uccelli

Articoli marcati con tag ‘Festival’

Tutti gli articoli dei bloggers al festival di Internazionale 2010

Grazie a Lucio Colavero e alla redazione di Internazionale.

Gender Bender sui social network

La cover di Gender Bender 2010

La cover di Gender Bender 2010

A Gender Bender usano i social network per comunicare il programma e per creare approfondimenti sui vari artisti e appuntamenti ospitati dal festival. In particolare segnalo, oltre alla pagina Facebook:

- i cinguettii su Twitter, dove, durante il festival, potrete seguire la diretta curata dalla redazione web;
- il ricco canale YouTube, dove vengono proposti approfondimenti musicali, cinematografici, teatrali e di danza, ordinati per playlist;
- Friendfeed, per rimanere sempre aggiornati via rss.

Stay Tuned!

Un piccolo assaggio di ciò che ti aspetta

Portate le mamme

La cover di Gender Bender 2010

La cover di Gender Bender 2010

E’ online il programma di Gender Bender 2010: www.genderbender.it!

Tra i tanti ospiti: Aldo Busi!

Tra i tanti appuntamenti:

Musica • THROBBING GRISTLE LIVE
Cinema • ANNIE LEIBOVITZ. A LIFE THROUGH LENS
Conversazioni • ALDO BUSI
Danza • OLIVIER DUBOIS
Cinema • DAVID LACHAPELLE
Danza • VIRGINIE BRUNELLE
Conversazioni • JOUMANA HADDAD
Cinema • WILLIAM S. BURROUGHS: A MAN WITHIN
Danza • MOR SHANI E ROM AMIT
Danza • LIAT WAYSBORT
Cinema • LOUISE BOURGEOIS
Musica • GENDER JUKEBOX COMPETITION
Cinema • CONTRACORRIENTE di Javier Fuentes-León
Danza • SILVIA GRIBAUDI
Musica • DUSTY KID
Musica • MARASCIA
Cinema • GIRLS AND BOYS: SEX AND BRITISH POP
Cinema • L’ARBRE ET LA FORET di Olivier Ducastel e Jacques Martineau
Musica • TOBIAS BERNSTRUP live
Cinema • PATTI SMITH: LONG FOR THE CITY
Cinema • DZI CROQUETTES

Portate le mamme.

Internazionale 2010, foto ricordo dei bloggers

Maurizio Cecconi & Raul Larsen

Maurizio Cecconi & Raul Larsen

Micaela Calabresi & Maurizio Cecconi

Micaela Calabresi & Maurizio Cecconi

Joe Bageant e i bloggers di Internazionale 2010

Joe Bageant e i bloggers di Internazionale 2010

Maurizio Cecconi & Daniele Federico

Maurizio Cecconi & Daniele Federico

Maurizio Cecconi & Il Suo Doppio Mento

Maurizio Cecconi & Il Suo Doppio Mento

Se avete altre foto, inviatemele

Il pugno alzato di Joe

Joe Bageant a Internazionale 2010

Joe Bageant a Internazionale 2010

Nelle foto di servizio appare come un signore di sessant’anni dalla folta criniera, il viso largo incorniciato dalla barba bianca. Dal vivo, quella prima impressione di pacatezza, costruita dal markenting degli uffici stampa, è demolita dal carattere, dalle rughe di chi ho molto visto e altrettanto vissuto, dalla forza della visione che l’accompagna. E’ Joe Bageant che parla, autore de “La Bibbia e il fucile” (tradotto in Italia dai tipi della Bruno Mondadori), saggio sugli operai bianchi delle province americane che votano repubblicano, anche contro il loro interesse. Joe indossa una maglietta nera dove, all’altezza del cuore, campeggia la scritta “socialista”, disposta ad arco attorno a una stella. Tanto per essere chiari che lui “se ne frega” della propaganda che ha trasformato le parole “comunismo” e “socialismo” in offese e insulti. Domando: la nuova destra americana, gemella della vecchia, proseguirà nell’alleanza coi movimenti religiosi fondamentalisti che si battono contro i diritti civili e contro i matrimoni gay. Risposta secca: sì. Insisto: che ne sarà della Proposition 8 quando arriverà alla Corte Suprema. Joe: i giudici sono “puttane conservatrici”.
Foto di Marsh Rabbit

Foto di Marsh Rabbit

Non era ciò che volevo sentire; mi sento coinvolto in prima persona e, dunque, mi auguro che quella battaglia sarà vinta dagli omosessuali statunitensi. La tesi di Joe è presto riassunta: la società americana non è né a favore né contro i matrimoni gay. Ad essere caparbiamente contrari è solo quel 4/5% di evangelisti e di “cristiani rinati”, poco interessati alle elezioni presidenziali e che il GOP ha tentato (con successo) di mobilitare su questo tema, offrendo in cambio l’opposizione al principio di uguaglianza; 4/5% che ha fatto la differenza e che ha permesso la rielezione di George Bush figlio. Domando: il paradosso delle società democratiche e capitaliste è che il sistema, per reggersi, ha necessità del sostegno delle masse che condanna all’emarginazione e alla povertà; come spezzare questo meccanismo e liberare i voti degli affamati. Risposta: il momento della verità arriverà presto, in quanto il debito pubblico accumulato dagli Stati Uniti è diventato enorme e non può essere ripagato; un collasso economico/industriale/finanziario è inevitabile e a quel punto il sistema imploderà. Incerto se sperare che l’apocalisse profetizzata da Joe avvenga, concludiamo l’intervista con una foto di gruppo: Bageant al centro e i blogger accreditati al Festival attorno. Joe alza il pugno destro; gli comunico sottovoce: Mister, in Europa usiamo il sinistro. Lo scatto consegna alla reflex digitale i nostri due pugni alzati.

Diario Internazionale. 3

Accredito blogger

Accredito blogger

E’ l’ultimo giorno di festival, la stanchezza si fa sentire e nemmeno nove ore filate di sonno pesante sono sufficienti a farmi alzare con la testa leggera. Solito treno, questa volta chiacchiero con due signore, entrambe dirette a Ferrara e insoddisfatte per il servizio che Trenitalia offre, una bolognese, l’altra fiorentina. Alle 12.00, al Chiostro di San Paolo, dove sono allestite la caffetteria e la libreria di Internazionale, m’attendono i blogger Raul e Micaela. Svizzera-tedesca quest’ultima, argentino il primo. Caffè, cappuccino, troppe sigarette, molte frasi, qualche foto ricordo. Micaela abita a Milano, lavora nella finanza, è vulcanica. Raul, più silenzioso, ci mostra uno straordinario lavoro da lui meticolosamente realizzato. Per ogni numero di Internazionale, ha creato un database su Delicious dove ad ogni articolo pubblicato corrisponde il link del pezzo originale, integrato di tag relativi all’argomento, all’autore e al giornale. Persino i fotografi sono stati catalogati. Se non lo sfogliate, non potete credere a quale livello di precisione sia arrivato Raul. Se quelli di Internazionale sono svegli, sapranno farne l’uso migliore, come merita. Come se non bastasse, Raul e la sua amica Samara curano persino un blog, dove approfondiscono le notizie apparse sulla nostra amata rivista. Quando si dice la passione… Alle 14.00, in sala stampa, partecipo alla conferenza stampa di Joe Bageant, autore de “La Bibbia e il fucile”, in cui racconta l’America di provincia, quella dei proletari bianchi, sottopagati, obesi, aggressivi e rassegnati. E’ l’America xenofoba e guerrafondaia, che vota repubblicano, contro ogni suo interesse. Mi riprometto di dedicare a Bageant un post specifico, per cui, per il momento, non mi dilungo oltre. Alle 15.30, armato di panini, mi siedo ad ascoltare “Le regole di Internazionale” con Maria Luisa Rodotà. Regola numero uno: quando mangi molto, bevi birra e sei tra il pubblico, non ruttare; coprire la bocca con la mano non ti renderà educato. Inforcata la bicicletta, mi sposto alla mostra “Cercando il paradiso perduto, trent’anni e più di eventi LGBT”, organizzata da Arcigay Ferrara grazie alle belle fotografie di Giovanni Rodella. Una breve selezione potete vederla qua. Un menzione merita la via che dal Castello conduce alle vecchie mura, passando per il Palazzo dei Diamanti: meravigliosa. Al Teatro Comunale, alle 18.30, Giovanni De Mauro saluta e chiude il festival, annunciando che i partecipanti quest’anno sono stati 51.000 (45.000 la scorsa edizione). Per chi si fosse perso qualcuno (o tutti) gli appuntamenti del festival, sono visionabili sul canale YouTube. Tre giorni intensi sono passati in un battito di ciglia; il festival è finito e si torna a casa. L’Italia continua ad aver fame di buon giornalismo. Inspiegabilmente, anche quest’oggi non s’è parlato di Belpietro.

Diario Internazionale. 2

Una spilletta di Internazionale

Una spilletta di Internazionale

Il treno Bologna – Ferrara delle 11.56 è pieno di giovani che vengono al festival. Conosco Ruth, Alessia. Le nuvole felsinee lasciano spazio al sole ariosteo. Prenoto il mio posto per la conferenza “Frontiere digitali” (con Oliver Reichenstein, fondatore di Information architects, Luca Sofri, direttore de Il Post e Giovanni De Mauro di Internazionale). La fila, in piazza Municipio, è chilometrica. Il sole scalda e vorrei una t-shirt. L’incontro è spostato dalla Sala Estense alla piazza, a causa dell’alta partecipazione; meglio, all’aperto si può fumare. Compilo il questionario somministrato da un blogger. Frasi sparse che mi hanno colpito: Reichenstein, “il giornalismo è un dialogo della democrazia con se stessa”; Sofri, “i commenti sono un corpo unico col testo dell’articolo online”; De Mauro, “l’80% del nostro stipendio è pagato dai nostri lettori”; Reichenstein, “una società ha la responsabilità di garantire che il livello d’informazione dei cittadini sia il più alto possibile”; Reichenstein, “per avere lettori intelligenti bisogna produrre giornali intelligenti”; Sofri, “la Rai alimenta l’attesa nel pubblico di prodotti di scarsa qualità”. Impressioni: a Sofri piace fare delle battute, non sempre riuscite; Reichenstein è un tecno-filosofo. Non riesco a intervistare Sofri. Faccio la conoscenza di altri blogger; ci diamo appuntamento per domenica, per una riunione collettiva. Non ho pranzato (molto male!), riparo con una mela offerta dalla Provincia. Mi sposto al Cinema Boldini, per la proiezione di “The Red Chapel” di Mads Brügger; il documentario è stato, a gran richiesta, messo in programma anche per l’ultimo giorno del festival. Personalmente l’ho trovato ben costruito, barricadero e con una vena di cinismo e di disattenzione verso i nordcoreani. “Pyongyang” di Guy Delisle, pur nella differenza dei mezzi espressivi, ha una marcia in più. Io, Tomas e Jürg, miei compagni di proiezione, vaghiamo per il centro di Ferrara in cerca di un ristorante: tutti pieni. Alla fine, il Mandolino, dov’ero stato anche ieri, ci nutre a dovere: ministra di fagioli, maialino arrosto, vino rosso. Un ruttino e via, in Piazza del Castello per “Accattone”, dalla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, letto da Valerio Mastrandrea e musicato da Danilo Rea e da Roberto Gatto. La recitazione di Mastrandrea ha un coinvolgente tono monocorde. Dopo un amaro Jägermeister, guadagnamo casa e il letto. Anche oggi, al Festival di Internazionale non s’è parlato di Belpietro.

Diario Internazionale. 1

La shopping bag di Internazionale 2010

La shopping bag di Internazionale 2010

Grazie ai consigli del mio amico ferroviere Serafino, mi sovvengo che posso prendere il treno da Bologna a Ferrara e caricarci la bici. Così faccio e si rivela un’ottima soluzione per spostarsi tra i luoghi del festival. Prima tappa, ufficio stampa del festival per l’accredito e la prenotazione dei posti ai tre incontri che seguirò in giornata. La colazione in un bar poco lontano è così riassumibile: cappuccino più brioche, serviti da una giovane donna cinese. Il signore a fianco a me, italiano, ha ordinato un bicchiere di vino bianco; già barcolla, ore 09.30. Fuori dal Cinema Apollo, dove s’inaugura il festival con la consegna del premio Anna Politkovskaja al giornalista afgano Yaqub Ibrahimi, c’è una lunga fila in attesa d’entrare: scolaresche dei licei cittadini, giovani da tutta Italia. Dentro, dopo i rituali saluti delle autorità, la consegna del premio ci sintonizza via Skype con Ibrahimi, che non ha potuto essere a Ferrara perché il governo afgano non gli ha concesso il permesso di viaggiare, a causa delle sue inchieste sui criminali di guerra presenti nel governo del paese. Giovanni De Mauro lancia la webtv del festival. Inizia il secondo appuntamento: “Informazione e potere, l’anomalia italiana” (con Miguel Mora, El País, Gerhard Mumelter, Der Standard, Alexander Stille, giornalista statunitense, introduce e modera Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano). La domanda che campeggia in sala e che alla fine del dibattito s’espliciterà è: dopo Berlusconi, ci sarà Berlusconi? La denuncia della connivenza del PD col regime berlusconiano è forte. Alla conclusione del dibattito, ho la possibilità d’intervistare Padellaro, sul ruolo di internet e dei blogger nell’informazione e sull’esperienza del sito web del giornale. Padellaro, per quel che vale un’impressione maturata in un quarto d’ora, è affabile, una persona alla mano e del “secolo scorso”, come lui stesso si definisce, che non si spaventa di confrontarsi con la contemporaneità. A questo punto, sono le 13.30, mi sono meritato una sosta per il pranzo, alla trattoria Il Mandolino, cucina tipica ferrarese. Ordino: pinzini (piccole crescentine) con salumi, cappellacci alla zucca, un quarto di litro di sangiovese; spesa: venti euro. Ottima qualità, stomaco pieno, abbiocco incipiente, pago e pedalo fino al Teatro Comunale, dove m’aspetta l’incontro “Brasile. Il gigante al voto. Comincia il dopo Lula” (con Eliane Brum, giornalista del settimanale brasiliano Época, Paulo Sotero, economista brasiliano, Denise Paraná, scrittrice brasiliana, introduce e modera Annalisa Camilli di Internazionale). Di questo incontro conservo in mente due frasi, che mi hanno colpito per la distanza che segnano tra loro e noi, poveri e sfigati italiani. La prima: “In Brasile abbiamo 12 candidati alla Presidenza della Repubblica e sono tutti di sinistra”. La seconda: “Lula è affettuoso come un Teddy Bear”. La stanchezza comincia a farsi sentire. La sosta al bar appena fuori da teatro è una tappa indispensabile; il ragazzo che serve al bancone ha un suo fascino burino. Ferrara è quieta, vivace, poche auto, lo smog è assente, tante bici, i prezzi sono abbordabili. Mi chiedo: perché Bologna non può assomigliarle? Mi fermo all’infopoint del festival e mi procuro la shopping bag che da questo momento m’accompagna orgogliosa. Lungo la darsena, dei canottieri s’esercitano schivando le alghe del fiume. Ai Magazzini Generali sta per iniziare la tavola rotonda “Ridicoli/banali/assenti: gay, lesbiche e trans nel tritacarne dei media italiani” (con Franco Grillini, Tommaso Cerno, Stefano Bolognini, Claudio Rossi Marcelli di Internazionale). Alle 19.00 lo spritz multietnico di Zuni e infine il treno per tornare a Bologna. In conclusione di questa prima giornata, desidero comunicare “urbi et orbi” che qui a Ferrara, al festival internazionale di giornalismo, non s’è parlato di Belpietro.

Cosette dal Festival di Internazionale

Le foto che caricherò durante il festival potete vederle nel mio album su Flickr.

I miei cinguettii li potete seguire sul mio account di Twitter.

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Maurizio Cecconi
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