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Bologna, assessorato alla famiglia. “Delbono ostaggio del conservatorismo cattolico”
Comunicato stampa, 14 Maggio 2009
ASSESSORATO ALLA FAMIGLIA. “DELBONO E L’UNIONE
OSTAGGI DEL CONSERVATORISMO CATTOLICO”
“Le lacerazioni ideologiche dell’Unione di Delbono emergono oggi con forza e lasciano intravedere quali rischi correranno i diritti civili a Bologna, sia se vincerà la destra, sia se vincerà la coalizione di centro-sinistra”, così Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna Città Libera, che continua: “Le politiche familiste, tese ad escludere una parte della società dall’assistenza sociale messa in campo dall’amministrazione, sono il prezzo che l’Unione dovrà pagare al conservatorismo cattolico“.
“Gli stop di Delbono agli ex PPI sono una pura formalità, per non spaventare l’elettorato progressista”, attacca invece Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale e candidato consigliere per BCL, che incalza: “Alla fine Delbono cederà. Non tanto sull’istituzione dell’assessorato alla famiglia, quanto piuttosto sull’assicurare che solo le famiglie conformi all’ideologia cattolica avranno accesso al welfare del Comune di Bologna, così come chiesto anche dal supplemento domenicale dell’Avvenire, che è la voce della Curia bolognese”.
Conclude Monteventi: “E’ un film già visto. Quando l’amministrazione Cofferati ha approvato le misure anti-crisi, sono stati esclusi i single: non solo quelli per scelta, ma anche quelli per volontà dello Stato, come le coppie gay e lesbiche, a cui è impedito di sposarsi. E ancor più triste è la fine dei laici del centro-sinistra, ridotti a un ruolo di mera testimonianza”.

Genitori omosessuali. Ai Teatri di Vita un documentario racconta le Famiglie Arcobaleno
Il ritmo, gli impegni, le tensioni e le piccole esaltazioni quotidiane di alcune famiglie italiane sono protagonisti in questo documentario. Ma non si tratta dei nuclei famigliari a cui si è generalmente abituati. Parliamo infatti di omogenitorialità, ovvero di famiglie in cui ci sono solo due mamme o due papà. Famiglie di gay o lesbiche, che hanno deciso di avere figli (o si sono trovati ad averne in base a precedenti legami eterosessuali). Famiglie discriminate, a partire da una discriminazione ideologica che si rifiuta di prendere atto delle ricerche svolte in tutto il mondo, da cui risulta l’assoluta ininfluenza della sessualità dei genitori nello sviluppo del bambino. Per sostenere i propri diritti, quasi 200 famiglie omosessuali hanno creato pochi anni fa l’associazione Famiglie Arcobaleno, e in questo film alcune di loro raccontano le loro giornate e le forti motivazioni che le hanno spinte a organizzarsi. Un documentario che smonta l’idea che le famiglie omosessuali siano poche, isolate e radicalmente problematiche. | Fonte Modena 2000
Cecconi, Bologna Città Libera: “Sostegno alle famiglie omosessuali e ai single”
CECCONI: “SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE OMOSESSUALI E AI SINGLE”
Maurizio Cecconi, candidato consigliere per BCL e attivista del movimento
omosessuale, sul no espresso dal candidato sindaco
dell’Unione Flavio Delbono all’ “assessorato alla famiglia”
“Famiglia si declina al plurale: sono famiglie tutte le coppie, eterosessuali e omosessuali che, unite da un vincolo affettivo, scelgono di percorrere assieme parte della loro vita o tutta la loro vita. Sono famiglie le coppie lesbiche con figli, sono famiglie le coppie gay con figli. E infatti mi auguro di vedere tante famiglie gay in piazza domenica 31 maggio, quando protesteremo contro l’espulsione delle coppie di fatto dal programma di Delbono“, esordisce con questa fondamentale precisazione Maurizio Cecconi, che continua: “Il Comune di Bologna vede una presenza del 34% di famiglie unipersonali, come s’evince dai dati del censimento del 2001. Ed è un numero in continua ascesa”. Ecco che diventa “imprescindibile estendere le misure di sostegno economico anti-crisi varate dalla Giunta Cofferati anche ai e alle single, che talvolta lo sono per scelta e altre per costrizione, come nel caso delle persone omosessuali, a cui lo stato non concede né la possibilità di registrare la loro unione né di sposarsi”.
Cecconi conclude ricordando che “è stata l’amministrazione Cofferati ad affidare i corsi matrimoniali tenuti dal Comune a un’associazione ultra-cattolica, Ucipem, contraria all’aborto. Cosa ne pensa Delbono? E’ una scelta coerente col suo programma?“.
Bologna: Una famiglia normale – Presentazione alla Libreria Igor
presenta il libro Una famiglia normale
Come abbiamo disinnescato la bomba gay, Edizioni Sonda
accompagnato da Sergio Lo Giudice
Libreria Igor
Mercoledì 19 novembre 2008, H 18.30
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Ragazzi che amano ragazzi – Prefazione alla decima edizione
Prefazione alla decima edizione di
Ragazzi che amano ragazzi
Vent’anni dopo
Come molti, ho capito abbastanza presto che ci sarebbero stati libri che mi avrebbero accompagnato tutta la vita. Meglio, cambiato la vita. Non avrei mai immaginato che uno di questi lo avrei scritto io. Avevo 34 anni quando ho cominciato a scrivere Ragazzi che amano ragazzi, oggi ne ho 54. Una vita, appunto. E questo libro vive, continua a vivere nelle librerie, nelle biblioteche, negli incontri, nelle lettere che ricevo. Come nuovo. Come venisse stampato oggi non per la decima, ma per la prima volta.
Negli ultimi anni, mi sono trovato a dover rispondere sempre più spesso a due domande: sei contento? E: ma allora, cosa è cambiato in questi vent’anni? Nei ragazzi omosessuali, nelle famiglie, nella società. Non è stato facile rispondere a nessuna delle due. Entrambe mi hanno costretto a pensare, interrogarmi, scavare più a fondo, capire. E così questo libro mi ha fatto crescere. Ne sono diventato anch’io in qualche modo sempre più lettore che autore, una sensazione strana, rara credo, bella. Sono molto grato a chi mi ha obbligato a questa meravigliosa fatica. E oggi posso rispondere idealmente a tutti i lettori, non solo a qualcuno, in una mail o in una presentazione o a un convegno.
Sono contento come scrittore. Quale autore non lo sarebbe? Che un libro viva più a lungo possibile è il sogno di chiunque scriva e pubblichi. Ma questo è un libro speciale, per molti versi. Siete stati voi, del resto, voi lettori ad avermelo fatto capire più di quanto avrei mai potuto da solo. E allora devo anche dire che non sono affatto contento. Come uomo, come cittadino. Perché se ancora tanti, troppi ragazzi si riconoscono in queste storie di vent’anni fa – quando non c’era internet, non c’erano, almeno capillarmente come oggi, né l’Arcigay né l’Agedo né le Famiglie Arcobaleno, non c’erano quasi libri, non c’erano i mille film e telefilm che oggi raccontano una “condizione” omosessuale serena e a volte felice – se troppi ragazzi ancora si riconoscono in queste storie significa che il poco o tanto che è cambiato non basta. Il dolore è ancora troppo, la fatica altrettanto. Io ero convinto, nel 1991, e mi auguravo – se non da scrittore, da cittadino, appunto – che questo libro invecchiasse nel giro di pochissimi anni. Venisse ricordato come documento storico di un’epoca superata. Non è stato e non è così, e la società (soprattutto quella italiana), e la chiesa (soprattutto quella italiana), ne portano la colpa, il peso, la responsabilità schiacciante. Prima o poi ne dovranno rendere conto.
D’altra parte, solo un cieco potrebbe non vedere il tanto che è cambiato, nell’esperienza personale e collettiva. Allora, com’è? Come stanno le cose?
A un certo punto, dopo lungo scervellarmi, mi ha colpito un’immagine, come una folgorazione. Mi sono reso conto che non incontravo mai ragazzi – o genitori, famiglie – che vivessero nel presente. A volte mi sembravano ragazzi già belli accovacciati nel futuro, diciamo in un ipotetico e fantascientifico 2028 (quando verrà data alle stampe la ventesima edizione di Ragazzi che amano ragazzi). Ragazzi omosessuali che a sedici anni avevano già il fidanzato, lo avevano presentato a genitori entusiasti (o magari indifferenti), e nessun bisogno di nascondersi, a scuola, in parrocchia, in vacanza, al cinema, ovunque. Altre volte, la solitudine e l’angoscia dei ragazzi di oggi mi precipitavano nelle cupe atmosfere degli anni Cinquanta. (Erano cupe, lo affermo senza sfumature e senza spiegare, ma devo riaffermarlo, visto che qualcuno continua pubblicamente a rimpiangere gli “antichi castighi”).
Allora? Com’è? Come stanno le cose? Penso stiano esattamente così. Nelle epoche di transizione – più o meno lunghe, più o meno dolorose, più o meno cariche di vittime innocenti – è così che le persone vivono. Mai, nessuno, nel presente. Qualcuno ancora nel passato, qualcuno nel futuro che – speriamo – si sta costruendo. Bisogna solo saperlo, e – mentre si dà aiuto e sostegno a coloro che si sono attardati, senza loro colpa ovviamente – bisogna guardare, e dare visibilità, anche a coloro che sono già là davanti, come segno di speranza e motore del cambiamento.
Ma non era solo questo. A un certo punto mi sono dato del cretino. Sì, del cretino. Perché mi sono detto: ma come ho potuto pensare, come ho potuto illudermi che un tabù così radicato nei secoli, un tabù che affonda le radici nei due grumi forse più tosti con i quali l’umanità deve fare i conti da sempre – il sesso e la religione – come ho potuto pensare che una faccenda così radicata nel nostro inconscio personale e collettivo (si dice così, pare) potesse essere realmente disintegrata, non solo scalfita, scheggiata, proprio disintegrata e sconfitta e digerita nel giro di pochi anni, uno o due decenni, grazie a qualche Gay pride e magari un po’ anche a un libro come il mio? Se c’è poco da fare sul primo punto, c’è forse ancora meno sul secondo. Forse solo il tempo, “il gran guaritore”… (ma molto tempo, quel tempo che non si può misurare in mesi o anni, ma in decenni). Però saperlo è importante. È importante per avere chiaro contro cosa combattiamo, ed è importante per le singole persone, per i singoli ragazzi. Non si meraviglino, e non si spaventino se, la prima volta che davanti allo specchio diranno a se stessi “sì, sono gay”, si sentiranno male. Magari saranno tra i fortunati cui la botta passerà alla svelta, ma il primo impatto sarà durissimo in ogni caso. Perché in quel momento si misureranno, senza saperlo, con l’orribile secolare tabù, davvero una gran brutta bestia, che non può non fare paura, non chiudere lo stomaco. Almeno per un paio d’ore.
E a questo punto c’è il “tema” dei diritti. Eh sì. Perché ciò che non è cambiato nemmeno di un millimetro, ma proprio niente, in vent’anni, sono proprio i diritti – inesistenti – delle persone omosessuali. Qui la scusa del tabù non vale, assolutamente. Anzi, questo nulla, questo immobilismo, questa inciviltà sono così odiosi scandalosi intollerabili che per la prima volta – presentando di nuovo questo libro che non è mai stato e non ha mai voluto essere un libro militante, e lo ripeto per onestà verso chi il militante lo fa, io faccio solo lo scrittore – per la prima volta, dunque, voglio dirlo, devo dirlo, quasi gridarlo: lo stato, i partiti, le istituzioni, gran parte delle chiese si vergognino. Punto. Non c’è altro da spiegare. Giocano con la vita, e con la morte, delle persone, degli adolescenti, di giovani uomini e di giovani donne. Di fronte a queste storie, dovrebbero chinare il capo, chiedere perdono e vergognarsi. Poi fare qualcosa. Anzi, non qualcosa. Tutto. Tutto e subito. Perché sarà sempre troppo poco e troppo tardi.
Reggio Emilia, 27 settembre 2008

L’ultima sfida degli omosessuali “Faremo noi il registro delle unioni”
L'iniziativa lanciata da Arcigay,
Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Agedo
Di Marco Coppola, Giovedì 11 settembre 2008, La RepubblicaROMA - «Vogliamo un riconoscimento pubblico della nostra unione». «Lasciare una traccia della vita insieme ci tutela». Federico ha 35 anni, Matteo 31, da dieci anni stanno insieme, da due dividono anche una casa a Bologna. Sono una coppia per gli amici con cui escono la sera, per i colleghi, davanti a genitori e parenti. Lo sanno tutti. Sono invisibili soltanto per lo Stato. Federico e Matteo si iscriveranno al "registro nazionale delle coppie gay".
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La ex moglie: niente figlia, è gay. Il giudice: è un buon padre
Importante sentenza del Tribunale di Bologna
che sancisce l'uguaglianza dei dirittiDopo otto anni di matrimonio e con una figlia si scopre omosessuale, ne parla con la moglie e insieme, senza particolari traumi, decidono per la separazione. I problemi sono sorti quest’anno, quando la donna, a giudizio dell’ex marito, contravviene agli accordi e ostacola la frequentazione tra i due. Contestualmente, impedisce all’uomo di portare la bambina in vacanza in un villaggio turistico di un’isola greca. L’ex moglie teme che la piccola possa assistere a manifestazioni di affettività omosessuale. Lo scorso maggio il padre si rivolge al tribunale per ottenere l’affido condiviso. I giudici gli danno ragione: l’ex marito è un buon padre, il fatto di essere gay non lo rende "inadeguato" al suo ruolo e il problema è all’interno della coppia che ora dovrà, aiutata da esperti, trovare la via migliore per rendere consapevole la bambina delle nuove scelte di vita del padre. "L’importanza della sentenza è politica - spiega Rita Rossi, legale dell’uomo - il diritto alla genitorialità viene così riconosciuto anche nel caso di un genitore dichiaratamente omosessuale". Positive le reazioni delle associazioni omosessuali: "Una piccola ma significativa vittoria, che fa ben sperare per il futuro" e ancora "una sentenza assolutamente condivisibile" che "si prefigura come un altro segno di civiltà giuridica, in un paese dove è solo la politica che non fa il suo dovere". Esultano l’Arcigay, il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma e l'Associazione Matrimonialisti Italiani il cui presidente, Gian Ettore Grassani, osserva che si tratta di "una sentenza con pochi precedenti in Italia ma che è in linea con lo spirito delle attuali leggi che mirano ad eliminare ogni discriminazione di sorta nel rapporto tra genitori e figli".
Bologna, affidamento della figlia minore anche al padre gay
ANSA, Bologna, 22 luglio - Il tribunale di Bologna ha deciso l'affidamento condiviso di una figlia minorenne ad una coppia separata nella quale il padre è dichiaratamente omosessuale. Si tratta di uno dei primi provvedimenti del genere in Italia. In un primo momento, dopo la separazione, la bambina era stata affidata alla madre, con la facoltà per il padre di vederla quando lo desiderava previo accordo con la madre. In seguito però, visti gli ostacoli della donna a consentire al padre di vederla, ne è nata una contesa legale conclusa con la decisione del Tribunale di un affidamento ad entrambi i genitori. Nella loro decisione i giudici, pur mantenendo la residenza abituale della bambina presso la casa della madre, hanno fissato una regolamentazione precisa dei tempi nei quali sarà il padre a stare con la figlia, che prevedono fra l'altro un week end a settimane alterne, tre settimane durante l'estate, sei giorni durante il periodo natalizio e tre per la settimana di Pasqua.
L’ANPI aderisce al Bologna Pride
Il Manifesto, Mercoledì 25 giugno 2008 - Nei sei fogli del lungo elenco di adesioni spicca sicuramente quella dell'ANPI. Un gesto che i partigiani spiegano con il bisogno di "tutelare i diritti civili" in un momento in cui "in Italia si tenta di legalizzare la discriminazione". Leggi il resto di questo articolo »


