Fiom, c’erano i movimenti che non s’arrendano di fronte all’affermarsi di un capitalismo straccione e predatorio.
Partecipa a “Lenzuola per Bersani”
Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, è famoso per le sue metafore agresti e geriatriche. Passerà alla storia della politica per il lancio della proditoria “lenzuolata di liberalizzazioni”.
Con un’intervista a Repubblica, ha esplicitato quanto si andava temendo da giorni: avanti al centro. Che tradotto significa: alleanza con Fini e Casini, col terzo polo dell’integralismo cattolico e della destra.
Inevitabile corollario: archiviare le primarie a livello nazionale e, passate quelle in calendario, probabilmente anche quelle locali, dopo le brucianti sconfitte della Puglia, di Firenze e di Milano. La paura che vinca Vendola è troppo forte.
Il circo Barnum del Pd produce, dunque, sempre lo stesso topolino, destinato alla sconfitta e alla subalternità politica al centro e alla destra. Quando si è nati per perdere, l’unica vittoria pare essere la morte.
Ci vogliamo consegnare mani e piedi a questo andazzo? Non pare proprio il caso.
Qualche voce di dissenso s’è levata anche all’interno del Partito Democratico, per esempio quelle di Giuseppe Civati e di Ivan Scalfarotto. Non bastano.
E’ necesserio, anzi è estremamente necessario che gli elettori del centrosinistra facciano sentire la loro voce in prima persona.
Come? Partecipando a “Lenzuola per Bersani”.
Prendi un lenzuolo (meglio se vecchio, altrimenti poi chi le sente le mamme, le nonne, le zie, le compagne e i compagni di vita), scrivici sopra il tuo messaggio, chiaro e semplice, per il segretario. Stendilo o indossalo, scatta una foto alla tua opera e inviala a lenzuola.per.bersani@puta.it
Raccoglierò le foto delle nostre lenzuola di protesta e le pubblicherò in una galleria fotografica.
Di dover votare tra qualche mese il clericale Pierferdinando, quale Pres.del.Cons, non ne voglio sapere. E voi?
Avanti con le vostre foto!
Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità
E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.
La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:
Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.
Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.
Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.
Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.
Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.
L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).
I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.
Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.
Concordo in pieno con l’amico Franco.
Raffaele Donini e la laicità innominata
Da pochi giorni s’è concluso il congresso provinciale del Partito Democratico di Bologna, che ha eletto quale suo nuovo segretario Raffaele Donini. Elezioni che hanno registrato la partecipazione di pochi iscritti, il 20%, e come risultato una percentuale “bulgara” per l’ex sindaco di Monteveglio.
Grazie a Radio Radicale, ho potuto ascoltare la registrazione audio del congresso e la prima importante relazione del neo segretario, da leggere e interpretare come il panorama politico/ideale entro cui si muoverà la nuova dirigenza.
Dopo una parte dedicata alla crisi economica e alle strategie del PD per riconquistare la fiducia dei cittadini dopo il capitombolo immorale di Delbono, Donini affronta il tema dei drammatici tagli alla scuola, che non definisce mai “pubblica”, bensì parte di “un sistema complessivo”.
La traduzione è: per noi democratici la scuola è sia quella pubblica e quella privata e difendiamo entrambe. Peccato che nessun potere forte (Governo, Vaticano) attacchi la seconda, che continua a godere indisturbata dei suoi privilegi e finanziamenti – questi sì cospicui e “pubblici” -, erogati dalle istituzioni di ogni ordine e grado: Ministero, Regione, Provincia, Comune. Il primo è vittima della direzione mercantile-clericale della Gelmini e delle destre berlusconiane; in Emilia, il secondo e il terzo sono governati dal centrosinistra, di cui il Partito Democratico è l’indiscussa forza di riferimento; il quarto, il Comune, stanno ragionando appunto su come riconquistarlo. La questione, dunque, è di massima attualità, perché permette di verificare dal vivo se esiste una differenza tra destra e sinistra sui temi della difesa della scuola pubblica e della laicità. Attualmente, tutte e quattro le Istituzioni finanziano le scuole private, in barba alla Costituzione.
“Ahi! Ahi! Ahi! Che brutta parola, che dolore mi causi nel pronunciarla!”, avrebbe potuto esclamare un delegato al congresso provinciale del PD; per non causare malori in sala, Donini non l’ha mai nominata questa “benedetta e maledetta” laicità. Come se non fosse uno dei principi cardine dello stato repubblicano e della nostra Costituzione, tanto brandita a parole quanto disattesa nella sostanza (spesso dalle stesse persone che se ne fanno smemorati alfieri).
E allora ricordiamolo cosa dice la nostra Carta. All’articolo 33 così troviamo scritto:
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Credo si possa affermare che le madri e i padri costituenti siano stati sufficientemente chiari: chi vuole fondare una scuola privata, di qualunque orientamento ideologico e confessionale, è libero di farlo. Lo Stato non può impedirlo né sovvenzionarla. (Inciso. Da questo stesso articolo, discende l’ovvia conseguenza che la circolare del direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna, Limina, che s’è espresso contro le critiche del corpo insegnante alle politiche governative, è incostituzionale, quindi inapplicabile: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.)
In conclusione, due considerazioni.
La prima: se il segretario del Partito Democratico di Bologna non nomina la laicità, la laicità soffre e boccheggia, perché è qui, tra le fila dell’ultimo partito di massa dell’ex sinistra italiana che dovrebbe avere i suoi maggiori, naturali e coerenti sostenitori. Il sintomo della rimozione non lascia sperare in possibili evoluzioni positive nel breve e medio periodo. I laici sono avvertiti: o si attardano in un lungo e faticoso lavoro interno al partito – che durerà decine d’anni e che non ha garanzie di successo – o si danno da fare da un’altra parte.
La seconda: se non la vuole/può nominare come punto di riferimento politico/ideale perché dispiacerebbe a una fetta consistente dei dirigenti del partito (specie quelli cattolici), Donini qualche segno opposto l’ha però lanciato. Ha dichiarato, in un’intervista a Repubblica, di sostenere l’estensione del welfare alle coppie di fatto (i maldefiniti “DiCo all’emiliana”) e al testamento biologico. Piccoli segnali, provvedimenti concreti (e auspicabili) e che sicuramente rientrano tra le battaglie per uno Stato più libero e solidale. Manca il coraggio intellettuale di rivendicarli non come azioni isolate, ma come parte di un orizzonte politico: la laicità appunto. Una posizione debole e poco lucida, non all’altezza della guerra che il Vaticano ha dichiarato alla laica e libera Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Rifiutarsi di raccogliere questa sfida e di usare concetti, categorie e strumenti all’altezza delle avversità che il momento storico ci impone di vivere, equivale a condannare il nostro paese, per gli anni presenti e a venire, a un furioso clericalismo, alla restrizione delle libertà individuali e alla sparizione dei diritti civili.
Maurizio Cecconi
Le cazzate di Scalfari
La quantità di cazzate che scrive Scalfari è imbarazzante: prima “ordina” alle opposizioni di non opporsi (o opporsi con timidezza) alla manovra economica, oggi millanta una presunta laicità di Napolitano. Infatti secondo il Presidente della Repubblica, “la Chiesa ha dato un grande contributo all’unità d’Italia”. Un ribaltamento storico che si accompagna degnamente alle capriole del fondatore de La Repubblica.




