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Frocie sì, ma non col Piddì

Molto più di Cirinnà

A Roma, mercoledì 24 febbraio 2016, nei pressi del Senato della Repubblica, sono successe due cose importanti ed uso questo breve e non esaustivo video che ho girato per raccontarle.

Di fronte a un provvedimento che riconosce più diritti e sancisce nero su bianco l’inferiorità della persone lgbt di fronte alla legge, che colpisce i più deboli, i figli e le figlie delle famiglie omosessuali, alcune centinaia di uomini e di donne sono scesi in piazza.

Ognuno col suo cartello preferito, con le sue parole da comunicare. Si leggeva “Molto più di Cirinnà, e “In culo sì ma non così”, l’intramontabile “Lotta anale contro il capitale”, “Gasparri quanto ci costi?”, “Siete ostaggio della Chiesa”, “Non ci rappresentate”, “Stralcivendoli” etc.

Appena i cartelli sono stati mostrati, sono arrivate le rimostranze e le richieste di ritiro da parte dei dirigenti di Arcigay. Richieste rispedite dal Cassero al mittente, eppure significative di una visione e di una strategia – o meglio, di un’assenza di visione e di strategia, di subalternità alle schifezze prodotte dai partiti che ancor prima che politica è culturale. Dunque assai più profonda e grave.

Prima confinati in uno strapuntino di piazza, le persone presenti hanno deciso di arrivare davanti al Parlamento. Sono state fermate da cordoni della Celere, qualche momento di tensione, poi hanno occupato e bloccato la via, e da lì non si sono più mosse, cantando, gridando, parlando.

Nuovamente abbiamo ricevuto inviti, da parte dei suddetti dirigenti, a tornare, buoni buoni, calmi calmi, nella piazzetta con edicola, a confinarci nell’inutilità e nell’inconsistenza. Ci volevano come loro.

A noi però non andava d’essere buoni buoni, calmi calmi, inutili e inconsistenti. Discriminati sì, ma coglioni no.

Ci siamo accampati per tre ore, abbiamo cantato una versione rivista di “Heidi” – “Senatori, senatrici, le frocette vi fanno ciao” -, gridato, baciato, mandato in tilt il traffico, cantato nuovamente “Senato, Senato, Senato, così vicino coì blindato”. Il San Remo delle persone lgbt incazzate s’è tenuto in Corso Rinascimento.

E così avanti fino all’imbrunire e oltre, fino alle ore 20.00, quando speravamo che la fantomatica paladina de’ noartri, Monica Cirinnà – una che prima afferma che non avrebbe accettato mediazioni e che avrebbe tolto il suo nome dalla legge qualora fossero avvenute, poi una volta successe (e della peggior specie) si spertica in lodi per l’artefice dello scempio, il suo capo Matteo Renzi – venisse a trovarci, anche a rischio d’essere contestata.

Sergio Lo Giudice è venuto, ha parlato, s’è preso i suoi fischi (che immagino non gli siano piaciuti) e gli slogan contro le sue posizioni. Occorre riconoscergli che non è fuggito davanti alle sue responsabilità, ci ha messo la faccia.

La fantomatica paladina era invece al telefono coi suddetti dirigenti di Arcigay, per riferir loro che “Sì, posso venire, purché mi garantiate che non sarò contestata”. E loro, cocorite, a chiedere a noi “Non fischiate”. La risposta è stata picche. La senatrice è rimasta al chiuso delle sue stanze e del Palazzo, protetta e riverita e privilegiata.

Racconto tutto ciò, perché ieri ho visto il meglio e il peggio del movimento lgbt. Racconto tutto ciò, perché ogni piazza ha una sua storia, diversa eppure simile alla rappresentazione che ne danno i mezzi di comunicazione.

Il meglio erano le persone che rilanciavano e che chiedevano “uguaglianza e libertà”, con cui ero felice di condividere quei momenti e quelle azioni. Il peggio… beh, è chiaro.

Questa legge è certo il frutto di un ceto politico ipocrita, estremamente ignorante, bigotto, paraculo, pappa e ciccia con le gerarchie cattoliche più retrive. Non usiamo però le condizioni generali per auto-assolverci: la legge è frutto altresì dell’irrilevanza della più antica e rappresentativa delle associazioni lgbt, Arcigay. Irrilevanza causata dalla subalternità politica.

Questo “male in noi” va sradicato una volta per tutte. L’abbiamo visto dieci anni fa coi famigerati Dico, lo abbiamo visto emergere nuovamente e con prepotenza ora.

Quelle persone lgbt “maleducate”, che ieri non hanno accettato di rimanere al posto loro assegnato sono il presente e il futuro, le vorrei baciare tutte e con tutte loro copulare; la subalternità e il consociativismo debbono invece e necessariamente diventare il passato.

PS 01: il sit-in di ieri era formato da attivisti venuti da Bologna, da Napoli, da Trento, da Rimini, da Modena, da Reggio Emilia, da Perugia. Più 20 romani. Il movimento lgbt a Roma non esiste e, se esiste, è formato da combriccole rissose e personalistiche, che respingono e non mobilitano, dedite agli interessi di partito invece che al bene collettivo. Andrebbero spazzate via, eppure sono più resistenti delle piante infestanti. Arcigay da lì dovrebbe iniziare a far pulizia. Con urgenza.

PS 02: scusate la lunghezza, avevo dei fastidiosi sassoloni da levare dalle mie scarpe ballerine.

Non esiste altra via. Rilanciare subito

uguaglianza

La situazione è questa: un brutto disegno di legge, che istituisce un ghetto giuridico per le coppie omosessuali, pur riconoscendo loro una seria abbastanza vasta di diritti, verrà emendato al ribasso.

Si toglieranno le adozioni coparentali e ogni ulteriore riferimento al codice civile, per gli articoli riguardanti il matrimonio.

Abbiamo già visto negli anni passati che partire da una legge di mediazione ci espone ad ulteriori degradanti compromessi.

Pensavamo di aver imparato la lezione coi Pacs/Dico. Invece no.

Pensavamo di aver compreso che non possiamo assecondare chi ci vorrebbe giuridicamente inferiori e/o inesistenti. Invece no.

Vicinanze non esplicitate ma molto evidenti con alcune forze politiche (il Partito Democratico), aspirazioni di internità e di carriere insieme alle suddette forze, aspirazioni che abitano le dirigenze delle associazioni lgbti e in particolare di quella che ha un ruolo storico in Italia, ovvero Arcigay, sono la principale delle cause di questo nuovo, drammatico errore.

Chiamiamo questo errore col suo nome: aver rinunciato alla battaglia sull’uguaglianza in ragione di una confusa lotta per le unioni civili riservate ai gay e alle lesbiche, aver rinunciato a rivendicare il pieno diritto ad essere genitori omosessuali.

Se le adozioni coparentali verranno stralciate dal disegno di legge, ci troveremmo in un duplice e tragico vicolo cieco: avremmo una legge che ci separa dal resto della società italiana e il movimento lgbti sarebbe irrimediabilmente diviso per i prossimi anni, in ragione della totale assenza dell’omogenitorialità.

Molto probabilmente il movimento lgbti imploderebbe. Qualcuno che ragiona col “tanto peggio, tanto meglio” potrà pure goderne. Non io. So quanto questo costerà in termini di fatiche, di vite spese tra mille difficoltà, quanti anni saranno necessari per ricostruire un movimento da capo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

E’ chiaro?

Dobbiamo rilanciare subito, con queste parole d’ordine: unioni civili sì, ma aperte a tutta la cittadinanza italiana. Adozioni sì, ma non solo coparentali: adozioni legittimanti per le coppie omosessuali.

Alzare la bandiera dell’uguaglianza, senza ambiguità. Mettere il Parlamento di fronte alle sue responsabilità, esporre le nostre facce, le nostre vite, la nostra non comprimibile dignità.

A mio avviso, non esiste altra via.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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