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Meglio ‘o babà che la Cirinnà

Meglio 'o babà che la Cirinnà

Colleghi delegati, colleghe delegate,

sono venuto al quindicesimo congresso di Arcigay perché si svolge in quella che ritengo la più bella città d’Italia, Napoli, dove vorrei un giorno traslocare. Già colgo lampi di autentico terrore negli occhi dei residenti presenti in sala…

Vorrei poter affermare d’essere qui per partecipare all’assise di un’associazione che sa contare, che sa imporsi, che sa dettare le parole d’ordine e l’agenda, che sa tener dritta la barra della piattaforma da lei stessa elaborata e nel contempo agire, nella società, nelle aule dei tribunali, nei rapporti con le forze politiche, per portare a casa i risultati che promettiamo ai nostri associati. Associati di cui dovremmo rappresentare limpidamente le istanze di piena uguaglianza giuridica e di pari dignità sociale.

Vorrei poterlo affermare ma non posso. E non nascondo che me ne rammarico e che non mi faccio illusioni per il futuro.

Vedo – con la consapevolezza che ogni visione è parziale eppure esaustiva – un’associazione inerme, che nel momento in cui nel paese si discute ogni giorno di noi e dei nostri diritti (e quanto orrendamente se ne discute, in termini a dir poco vomitevoli!), la voce di Arcigay è assente o, peggio ancora, irrilevante.

Mentre ogni giorno e per mesi s’è discusso (e si discuterà nuovamente) di una proposta di legge, la cosiddetta Cirinnà – il cui contenuto approfondirò in seguito -, Arcigay non ha saputo imporre le proprie rivendicazioni, nei fatti assecondando il mercato al ribasso sulla pelle delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali.

Nemmeno se l’è posto il problema di far sentire la voce del movimento lgbt in questi momenti determinanti. Le basta, coi suoi dirigenti, partecipare a qualche dibattito in giro per l’Italia, dibattiti i cui ospiti sono gli estensori del Pd e qualche clericale del medesimo Partito della Nazione Vaticana; dibattiti utili a sostenere la battaglia di chi predica e pratica l’apartheid giuridico per le persone lgbt. Le basta qualche comunicato stampa e qualche inutile conciliabolo telefonico, che la faccia sentir partecipe mentre ne uccide le ragioni d’essere.

Vengo al merito della proposta di legge la cui prima firmataria è l’onorevole Cirinnà. Merito che svolgo in forma interrogativa, perché solo così riesco ad articolare lo sconforto e la rabbia.

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge riservata alle sole coppie omosessuali?

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge riservata alle sole coppie omosessuali, che fa dell’associazione il terminale di una minoranza e non di una forza capace di promuovere una visione della società italiana che coinvolga tutti e tutte?

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge riservata alle sole coppie omosessuali, dopo che per vent’anni abbiamo sostenuto i Pacs aperti a tutte le coppie, etero ed omosessuali, dopo che li abbiamo presentati in ragione dell’alleanza tra persone e comunità diverse pur dentro un’unica articolata società, dopo che da quasi dieci anni abbiamo inserito nel nostro programma il matrimonio egualitario?

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge che, se approvata, darà vita al segregazionismo giuridico delle coppie omosessuali?

Par di capire che uguaglianza è una parola di cui ci riempiamo la bocca e che poi sputiamo appena i nostri associati si distraggono un attimo.

Aperta parentasi.

Già sento qualcuno commentare: “Troppo duro”. Può essere; non son qui in missione diplomatica. Sono a questo congresso perché lo considero, né più né meno, l’ultima spiaggia, l’ultima possibilità che abbiamo per raddrizzare la schiena e dimostrare che non siamo inutili. Dopo di che, qualora perseverassimo con l’incapacità finora dimostrata, qualcun altro prenderà il nostro posto, perché in politica i vuoti non esistono.

Già s’affacciano.

Chiusa parentesi, torno alla Cirinnà.

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge che nega i diritti dei figli delle coppie omosessuali?

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge che vieta le adozioni alle persone lgbt?

Come può Arcigay sostenere una proposta di legge che non è affatto il preludio d’un mondo migliore, il primo incantevole passo verso l’uguaglianza e il matrimonio, bensì il suo contrario, ovvero l’alta diga eretta per impedirlo?

Venendo al congresso, ero stato imperdonabilmente ottimista; avevo scritto la seguente frase, in risposta alle domande precedenti: “Non può, eppure con la sua inerzia complice e colpevole lo fa”. Con l’inaugurale intervento del Presidente registriamo un fatto nuovo: passiamo dal sostegno surrettizio e sotto banco all’appoggio pieno ed esplicito. Cito testualmente: “Se la Cirinnà sarà approvata, sarà un vanto per il Parlamento e per il Paese”. Un intervento bruttissimo nel merito, e pessimo ed inaccettabile nel metodo. Non mi risultano infatti documenti approvati dall’associazione nei quali si autorizza il sostegno al ghetto giuridico. Una qualità all’intervento del Presidente va però riconosciuta: sgombra il campo da tante ambiguità, chiarisce la posta in gioco, rende la mozione congressuale carta straccia.

A mio avviso non occorre cambiare rotta. Occorre rispettare i nostri programmi, che ci siamo democraticamente dati, e altrettanto rispetto portarlo per l’intelligenza dei nostri associati.

Occorre essere nelle piazze, in particolare a Roma, e accompagnare la discussione parlamentare con la voce forte del movimento lgbt.

Occorre riallacciare l’alleanza trasversale per i diritti civili, alleanza che è tra le prime vittime della Cirinnà.

Occorre un’adesione chiara e convinta alla manifestazione del 12 dicembre, la Marcia dei Diritti.

Occorre che l’associazione lavori ventre a terra per la sua piena riuscita.

Occorre altresì essere reattivi, altri importanti momenti di piazza saranno necessari, per non scivolare in secondo piano.

Se, e sottolineo se, la schiena si raddrizzerà, facendo la mia parte cercherò di meritare la fiducia che il Cassero mi ha dato, candidandomi quale consigliere nazionale.

Per non concludere mestamente questo intervento, ho elaborato una sintesi partenopea di quanto ho finora enunciato.

Meglio ‘o babà che la Cirinnà.

Due al prezzo di uno. Il Bologna Pride 2014

Bologna Pride, 28.06.2014

E’ stata una bella manifestazione; il suo successo comprova la bontà dell’idea di tenerne una cittadina ogni anno.

Come non ringraziare l’Amministrazione comunale (che vorrebbe sgomberare Atlantide), per merito della quale siamo riusciti a vivere due pride al prezzo di uno. Viva l’abbondanza (e Atlantide si tocca ma non si sposta).

Ed ora qualche foto che sono riuscito a scattare prima che la febbre che covavo mi riportasse a letto.

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Maurizio Cecconi
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