Articoli marcati con tag ‘EuroPride’
Un laico “antipasto” a Radio Città Fujiko
“L’antipasto”, trasmissione di approfondimento di Radio Città Fujiko, mi ha intervistato e ha reso disponibile il file audio.
S’è parlato di Europride Roma 2011, dell’omofobia e di come contrastarla, del referendum sui finanziamenti del Comune di Bologna alle scuole private cattoliche, del registro dei testamenti biologici.
Buon ascolto!
Magnifica India
MAGNIFICA INDIAIl 2 luglio scorso, l’Alta Corte di Nuova Delhi ha reso noto l’atteso verdetto in merito alla richiesta avanzata dalle associazioni lgbt indiane (e in particolare dalla Naz Foundation) di depenalizzare l’omosessualità, almeno per le persone adulte e consenzienti. Il famigerato art. 377 del codice penale indiano – non ci stancheremo di ripetere che si tratta di un’eredità del defunto Impero Brittanico – è stato modificato, permettendo così da quel giorno a 50 milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans indiani di vivere liberamente la propria sessualità, senza la paura dell’arresto.
L’India, la più grande democrazia delle terra, con oltre un miliardo di abitanti e attraversata da conflitti inter-etnici, consegna all’umanità una sentenza storica che lascerà il segno, dimostrando che un regime democratico è in grado di governare una complessità culturale. Il testo del verdetto è chiaro: “l’omosessualità non è un disordine mentale” e nel commentare la sentenza, il capo del Dipartimento di Giustizia dell’Alta Corte, A. P. Shah, ha usato le parole del padre/fondatore, insieme a Gandhi, dell’India moderna, Jawahrlal Nehru: “l’India sarà una società inclusiva. Il fatto che una parte della popolazione non ami un’altra parte, non è una ragione sufficiente per criminalizzarla”.
Secondo il quotidiano online Huffington Post “la depenalizzazione dell’omosessualità in India, per le sue immaginabili conseguenze, sarà paragonata alla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, quando nacque il movimento lgbt mondiale”. Con meno afflato epico e con più concretezza, Vikram Doctor – attivista gay e giornalista, di cui su AUT di Febbraio 2009 presentai un’intervista -, stanco e felice, manda a dire che “è una notizia meravigliosa, l’incredibile conclusione di otto anni di lotta e l’inizio di un nuovo ciclo di battaglie”.
Quali battaglie? Prima di tutto la difesa della sentenza dai già annunciati ricorsi che presenteranno le autorità religiose induiste, islamiche e cattoliche. Queste ultime avevavo fatto sapere attraverso il Vaticano che non si opponevano alla depenalizzazione dell’omosessualità, ma solo all’estensione di alcuni diritti, come il matrimonio, alle persone gay. Dopo il verdetto, si sono prontamente rimangiati quanto in precedenza affermato e hanno iniziato le loro pressioni sul Governo federale, formando una “santa alleanza religiosa” insieme alle confessioni maggioritarie in India. Il reverendo Stephen Alatara, del concilio vescovile del Kerala ha detto che “il Governo ha assicurato che l’omosessualità non verrà legalizzata” e ha annunciato un ricorso alla Suprema Corte assieme ad altri gruppi cattolici. Alcuni ministri del governo di centro-sinistra si sono riuniti per esaminare la questione. Non hanno trovato un accordo. E c’è da credere che non lo troveranno per ancora un po’ di tempo, almeno fin quando le acque non si saranno calmate.
Per Beppe Ramina, giornalista, tra i fondatori di Arcigay e del Cassero e che da anni tesse stretti rapporti con le associazioni lgbt indiane, “è immaginabile che la larga riconferma del Congresso (il partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru) abbia rafforzato una decisione che l’Alta Corte aveva molto probabilmente preso già all’inizio del 2009, quando il dibattimento, dopo anni di stop and go, si era finalmente concluso. L’eccitazione tra gli attivisti delle associazioni gay, dei diritti umani e di lotta all’aids è ora altissima. Nei giorni scorsi era stato celebrato il Pride in quattro grandi città: Bombay, Delhi, Chennai e Bangalore, un evento che dà l’idea di come il movimento trovi forza e si stia espandendo rapidamente“.
Alle amiche e agli amici di AUT e del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli lancio una proposta (e per farlo, uso lo spazio che con generosità mi concedono per raccontarvi di come va il movimento fuori dall’Italia). Nel 2011, quando a Roma ci sarà l’importantissimo Euro Pride, proviamo ad avere tra i partecipanti una delegazione dall’India e ad organizzare una tavola rotonda. Tema: “come si combatte per i diritti delle persone lgbt nel mondo”. La mia convinzione è che sarà utile per svecchiare e internazionalizzare un movimento italiano asfittico e sempre più alle prese con questioni “di bottega” piuttosto che con le reali necessità della lotta.
Anche noi abbiamo un gran bisogno di magnifiche notizie come quelle giunte in questi giorni dalla lontana eppur vicina India.
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Ci riguarda tutti/e
Nel lungo e affollato corteo del Bologna Pride, lo scorso 28 giugno, uno striscione ha carpito l’attenzione di gran parte dei partecipanti, così come dei giornalisti, delle telecamere, dei fotografi. Era di pizzo rosso e la scritta in carta bianca diceva “Ci riguarda tutti”. Questo semplice enunciato, declinato all’attuale situazione di Arcigay – intesa come struttura, movimento, rete di intelligenze – potrebbe sintetizzare il più piccato rimprovero a modalità verticistiche che, a detta dei più, sarebbero uno dei mali che più affligge protagonisti e percorsi all’interno dell’associazione. Episodio “incriminato” la designazione di Genova come città che ospiterà il Gay Pride nazionale nel 2009: niente da eccepire su Genova, tanto da dire sulle modalità con cui si è giunti a maturare questa scelta.
Per chi volesse leggerlo tutto, è disponibile qui. Il documento Ci riguarda tutti prosegue con un importante invito:
Obbiettivi per tutti, Pride di tutti e per tutti, quindi. Pride ed EuroPride. Roma ospiterà l’evento europeo nel 2011, il circolo Mario Mieli ha tagliato questo traguardo. Il “naso storto” di Arcigay dinanzi a questo annuncio, il forzare percorsi associativi per adeguarli a una pratica di opposizione politica che è propria solo dei partiti, è lo snodo più grave e doloroso, a nostro avviso, di tutto quello che è successo nelle ultime settimane. Grave perché perde di vista gli obbiettivi e gli auspici cedendo alla tentazione di una bizzarra lotta per la visibilità .
[...] L’Europa nel 2011 riverserà, in Italia, nelle strade di Roma l’orgoglio gay lesbico e trans, il nostro orgoglio. In quella piazza dovremo portare i risultati delle battaglie che avremo saputo vincere, il trofeo di tutti gli steccati che saremo riusciti ad abbattere, dentro e fuori dal nostro movimento.
Su questo solco abbiamo costruito il Bologna Pride 2008, all’unione di tanti sforzi si deve quel successo. In quest’ottica offriamo sin d’ora supporto agli amici di Genova per la grande avventura organizzativa che li attende.

Al via oggi il Consiglio Nazionale di Arcigay


