Articoli marcati con tag ‘Gender Bender’
Milk – Anteprima a Bologna, martedì 20 gennaio
Cassero Magazine Gennaio / Febbraio 2009
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Tanti auguri di Buon Natale a Benedetta Sedicesima

[Scarica il laico libretto e usalo per i tuoi natalizi auguri]
Vi voglio maschie
CITTA’ DEL VATICANO, 22 DIC 2008 – DURANTE L’UDIENZA TRADIZIONALMENTE DEDICATA ALLO SCAMBIO DEGLI AUGURI NATALIZI, PAPA BENEDETTO XVI HA RIVOLTO UN ACCORATO APPELLO. ”NON SONO UNA ROCK STAR. SONO IL VOSTRO CAPO. SOPRA DI ME C’E’ SOLO DIO, CHE PARLA PER VOCE MIA E M’IMPONE DI RICORDARVI CHE SOLO LUI, IDDIO NOSTRO SIGNORE, PUO’ DECIDERE SE SIAMO MASCHI O FEMMINE, COMUNQUE SEMPRE CARNEFICI DELL’ALTRUI FELICITA. BUON NATALE, FRATELLI E SORELLE”.
[Leggi il comunicato di Arcigay e del Gender Bender International Festival]

Grassi e pelosi: l’orgoglio orso
Alberto D’Onofrio “per Erotika”, inchiesta nell’universo gay
di Elfi Reiter, il manifesto
“L’orso è nel mondo gay una persona che vuole staccarsi da un immaginario estetico e essere se stesso, bello e attraente nella propria tipicità e particolarità”. Lo afferma Nicola, 115 kg di peso corporeo, che vive a Bologna lavorando di giorno in una fattoria agricola e di notte organizzando feste bucoliche al Cassero gaylesbian center per chi come lui è grasso, con la pancia e con peli, anche bianchi: lo dice nella puntata dedicata a loro dalla serie Erotika che Alberto D’Onofrio ha realizzato per Cult Tv. Grassi, grossi e pelosi è stato presentato nello spazio curato da Cult all’interno di GenderBender 2008 ai primi di novembre facendo divertire non poco il numeroso pubblico accorso per ammirarsi col tipico spirito di ironia e autoironia che contraddistingue le platee gay. Tra immagini giocose dall’ultimo Pride a Bologna (il 28 giugno scorso) e quelle sensuali delle masse corporee nude di alcuni degli intervistati, impariamo che c’è un ricco repertorio di denominazioni tratte dal pianeta animale per farvi rispecchiare le tipologie fisiche e mutuato da usanze Usa che risalgono agli anni settanta e ottanta: così il “lupo” è giovane, magro e peloso, mentre si chiama “lontra” il palestrato, alto, rasato con i peli sul petto. C’è chi caccia e chi è cacciato, dove per cacciatori si intendono coloro che non sono orsi ma gradiscono quella tipologia fisica e quel gusto sessuale. Un gusto che – sempre secondo Nicola – è fluido e può cambiare nel corso della vita trascendendo dall’essere etero o gay, in quanto distinzione poco ortodossa. Da controcampo fa Francesco, 125 kg, di Milano, dove gestisce il locale di punta per gli orsi, il Company. Con lui e i suoi racconti vi entriamo anche noi, grazie alla telecamera guidata acutamente da D’Onofrio (presente con la sua voce nelle domande) per respirare un po’ di quell’atmosfera che tanti vorrebbero scandalosa. D’Onofrio ci fa viaggiare sui corpi come nei paesaggi quando porta le persone intervistate nei loro luoghi, i suoi piani ravvicinati toccano sensuali le superfici di pelle nuda, come sanno poco dopo far scorgere l’affetto sincero sui volti del padre e della madre di Francesco quando raccontano le reazioni alla scoperta del figlio orso. Sì, orso e non gay, perché gli orsi sono fieri di essere grassi, difendono il piacere per se stessi, un sé maschile, erotico, alla ricerca di un altro uomo e condannano l’etichetta dei media per gli uomini omosex: effeminati, belli e magri. Immagine rassicurante, non solo per l’uomo della strada. Il successo della prima festa Feed The Bear (in onore del piacere per il cibo) ha trasformato il motto giocoso per rimorchiare “nutri l’orso” in un più profondo senso politico sociale per affermarsi anche all’interno della comunità glbt, perché due uomini corpulenti che si scambiano gesti amorosi fanno scalpore. Forse perché essere grassi e amare (amarsi) non è codificato? Tanto da aver coniato il termine “orso lesbico” per definire ironicamente quella “massa tanta” che si unisce in un tutt’uno, non sdolcinato ma affettuoso. Dove il cibo fa da sex appeal, anche nel film: è durante una cena che si parla di sesso, è il cibo a essere toccato e manovrato, è il cibo a essere mangiato con ardore e desiderio. Nel piacere totale. Fisico e visivo.

Il maschio del futuro è marcio come quello del passato
un documentario di Alberto D’Onofrio
Orsi, lupi, cacciatori. Tutti esponenti di una cultura gay dove gli orsi sono uomini pelosi, dalla corporatura robusta e dall’aspetto spiccatamente mascolino mentre il lupo è molto peloso, ma di stazza più asciutta. I cacciatori infine sono gli uomini attratti dagli orsi. Un documentario che racconta il mondo poco conosciuto della comunità ursina, dove gli stereotipi dell’immaginario gay vengono rielaborati e spesso rovesciati oltre i limiti e le convenzioni dell’immaginario comune.

Sinossi
Si vedono tre orsi seduti sui gradini di San Petronio a Bologna, giubbotto e occhiali da sole e testa rasata. L’immagine trasmette un déjà vu: sembrano fascistelli di borgata. Non è un bel vedere.
Fin qui ci può stare. De gustibus. Io sono per la solarità e la liberazione; se qualcuno si vuol rappresentare cupo e vagamente minaccioso sono affari suoi, finché questa minaccia immaginata non si trasforma in realtà.
Stacco nel documentario. Si passeggia. A parlare sono Nicola e Sauro. Il documentario alterna frasi di uno e dell’altro. Eccole (non ho preso appunti, vado a memoria):
“Essere orsi significa accettare il proprio corpo, etc…”
“Essere orsi è un modo di essere maschile. Spendiamo tempo assieme in modo maschile. Non ci piacciono quei gay effeminati che scheccano. Etc…”. Segue delirio contro le checche.
Sono idee nuove? Sono idee di liberazione delle omosessualità? Sono idee che s’inseriscono nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità?
Ha fatto bene Gender Bender, che quest’anno s’interroga sul maschio del futuro, a mettere in programma questo documentario. Si scopre che il maschio del futuro è marcio come quello del passato.
Sono tutte cose che si sapevano già.
Quello che non sapevo e che mi chiedo è: cosa c’azzecca il movimento di liberazione delle omosessualità col maschilismo e la violenza patriarcale? Ha diritto, il maschilismo, a una rappresentanza politica interna al movimento?
Inaugurazione Gender Bender 2008 – Aperitivo con Paolo Poli
Via Don Minzoni 18 – Ingresso gratuito
Cassero – Gay Lesbian Center
in collaborazione con il Teatro Consorziale di Budrio presenta
APERITIVO CON PAOLO POLI
incontro col pubblico e con la stampa
La nuova edizione di Gender Bender dà inizio ai lavori con un brindisi inaugurale e un padrino d’eccezione: Paolo Poli, ospite straordinario del festival, incontra il pubblico presentando una selezione dei suoi sketch più brillanti e raccontando, tra una chiacchierata e l’altra, il suo nuovo spettacolo, Sillabari, ispirato ai racconti di Goffredo Parise.
Attore e drammaturgo, regista teatrale e cantante, Paolo Poli – “Quasi centenario” come ama definirsi, “ma dall’infantilismo congenito” – è uno dei grandi protagonisti del teatro contemporaneo, dalla prosa arguta, raffinata e graffiante.
Sillabari andrà in scena al Teatro di Budrio l’ 1 e il 2 Novembre. Per i possessori della Gender Bender Card sarà possibile assistere allo spettacolo “Sillabari” di Paolo Poli nella giornata di Domenica 2 Novembre, usufruendo dello sconto Under30. Per maggiori informazioni: http://www.teatrodibudrio.com
***
I Sillabari sono come piccoli poemi in prosa. Scritti alla metà del secolo scorso ci sorprendono oggi con la loro freschezza, per l’immediatezza quasi infantile del racconto, per la magia umile ed alta dei personaggi. Vediamo bambini stupiti in un mondo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Era l’Italia che cambiava velocemente nelle maglie di una lunga guerra e dava origine all’attuale bel paese.

Gender Bender – Soggettiva 2008, il programma e il sito
Screenout. Scegliere, esaminare, selezionare. Alcuni significati di questo verbo si adattano a descrivere il lavoro di ideazione di questa terza stagione Soggettiva. Altri, come proteggere, nascondere, descrivono ciò che a volte siamo forzate a fare nell’attuale contesto socio-culturale italiano. Un altro significato vale per ciò che il mainstream spesso riserva ai prodotti della sottocultura lesbica e queer: scartare. Per assonanza e gioco, aggiungiamo un ulteriore senso: screen out come visibili grazie allo schermo. Due parole, insomma, che racchiudono molte delle ragioni del programma che state sfogliando. Un programma tutto concentrato sullo schermo, sul grande classico schermo del cinema e su quello della potentissima sorella minore, la televisione. Soggettiva tre ha tre parti e un finale. C’è uno sguardo sul presente della produzione cinematografica lesbica nella quale, attraverso una decina di titoli tra corti e lungometraggi, incontriamo temi contemporanei come maternità, cambiamento di sesso, gender bending, e temi di sempre come la scoperta del proprio lesbismo, l’oppressione sociale, i turbamenti adolescenziali. E poi un classico in costume e il pilot di una nuova serie TV. L’omaggio a Pratibha Parmar riporta in Italia la regista autrice di lavori che hanno il pregio di combinare complessi contenuti politici a scelte estetiche tanto raffinate quanto potenti. Il convegno dedicato alle serie TV nasce sull’onda del successo planetario di The L Word e si inserisce nel proliferare di riflessioni teoriche e fenomeni spontanei per tentare di fare il punto su uno dei linguaggi narrativi più innovativi degli ultimi anni. Per il finale, come nei film e nella serie TV, abbiamo scelto la musica, una colonna sonora originale per il pubblico di Soggettiva.

Gender Bender 2008 – Il programma




