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Articoli marcati con tag ‘India’

Madurai, Meenakshi Sundareswarar Temple

Madurai - Meenakshi Sundareswarar Temple

Il Meenakshi Temple è una tale esplosione di forme attorcigliate una sull’altra, che si elevano in alte torri piramidali: uomini da sei mani, donne con gambe e braccia innaturalmente snodate, buoi, elefanti, vacche, soldati e suonatori, armi e gioielli, dèi e umani; un trionfo di azzurro lapislazzulo, di rosso cardinale, di giallo girasole; luce e buio s’alternano aprendo e chiudendo gli spazi, talvolta alti e ariosi, talvolta bassi, cupi, umidi, cavernosi. Una fantasticheria super-meravigliosissima.

Kanyakumari, finis terrae

Kanyakumari

Treno, destinazione Kanyakumari, gli ultimi 90 km e sarò arrivato alla punta estrema meridionale di quella grande vulva triangolare che i confini geografici e statuali disegnano. Vulva macroscopica e geopolitica e vulva votiva, che m’apparirà in spiaggia, nelle sembianze di Kanya, la dea vergine, uno degli avatar di Devi, la Grande Dea Madre. Il suo tempio è eretto sulla sabbia, di fronte al mare. Mare, mari, plurale: lo straordinario (che per alcuni si tramuta in sacro) è reso dall’eccezionalità dell’incontro tra tre masse d’acqua: il Mare Arabico, l’Oceano Indiano, il Mare del Bengala. Sento che me la sono guadagnata questa estremità, dopo tanto scarpinare; sono emozionato: a “finis terrae” potrò assistere sia al sorgere del sole dall’orizzonte marino a est che al tramonto dentro l’orizzonte marino occidentale. Gli indiani credevano (e alcuni ancora credono) che arrivando a Kanyakumari (che si pronuncia alla francese, con l’accento sulla i finale) e prendendo il largo in barca, automaticamente abbandonavi la tua religione, la tua casta, la tua vita continentale; una tragedia sociale irrimediabile (ma per alcuni il migliore degli esiti). Gandhi, anche in questa occasione controcorrente, dopo aver predicato per la neonata India l’abolizione delle caste, chiese che, una volta morto, le sue ceneri fossero disperse lì dove i tre mari si affastellano uno sull’altro. Così gli amici e i compagni di molte battaglie fecero, quando fu ucciso da un estremista hindu. Un pugno di quelle ceneri sono conservate e deposte nel memoriale a lui dedicato. Sacro e profano sulla stessa spiaggia, religioni e politica s’affrontano per il dominio dei mari e dei popoli: lo scontro epocale, visto dall’Europa, sembra volgere decisamente a favore delle prime; osservato da qui, da un paese in movimento, dove si respira l’energia di moltitudini di persone che tribolano per un futuro concretamente migliore, l’esito della lotta sembra finalmente sorridere alla politica. Resterò a Kanyakumari fino al 26 gennaio, festa nazionale della Repubblica, per depositare un fiore bianco come il suo “dohti” sulla tomba del Mahatma, Grande Anima – soprannome celebrativo e un filino ironico che Rabindranath Tagore diede al suo amico Gandhi. Entrambi avversari delle caste, Tagore gli rimproverava una paura della modernità e il suo bigottismo sessuale, che lo condusse all’astinenza. Mi piace l’ironia affettuosa di Tagore, un razionale impedimento ad elevare al rango di eroe un uomo come tanti, che come pochi seppe indirizzare una nazione immensa verso l’indipendenza e la democrazia. Leggo spesso che “gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo”. Cazzate. E’ qui, è l’India. Un fiore bianco.

Riflessione discografica balneare

Riflessione discografica balneare

Con “Murder Ballads”, Nick Cave & The Bad Seeds composero un disco idealmente figlio della “Antologia di Spoon River”, che delle poesie di Edgar Lee Masters continuò l’indagine sulle felicità, sulle irriverenze e sui dolori (soprattutto questi ultimi, dal tragico della violenza pubblica al macabro di quella privata) della povera gente, attingendo al repertorio della tradizione folk insulare, figlia delle storie dei coloni e galeotti inglesi. A mio avviso, uno dei migliori dischi di indie rock mai pubblicati. In Italia – e ben prima del cantante australiano – il seme di Masters fu magistralmente raccolto da Fabrizio De Andrè che, con “Né all’amore né al denaro né al cielo”, selezionò alcuni dei testi più evocativi, per adattarli liberamente al concept album che la stessa Fernanda Pivano (traduttrice di Masters) onorò di una quarta di copertina del 33 giri, in cui lodò il disco di De Andrè per la “imprevedibile, patetica inventiva nelle rime e nelle assonanze, proprio come nelle poesie dell’antica tradizione popolare”. Gli arrangiamenti di Nicola Piovani suonano psicadelici e istrionici.

(Riflessione balneare, figlia delle mie playlist).

Dialettica e laicità in India

Amartya Sen

Nell’India contemporanea il laicismo, cui la Costituzione della Repubblica indiana indipendente ha dato una formulazione legislativa, è fortemente influenzato dalla storia intellettuale del paese, dalla sua difesa del pluralismo culturale. Una delle conseguenze di questa continuità storica è che il laicismo indiano si differenzia, sia nella forma sia nelle rivendicazioni, dalle versioni occidentali più rigide, come quella francese, che vieta l’esibizione di consuetudini o simboli religiosi nelle attività delle istituzioni pubbliche. In effetti ci sono due approcci principali al laicismo: uno mette in primo piano la neutralità fra le diverse religioni, l’altro la proibizione di ogni associazione religiosa nell’attività dello Stato. La versione indiana tende a sottolineare la neutralità specifica, non la proibizione generale.

L’altra India
La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana
Amartya Sen

[Due recensioni: Uaar | Filosofi precari]

(Almost) ready for the jungle

(Almost) ready for the jungle

Parto per qualche mese. Vado in Asia, prima in India, poi in Indonesia, Singapore, Malesia, Tailandia e poi si vedrà fin dove arriverò. Non è detto che arrivi lontano: se mi spavento (facile), se la fatica è troppa, se, se, se… torno e mi chiuderò in campagna per sei mesi, senza dire nulla a nessuno, e pubblicherò foto di paradisi tropicali scaricate da internet (perché forse esistono solo “virtualmente” questi idilliaci paesaggi).

Prima di partire ho dei ringraziamenti da svolgere. Agli uomini e alle donne delle associazioni che compongono la Rete Laica Bologna. Abbiamo iniziato “un’avventura da straccioni” – zero soldi e zero mezzi – due anni e mezzo fa e in poco tempo siamo riusciti a rendere centrale il rispetto della laicità delle Istituzioni nel nostro territorio.

Abbiamo mobilitato un pezzo importante di cittadinanza attorno alla nostra proposta di registro dei testamenti biologici – a proposito, caro smemorato e in altre faccende affaccendato sindaco Merola: avevi promesso di renderlo operativo entro cento giorni dalla tua elezione; le solite promesse da marinaio che qualificano larga parte della classe dirigente “democratica” -, abbiamo lavorato per eleggere nei consigli comunali e regionali quanti più laici possibile, abbiamo impedito l’elezione alla Commissione pari opportunità, insieme alle associazioni lgbt, della clericale cattolica Silvia Noè, abbiamo smascherato la Curia di Bologna, quando ha tentato di nascondere gli abusi sessuali sui minori di un prete (lo scrive a chiare lettere una sentenza di tribunale, che ai quotidiani locali è “opportunamente” sfuggita), abbiamo contrasto l’omofobia di chi vorrebbe negati pari diritti e pari dignità alle coppie omosessuali, abbiamo riportato al centro del dibattito i finanziamenti alle scuole private confessionali, abbiamo contrastato la misoginia di chi vuole decidere per le donne al posto delle donne, abbiamo svolto un’instancabile opera di diffusione della cultura laica.

Abbiamo offerto, ogni volta che ne siamo stati capaci, il punto di vista delle donne e degli uomini laici, arricchendo il dibattito pubblico cittadino. Una voce importante, indispensabile direi, spesso inascoltata o volutamente fraintesa. Non ci scoraggiamo facilmente, perché sappiamo che questo paese, questa regione e questa città hanno dei “grossi problemi” col rispetto del carattere aconfessionale delle Istituzioni. Continueremo la nostra battaglia, consapevoli che la nostra voce non sarà l’unica e che inevitabilmente dovrà guadagnarsi ancor più il suo spazio. L’importante è giocare questa partita al meglio delle proprie possibilità.

Già, le nostre possibilità. Quali sono, chiede spesso qualcuno con comodo cinismo e superficialità. Rispondo che le nostre possibilità sono tutte, ma proprio tutte racchiuse in due aspetti: la secolarizzazione della nostra società, che è irreversibile e già a buon punto, e la capacità di pensare alle differenze come a una ricchezza. Ridurre all’uno (un’autorità, una religione, un padre, un partito) è infatti lo strumento di controllo sociale che noi laici combattiamo. Noi desideriamo e pratichiamo una società plurale e pluralista e in ragione di questo “vasto programma” nasciamo molteplici e uniti: siamo atei, agnostici, cattolici, protestanti, esistenzialisti, tutti-i-frutti ed ogni futura soggettività. Tutte queste persone e realtà così diverse l’una dall’altra sono assieme la Rete Laica Bologna e senza questa diversità la nostra forza non esisterebbe. Noi dimostriamo – coi fatti, ragazz*, coi fatti! – che è possibile sconfiggere l’integralismo e il fascismo di chi si crede depositario d’una verità assoluta. E, nel batterlo sul terreno duro della lotta politica, ampliamo le libertà di cui godranno i cittadini di domani.

Sono stato portavoce e ora è venuto il momento che un’altra persona tra noi s’assuma questa responsabilità. Non ne sono dispiaciuto, perché è bene far sì che più individui possano imprimere la propria spinta alle nostre comuni battaglie; attaccarsi a delle poltroncine è sport che lasciamo volentieri ai cooptati di ogni colore. Sono sicuro che prenderete la decisione migliore.

Non dimentichiamoci che in questo tempo dove trionfa “la morte delle ideologie”, noi godiamo del privilegio di possedere una visione del mondo che vogliamo e degli avversari che dobbiamo battere: i papalini di centro, di destra e di sinistra.

***

Concludo questa “tiritera” con un altro grazie. Grazie per il bellissimo cappello e la tenda anti-zanzare, che mi saranno utilissimi nella giungla! (“Andare nella giungla? Ma come m’è venuto in mente?”).

Un abbraccio forte,
vostro,
Maurizio Cecconi.

15 agosto 1947

La prima pagina del Times Of India - 15 august 1947

Durante la prima ora del 15 agosto 1947 – tra mezzanotte e l’una – entro le frontiere del neonato stato sovrano dell’India videro la luce non meno di milleuno bambini. Questo in sè non è un fatto insolito (anche se il numero ha risonanze curiosamente letterarie) – a quell’epoca nella nostra parte del mondo l’eccedenza dei nati sui morti era di circa seicentottantasette all’ora. Ciò che rese l’avvenimento degno di nota fu la natura di questi bambini, ognuno dei quali, per qualche bizzarria biologica, o forse a causa di qualche potere sovrannaturale del momento, o anche ipoteticamente per mera coincidenza, era dotato di caratteristiche, talenti o facoltà, che si possono definire soltanto miracolosi. Come se la storia, arrivando a un punto di altissima rilevanza e di enormi promesse, avesse voluto gettare, in quell’istante, il seme di un futuro che sarebbe stato realmente diverso da tutto ciò che il mondo aveva visto sino allora.

I figli della mezzanotte
Salman Rushdie

Magnifica India

Sul numero di AUT di agosto 2009, appena uscito, trovato un mio articolo dedicato alla vittoria delle associazioni lgbt indiane per la depenalizzazione dell’omosessualità. Se volete, potete scaricarlo anche in pdf.
MAGNIFICA INDIA

Il 2 luglio scorso, l’Alta Corte di Nuova Delhi ha reso noto l’atteso verdetto in merito alla richiesta avanzata dalle associazioni lgbt indiane (e in particolare dalla Naz Foundation) di depenalizzare l’omosessualità, almeno per le persone adulte e consenzienti. Il famigerato art. 377 del codice penale indiano – non ci stancheremo di ripetere che si tratta di un’eredità del defunto Impero Brittanico – è stato modificato, permettendo così da quel giorno a 50 milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans indiani di vivere liberamente la propria sessualità, senza la paura dell’arresto.

L’India, la più grande democrazia delle terra, con oltre un miliardo di abitanti e attraversata da conflitti inter-etnici, consegna all’umanità una sentenza storica che lascerà il segno, dimostrando che un regime democratico è in grado di governare una complessità culturale. Il testo del verdetto è chiaro: “l’omosessualità non è un disordine mentale” e nel commentare la sentenza, il capo del Dipartimento di Giustizia dell’Alta Corte, A. P. Shah, ha usato le parole del padre/fondatore, insieme a Gandhi, dell’India moderna, Jawahrlal Nehru: “l’India sarà una società inclusiva. Il fatto che una parte della popolazione non ami un’altra parte, non è una ragione sufficiente per criminalizzarla”.

Secondo il quotidiano online Huffington Post “la depenalizzazione dell’omosessualità in India, per le sue immaginabili conseguenze, sarà paragonata alla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, quando nacque il movimento lgbt mondiale”. Con meno afflato epico e con più concretezza, Vikram Doctor – attivista gay e giornalista, di cui su AUT di Febbraio 2009 presentai un’intervista -, stanco e felice, manda a dire che “è una notizia meravigliosa, l’incredibile conclusione di otto anni di lotta e l’inizio di un nuovo ciclo di battaglie”.

Quali battaglie? Prima di tutto la difesa della sentenza dai già annunciati ricorsi che presenteranno le autorità religiose induiste, islamiche e cattoliche. Queste ultime avevavo fatto sapere attraverso il Vaticano che non si opponevano alla depenalizzazione dell’omosessualità, ma solo all’estensione di alcuni diritti, come il matrimonio, alle persone gay. Dopo il verdetto, si sono prontamente rimangiati quanto in precedenza affermato e hanno iniziato le loro pressioni sul Governo federale, formando una “santa alleanza religiosa” insieme alle confessioni maggioritarie in India. Il reverendo Stephen Alatara, del concilio vescovile del Kerala ha detto che “il Governo ha assicurato che l’omosessualità non verrà legalizzata” e ha annunciato un ricorso alla Suprema Corte assieme ad altri gruppi cattolici. Alcuni ministri del governo di centro-sinistra si sono riuniti per esaminare la questione. Non hanno trovato un accordo. E c’è da credere che non lo troveranno per ancora un po’ di tempo, almeno fin quando le acque non si saranno calmate.

Per Beppe Ramina, giornalista, tra i fondatori di Arcigay e del Cassero e che da anni tesse stretti rapporti con le associazioni lgbt indiane, “è immaginabile che la larga riconferma del Congresso (il partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru) abbia rafforzato una decisione che l’Alta Corte aveva molto probabilmente preso già all’inizio del 2009, quando il dibattimento, dopo anni di stop and go, si era finalmente concluso. L’eccitazione tra gli attivisti delle associazioni gay, dei diritti umani e di lotta all’aids è ora altissima. Nei giorni scorsi era stato celebrato il Pride in quattro grandi città: Bombay, Delhi, Chennai e Bangalore, un evento che dà l’idea di come il movimento trovi forza e si stia espandendo rapidamente“.

Alle amiche e agli amici di AUT e del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli lancio una proposta (e per farlo, uso lo spazio che con generosità mi concedono per raccontarvi di come va il movimento fuori dall’Italia). Nel 2011, quando a Roma ci sarà l’importantissimo Euro Pride, proviamo ad avere tra i partecipanti una delegazione dall’India e ad organizzare una tavola rotonda. Tema: “come si combatte per i diritti delle persone lgbt nel mondo”. La mia convinzione è che sarà utile per svecchiare e internazionalizzare un movimento italiano asfittico e sempre più alle prese con questioni “di bottega” piuttosto che con le reali necessità della lotta.

Anche noi abbiamo un gran bisogno di magnifiche notizie come quelle giunte in questi giorni dalla lontana eppur vicina India.

[Scarica l'articolo in .pdf]

Magnifica India di Maurizio Cecconi - AUT, agosto 2009

India. L’Alta Corta di Nuova Delhi legalizza l’omosessualità – Il testo della sentenza e il video

Apcom, Nuova Delhi, 2 luglio – L’Alta corte di Nuova Delhi ha sentenziato oggi che i rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso non devono più essere considerati un crimine. E’ la prima volta che la giustizia indiana sconfessa una legge ereditata dagli ex colonizzatori britannici, che vieta l’omosessualità perchè ritenuta “contro-natura”. Stando alla sentenza citata dall’agenzia di stampa Press Trust of India, l’Alta Corte ha dichiarato l’articolo 377 del codice penale indiano, che criminalizza i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti, una “violazione dei diritti fondamentali”.

Il testo della sentenza [in inglese]

L’articolo del Times of India [in inglese]

Polemiche sulla sentenza dai leaders religiosi [in inglese]

Indian Rainbow [in italiano; è un mio articolo per AUT]

Indian Rainbow

Sul numero di Febbraio 2009 di AUT è stato pubblicato un estratto all’intervista che ho avuto il piacere di fare a Vikram Doctor, accompagnata dall’introduzione sottostante. Ringrazio Egizia Mondini, la direttrice del magazine edito dal Circolo Mario Mieli, per l’interesse e l’apertura dimostrata. Potete scaricare il numero di AUT e leggere tutto l’articolo, clikkando qui.

Ricordatevi questa parola: Cindia. Cina più India. E anche quest’altra: BrIC. Brasile più India più Cina. Quando si parla e si scrive di Cindia e di BrIC si stanno affrontando i temi economici, sociali e politici relativi alle tre nuove potenze nate dalla globalizzazione. E in mezzo c’è sempre l’India, il sub-continente asiatico: un miliardo e cento milioni di cittadini, una democrazia nata dalle ceneri dell’Impero Britannico. Un esperimento, secondo i più “avvertiti” studiosi, che sarebbe dovuto implodere dopo pochi anni e che invece ha superato indenne la Guerra Fredda (con l’India tra gli stati promotori dell’alleanza dei paesi non allineati), la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine degli equilibri geopolitici sanciti dalla II Guerra Mondiale. Grazie agli accordi sottoscritti in seno al WTO (Organizzazione per il Commercio Mondiale), il capitale di risorse umane, di materie prime, di intelligenze dell’India è emerso con forza sulla scena internazionale, imponendosi come uno dei centri del nuovo e instabile equilibrio multipolare. Non più solo Londra, New York e Mosca. Aggiungete anche Delhi, Mumbai e Bangalore alla lista delle capitali finanziarie di questo presente scoppiettante. Gli attacchi terroristici a Mumbai del dicembre scorso vanno inseriti in questo contesto, per essere compresi. Sono uno dei molti tentativi d’influenzare e destabilizzare la più antica, anzi una delle poche democrazie presenti in Asia. La democrazia indiana è un simbolo potente per i movimenti che lottano contro le tirannie militari e religiose nei molti stati ancora vittime di regimi dittatoriali del sud-est asiatico. E le persone lgbt sanno bene quanto l’affermazione dei diritti civili sia strettamente connessa alla buona salute dello stato di diritto. Proprio da questo punto siamo partiti per discutere via e-mail con Vikram Doctor, giornalista del The Economic Times e attivista gay. Vikram è particolarmente ironico, ama farsi beffe dei pregiudizi di cui siamo spesso inconsapevoli portatori ed è animato da una grande passione civile per il suo paese e per i diritti delle persone gay. Vikram è da anni impegnato nella lotta delle associazioni indiane per l’abolizione dell’articolo 377 del codice penale, che iscrive l’omosessualità tra i reati puniti anche con la prigione.

Vikram mi ha promesso che ci risentiremo appena l’Alta Corte di Nuova Delhi, presso cui viene discussa la causa per l’abolizione dell’articolo 377, emetterà il suo verdetto. Non mancherà Aut, sempre attento e informato, di far conoscere ai suoi lettori e alle sue lettrici gli sviluppi della lotta per un’India dove sventoli garrula la bandiera arcobaleno. Personalmente, nel seguire da tempo le battaglie per i diritti civili dei movimenti di liberazione sessuale presenti in tutto il mondo, mi sono convinto che noi italiani siamo troppo concentrati su noi stessi, sul nostro piccolo e asfittico paese. Che abbiamo bisogno di contaminarci e di studiare le pratiche sviluppate in altri contesti sociali e culturali. Di abbattere il nostro euro-centrismo e aprirci alle diversità del mondo. Come cita in ogni numero il mio settimanale preferito, “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia”.

“Whoever voluntarily has carnal intercourse against the order of nature with any man, woman or animal, shall be punished with imprisonment for life, or with imprisonment of either description for a term which may extend to ten years, and shall also be liable to fine.”

Abolizione del reato di omosessualità in India (art. 377). A che punto siamo? Ne parliamo con Vikram Doctor

Intervista e adattamento di Maurizio Cecconi
Traduzioni di Mattia Cioni e Tomas Kutinja?

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Vikram Doctor è un un giornalista del The Economic Times, l’edizione sull’economia figlia del Times of India. Come professionista dell’informazione e come attivista per i diritti delle persone lgbt da anni si spende molto, a Mombai, per l’abolizione del reato di omosessualità in India, contemplato nel famigerato articolo 377 del codice penale indiano. In questi ultimo anno la vicenda ha subito una forte accelerazione, grazie alla causa intentata da alcune associazioni che lottano per la prevenzione dell’HIV/AIDS contro l’art. 377. A loro avviso, la condanna giuridica e sociale che ne deriva aumenta le possibilità di diffusione della malattia, costringendo milioni di persone alla clandestinità e all’assenza di informazioni sanitarie adeguate. La causa, in discussione presso l’Alta Corte di Nuova Delhi, è a un bivio: dopo aver raccolto i pareri delle parti (a favore della depenalizzazione dell’omosessualità: le associazioni; contrario, significativamente, il governo federale, seppur con qualche incrinatura), i giudici si sono ritirati in camera di consiglio – per i report precedenti, si veda qua – . Elaboreranno il loro verdetto e sapremo se accoglieranno le richieste di abolizione o se al contrario confermeranno la situazione attuale. In ogni caso, la discussione in tribunale ha aperto un dibattito anche nella società e sui mass-media indiani.

Per capire a che punto stiamo, come reagisce alla discussione la popolazione indiana, quali prospettive ci sono per il futuro abbiamo rivolto a Vikram Doctor le seguenti domande a cui lui ha gentilmente risposto per e-mail.

1. Vikram, per quando è atteso il verdetto dell’Alta Corte?

Ormai ogni giorno. Non abbiamo certezze perché l’Alta Corte ci avviserà soltanto il giorno prima di annunciare la decisione. Dipende da quanto i giudici ci metteranno ad arrivare alla loro decisione. Gli argomenti sono stati completamente esposti, questo caso ha un alto profilo e i giudici sono conosciuti come indipendenti e coscienziosi, quindi la decisione dovrebbe essere presa presto. Ma non sappiamo quando.

2. Se il verdetto sarà positivo e accoglierà le richieste delle associazioni, che effetti avrà?

La decisione, qualunque essa sarà, sarà limitata – limitata allo stato di Delhi e limitata nel senso del tempo perché verrà quasi sicuramente presentato ricorso presso la Corte Suprema, per una decisione definitiva – .

Se sarà positiva, i nostri avversari ovvero i gruppi che negano l’importanza di un’azione contro l’AIDS e una parte della destra nazionalista, probabilmente sostenuti dall Ministero degli Interni indiano, si appelleranno quasi sicuramente alla Corte Suprema. Questo comporterebbe una sospensiva della sentenza. Se sarà negativa, i gruppi per i diritti degli omosessuali potrebbero appellarsi anche loro alla Corte Suprema (ma non abbiamo ancora una strategia precisa al riguardo).

Ma è una questione tecnica. Se vinciamo, sarà veramente una grande vittoria simbolica perché sarà la prima volta che un’Alta Corte in India si occupa delle questioni relative all’omosessualità. Inoltre, tra le Alte Corti dell’India, le decisioni delle Alte Corti di Delhi, Bombay e Chennai hanno un’importanza particolare, in quanto altamente rispettate. La decisione non sarà probabilmente vincolante, ma manderà un forte segnale giuridico, indicando la direzione nella quale i diritti degli omosessuali in India dovrebbero andare.

Abbiamo già evidenze su come questo caso stia influenzando la legge, ancor prima che la decisione sia pubblicata. Circa un anno o due fa, un giovane uomo inglese dal nome Desmond Hope è stato accusato di violazione dell’articolo 377 a Goa. L’Alta Corte di Goa gli ha dato garanzie sul territorio e questo ci dimostra come le attitudini verso l’omosessualità stiano cambiando in India.

3. Il reato di omosessualità previsto dall’art. 377 verrà abolito in tutta l’India?

Come ho spiegato, no. La decisione riguarderà Delhi, ma il suo effetto sarà percepito in tutta l’India. Devo anche precisare che non stiamo chiedendo che l’articolo 377 venga cancellato, ma stiamo chiedendo un cambiamento molto piccolo – stiamo chiedendo alle corti di dichiarare che esso non venga applicato agli adulti consenzienti. Le ragioni per questa richiesta è che la legge in questione viene ancora usata nei casi di abuso sessuale sui bambini e di violenza sessuale sugli adulti. Idealmente, dovrebbe essere creata una nuova legge per occuparsi di questi casi, ma in sua assenza speriamo che le corti useranno il loro potere per escludere gli adulti consenzienti dai reati previsti da questa legge.

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