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MONTEVENTI UNISCE coppie lesbiche, gay ed etero – Rassegna stampa

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E sette coppie omosessuali si unirono (simbolicamente) in matrimonio – MONTEVENTI UNISCE sulla Repubblica online

Alla faccia della scaramanzia, 17 coppie – 5 gay, 2 lesbiche e 10 eterosessuali – si sono unite simbolicamente nel pomeriggio a Bologna, in piazza dell’Unità, benedette dal candidato sindaco della lista di sinistra Bologna Città Libera Valerio Monteventi con fascia tricolore. E come testimone, Eva Robin’s. Poi hanno firmato un registro simbolico delle coppie di fatto che sarà spedito, polemicamente, alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il centrosinistra perché “così nella sua sede ci sia almeno un documento sul quale è scritta la parola omosessuale”, hanno spiegato gli organizzatori dell’iniziativa. | Fonte La Repubblica Bologna online

Valerio Monteventi unisce una coppia gay

Bologna. Gay e lesbiche al voto – Le foto

Finita l’epoca, per il movimento omosessuale, dell’internità al partito unico PCI-PDS-DS-PD e iniziata la stagione della maturità, la vera novità della campagna elettorale per le amministrative bolognesi è la presenza di tanti candidati e tante candidate lgbt in forze politiche diverse. Ieri sera s’è svolto un bel dibattito tra alcuni rappresentati di questa nuova pluralità: io, Bruno Pompa, Sergio Lo Giudice e Cathy La Torre, moderati da un parzialissimo e divertito Franco Grillini. La discussione è stata vivace e interessante; piena la sala. Molti i punti toccati: i finanziamenti alle scuole private approvati dal centro-sinistra al governo della città, gli atti di adesione simbolica alle battaglie del movimento, la discontinuità-continuità con l’amministrazione Cofferati, gli spiccioli che il Comune destina alle politiche per le differenze, a fronte dei milioni che regala alla Curia, le campagne di prevenzione dell’AIDS boicottate dall’assessore alla sanità del PD.

Metti Obama a Bologna. Vota Cecconi

Bologna. Teatro Comunale: “Rigoletto” e il comportamento anti-sindacale di Cofferati

Queste foto della prova generale del “Rigoletto” le dedico ai lavoratori del Teatro Comunale di Bologna, che hanno denunciato il sindaco/sceriffo Sergio Cofferati per comportamento anti-sindacale (sì, proprio lui, che fu il segretario della CGIL) e hanno vinto la causa. Secondo il giudice che emesso la sentenza di condanna di Cofferati, “il sindaco ha offeso la libertà di sciopero”. Ricordatevelo, prima di rivotare PD, di chi è la casa il PD.

Foto: Facebook | Picasa

"Rigoletto" - Teatro Comunale di Bologna

DACCELA (la tua preferenza) – Le foto

DACCELA (la tua preferenza) - Maurizio Cecconi

Su Bologna Città Libera | Su Facebook 12

Contro il divieto di manifestazione, Sabato 21 Marzo 2009 – Le foto

Per la democrazia abbiamo disegnato la libertà – Le foto

In Hate We Trust – Elisabeth Ohlson Wallin

Elisabeth Ohlson Wallin ha pubblicato una sua nuova opera, In Hate We Trust (Nell’odio noi crediamo), dedicata alle vittime dell’omofobia della Chiesa Cattolica. La fotografa svedese e lesbica, famosa per aver girato il mondo con la collezione Ecce Homo, aggiunge il suo ultimo lavoro sul Papa alla serie omonima: In Hate We Trust. Questa serie di fotografie racconta delle diverse forme di violenza che subiscono le persone a causa dei pregiudizi e dello stigma sociale che le colpiscono. Complimenti per le bellissime opere, che colpiscono per la forza espressiva e per l’attualità in cui s’inseriscono.

In Hate We Trust - Elisabeth Ohlson Wallin

In Hate We Trust - Elisabeth Ohlson Wallin

In Hate We Trust - Elisabeth Ohlson Wallin

66 paesi a favore della depenalizzazione dell’omosessualità, 58 contro

E’ finita con 66 paesi che hanno firmato la richiesta di depenalizzazione universale dell’omosessualità. E con 58 paesi che hanno sottoscritto la contro-richiesta della Siria, che afferma che legalizzare l’omosessualità aumenterebbe il fenomeno della pedofilia. Dopo tanto can can, nelle settimane passate, il Vaticano non ha sottoscritto né l’una né l’altra, ma ha ribadito con la voce di Monsignor Migliore che “le categorie di orientamento sessuale e di identità di genere, usate nel testo, non trovano riconoscimento o chiara e condivisa definizione nella legislazione internazionale. Se esse dovessero essere prese in considerazione nella proclamazione e nella traduzione in pratica di diritti fondamentali, sarebbero causa di una seria incertezza giuridica, come pure verrebbero a minare la capacità degli Stati alla partecipazione a e alla messa in atto di nuove o già esistenti convenzioni e standard sui diritti umani”. Dunque, 66 a 58. Una prima netta vittoria per i diritti delle persone omoessuali, bisessuali, transgender e intersessuali. “Oggi il mondo è un po’ migliore”, ha concluso Rama Yame in conferenza stampa, il cui video è disponibile qui sotto.

Grazie alla Francia, che ha la presidenza semestrale dell’Unione Europea, è già online il sito ufficiale della dichiarazione, dove saranno raccolti video, documenti, le versioni tradotte della dichiarazione, per ora disponibile in francese, inglese e spagnolo. Il sito si chiama LGBT TV e ha questo indirizzo web www.droitslgbt2008.fr .

Alcuni attivisti lgbt presenti a New York all’ONU per sostenere la dichiarazione hanno scritto dei resoconti dettagliati e appassionati. Quello di Philippe Colomb lo trovate qui [in francese], che ha anche pubblicato un bel album fotografico. Quello di Björn Van Roozendaal qui [in inglese]. Arcigay, che ha fortemente sostenuto la dichiarazione, ha messo online un esaustivo comunicato stampa disponibile qui [in italiano, of course], in cui leggiamo che “la nostra associazione, attraverso l’importante campagna che ha visto decine di manifestazioni nel paese, 50.000 sostenitori alla “Cause” su Facebook e la costruzione di una rete internazionale di sensibilizzazione, ha contribuito a rafforzare un percorso che sarà ancora lungo, ma che oggi vede realizzato una passo importante nell’affermazione dei diritti e della tutela delle persone LGBT”. La “Cause”, nel frattempo, ha ottenuto il sostegno del governo francese ed è linkata direttamente dall’homepage del sito promosso dal Ministero degli Esteri.

Per chi non s’accontenta delle parole e desidera vedere coi propri occhi ciò che è avvenuto al Palazzo di vetro, ha a disposizione due video, sul sito dell’ONU: qui e qui. Con emozione possiamo ascoltare un ragazzo del Camerun che ci ricorda che “in Africa l’omosessualità esiste”, oppure l’intervento del deputato maoista Sunil Babu Panta, fondatore della Blue Diamond Society, associazione che promuove i diritti delle persone lgbt in Nepal.

Attivisti lgbt alle Nazioni Unite, il 18 dicembre

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Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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