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Per la cittadinanza onoraria della città di Bologna a Beppino Englaro

Un momento dell'incontro con Englaro

Un momento dell'incontro con Englaro

La Rete Laica Bologna ha proposto alle forze politiche e a tutta la popolazione del capoluogo di sostenere e approvare la proposta di cittadinanza onoraria della città di Bologna a Beppino Englaro.

Nel documento presentato leggiamo che

In questi anni Beppino Englaro è divenuto un simbolo, forse suo malgrado. Il simbolo migliore di un Paese che fatica a ritrovare il senso dello stato di diritto; il simbolo chiaro di un Paese che soffre eppure non si arrende; il simbolo dell’Italia che crede alla laicità, alla libertà, all’autodeterminazione degli individui. Beppino Englaro è divenuto il simbolo di un Paese che crede al rispetto e che disprezza l’arroganza dei potenti sui deboli, sugli ultimi, sui semplici cittadini. [...] Proponiamo la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro perché, attraverso questo atto prestigioso, si possa sostenere con maggior forza l’articolo 32 della Costituzione, laddove i padri e le madri costituenti hanno voluto scrivere inequivocabilmente che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Durante l’incontro organizzato in città con Beppino Englaro per discutere di testamento biologico, la proposta è stata resa pubblica. Di seguito il servizio del TG3 Emilia-Romagna e di Radio Città Fujiko, che ringrazio.

Non giacerai con maschio come con la femmina

Una vignetta di Altan

Una vignetta di Altan

Questo post parla delle “terapie riparative” e delle organizzazioni contigue alla Chiesa Cattolica che le promuovono.

Chiariamo subiti quali sono i presupposti teorici (e anti-scientifici, argomento che tratterò più avanti) delle cosiddette “guarigioni”: questi “terapisti” predicano che esiste solo l’eterosessualità e che l’omosessualità è un problema medico e/o la devianza psicologica di un “eterosessuale latente”.

Il background culturale in cui si sono innestate queste organizzazioni è quello della condanna umana e sociale dell’omosessualità, che la Chiesa Cattolica diffonde ogni giorno. Questo terreno fertile affonda le sue radici nella Bibbia, in particolare in un libro dell’Antico Testamento, il Levitico, laddove leggiamo che “non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio” (18,22) e che “se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (20,13). Lo stesso Levitico condanna come abominio i tatuaggi, mangiare i crostacei e radersi; andrebbe infatti letto con spirito critico e capace di calarlo nel tempo in cui stato scritto, con un approccio storico.

Da quelle cinque frasi, la Chiesa Cattolica ha elaborato, nel corso dei secoli, un florilegio di prescrizioni sessuofobiche e dense di stigma sociale verso le persone omosessuali. Posizioni mai disconosciute.

Saverio Tommasi s’è infiltrato in un “gruppo di guarigione” ospitato in un convento e ne ha tratto un’illuminante inchiesta video, disponibile a questo indirizzo. L’inchiesta è stata presentata su Arcoiris TV.

L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha condannato le “terapie riparative”, con queste chiare motivazioni scientifiche: “Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri, e quindi nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona“. L’ultimo grassetto è mio.

La posizione dell’Ordine è particolarmente importante ed stata approfondita da un’altra inchiesta di Saverio Tommasi.

In Italia esistono due organizzazioni, appoggiate dal Vaticano, che s’incaricano di “guarire” l’omosessualità dei “pazienti” che si rivolgono loro. Sono Agapo e il Gruppo Lot. Se leggete qualche volontino o altro che ne reclamizza le attività, non esitate a denunciarli, rivolgendovi alle associazioni lgbt a voi più vicine, che potranno contattare, grazie alla vostra testimonianza, l’Ordine regionale degli psicologi.

Anche l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna ha infatti duramente condannato le “terapie riparative” e, in questa recente occasione, ha realizzato una video-intervista a Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay.

Morale della favola: infinocchiatevi e non fatevi raggirare da chi vuol trasformare una condizione personale che, come tutte le condizioni, regala gioia se vissuta con consapevolezza, in un “peccato”, una “perversione”, una “malattia”.

28 Giugno 1982. Amarcord

Lunedì 28 Giugno scorso era il 28° compleanno del Cassero.

Il 28 Giugno 1982 infatti il Comune di Bologna assegnò al “Circolo XVIII Giugno” (poi divenuto “Il Cassero”) i locali di Porta Saragozza. Era la prima volta in Italia che un’amministrazione pubblica riconosceva e sosteneva un’associazione omosessuale. I gay e le lesbiche, i/le trans e i/le bisessuali ne entrarono in possesso dopo un pacifico corteo per le vie della città.

Una televisione olandese realizzò un bel servizio, intervistando l’allora sindaco Renzo Imbeni e Beppe Ramina, attivista del “Circolo XVIII Giugno”. Il servizio proseguiva con un’intervista a un’attivista, che spiegava “l’essere trans”.

Visto che sono in vena di ricordi, pubblico anche il servizio del TG3 Emilia-Romagna del 20 Dicembre 1999, quando l’ingresso Cassero a Porta Saragozza fu murato nella notte e trovammo la simpatica scritta: “Si entra da dietro”. Il commento politico dell’evento fu affidato a Sergio Lo Giudice e a Franco Grillini.

Afferma un amico che i primi due video testimoniano “l’arte di sapersi raccontare. L’unica vera pratica efficace in politica, quella che forse abbiamo perso, precludendoci tante conquiste”.

Guardiamoli e riprendiamo a raccontarci.

(Grazie al Centro di Documentazione dell’Arcigay “Il Cassero”)

Omofobia. Beppe Ramina: “Quando il gioco si fa duro…”

Beppe Ramina, socio fondatore del Cassero e di Arcigay, ha pubblicato queste considerazioni che qui riporto e che mi hanno conquistato per la loro pacatezza, tenacia, umanità.

Leggo su Facebook, su altri social network, in alcune mailling-list, gli sfoghi di chi, come me gay, esasperato dall’ennesima pusilannime e vergognosa prova del Parlamento italiano vagheggia fughe all’estero, dove si starebbe meglio.

Eppure i problemi ci sono anche dove il movimento lgbt e le lobby sono forti. Diamo un’occhiata a questo video. E’ successo a New York e lì c’è l’aggravante che in Italia non c’è (“aggravated assault as a hate crime”, aggravante per un crimine motivato dall’odio, scrive l’Huffington Post). Ma altrettanto, di subire violenze, accade a tante donne, a uomini a causa del colore della pelle, a bambini indifesi, a civili in zone di guerra, a chi si oppone alla mafia… e ci sono gay razzisti, così come migranti razzisti; e ci sono donne che detestano gli omosessuali, come ci sono omosessuali maschi misogini che detestano le donne…

Ci sono milioni di persone in Centrafrica colpite dall’AIDS e senza neppure un’aspirina da mandare giù (spesso senza neppure l’acqua per mandare giù l’ipotetica aspirina). Ci sono intere popolazioni senza cibo, che fanno la fame. Il mondo è una complicata lotteria, e per la gran parte degli oltre sei miliardi di persone che lo abitano vivere è quasi un atto di eroismo, per certo, una gran fatica.

Molti subiscono umiliazioni sul posto di lavoro, molti lo perdono e, in Italia, e non solo, dopo i 40/50 anni faticano a trovarne un altro e diventano un problema, diventano invisibili, persone che nessuno guarda, un peso per sé e per i loro cari anziché una risorsa (a proposito, nell’avanzata Spagna, dove in tanti vorrebbero andare a vivere, il tasso di disoccupazione è sopra il 14%, in Italia al 7,4%, in Emilia-Romagna al 4.4%).

La taglio qui: se l’Italia è un posto difficile per vivere, come vi pare che sia il resto del mondo?

Un tempo si sarebbe detto: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare (Bues Brothers). Senza pensarmi troppo duro, mi ritengo fortunato di poter lottare con dignità e senza fuggire, senza abbassare la testa o lo sguardo.

E se non ce la si fa ad ottenere risultati dalle istituzioni, ci avremo provato, ne sarà valsa la pena, nel cammino che faremo assieme saremo cresciuti e avremo lasciato il nostro segno.

Dopo la manifestazione di Bologna contro l’omofobia e dopo quelle delle altre città ho scritto che magari non sappiamo in che direzione stiamo andando, ma ci stiamo muovendo, stiamo reagendo. Va bene così.

Rom, gay e disabili: pregiudizi in 6 studenti su 10

Ricerca della Fondazione Intercultura presentata a Reggio Emilia e condotta nelle scuole superiori. “La strada dell’integrazione è ancora lunga e più difficile in tempi di crisi”.

Reggio Emilia – Nelle scuole superiori italiane sei studenti su dieci nutrono pesanti pregiudizi nei confronti di rom, omosessuali e disabili. Lo dice una ricerca nazionale della onlus Fondazione Intercultura, presentata a Reggio Emilia. Si tratta di un’indagine condotta sui 1.432 studenti di liceo e istituti professionali in otto città di quattro regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia). Dal rapporto emerge in primo luogo una “forte carenza di informazione sull’immigrazione” in generale (a cominciare dal numero di stranieri presenti in Italia che, per alcuni, sono il 60% della popolazione). Dalle interviste risulta poi che quasi un quarto degli studenti è “completamente d’accordo” sul fatto di “bloccare l’accesso agli extra-comunitari”. Forti le chiusure nei confronti delle singole categorie. Il 60% degli studenti indica che essere “straniero” è penalizzante nel proprio contesto sociale.

Essere rom o musulmani è ritenuta una “condizione di svantaggio” da parte dell’87% di chi frequenta i licei (con picchi del 90% nelle province di Vicenza) e dal 76% degli iscritti agli istituti professionali. Il secondo fattore di esclusione per gli adolescenti italiani è l’essere omosessuale: la percentuale più alta di discriminazione si registra in Toscana (84% nei licei, 61% nei professionali), mentre la più bassa in Emilia-Romagna (80% dei licei, ma 88% negli istituti tecnici).

Per quanto riguarda il settore handicap, il dato più rilevante della ricerca della Fondazione Intercultura si riscontra nei licei scientifici emiliani dove per il 93% degli studenti essere disabile è fattore di esclusione. Segue il Veneto. I più “tolleranti” in Puglia.

“La vicinanza dell’immigrato non cambia il pregiudizio che non viene contraddetto dalla conoscenza delle singole persone”, commenta il segretario generale della Fondazione Intercultura Roberto Ruffino. La discriminazione poi non è influenzata dal fattore regionale o scolastico, “anzi nella scuola tradizionale è più accesa”. La strada dell’integrazione insomma, conclude Ruffino, “è ancora lunghissima e più difficile in tempi di crisi”. | Fonte DIRE

Due studenti gay

Emilia-Romagna, Forza Italia all’attacco della legge per l’estensione dei servizi alle coppie di fatto etero e gay: “Il PD confonde la famiglia con le coppie gay”

DIRE, Bologna, 1 Settembre - Tutto da rifare. E se non è possibile modificare il progetto di legge sulla famiglia che tra una decina di giorni sarà discusso dalla Commissione Sanità della Regione Emilia-Romagna, allora bisogna fermarlo. Insomma, il consigliere regionale di Forza Italia Gianni Varani lancia un vero e proprio appello "alla parte migliore e più ragionevole del Partito Democratico" affinché non prosegua sulla strada del riconoscimento delle relazioni omosessuali. Strada imboccata, secondo l'azzurro, solo per accontentare le minoranze della coalizione e convincerle a votare un testo sulla famiglia.

"Il tentativo di offrire uno scambio implicito - scrive Varani in una nota - ovvero una legge regionale per la famiglia, obiettivo importante, purché si accettino verbalmente e legislativamente le coppie tra generi, è un implicito ricatto politico, rappresenta un cedimento serio sul piano ideale e politico, e finisce per incrinare famiglia e legami sociali".

Dunque, prosegue il consigliere, "quel progetto di legge così com'è ora, è sbagliato, è fuori dalle competenze regionali e fuori dai sentimenti popolari prevalenti. Va cambiato o fermato".

Anche perché, ammonisce il forzista, "non è seguendo Zapatero, o su altri fronti Di Pietro, che il PD troverà l'anima che oggi non ha". Come dire: "Il laicismo e certo radicalismo, per chi voglia governare per il bene comune, non pagano: l'han detto se non altro le urne". I temi chiave, invece, conclude Varani, "oggi sono l'equità fiscale per la famiglia, il sostegno all'educazione dei figli, l'accrescere le possibilità di scelte dei servizi sociali e scolastici".

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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