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Articoli marcati con tag ‘Donne’

Microcosmo portuale

pescatrice

Trascorrere ogni giorno in spiaggia v’annoia? Avete visitato tutti i luoghi storico-culturali significativi dell’isola ma ancora non vi sembra d’averne penetrato lo spirito? Se la risposta a una sola di queste domande è “sì”, allora ho un consiglio da darvi. Un consiglio minuscolo, sia chiaro. Microcosmico.

A La Valletta, da Pinto Wharf seguite il lungomare in direzione di Fort S. Elmo. Dopo un centinaio di metri, sulla vostra destra, vedrete un parcheggio antistante il mare. Cercate d’arrivare in un momento compreso tra il tardo pomeriggio e il tramonto. Su questo versante, a quest’ora, non batte il sole e questa è la ragione per cui non vedrete turisti (che sono come i girasoli), ma solo maltesi, seduti in riva con la canna da pesca in mano. Non restate all’estremità della fila: superate i primi tre o quattro gruppetti e sedetevi sul muricciolo in pietra.

Adesso comincia la parte migliore del vostro essere “scienziati sociali”. Estraete dalla borsa la bottiglia di vino bianco che avrete precedentemente comprato e tenuto al fresco, accompagnatela ai bicchieri (meglio se di vetro, su questo blog siamo buongustai e non ci piace inquinare) e sorseggiate osservando la scena, da destra a sinistra e da sinistra a destra, lentamente. Se mangiare schifezze da McDonald’s non vi ha lavato il cervello, la scena, pur nella sua tranquillità e quotidianità, vi parrà “leggermente stonata”, senza riuscire ancora a capire perché. Continuate a bere finché le evidenze più semplici non v’illumineranno; sono sicuro che al secondo bicchiere avrete compreso perché i conti non tornavano e a quel punto la vostra curiosità si sarà definitivamente accesa.

Avevate mai visto tante donne pescare? Sì, certo, in tutto il mondo le donne pescano e accompagno i loro uomini a pesca, ma qui c’è di più: ne fanno un loro hobby. Guardate con quale assenza di disgusto prendono quei vermi marroni e millepiedi dalla scatola delle esche e li infilzano all’amo! Si sono pulite la mano dopo questa azione? No, vero? Allora sono delle professioniste! Ora spostate di poche decine di centimetri lo sguardo dalla pescatrice a ciò che le sta attorno. Alcune sono sole! Donne sole che per passare il tempo vanno al porto a pescare… In quanti altri posti le avete viste? Non posso dire d’aver visitato tutto il mondo, ma una fetta che comincia ad essere consistente sì e non m’era mai successo. Altre donne sono accompagnate, chi da uomini adulti, chi da altre donne, chi da bambini o adolescenti. Ci sono anche delle famiglie e a pescare sono sia uomini che donne. Interessante… famiglie a pesca al tramonto, lontano dal brusio delle vacanze.

Sotto lo strato più appariscente, sotto quell’ansia d’essere contemporaneamente tanto cattolicissima quanto pronta a sfruttare il business del turismo, la società maltese presenta delle sfumature da rivalutare, come questi “momenti di parità fra i sessi e di desessualizzazione del lavoro”, che proprio qui meno che in altri luoghi v’aspettereste di trovare e che invece il viaggiatore attento può cogliere con piacere.

L’importante, boys & girls, è uscire dagli itinerari pre-costituiti ed osservare, osservare e ancora osservare, perché la vita è sempre più grande e varia – e talvolta anche più giusta – di come immaginiamo che sia.

Se ci riuscite, provate a spiegarlo ai preti e ai dogmatici d’ogni risma e colore. Io non ho né tempo né voglia, ho altre perlustrazioni da compiere.

Regione, la sinistra contro l’asse Pd-Udc

Sel e Idv bocciano la nomina della casiniana Noè alle Pari opportunità. L’irritazione di Errani
Silvia Bignami, Repubblica Bologna, domenica 24 luglio 2011

Vendoliani e dipietristi sbarrano la strada alla cattolica Silvia Noè verso la presidenza della commissione Pari opportunità in Regione. Sulla capogruppo Udc è arrivato il veto pesante di Italia dei Valori, Federazione della Sinistra e Sel-Verdi. Nettissimo anche il no delle associazioni Lgbt, pronte domani a fare un presidio con mestoli e padelle davanti all’assemblea legislativa in viale Aldo Moro: “Quella non è una presidenza di garanzia. Vogliamo una presidenza rispettosa del diritto di autodeterminazione di ogni donna o uomo”.

Lo scontro in maggioranza è scoppiato durante la riunione dei capigruppo convocata venerdì dal presidente Vasco Errani, a cui non erano sfuggiti i malumori di una parte consistente della sua coalizione sul nome della Noè, che sarebbe frutto di un accordo diretto dei Democratici con l’Udc di Pierferdinando Casini. Al vertice la dipietrista Liana Barbati, il vendoliano Gian Guido Naldi e il capogruppo Prc Roberto Sconciaforni hanno mostrato pollice verso: la prossima settimana, quando in consiglio regionale dovrà eleggere il presidente della neonata commissione Pari Opportunità, non voteranno Noè. Un irrigidimento che certo non è piaciuto a Errani, impegnato in queste ore nella mediazione. La sinistra punta il dito contro il carattere laico della commissione: incompatibile con la Noè, esponente centrista e cattolica. “La candidatura della Noè è stata presentata dal Pd – spiega Gian Guido Naldi, Sel – con la giustificazione che si tratta di una commissione che può essere affidata alla minoranza. In realtà però quello delle Pari opportunità è un tema politico, e noi riteniamo che quella presidenza debba essere assegnata alla maggioranza”. Non solo. Le argomentazione del fronte del “no” alla Noè si sono concentrate anche sul fatto che la casiniana è capogruppo di se stessa a viale Aldo Moro. “È inusuale che a chi è già capogruppo di se stesso venga assegnata una commissione” spiega Naldi.

L’opposizione alla Noè è stata netta: c’è addirittura chi minaccia di disertare le sedute della commissione se alla fine dovesse farcela. Il no di sinistra e Idv farà sicuramente la differenza in aula: in tutto si tratta infatti di otto voti, mentre il pd ne ha 24 a disposizione. Per eleggere il presidente di una commissione ne occorrono 40 nelle prime due votazioni e 26 nella terza. Il Pd, insomma, da solo non ce la farebbe neanche all’ultima votazione col quorum più basso. Sempre che il centrodestra non venga in soccorso, ma è da vedere se i Democratici vorranno giocarsi questa carta. Dunque, da qui alla prossima settimana si cercherà di ricompattare la maggioranza. Per ora sembra non sia previsto un piano b. Al voto si potrebbe arrivare già domani, quando davanti alla sede della regione protesteranno le associazioni Lgbt.

L’unica famiglia che difende Casini

Padelle e mestoloLa sua e quella di sua cognata.

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COMMISSIONE PARITA’: MESTOLO E PADELLA, PROTESTA CONTRO NOE’ NOVE ASSOCIAZIONI ANCHE LGBT CHIEDONO PRESIDENZA LAICA.

BOLOGNA, 23 LUGLIO, ANSA – Nove associazioni laiche e Lgbt annunciano per lunedì pomeriggio un presidio davanti all’Assemblea legislativa, per protestare rumorosamente (“con una padella e un mestolo”) contro l’ipotesi di Silvia Noé (Udc) alla presidenza della neonata commissione regionale “per la piena parità tra donne e uomini”. Per chiedere invece “una Presidenza laica” e per dire “no agli scambi sui diritti delle donne e degli uomini”, chiamano all’appuntamento per le ore 17.30 le associazioni 3D (Democratici per pari Diritti e Dignità di lesbiche, gay, bisessuali e trans), Agedo Bologna, Arcigay Il Cassero, Arcilesbica Bologna, Collettivo Antagonismogay, Famiglie Arcobaleno, Laboratorio Smaschieramenti, Movimento Identità Transessuale (Mit), Rete Laica Bologna e la Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza in città.

[Il comunicato stampa delle associazioni]

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Legge 194, PDL contro i consultori familiari dell’Emilia-Romagna. La mia risposta ai microfoni di Radio Città Fujiko

donne-cartaFermare lo “sterminio” che ha provocato “negli ultimi dieci anni l’uccisione di 100.000 bambini”. Non usa mezzi termini il vicecapogruppo vicario del Pdl in Regione, Galeazzo Bignami, che ha presentato il progetto di legge regionale per “rivoluzionare” i consultori in Emilia-Romagna, complici troppo spesso a suo parere delle donne che vogliono abortire. Già perché in regione, spiega oggi Bignami alla stampa, il 60% di chi interrompe una gravidanza (dati 2008) ha ottenuto la certificazione proprio da un consultorio, contro una media italiana del 37,2%. Segno, secondo Bignami, che queste strutture si limitano a un ruolo di “passacarte”, senza aiutare le donne a riflettere sulle loro scelte.

Radio Città Fujiko ha dedicato un approfondimento alla questione e mi ha intervistato. Ecco l’audio.

Rosso Fiom

Le donne della Fiom di Reggio EmiliaStamattina a Bologna s’è tenuto lo sciopero generale della Fiom-Cgil, in anticipo d’un giorno rispetto a quello nazionale, che si terrà venerdì 28 Gennaio.

30.000 partecipanti, operai da tutta la regione e poi studenti, pensionati, precari. Altissima l’adesione nelle fabbriche, con percentuali oscillanti tra l’80 e il 100%.

Il corteo è passato davanti alla sede dell’Arcigay “Il Cassero”, che aveva esposto un cartello gigante: “Le vostre battaglie sono le nostre battaglie”.

Tante le bandiere delle forze politiche di sinistra, tra cui brillavano per assenza quelle del Partito Democratico. Guai a pensare male e ad essere prevenuti: erano “nascosti” dietro il palco in Piazza Maggiore, a raccogliere firme per mandare a casa Berlusconi. In Emilia ne hanno raccolte più di 60.000; gliene restano da raccogliere circa 9.940.000: auguri!

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Mi sono piaciuti gli interventi di Stefano Tassinari, a nome di un gruppo di scrittori bolognesi e non solo, e quello di Maurizio Landini. Emozionato, con voce rotta, il segretario della Fiom ha duramente attaccato Confindustria, Fiat, Cisl e Uil per la miopia dimostrata e l’assenza di una seria politica industriale; ha difeso il lavoro quale fondamento della dignità di ognuno/a.

In conclusione, ha chiesto che la Cgil proclami lo sciopero generale. La piazza ha scandito in coro “Sciopero generale!” e la richiesta è proseguita anche all’inizio dell’intervento di Susanna Camusso, che s’è ben guardata dall’annunciare una protesta che, oramai, non si comprende per quali motivi il sindacato non organizza. A causa di questa reticenza, la segretaria confederale s’è presa qualche fischio; non tanti, ma qualcuno e più che giustificato.

Un duro commento al discorso di Camusso è arrivato da Giorgio Cremaschi, componente del comitato centrale della Fiom: ha definito “deludente” il suo intervento e s’è chiesto “dove vuole andare la segreteria della Cgil, in un momento in cui la grande maggioranza dei lavoratori e sicuramente degli iscritti all’organizzazione chiede e vuole lo sciopero generale?”.

Mi domando, al di là delle inevitabili dietrologie, per quale motivo la Cgil sceglie di essere trascinata invece che porsi lei stessa all’avanguardia di questa lotta che, non dimentichiamolo, è appena iniziata e, dunque, ha davanti a sé ancora molta strada da percorrere.

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Il premio “simpatia ed entusiasmo” va allo spezzone formato dalle donne della Fiom di Reggio Emilia che, animate da un megafono, scandivano ripetutamente “chi non salta una Ruby è”.

Il premio “asino stipendiato” va al Ministro del Lavoro Sacconi, che ha dichiarato di “non capire perché il sindacato manifesta”.

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Qui potete vedere qualche foto che ho scattato e qui quelle pubblicate da Città del Capo – Radio Metropolitana.

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Come disse una volta Picasso, “quando finisco il blu, uso il rosso”. Oggi, insieme alle tute blu, raccolti attorno al rosso Fiom, c’erano i movimenti che non s’arrendano di fronte all’affermarsi di un capitalismo straccione e predatorio.

RU486. Non tutte le streghe sono state bruciate

RU486. Non tutte le streghe sono state bruciateLo scorso 14 Giugno, Rete Laica Bologna ha organizzato la presentazione del libro “RU486. Non tutte le streghe sono state bruciate”, di Carlo Flamigni e di Corrado Melega.

Per Corpo12 ho recensito il testo. Buona lettura.

Quella pazza idea di andare in pensione

Le donne in pensione a 65 anniL’Unione Europea ci invia un secondo richiamo: l’Italia deve parificare l’età della pensione per gli uomini e per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Attualmente è di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne.

La questione viene dibattuta a senso unico: equiparare equivale a innalzare a 65 anche per le donne l’etè della pensione.

Siamo sicuri che sia una buona idea? (Domanda retorica).

In un paese in cui aumenta drammaticamente la disoccupazione – tanto da doverla considerare come elemento costitutivo del sistema economico finanziario/capitalista -; dove i giovani non trovano impiego, né precario né tantomeno stabile, fin oltre i trentanni; in cui si registrano picchi di invecchiamento nella porzione di popolazione attiva nelle fabbriche e negli uffici; dove il ricambio generazionale è una chimera che ti fa invecchiare a forza di discuterne e ti ritrovi cinquantenne senza averlo mai avvistato, è corretto proporre di aumentare la permanenza delle donne al lavoro?

O non sarebbe meglio, partendo proprio dalla Pubblica Amministrazione, andare nella direzione opposta, equiparando sì l’età della pensione per uomini e donne, e diminuendola complessivamente a 60 anni?

Quante possibilità si aprirebbero per lo Stato! Stabilizzazione dei precari, fine delle politiche di esternalizzazione dei servizi, riqualificazione e snellimento della burocrazia italiana, nuove energie, nuove idee.

I conti dell’INPS sono in attivo. Ce lo potremmo permettere, con qualche accorgimento. E faremmo un passo in avanti, basato sull’innovazione, verso il superamento della crisi economica.

Una buona, pazza idea quella di andare prima in pensione.

Verrà anche solo valutata, presa in considerazione? No. Si ragiona solo per sottrazione, tanto a destra, quanto a sinistra, nei partiti e nei sindacati, da decenni in posizione di difesa di diritti sempre più fragili e inconsistenti.

Divise gay? No, grazie

Manifestazione del movimento gay statunitense contro l'esclusione delle persone lgbt dall'esercitoLe stellette militari, la paccottiglia nazionalista e patriottica, la retorica della forza e del dominio dell’uomo sull’uomo, i guerrafondai della realpolitik, mi disgustano assai. L’unica divisa che apprezzo è quella da hostess (o da stewart).

Non sono uno di quelli che pensa che siccome l’esercito vieta ai gay dichiarati di far parte delle forze armate, allora, per lottare contro le discriminazioni, dobbiamo rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans.

La questione, così posta, parrebbe simile alla nostra richiesta di accesso al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso: se lo Stato prevede un istituto, non può riservarlo ad alcuni (gli eterosessuali) ed escluderlo per altri (le persone omosessuali). Se lo Stato istituisce il matrimonio, questo deve poter essere utilizzato da chiunque ne faccia richiesta, pena il venir meno del principio di uguaglianza di fronte alle legge. In questo senso, anche le persone che non credono all’istituzione del matrimonio possono e debbono sostenerne l’estensione alle coppie gay: è in gioco la parità dei diritti.

Lo stesso, volendo, si potrebbe affermare (e molti lo affermano) per quanto concerne l’esclusione delle persone lgbt dall’esercito: laddove c’è un’esplicita discriminazione, questa va combattuta chiedendone la rimozione, a prescindere da considerazioni di merito, ovvero se siamo o non siamo favorevoli all’esercizio della forza armata.

Credo che il problema, così posto, sia fuorviante e mistificatorio. L’esercito non è “una Istituzione qualsiasi”. L’esercito è il frutto del dominio maschile sulla società, l’esito logico della teorizzazione della forza bruta quale migliore strumento per la risoluzione dei conflitti fra le società e nelle società. L’esercito è Maschio, e tale resterà, nonostante la spruzzatina di modernismo data dall’introduzione delle donne fra i suoi ranghi. L’esercito è Maschio perché è il prodotto dall’ideologia del Maschio dominatore, violento, misogino, omofobo.
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I consigli delle checche di rosso vestite

Benedetto XVIPer Ratzinger, in visita pastorale a Fatima, aborto e matrimoni gay sono i due pericoli da evitare per fare delle buone leggi.

“Le iniziative che hanno lo scopo di tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, aiutano a rispondere ad alcune delle più insidiose e pericolose sfide che oggi si oppongono al bene comune”, ha detto il pontefice, parlando davanti ai raprresentanti delle principali organizzazioni del Portogallo, paese dalla grande tradizione cattolica, che tuttavia si appresta ad autorizzare i matrimoni gay dopo aver legalizzato l’aborto nel 2007.

Resto del parere che per ben legiferare, sia invece indispensabile evitare le ingerenze di qualunque religione. Anche di quelle ai cui vertici siedono checche di rosso vestite.

Troppo mamma per l’assessorato

Vorrei scrivere un commento sulla lotta per la poltrona in casa IdV, il cui esito è stato rimuovere l’assessore alla cultura della Provincia di Bologna, Maura Pozzati, “perché è mamma e il nuovo incarico sarebbe stato troppo pesante”. Vorrei, ma la trovo una vicenda deprimente, che annichilisce l’indignazione.
La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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