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Articoli marcati con tag ‘Fascismo’

Bologna, 27 Gennaio 2009 – Giornata della memoria

Come ogni anno, è fitto di appuntamenti il calendario che le associazioni lgbt di Bologna hanno messo in piedi in occasione della Giornata della memoria. Per ricordare le vittime omosessuali del nazi-fascismo, quest’anno “Il Cassero” invita tutti e tutte martedì 27 gennaio alle ore 10.30 ai giardini di Villa Cassarini (a fianco di Porta Saragozza) per la deposizione di una corona di fiori in ricordo dei gay e delle lesbiche e dei trans deportati nei campi di concentramento e alle ore 21.00 presso il circolo per la proiezione del film-documentario Love Story: Berlin 1942 – Una storia d’amore a Berlino. Fuoricampo Lesbian Group arricchisce le iniziative con la proiezione di But I Was a Girl – The Story of Frieda Belinfante, alle ore 20.30 presso la sede dell’Associazione Armonie, in Via Emilia Levante 138 [guarda la mappa]. Durante la serata sarà possibile visitare la mostra Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi.

“Il triangolo rosa (in tedesco, rosa Winkel) era il marchio, di stoffa, che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità, in base al paragrafo 175, nei campi di concentramento nazisti”.

Pink Triangle

Kucibreg (Cucibreg) – Croati, sloveni e italiani insieme contro i nazisti e i fascisti

Tra il 4 ed il 25 novembre 1944, nei boschi attorno alle località di Hrvojj in Slovenia e Kucibreg in Croazia (Cucibreg in italiano), a pochi chilometri da Trieste, si svolsero una serie di scontri a fuoco tra le formazioni partigiane composte da italiani, sloveni e croati e reparti dell’esercito nazista. I partigiani italiani, nella quasi totalità muggesani (città insignita di medaglia d’argento al valor militare per attività partigiana), erano inquadrati nel battaglione Alma Vivoda, della divisione Garibaldi Natisone. Alma Vivoda, anch’essa muggesana, è stata la prima donna partigiana caduta, ancora nel 1943. Gran parte dei 120 caduti partigiani di quegli scontri, riposano oggi in una fossa comune in un piccolo cimitero in territorio sloveno, mentre i prigionieri vennero deportati nei campi di sterminio nazista, dai quali solo pochissimi ritornarono. Gli scampati prima si aggregarono alle altre formazioni italiane e jugoslave della zona, per poi ricostruire il battaglione Alma Vivoda che partecipò, assieme all’esercito di liberazione jugoslavo alla liberazione di Muggia e Trieste il 1° maggio 1945. Ormai da tantissimi anni, antifascisti ed ex partigiani italiani, sloveni e croati, i giovani e le genti di quelle terre ma anche di Trieste e Muggia si ritrovano nei primi giorni di novembre in quei luoghi per riaffermare i valori di fratellanza ed uguaglianza che le genti delle tre etnie da secoli conviventi in quelle terre, partendo dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo, vogliono che siano alla base della nuova Europa. Europa che qui non è sogno distratto o l’emblema di una burocrazia distante, ma un’idea di pace commuovente concreta e quotidiana.

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Bologna non merita un sindaco fascista

Con un duro intervento, Franco Berardi “Bifo” commenta l’ennesimo giro di vite della Giunta Cofferati sul consumo di alcolici in città. Dopo la guerra agli esercizi aperti di notte e obbligati a terminare la distribuzione degli alcolici alle 2, dopo l’estensione del precedente divieto anche alle associazioni e ai circoli privati (Il Cassero prese una posizione politica molto severa su questa ordinanza), ecco scattare una nuova proibizione. Ad esserne vittima, un paio di baretti che offrivano spritz a prezzi modici e quindi frequentati da studenti e anziani. La Giunta Cofferati e il Partito Democratico stanno dimostrando di essere estranei alla complessità della composizione sociale di Bologna. Di fatto, sono il partito dei palazzinari e della piccola e media borghesia immobiliare, di cui difendono spietatamente le derive anti-degrado. Mentre gli studenti e i migranti sono trattati come il necessario fastidio che serve a procurare denaro e manodopera e a cui proibire la soddisfazione dei bisogni e impedire l’esercizio della cittadinanza. Il post di Bifo recita così:

Un’onda di allegria si è diffusa quando, una decina di giorni fa, il ragionier Cofferati ha deciso di non ricandidarsi. Incontrandosi per strada l’amico abbracciava l’amico come se fossimo finalmente liberi. Non è così. Non solo perché i candidati che il partito democratico presenterà alle prossime elezioni saranno fatti della stessa pasta di Cofferati. Ma soprattutto perché quell’individuo è ancora seduto sulla poltrona, e nei mesi che ci separano dalla sua dipartita possiamo stare certi che farà del suo meglio per vendicarsi di una città che gli ha mostrato di non amarlo quanto egli avrebbe desiderato. Cofferati è un pericolo per questa città, è un pericolo per ciascuno di noi, un pericolo per la libertà per la convivenza, per la democrazia. Le ultime azioni compiute dalla sua Junta sono azioni dichiaratamente fasciste. La decisione di chiudere un bar per la semplice ragione che davanti ad esso si radunavano persone dall’aspetto non conformato non può essere definita in altro modo che questo: un gesto di fascismo. E’ un gesto di arroganza, di violenza e – tecnicamente parlando – di fascismo. Quella decisione equivale a un ordine di scioglimento degli assembramenti sotto la minaccia della Milizia armata. Le normative a cui questa chiusura si riferisce sono quelle con cui il regime fascista colpì a morte la democrazia. Le multe che da qualche tempo vengono comminate a chi siede per terra sono dichiarazioni arroganti di intolleranza contro qualsiasi gesto libero che una persona possa azzardarsi a compiere nella città. La punizione esemplare per un cittadino senzatetto che occupava un metro quadrato del territorio pubblico in maniera non conformata è violenza che colpisce ciascuno di noi. Attenzione. Il 15 maggio del 1921 nella città di Bologna 175.000 persone votarono come deputato un criminale di nome Mussolini. E’ bene ricordarlo, è bene sapere che, a dispetto delle leggende, una parte di questa città ha sempre avuto una vocazione autoritaria. Perciò in questa città ci può essere ancora qualcuno che voterebbe di nuovo per Cofferati e per il suo partito. Ma Bologna è anche la città di Anteo Zamboni, è anche la città medaglia d’oro della resistenza. Chi si è impadronito del potere cittadino lo esercita con uno stile che è quello del ventennio mussoliniano. Questa città non può accettarlo. Finora abbiamo pensato che il giorno della cacciata di Cofferati sarebbe venuto alla fine della primavera del 2009. Ora dobbiamo ricrederci. Non possiamo aspettare quella data.

Movimento degli studenti contro il decreto Gelmini – I consigli di Cossiga al Governo Berlusconi

Grazie al sito del Senato, eccovi una perla del Kossiga pensiero.

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.

Dichiarazione di Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica Italiana, nonché Ministro degli Interni nel 1977.

Omosessuali di destra | Intervista a Marco Fraquelli

Segnalo con grande piacere l’ottima intervista effettuata dal mio amico e giornalista Vincenzo Branà a Marco Fraquelli, autore di un saggio dal titolo Omosessuali di destra. L’intervista tocca molti punti interessanti: la polemica sulla campagna del Bologna Pride e sul puraido Italo; l’avvento del nazismo nella tollerante Berlino degli anni ’20-’30; l’influenza della Chiesa e del Vaticano; la nascita di GayLib. L’intervista si chiude con una scoraggiante previsione su quando verrà approvata la prima legge in Italia per il riconoscimento delle unioni civili. Buona lettura.

Il Bologna Pride contro le schedature dei rom: “la società scenda in piazza con noi contro il ritorno di pratiche fasciste”

Bologna, 27 giugno - I portavoce del Pride che si svolgerà domani a Bologna commentano le ultime battute del Ministro degli Interni: "Ultimo raccapricciante segnale la volontà mostrata dal Ministro dell'Interno Maroni di schedare i minori rom che abitano nei campi nomadi. Nonostante la sua ridicola giustificazione, la tutela dei bimbi che "hanno diritto a restare" (mentre gli altri? Sono da buttare via?), il paragone con l'epoca fascista sorge spontaneo. Questo genere di metodi, che mira a schedare chi è diverso rispetto allo standard di maschio bianco eterosessuale cattolico, non può non preoccuparci. Quali erano i gruppi tradizionalmente schedati nel periodo fascista? Gli ebrei, i rom, gli omosessuali, le prostitute. Oggi siamo ancora i primi a essere vittime della violenza feroce che si è scatenata da quando questo governo si è insediato. Chiediamo a tutte le forze politiche, ai singoli, alle associazioni di prendere posizione contro fatti gravi come questo, e di vigilare sulla salute del nostro sistema democratico. Un sonnacchioso disinteresse da parte della popolazione può facilmente scivolare nel consenso nei confronti di iniziative antidemocratiche, discriminanti e ideologicamente violentissime".

Bologna Pride: In Italia sono tutti maschi – Doppio appuntamento: libro + mostra

In Italia sono tutti maschi
Di Luca De Santis e Sara Colaone
presentazione del libro e incontro con gli autori

Martedì 24 Giugno, H 18.00
Libreria Melbookstore
Via Rizzoli 18 – Bologna

In Italia sono tutti maschi è l’ultima attesa graphic novel di Luca De Santis e Sara Colaone in uscita per Kappa Edizioni, che nei giorni del Pride nazionale di Bologna ci propone un viaggio nella memoria, attraverso fascismo, ipocrisia, amicizia e scandali dimenticati. Le leggi razziali dell’Italia fascista non menzionavano provvedimenti contro gli omosessuali: non ce n’era bisogno, disse Mussolini, poiché in Italia gli uomini non potevano essere che maschi, attivi e virili. La realtà fu ben altra. Dal 1938 al 1943 molti omosessuali italiani furono mandati al confino nelle isole. Quasi trecento giovani femminielli, arrusi, buchi furono così sradicati dalla propria vita, bollati ufficialmente come nemici della Patria. Cinquant’anni dopo, il documentarista Rocco si mette sulle tracce dell’ex confinato Antonio, per riportare alla luce quella storia dimenticata, ma si trova a fare i conti con tutto il dolore che i ricordi possono provocare.

L’introduzione al volume è firmata da Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti, autori del saggio La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista. In appendice, intervista a Giuseppe B., omosessuale confinato nel periodo fascista, a cura di Giovanni Dall’Orto, giornalista, scrittore e storico direttore del mensile Pride.

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In Italia sono tutti maschi
Il confino degli omosessuali italiani durante il fascismo in una mostra di tavole e disegni dal libro a fumetti di Luca de Santis e Sara Colaone

Vernice inaugurale Giovedì 26 Giugno, H 18.30
Istituto Storico Parri Emilia-Romagna
Via Sant’Isaia, 18 – Bologna

La mostra sarà visitabile nei seguenti orari
Dal 26 Giugno al 26 Luglio 2008
Dal Lunedì al Venerdì
Dalle 16.00 alle 19.00
Sabato dalle 10.00 alle 13.00

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La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
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