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“Laicità questa sconosciuta”, intervista a Maurizio Cecconi su BolognaNotizie
Da poche settimane è attiva la Rete Laica Bologna, che raccoglie numerosi soggetti del mondo dell’associazionismo e si pone l’obiettivo di svolgere una costante azione di osservatorio e di lobbing sui temi che riguardano la laicità. Ne abbiamo parlato con Maurizio Cecconi, portavoce di RLB.
C’è nei piani di RLB l’intenzione futura di diventare soggetto politico tout court capace di rappresentare quella fetta di elettorato sensibile ai temi della laicità, che al momento fatica a trovare referenti politici?
Ovviamente no. La forza della Rete Laica è data dal fatto che resti fuori dalla battaglia politica in senso partitico e che invece si inserisca nel merito delle questioni attinenti la laicità. Inoltre, RLB è un insieme di associazioni e non vi fanno parte partiti politici né abbiamo intenzione di diventare uno di essi, perché ci farebbe perdere di autorevolezza, nel senso che il nostro impegno è esclusivo sui temi della laicità e non su altri.
La vostra prima azione concreta è stata la proposta di delibera popolare per l’istituzione di un registro comunale per il testamento biologico. Oggi (ieri, ndr) il gruppo consiliare del PD ha approvato un odg in cui si impegna in questa direzione e chiede alla Giunta di proporre un suo testo di legge. Quanto della vostra proposta potrà entrare in questo testo?
L’odg concordato dal gruppo consiliare del PD dice sostanzialmente due cose, una positiva e l’altra no. La prima cosa è che dice sì al registro, il che è un passo in avanti visto che fino a sei mesi fa l’idea era di fare una cosa del genere solo in Provincia, e questo passo è merito di RLB.
Il secondo punto è che chiede alla Giunta di presentare lei stessa una proposta di delibera. Quindi non capiamo il motivo per cui la nostra proposta non vada bene, visto che è già stata approvata ed è entrata a regime in 20 comuni, mentre quella del PD ancora non esiste, e sarebbe quindi una cosa improvvisata, che verrebbe fatta solo per non perdere l’iniziativa politica su questo tema. In più, su questioni come il diritto di decidere della fine della propria vita – su cui l’Italia ha dimostrato di avere una sensibilità molto forte – è importante che la voce sia data ai cittadini e non che tutto si esaurisca in un gioco di palazzo, perché questo ucciderebbe la mobilitazione e l’opera di sensibilizzazione. Invece una proposta di delibera popolare – come la nostra – richiede, per essere presentata, 2000 firme, e quindi anche una previa opera di informazione.
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Bologna, nasce la giunta Delbono

Bologna non merita un sindaco fascista
Un’onda di allegria si è diffusa quando, una decina di giorni fa, il ragionier Cofferati ha deciso di non ricandidarsi. Incontrandosi per strada l’amico abbracciava l’amico come se fossimo finalmente liberi. Non è così. Non solo perché i candidati che il partito democratico presenterà alle prossime elezioni saranno fatti della stessa pasta di Cofferati. Ma soprattutto perché quell’individuo è ancora seduto sulla poltrona, e nei mesi che ci separano dalla sua dipartita possiamo stare certi che farà del suo meglio per vendicarsi di una città che gli ha mostrato di non amarlo quanto egli avrebbe desiderato. Cofferati è un pericolo per questa città, è un pericolo per ciascuno di noi, un pericolo per la libertà per la convivenza, per la democrazia. Le ultime azioni compiute dalla sua Junta sono azioni dichiaratamente fasciste. La decisione di chiudere un bar per la semplice ragione che davanti ad esso si radunavano persone dall’aspetto non conformato non può essere definita in altro modo che questo: un gesto di fascismo. E’ un gesto di arroganza, di violenza e – tecnicamente parlando – di fascismo. Quella decisione equivale a un ordine di scioglimento degli assembramenti sotto la minaccia della Milizia armata. Le normative a cui questa chiusura si riferisce sono quelle con cui il regime fascista colpì a morte la democrazia. Le multe che da qualche tempo vengono comminate a chi siede per terra sono dichiarazioni arroganti di intolleranza contro qualsiasi gesto libero che una persona possa azzardarsi a compiere nella città. La punizione esemplare per un cittadino senzatetto che occupava un metro quadrato del territorio pubblico in maniera non conformata è violenza che colpisce ciascuno di noi. Attenzione. Il 15 maggio del 1921 nella città di Bologna 175.000 persone votarono come deputato un criminale di nome Mussolini. E’ bene ricordarlo, è bene sapere che, a dispetto delle leggende, una parte di questa città ha sempre avuto una vocazione autoritaria. Perciò in questa città ci può essere ancora qualcuno che voterebbe di nuovo per Cofferati e per il suo partito. Ma Bologna è anche la città di Anteo Zamboni, è anche la città medaglia d’oro della resistenza. Chi si è impadronito del potere cittadino lo esercita con uno stile che è quello del ventennio mussoliniano. Questa città non può accettarlo. Finora abbiamo pensato che il giorno della cacciata di Cofferati sarebbe venuto alla fine della primavera del 2009. Ora dobbiamo ricrederci. Non possiamo aspettare quella data.


