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Articoli marcati con tag ‘Fabrizio De André’

Riflessione discografica balneare

Riflessione discografica balneare

Con “Murder Ballads”, Nick Cave & The Bad Seeds composero un disco idealmente figlio della “Antologia di Spoon River”, che delle poesie di Edgar Lee Masters continuò l’indagine sulle felicità, sulle irriverenze e sui dolori (soprattutto questi ultimi, dal tragico della violenza pubblica al macabro di quella privata) della povera gente, attingendo al repertorio della tradizione folk insulare, figlia delle storie dei coloni e galeotti inglesi. A mio avviso, uno dei migliori dischi di indie rock mai pubblicati. In Italia – e ben prima del cantante australiano – il seme di Masters fu magistralmente raccolto da Fabrizio De Andrè che, con “Né all’amore né al denaro né al cielo”, selezionò alcuni dei testi più evocativi, per adattarli liberamente al concept album che la stessa Fernanda Pivano (traduttrice di Masters) onorò di una quarta di copertina del 33 giri, in cui lodò il disco di De Andrè per la “imprevedibile, patetica inventiva nelle rime e nelle assonanze, proprio come nelle poesie dell’antica tradizione popolare”. Gli arrangiamenti di Nicola Piovani suonano psicadelici e istrionici.

(Riflessione balneare, figlia delle mie playlist).

Speriamo bene che arrivino in ritardo

Da quando sento alcune persone adirarsi stizzite perché chiediamo di venire alle manifestazioni contro l’omofobia solo col simbolo rainbow, non riesco a levarmi questa canzone dalla testa.

Morire per delle idee
Fabrizio De André

Morire per delle idee, l’idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l’aveva, una folla di gente,
gridando “viva la morte” proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè
ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all’altro mondo bighellonando un poco
perché forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.

Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè,
ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.

E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole arrivare dietro il grande stendardo
pensa “speriamo bene che arrivino in ritardo”
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, vabbè,
ma di morte lenta.

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.

Bologna, “La cattiva strada” – Il Pratello incontra Fabrizio De André

Il Pratello, via del centro storico bolognese, è famoso per le sue osterie, per la sua “allure” anarco-bohemienne, per la rigida scure proibizionista che la giunta Cofferati e il Partito Democratico hanno calato sulla sua vita notturna. Il Pratello è la cattiva strada di Bologna: “A un diciottenne alcolizzato / versò da bere ancora un poco / e mentre quello lo guardava / lui disse “Amico ci scommetto stai per dirmi / adesso è ora che io vada” / l’alcolizzato lo capì / non disse niente e lo seguì / sulla sua cattiva strada”. Per ricordare il decimo anniversario della scomparsa del cantautore genovese e per riportare all’attenzione dei cittadini la morsa perbenista che soffoca la vita cittadina, la rivista L’Arengo del Viaggiatore e La bottega dell’elefante organizzano una domenica pomeriggio alla scoperta dell’anti-conformismo e della critica al potere costituito. Un viaggio sentimentale/politico/alcolico attraverso le canzoni di Fabrizio De André. Non mancate. Partenza dalle ore 15.00 fino a notte fonda. Si beve, si canta, si ragiona.

PROGRAMMA
Bologna – Via del Pratello

H 15.30 – Bar De Marchi
I poeti che strane creature – Da Brassens a Cohen
H 17.00 – Circolo Pavese
Ho licenziato Dio – Gli ultimi, la preghiera e la morte
H 19.00 – Montesino
Umbre de muri muri de mainè – Il Mediterraneo, la Sardegna
H 20.00 – Mutenye
Una pace terrificante
Da “Storia di un impiegato” alla “Domenica delle Salme”

H 21.00 – Mammuth
Con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia – Rimini
H 22.00 – Macondo
Femmine un giorno e poi madri per sempre – Le donne
+ Jam Session finale

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"La cattiva strada" - Il Pratello incontra Fabrizio De André

Impronte ai rom. Gay in piazza

Il testo della mia lettera al giornale,
pubblicata oggi da Il Domani di Bologna.

Oggi alle 17.00 in Piazza del Nettuno, la cittadinanza bolognese si ritrova per un appuntamento promosso dall'Arci e dall'Ufficio Stranieri della CGIL: Prendete le impronte anche a noi!. L'obiettivo è protestare contro le schedature dei rom avviate dal Ministro degli Interni Roberto Maroni. Durante il Bologna Pride, gli organizzatori hanno sottolineato con iniziative e dichiarazioni che questi provvedimenti prefigurano l'avvio di una politica discriminatoria su base etnica e che ricordano dolorosamente le leggi razziali. Leggi razziali che il fascismo approvò contro la popolazione ebraica e che portarono al confino e ai campi di concentramento anche molte persone omosessuali. La comunità gay e lesbica bolognese sarà in piazza a lasciare le sue impronte: se qualcuno dev'essere schedato, che lo siano tutti, allora. Zingari, froci, etero, donne, operai, casalinghe, impiegati, disoccupati. Tutti. Fabrizio De André cantava che gli zingari sono speciali perché sono la memoria vivente del nostro lontanissimo passato di nomadi e cacciatori. Che questi versi risuonino anche nelle stanze del Viminale: "Porto il nome di tutti i battesimi / ogni nome il sigillo di un lasciapassare / per un guado, una terra, una nuvola, un canto / un diamante nascosto nel pane / per un solo dolcissimo umore del sangue / per la stessa ragione del viaggio, viaggiare".

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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