Articoli marcati con tag ‘Elezioni’
Prima di tutto le scuse alla città
DD. Declino Democratico
Bologna s’avvia verso le elezioni. Ancora non si conosce la data certa; s’ipotizza una concomitanza con le regionali, quindi tra due mesi, il 28 e il 29 marzo.
Si sono aperte le danze: chi va di qua, chi va di là, con chi mi alleo (per fare cosa?), chi è il candidato sindaco, primarie sì primarie no però di coalizione.
Intanto Baffino D’Alema persevera. Oggi a Bologna, tende una mano all’UDC: “Naturale che, anche localmente, non sia alleata col PDL”. Per ora Casini risponde picche… ma forse è solo per alzare il prezzo… vedremo.
Per discutere del marasma in cui siamo caduti a causa dell’insipienza della classe dirigente del Partito Democratico e della sinistra a lui alleata, Bologna Città Libera ha convocato un’assemblea aperta a tutti per Martedì 2 Febbraio, alle ore 20.30, presso l’Istituto del Risanamento, in Via Muratori 4/2 [vedi mappa]. Partecipate!
Potevamo dire: ve l’avevamo detto. E’ vero, ma non basta. E del resto non siamo stati certo con le mani in mano in tutto questo tempo. Per questo di fronte al nuovo scenario che si è aperto con le dimissioni del sindaco noi preferiamo rispondere nell’unico modo che abbiamo sperimentato durante la scorsa campagna elettorale per dialogare con/nella città: un’assemblea pubblica di Bologna Città Libera.
Franco Grillini verso l’Italia dei Valori e la candidatura alle regionali 2010
MA IL FONDATORE DI ARCIGAY FRENA; NANNI: NON NE SO NULLA
DIRE, Bologna, 20 ottobre – “Sì, è vero, sono in una fase di avvicinamento all’Italia dei Valori. Il panorama attuale, del resto, non è che offra molte scelte…”. Ma di una candidatura alle regionali del 2010 “è ancora presto per parlarne”. Franco Grillini, già fondatore dell’Arcigay, iscritto del PCI, del PDS, dei DS, di Sinistra Democratica e del Partito Socialista, sta meditando un nuovo approdo nella sua carriera politica. Che potrebbe persino sfociare in una candidatura per le regionali del 2010, anche se il diretto interessato frena: “E’ ancora presto per parlarne”. E il capogruppo dei dipietristi in Regione, Paolo Nanni, ammette di essere all’oscuro: “Le liste per le elezioni regionali – spiega – vengono composte dall’ufficio di presidenza del partito”. Di certo c’è che Grillini è una “macchina da voti”: “Nel ’94 – racconta lui stesso -, quando mi presentai alle Europee per l’ultima volta col sistema delle preferenze, solo a Bologna ne presi 9 mila. Certo, quelli erano altri tempi…”. Grillini comunque non fa mistero del suo feeling con l’Italia dei Valori, feeling scoccato anche per la posizione tenuta dal partito di Antonio Di Pietro nei confronti dei provvedimenti sull’omofobia. Una questione di coerenza, insomma, “la stessa coerenza che mi ha fatto abbandonare il PD: non posso stare nello stesso partito in cui c’è Paola Binetti”. Da qui a una candidatura per le regionali, però, ce ne passa: “Mica si aderisce a un partito per farsi candidare”, mette le mani avanti Grillini. Anche se la voglia di ricominciare non manca: “Sono ormai due anni che sto fermo…”. Dice di non saperne nulla, invece, Paolo Nanni: “Le liste per le regionali, così come quelle per le politiche – spiega – vengono stilate direttamente dall’Ufficio di Presidenza”.
Die Linke, Gut!

Cassero Magazine Luglio / Agosto 2009
L’analisi del voto delle recenti elezioni amministrative tenutesi in città è affidata a Bruno Pompa, con un editoriale confuso, che identifica nella pluralità di candidati/e lgbt un difetto piuttosto che una ricchezza. L’analisi proposta è palesemente lontana dalla realtà quando afferma che la pluralità di candidati gay e lesbiche “non ha portato a risultati migliori in termini di visibilità dei nostri temi”. Evidentemente, Pompa non legge i giornali né s’informa in rete (e cito solo un’iniziativa; ce ne sono state molte altre durante la campagna elettorale che mi ha visto tra i candidati gay più attivi e presenti). Resta dunque un mistero la scelta di affidare a chi ignora il dibattito cittadino il compito di esprimere il punto di vista dell’associazione. Un punto di vista vecchio come il mondo: mettersi all’ombra del potere politico, laddove, imbrigliati dalle logiche di partito, si parla di tutto fuorché dei diritti delle persone omosessuali. Lo ammetto: sono molto deluso. Da quella che è anche la mia associazione, mi aspettavo un riconoscimento della generosità e dell’impegno con cui in diversi abbiamo sostenuto le nostre battaglie di laicità e di civiltà. Mala tempora currunt.
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Bologna, cattolici e gay nel fritto misto targato PD
Cattolici e gay nel fritto misto targato PD
di Massimo Gagliardi, 13 giugno 2009, Il Resto del Carlino
“Dalle parrocchie sono arrivati tantissimi voti. E, se guardiamo le preferenze, possiamo dire di essere il partito più cattolico di tutti”. Così Andrea De Maria, segretario PD, come riferito da Luca Orsi sul Carlino Bologna di giovedì. I cattolici quindi si sarebbero spostati in massa, anzi in maggioranza, sul candidato PD. Sarà vero? In base a quali calcoli? Delbono ha ottenuto al primo turno il 49% dei consensi. Cazzola e Guazzaloca, per i quali è difficile votino in massa atei o agnostici, assieme hanno fatto il 41. Cosa dovremmo pensare, che son spariti laici, riformisti e comunisti? Difficile crederlo. In realtà De Maria parla di preferenze ottenute dai futuri consiglieri comunali. E sarà pur vero ma ovvio, visto che si parla di un partito che da solo sfiora il 40 per cento. Ma perché il segretario PD ci tiene a farlo sapere e a sottolinearlo? Perché, come teorizzano il PCI dal ’78 e poi Ds e Pd, “senza voto cattolico in Italia nessuno governa”. A questo punto due domande: essere il più grande partito dei cattolici vuoi dire anche essere il partito che sostiene i valori cattolici? Che ne pensano i dirigenti del PD dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della legge 40, delle famiglie allargate e delle unioni omosessuali? Questa domanda è sempre rimasta senza risposta, ed è uno dei grandi buchi neri di questa campagna elettorale. Sui PACS, lo ricordiamo, ha fallito il governo Prodi. Seconda domanda: i compagni nati col PCI, o quelli della Cosa, della svolta della Bolognina, quelli che insomma credono a un vero riformismo (magari anche un po’ socialista) sono contenti di quell’affermazione? Come riesce il candidato Delbono a conciliare i diritti gay con i valori cattolici? Ci permettiamo di anticipare un risultato: non ci proverà nemmeno, proverà a tenerli distinti evitando “le buche più dure”. E quindi? Né i cattolici né i gay potranno dire di aver ottenuto reale rappresentanza. In questo senso è stato esemplare (e acceso) il dibattito di pochi giorni fa al Cassero dove Sergio Lo Giudice, rappresentante dei gay nella maggioranza di Cqfferati, è stato duramente attaccato da un omosessuale della lista Monteventi per essere, in sostanza, “un gay di potere”. Il problema, ammettiamolo, non è semplice. Ma è quello che si trovano a dover risolvere tutti coloro che vogliono tenere assieme tutto e il contrario di tutto, in una macedonia colorata ma senza sapore.
Bologna Città Libera va avanti

Bologna, Cofferati divide e la sinistra va in frantumi
di Giusi Marcante, 11 giugno 2009, Il Manifesto
Doveva essere la novità della campagna elettorale bolognese e si era candidata a rappresentare quella galassia di scontenti dell’amministrazione del sindaco “sceriffo” Sergio Cofferati e che allo stesso tempo non aveva nessuna intenzione di affidarsi al prodiano Flavio Delbono e ai raggruppamenti della sinistra che lo appoggiano, da Rifondazione più PDCI a Sinistra per Bologna (che raccoglie i vendoliani e Sinistra Democratica). La lista Bologna Città Libera, ideata e voluta dall’ormai ex consigliere comunale Valerio Monteventi e da Franco Berardi “Bifo”, ha ottenuto un risultato molto basso, solo l’1,6%. Allo stesso modo anche Terre Libere, la lista che ha corso in provincia candidando l’ex segretario del PRC Tiziano Loreti, ha raccolto lo 0,6%. Un risultato talmente modesto che per 900 voti ha superato il candidato di Forza Nuova. Eppure gli osservatori più attenti hanno sicuramente fatto questo calcolo: a Bologna al netto dell’astensione i voti dati al centro-sinistra aumentano. Da una parte il PD scende di dieci punti rispetto alle politiche del 2008 ma la coalizione che sostiene Delbono raccoglie il 50,52%. E se a questo dato si aggiungono i risultati di tutte le liste sicuramente di sinistra, da Bologna Città Libera a quella del politologo Gianfranco Pasquino, a quella delle donne di Giuseppina Tedde (ex PRC), al PCL e alla sorpresa della lista Beppe Grillo si raggiunge il 58,11%. Eè una somma che supera di poco quella che ha dato la vittoria a Cofferati nel 2004. Il mondo però è completamente cambiato, soprattutto sotto le due torri, e ora è il momento della riflessione. A partire proprio dall’esperienza di Bologna Città Libera (BCL) che non si vuole fermare e proseguire come progetto politico fuori dalle istituzioni suo malgrado. Monteventi non nasconde la sua amarezza e il fatto che più di una cosa non abbia funzionato. “Non siamo riusciti a non fare una lista Monteventi – spiega – forse abbiamo avuto poco tempo ma nei quartieri abbiamo ottenuto quasi il doppio dei voti, tutte persone che non se la sono sentita di votarci per il sindaco”. E poi guarda all’area movimentista cui è sempre stato vicino, dagli spazi sociali alle realtà più varie, che ha “espresso diffidenza verso il nostro progetto, ho avuto difficoltà a discutere con loro”. Il voto a BCL è stato essenzialmente espresso nei quartieri del centro storico mentre il risultato è inesistente nelle zone più popolari della periferia. Eppure c’è voglia di continuare e lo sottolinea anche Loreti: “Sarà un percorso lungo ma non lo considero neanche così negativo, il nostro è un progetto altro della sinistra”. L’ex segretario del PRC che ha rotto con il partito proprio sulla decisione di allearsi con Delbono proporrà nelle due assemblee di riflessione di BCL e Terre Libere di dotare il progetto di “uno spazio fisico dove far nascere il nostro municipio e il nostro insediamento in città”. Maurizio Cecconi, giovane candidato gay di BCL, la mette sui numeri e sottolinea che “con i nostri 3600 voti abbiamo preso 300 voti in meno del PRC più Comunisti Italiani”. Appunto, come sono andati gli altri della sinistra? I vendoliani con SD vanno al 2,1% e forse eleggono un consigliere, PRC e PDCI prendono 1’1,8% mentre scompaiono letteralmente i Verdi, alleati di Delbono ma annichiliti da uno 0,9% dei voti. Tra due settimane ci sarà il ballottaggio tra Delbono e Alfredo Cazzola. Le sinistre fuori dalla coalizione stanno decidendo cosa fare, per Monteventi “Cazzola non va votato”. E Delbono? “Noi siamo alternativi a entrambi”, ripete Loreti.





